Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

giovedì 8 marzo 2012

1510


P
ianto eccessivamente pessimista, quello che Seem volle rendere proprio, per il quale, nell'istante in cui egli raggiunse colei eletta a propria signora, non mancò di essere giustamente rimproverato, a opera della voce di chi troppo rapidamente, troppo banalmente, già considerata qual spacciata, e tuttavia ben lontana dal volersi rassegnare a essere tale.

« Per la pazienza di Thyres… » sospirò la donna, scuotendosi e, solo allora, aprendo la propria mancina ad abbandonare il pezzo di carne strappato all'antagonista « Di cosa mi vorresti pregare, mio buon scudiero?! Non avrai mica supposto che potesse essere sufficiente un idiota come questo per abbattermi, voglio sperare… » suggerì, con tono necessariamente sarcastico, in assenza del quale quel richiamo non avrebbe avuto il medesimo valore, la stessa valenza.

Viva, ovviamente e immancabilmente, era Midda Bontor, la Figlia di Marr'Mahew, ancora una volta sopravvissuta… ancora una volta sopravvissuta a stento, all'ennesimo combattimento che il destino aveva scelto per lei o che, forse e in modi meno fatalistici, erano state le sue stesse azioni a scegliere in sua vece.
Stordita, certo; stanca, sicuramente; minimamente ferita, inevitabilmente; ella si ritrovò a essere in conseguenza di quanto avvenuto, al pari di tutti i propri compagni. E così come già promosso dalla pungente ironia di Howe, anch'ella, ove possibile, avrebbe gradito poter riposare ancora a lungo, sebbene spiacevolmente conscia di non potersi permettere nulla di tutto ciò.

« Mia signora… mi dispiace. Io… io… » esitò il ragazzo, diviso fra la gioia di scoprirla ancora in vita e l'imbarazzo conseguente al dubbio in lui umanamente sorto, a quell'esitazione da lui vissuta nei suoi riguardi, ingiustificata ma non ingiustificabile, e per la quale, tuttavia, si era appena guadagnato quello scappellotto psicologico, decisamente più efficace, e spiacevole, di quanto non sarebbe potuto essere un corrispettivo materiale « … io non volevo… »
« Ti prego, lascia perdere. » sospirò ella, facendo leva sulle proprie braccia per girarsi da una posizione prona a una supina, per poi potersi sollevare a sedere, dimostrando, malgrado tutto, un'agilità e un'energia ancor maggiore rispetto a quanto alcun altro fra loro aveva avuto il coraggio di vantare « Se inizi a tentare di scusarti, rischiamo di far nuovamente notte. E prima che il sole cali, sinceramente, gradirei essere già in viaggio verso Kriarya, per recuperare il pastorale. »

Per quanto, infatti, gli imprevisti scontri con la Progenie della Fenice potessero averli distratti dal reale obiettivo del loro viaggio, di quella loro missione, mai la Figlia di Marr'Mahew avrebbe potuto obliare al pensiero del flagello e dell'appena rievocato pastorale, i due scettri del faraone per riconquistare i quali si erano incamminati con passo fin troppo affrettato verso nord, e che ora non avrebbero dovuto concedersi occasione di perdere di vista, di dimenticare, a meno di non voler venire meno a quanto eletto a proprio compito, a proprio traguardo, nella salvezza di chi prigioniero della sovrana di Rogautt e, soprattutto, nella sconfitta definitiva di quest'ultima, al fine di ovviare a nuove offensive da parte della medesima e di tutti i suoi sgherri. Sgherri, in verità, fra i quali non avrebbero dovuto essere censiti quei loro ultimi, originali e non sprovveduti avversari, i quali, in altre condizioni, in altre situazioni, se davvero avesse dovuto essere riconosciuta una loro avversione alla regina dei pirati, a Nissa Bontor, avrebbero potuto essere considerati loro alleati, ma che, tuttavia, per i tempi e i modi che li avevano veduti incontrarsi li avevano visti assumere il ruolo di acerrimi antagonisti.
Molti dubbi sull'identità e sulle ragioni che avevano animato la Progenie della Fenice in loro contrasto, purtroppo, sarebbero rimasti a complicare spiacevolmente la questione, e, probabilmente, non avrebbero evitato a Midda e ai suoi compagni l'eventualità di un nuovo incontro, e scontro, con gli stessi. Ma così come con molte altre più o meno vaste zone d'ombra in tutta quella storia, a incominciare dal tradimento di Carsa Anloch e dal ritorno in scena della corona della regina Anmel, la mercenaria dagli occhi color ghiaccio, e i suoi alleati, non avrebbero potuto raggiungere conclusioni alcune, rendendo di conseguenza vano qualunque sforzo speso in tal direzione; allo stesso modo tentare di comprendere di più in merito a tanto complesse figure, e al di queste effettivo interesse in loro avversione, avrebbe rappresentato una pura e semplice perdita di tempo, qual alcuno di loro avrebbe potuto permettersi in quel frangente.
A distrarre la donna guerriero da tali elucubrazioni, che la sua mente non le negò al momento stesso della sua ripresa di coscienza, nel non volerle concedere di lasciar banalmente decadere qualunque interesse nei riguardi di simile argomento, intervenne imprevista la voce di Be'Wahr; il quale, forse stuzzicato dal suo ultimo accenno al pastorale, volle condividere con l'intero gruppo un'insperata e ottima novella, tale da permettere a tutti loro di ritrovare utile ottimismo nel merito di quanto li avrebbe ancora attesi.

