Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

venerdì 9 marzo 2012

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I
l mio nome è Noal Kedrih, capitano della goletta Jol'Ange, posta per grazia della dea Thyres nuovamente sulle vie del mare a opera del fu capitano Salge Tresand, mio predecessore nel ruolo che ora io ricopro immeritatamente e, ciò nonostante, spero dignitosamente.
In questo secondo supplemento al consueto diario di bordo della Jol'Ange, è ancora una volta mia intenzione raccogliere le testimonianze di coloro i quali sono stati testimoni delle audaci gesta di Midda Bontor, da molti conosciuta come la Figlia di Marr'Mahew, nei giorni in cui ella si è impegnata, volontariamente seppur indubbiamente costretta dalla sorte, al fine di recuperare i due scettri appartenuti a un antico sovrano del lontano continente di Shar'Tiagh, lassù denominato con il termine faraone, per così come ho avuto modo di scoprire solo nelle ultime settimane, solo da quando è improvvisamente divenuto prioritario il loro ritrovamento e il loro trasporto a sud, all'isola di Rogautt, capitale di una non ancora ufficialmente riconosciuta nazione di pirati, edificata per mano e per volontà di Nissa Bontor, sorella gemella della succitata Midda.

Nel mio primo supplemento ho già avuto modo di riportare una spero accurata descrizione dei confusi eventi che hanno caratterizzato il recupero del primo scettro, il flagello, per riconquistare il quale la Figlia di Marr'Mahew e i suoi quattro compagni di ventura, fra cui il mio fidato marinaio, e fratello di ventura, Av'Fahr, hanno dovuto affrontare nuovi e sconosciuti avversari, presentatisi con l'altisonante nome di Progenie della Fenice. Questi, bramosi di proteggere lo scettro in questione e di impedirne la consegna alla sovrana di Rogautt, si sono impegnati al fine di sterminare il gruppo di cinque elementi così costituitosi, arrivando, persino, a evocare in loro avversione cinque angeli, o quanto, per lo meno, di più prossimo chiunque avrebbe potuto riconoscere a tali figure. Non per banale fortuna, ma per concreta abilità e solida esperienza, Midda, Av'Fahr e gli altri loro camerati sono comunque sopravvissuti a ogni avversità, e hanno recuperato quanto desiderato.
Come ho già avuto occasione di chiarire in precedenza, e come pur ritengo corretto ricordare per mantenere una coerenza di fondo a comprensione di ogni evento qui narrato, la necessità divenuta impellente, per la donna guerriero e mercenaria protagonista di queste vicende, e anche per me, di ritrovare quegli scettri e di condurli al cospetto di Nissa Bontor, invero, non avrebbe dovuto essere giudicata qual conseguenza di un qualche asservimento a quest'ultima o, parimenti, di una nostra folle deficienza in conseguenza della quale ritrovatici del tutto privi d'ogni capacità di intendere o di volere. Al contrario, sola ragione di tanto impegno avrebbe dovuto essere definita la più onorevole volontà di trarre in salvo due miei… nostri compagni tratti prigionieri dalla stessa regina dei pirati, riscatto per la sopravvivenza e la libertà dei quali, dalla medesima, erano stati richiesti per l'appunto tali reliquie. E se, da un fronte, né Midda, né tantomeno io, avremmo avuto brama di offrire alcunché alla sgradevole avversaria in questione, e non di certo oggetti di probabile potere e pericolosità per tutti i mari del sud se non, persino, di ogni distesa d'acqua nel mondo conosciuto; il recupero di simili scettri era stata pur accettata quale priorità nel desiderio di illudere Nissa con l'ipotesi di offrirle quanto da lei domandato, preteso, salvo, successivamente, intervenire in suo indubbio contrasto, concludendo, in maniera definitiva, ogni questione così rimasta in sospeso.
E ancora, come già specificato, e pur non superfluo da ripetere, da ribadire, il prezzo della libertà dei nostri compagni non avrebbe dovuto essere considerato qual da conquistare per Midda, e per i suoi sodali, quanto, e piuttosto, da riconquistare, ove già, in un recente passato, ella aveva reso propri simili espressioni di potere divino. Tornata, infatti, solo qualche stagione fa da un lungo viaggio sino in Shar'Tiagh, la Figlia di Marr'Mahew si era accompagnata con simili presenze, non facilmente rese proprie a nord, e solo successivamente aveva deciso di liberarsene, riconscendone il potenziale negativo, distruttivo, e preferendo, pertanto, nasconderle separate, in luoghi ove mai nessuno avrebbe potuto immaginare di recuperarle. E per non essere spinta, e per ovviare a spingere chicchessia, in tentazione, ella non si era preoccupata personalmente della scelta dei nascondigli per i due scettri, per il flagello, già oggetto della precedente cronaca, e del pastorale, che sarà protagonista delle pagine che seguiranno: prudentemente, quindi, la donna aveva espresso la propria preferenza nell'incaricare terzi fidati per un tale compito, senza che questi, una volta completato, ne offrissero resoconto, rapporto alla medesima. Ragione per la quale, nella volontà… nella necessità anzi, di riottenerli, ella era stata inizialmente costretta a rivolgersi a una coppia di fratelli mercenari, suoi pari, a lei particolarmente vicini, Howe e Be'Wahr, per rendere nuovamente proprio il flagello, e si ritrovò, successivamente, obbligata a un viaggio sino a Kriarya, la città del peccato del regno di Kofreya, luogo di pericolo e perdizione, la cui popolazione avrebbe dovuto essere riconosciuta qual costituta nella propria predominante maggioranza da mercenari e assassini, ladri e prostitute, allo scopo di recuperare il pastorale, affidato alla custodia del proprio più caro mecenate, e amico, lord Brote.

