Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 6 marzo 2012

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« A
more mio! » esclamò ella rivolgendosi al proprio bersaglio, decidendo di prendere parola ove, dopotutto, non avrebbe avuto senso supporre una qualche possibilità di discrezione in una situazione qual quella da lei ricercata, in un avvicinamento tanto palese al medesimo « Aspettami, ti prego… sto arrivando! »

E quasi l'energia posta dall'akero nel proprio colpo fosse stata perfettamente commisurata a quanto necessario alla mercenaria per coprire quella lunga distanza, quegli oltre cinquecento piedi che mai neppure la lancia di Av'Fahr avrebbe saputo consumare in un singolo lancio, la parabola discendente del suo volo la vide indirizzata in puntuale prossimità alla propria preda, lasciandole, ormai, solo l'onere di riuscire a preservare le proprie ossa ancor intatte al momento dell'impatto con il suolo.
Proprio al fine di mantenersi integra anche dopo l'atterraggio, negli ultimi istanti, nel momento in cui ella comprese che non troppo le sarebbe rimasto prima dell'inevitabile; Midda si impegnò al fine di rigirarsi in aria, modificando la propria attuale postura, sufficientemente e necessariamente casuale in conseguenza al fuggevole attimo di distacco dalla realtà impostole, tale da renderla non dissimile a una bambola di pezza rigettata con violenza e disinteresse dalla propria capricciosa proprietaria, in favore di una posizione che, almeno secondo quanto ella avrebbe potuto valutare, avrebbe potuto contenere l'eventualità di un danno. In ciò, quindi, ella riservò alle proprie gambe il compito di assorbire il quantitativo maggiore, e peggiore, dell'energia cinetica accumulata nel corso di quel volo, ovviamente non estendendole tese innanzi a sé, come solo avrebbe potuto spezzarle, ma mantenendole leggermente ripiegate, a non contrastare il proprio movimento, ma, semplicemente, ad accompagnarne un progressivo, seppur rapido, smorzamento: una scelta, quella che ella volle pertanto riservarsi, non dissimile da quella propria dei felini, dei gatti, nell'esigenza di ovviare a possibili danni in conseguenza ai propri ammirevoli salti: e che già, in passato, la donna aveva sperimentato con successo nella necessità di sopravvivere a voli più o meno accidentali, a differenza di quello attuale da lei volutamente ricercato.
Come già in passato, ancora una volta quella sua scelta, quel suo gesto, quel suo movimento, le permise di sopravvivere praticamente indenne a un impatto che avrebbe potuto devastarla, che avrebbe potuto veder infrante molte, troppe sue ossa, non concedendole alcun'altra possibilità, o speranza, di movimento, qual pur avrebbe necessitato qual propria non solo per alzarsi e uccidere il proprio avversario, ma, ancor più, per ovviare a essere reciprocamente uccisa dal medesimo. Così, le sue gambe leggermente piegate si contrassero completamente, lasciando scaricare al suolo quasi tutta l'energia da lei accumulata e disperdendo l'ultima parte in un lieve, successivo saltello, che impose, spiacevolmente, una storta alla sua caviglia sinistra, pur risparmiandola, come desiderato e previsto, da qualunque altro danno. E per una semplice storta, seppur dolorosa, mai la Figlia di Marr'Mahew avrebbe potuto considerarsi, o essere considerata, qual ormai inerme, qual esclusa da qualunque competizione, da qualunque sfida. Al contrario, anzi, ella avrebbe dovuto allora essere riconosciuta qual più pericolosa che mai, in misura maggiore persino a quanto di consueto, dal momento in cui, in tal modo lesa, ella avrebbe agito con maggiore ferocia rispetto a quanto non si sarebbe abitualmente concessa, nella volontà, o forse nella necessità, di scaricare in qualche modo la pena per lei propria.