« A proposito… » esordì, richiamando a sé l'attenzione collettiva « A dispetto della scarsa fiducia che voi tutti avete riposto nelle mie capacità mnemoniche… »
« Hai detto veramente "mnemoniche" senza alcun aiuto esterno?! » commentò con maliziosa sorpresa lo shar'tiagho, non rinunciando all'occasione di ristabilire i giusti rapporti fra loro.
« … nelle mie capacità mnemoniche… » ripeté il biondo, offrendo un'occhiataccia in risposta alla provocazione del fratello, ma non distraendosi dal proprio discorso al fine di non perderne il giusto filo « … io credo di essermi appena ricordato dove abbiamo nascosto il flagello! »

A quelle parole, contemporaneamente, tanto Midda quanto Av'Fahr scattarono in piedi, con un improvviso colpo di reni che li vide riconquistare una posizione eretta con un entusiasmo e un'energia tali da far temere, tanto a Howe quanto a Seem loro testimoni, un nuovo, e inatteso, attacco a loro discapito: nessuna offensiva, tuttavia, avrebbe dovuto essere riconosciuta qual loro imposta in quel momento, qual ragione dell'improvvisa ripresa della mercenaria e del marinaio; quanto e più semplicemente la felicità per l'imprevedibile annuncio di Be'Wahr, il quale, così asserendo, aveva loro offerto un'incontrovertibile ragione per rimettersi all'opera così come alcun altro sprone avrebbe avuto successo nel compiere.
Dopottutto, in ogni momento di sconforto, in ogni occasione di scoramento, nulla avrebbe potuto meglio influire sull'animo umano rispetto a una buona notizia. E alcuna notizia avrebbe potuto essere lì riconosciuta qual migliore rispetto a quella, simile, in effetti, a un dono ormai non più sperato e pur, alfine, arrivato.

« Be'Wahr! » esclamò con trasparente allegria la Figlia di Marr'Mahew, già incamminatasi verso di lui con passo rapido, quasi di corsa, con le braccia tese in avanti nell'evidente volontà di abbracciarlo a sé « Oh, mio buon Be'Wahr! » ripeté, aprendo le proprie carnose labbra in un ampio sorriso attraverso il quale i bianchi denti risplendettero simili a perle « Quando tu mi comunichi questo genere di liete novelle, te lo giuro, io provo un'irresistibile voglia di abbracciarti e baciarti! »
« Eh?! » protestò Howe, palesando tutta la propria disapprovazione nel confronto con tale scenario, con simile ipotesi, per così come appena scandita alla sua attenzione « Adesso non esageriamo! Sarà probabilmente effetto dei colpi che ha ricevuto, che gli hanno rimescolato quelle troppo poche idee contenute in un'enorme spazio vuoto! » tentò di argomentare, a sminuire il successo del compare « Fossi in te aspetterei di verificare la concretezza di questa affermazione prima di impegnarti in improprie effusioni! »
« E stai zitto, guastafeste! » protestò il biondo, più che soddisfatto al pensiero di quanto la compagna gli aveva così promesso, fosse anche e solo in termini scherzosi « Perché vuoi sempre rovinare tutto?! »
« Ma perché tu conosco… e so bene che nel giro di pochi istanti sei capace di dimenticarti ogni cosa. » puntualizzò lo shar'tiagho, scuotendo il capo con fare arrendevole.

Ormai a loro prossima, la mercenaria rallentò appena il passo, lasciando tuttavia le braccia tese innanzi a sé e, in tal posizione, rivolgendo uno sguardo interrogativo verso il potenziale destinatario delle proprie dimostrazioni d'affetto; il quale, in evidente conseguenza dei dubbi espressi dal proprio fratello, aveva appena assunto un'espressione tutt'altro che promettente…

« Be'Wahr… Be'Wahruccio mio… » richiamò ella, aggrottando la fronte « E' vero che ora mi dirai dove avete nascosto quel dannato scettro, prima che, per sbaglio, te lo possa dimenticare?! » invitò, con tono forzatamente accomodante, carezzevole, non per beffeggiarlo, quanto e piuttosto nella speranza che, come già in passato, Howe avesse parlato a vuoto, senza la benché minima speranza di ragionevolezza a sostegno delle proprie affermazioni.
« Ehm… » esitò l'interrogato, deglutendo allora a fatica e fissando la compagna, e i suoi occhi color ghiaccio, con lo stesso entusiasmo con cui un topino di campagna avrebbe potuto volgere lo sguardo a un grosso, e affamato, gatto selvatico « Sì… certo. Aspetta un attimo solo… » tentennò, facendo propria quell'incertezza che mai la donna avrebbe apprezzato avvertire in quel momento.

Ma prima che l'attimo richiesto fosse trascorso, le mani della donna guerriero, tanto la mancina in carne e ossa, quanto la destra in freddo metallo, già tese verso il biondo, si ritrovarono delicatamente strette attorno al suo collo, in una presa che, come poche ore prima già dimostrato, avrebbe potuto essere tutt'altro che piacevole, indolore o priva di sgradevoli conseguenze letali.

« Disgraziato! » esclamò Midda, con occhi sgranati, in un'espressione che probabilmente avrebbe dovuto essere ipotizzata qual scherzosa, giocosa, di sorella con il proprio pestifero fratello minore, e che pur, trattandosi di lei, difficilmente avrebbe potuto essere tanto facilmente banalizzata « Dimmi che stai scherzando. Dimmi che stai cercando di ridere di noi e che non ti sei veramente già dimenticato dove si trova quel flagello! » suggerì, proseguendo immediatamente e proponendo con tono palesemente faceto, per quanto risultando non meno minaccioso di quanto non sarebbe potuto essere « Dimmi che non ti dovrò prendere a schiaffi fino a quando non ti ritornerà in mente! »
« Stavo scherzando… stavo scherzando! » si difese, o si arrese, Be'Wahr, levando le mani verso il cielo a rendere trasparenti le proprie intenzioni « Non me lo sono dimenticato! Davvero! »

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