Lord Brote, per chi non ne avesse mai udito il nome, è uno dei signori di Kriarya, tale non per un qualche inutile diritto di nascita, né per una nomina reale, quanto per le proprie azioni, per la propria forza, il proprio carisma e la propria intelligenza, risorse fondamentali per conquistare un tale ruolo di potere in una città qual quella da lui scelta qual propria residenza. Un tempo mercenario e guerriero a sua volta, giunto a trent'anni, traguardo formidabile per la sua professione, aveva deciso di intraprendere un diverso stile di vita e, un po' per fortuna, un po' per furbizia, era stato sufficientemente abile da instaurare una fruttuosa collaborazione con una giovane, sconosciuta donna, ex-marinaio, decisa a cercare un proprio ruolo nel mondo qual mercenaria, sebbene non in quel genere di mercenarismo che in molti, in troppi, incentivati dalla generosità delle sue femminili forme, avrebbero ritenuto adeguato per lei. Quella giovane donna, ovviamente, era Midda Bontor, colei che, negli anni a venire, avrebbe reso decisamente famoso e potente il proprio mecenate, arricchendone il tesoro personale con un incredibile numero di preziose e potenti reliquie raccolte nel corso delle proprie incredibili imprese.
Ove pur, per anni, il rapporto fra mecenate e mercenaria si era mantenuto su un piano strettamente professionale, nel momento in cui Midda aveva condotto a Brote colei che, successivamente, ne era divenuta moglie e madre del suo erede, e, ancora, nel momento in cui, tragicamente, Nissa, fingendosi Midda, era giunta a uccidere tale sposa, la sua amata Nass'Hya; i rapporti fra loro erano necessariamente e inevitabilmente mutati, almeno nella propria definizione formale, ove sostanzialmente tali avrebbero dovuto essere considerati già da tempo, se non da sempre; vedendoli riconoscere la loro qual una relazione di sincera e profonda d'amicizia, animata da un rispetto privo di paragoni, e da un'affinità emotiva e psicologica a dir poco stupefacente. Dopotutto, se quindici anni prima Brote aveva deciso di investire non solo il proprio denaro, ma soprattutto il proprio nome, ancor giovane e, per questo, più esposto a insidie d'ogni genere, un'indubbia ragione avrebbe dovuto essere identificata nella vicinanza spirituale avvertita con quella strana figura, apparentemente quanto di più inadatto a quel genere di lavoro e di mondo, e tuttavia dimostratasi capace di compiere una strage senza battere ciglio, senza neppur sprecare una sola goccia di sudore.

Per quanto sopra esposto, ritengo che non vi potranno essere dubbi in alcuno nel merito della locazione della prima testimonianza da me raccolta nel merito dei fatti occorsi nella ricerca del pastorale, ove se a lui affidato, necessariamente alla dimora di lord Brote avrebbe dovuto spingersi la piccola compagnia desiderosa di riunire gli scettri e ricondurli a noi, alla Jol'Ange, in loro fervida attesa.
Midda, Av'Fahr, Howe e Be'Wahr, ancora tutt'altro che rigeneratisi in conseguenza agli duri scontri già affrontati, si ritrovarono così riuniti a udienza con il mecenate, nell'alta torre del medesimo al centro del proprio territorio d'influenza nella città del peccato, in Kriarya. Accanto a loro, quinto elemento della squadra, non ha poi da essere obliato il giovane Seem, un ex-garzone conquistatosi il ruolo di scudiero al fianco della mercenaria più famosa di quest'angolo di mondo, il quale, nella fattispecie, è colui che mi ha fornito il seguente resoconto, ho trascritto, e qui riporterò, come è giusto che sia, nella propria forma integrale, per non rendere mio un qualunque ruolo da protagonista, quanto, e solo, da cronista.

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