« Folle! »

In tale termine, e chiaramente non nella volontà di offrirle complimento, si espresse l'uomo mascherato, prendendo voce per la prima volta innanzi a lei, e sì impietosamente giudicando le sue azioni, condannando il suo operato. Un giudizio, il suo, una condanna, la sua, che pur ella non ebbe esitazione a comprendere qual animata, nelle proprie ragioni, ancor più che per un qualche eccesso di sicurezza, dal timore per il futuro che gli sarebbe presto potuto essere riservato, da quanto ella avrebbe potuto imporre a suo discapito. Perché, se pur egli, nel vedersi raggiungere dalla donna, lasciò cadere a terra le pietre prima ancor strette nella destra e nella mancina, per poter essere libero di estrarre la propria lama e sorreggerla addirittura a due mani, benché non ve ne sarebbe stata alcuna ragione non essendo né bastarda, né, tantomeno, quella di uno spadone; in tali propri gesti, e nella mimica propria del suo corpo, egli fornì alla propria avversaria occasione di perscrutare al di là della propria maschera, e di leggere sul suo volto solo l'umano terrore di una fine certa.
Al di là dei propri presunti poteri, al di là della forza della stregoneria che aveva voluto vantar qual propria, quel membro della Progenie della Fenice non avrebbe potuto essere associato ai propri compagni in termini né di istruzione militare, né, tantomeno, di predisposizione psicologica al martirio, ragione per cui, nel ritrovarsi a confronto con la mercenaria dagli occhi color ghiaccio, sol certa, scontata, addirittura ovvia, avrebbe dovuto essere riconosciuta una sentenza di morte a proprio discapito.

« Arretra, folle! » intimò nuovamente, con tono di voce tutt'altro che trasparente di un qualsivoglia coraggio, di una qualsivoglia audacia qual pur avrebbe dovuto vantare nello scandire un tal ordine « Arretra se non è tuo desiderio assapor… »

Ma, suo malgrado, al presunto evocatore, non venne concessa neppur l'occasione di concludere la propria minaccia, quella propria intimidazione, ove, indifferente alla condizione della propria caviglia, per la quale si sarebbe preoccupata solo a posteriori, la donna guerriero compì, allora, un felino scatto in avanti, balzandogli addosso qual un predatore sul proprio neo eletto pasto, senza concedersi, o concedergli, alcun ulteriore temporeggiamento, alcuna possibilità di dialogo, dibattito, diplomazia a difesa delle proprie posizioni, delle proprie ragioni.
E se, con la propria destra, in nero metallo dai rossi riflessi, la mercenaria afferrò saldamente la lama della spada eretta in proprio contrasto, allontanandola dalla propria traiettoria e negandole, così, qualunque eventuale utilità, con la propria mancina si mosse, senza particolari celebrazioni, al collo dell'antagonista, di colui che, a sua volta senza presentazioni, o ragioni, aveva tentato di definire la morte sua e di tutti i suoi compagni, afferrandone saldamente la laringe e, attorno alla medesima, lasciando affondare le proprie dita con forza e violenza disumana, quasi ogni sua unghia fosse un artiglio simile a lama…

« Se pensi che ti permetterò di bruciare allegramente come i tuoi compagni, ti sbagli di grosso. » sussurrò Midda, a enunciazione delle proprie intenzioni, della propria volontà nei suoi riguardi.
« Ca… gn… » sbiascicò, in maniera confusa e soffocata, tale in conseguenza delle azioni della donna, intenzionato, quanto meno, a non rinunciare a quell'ultimo insulto, simile a maledizione, ove ormai privato di qualunque possibilità al di fuori della morte.

Morte, invero, che non gli venne allora negata, seppur, così come correttamente annunciato da parte della mercenaria, non gli fu concessa nei termini che pur avrebbero potuto caratterizzarlo se solo ella fosse andata a colpirlo all'altezza della maschera, privandolo della medesima.
Ben lontana dal volersi offrire caritatevole di fronte all'uomo, infatti, ella ritrasse la propria mancina con la stessa furia ed energia che già avevano caratterizzato la sua avanzata, trascinando seco, in tal atto, l'intera gola dell'uomo, con un'inevitabile fuoriuscita di sangue da tal punto tanto sensibile, tanto delicato, che ne inondò completamente il busto e il volto, trasformando la sua pelle, abitualmente chiara, persino pallida, in una maschera rossa, quasi, in ciò, a voler rendere sarcastico omaggio all'avversario e alla sua setta, i volti delle donne della quale, già conosciute e affrontate, erano apparsi allor celati dietro inespressivi toni di rosso e bianco.

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