Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 29 febbraio 2012

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« D
i cosa ti preoccupi, Midda? » domandò Be'Wahr, non desideroso di contrariarla e pur, in quel momento, riconoscendosi solidale al fratello nel non essere in grado di riconoscere particolare ragione d'agitazione nella presenza di un unico, sventurato avversario, minaccia ridicola anche per uno solo fra loro, assurda per tutti e quattro… cinque posti insieme.
« Di ciò che ancora non sappiamo di lui. » replicò ella, storcendo le labbra verso il basso « Non conosciamo nulla di questa gente, o delle loro risorse. E, in questo, dietro quei due sassi potrebbe essere semplicemente la dimostrazione di quanto quell'uomo sia folle; oppure la rivelazione di quanto quell'uomo sia pericoloso, magari rivelandosi, in loro grazia, dotato di qualche potere a noi ora sconosciuto. » spiegò, in termini estremamente precisi, che alcuno spazio avrebbero potuto concedere ad ambiguità o, peggio, futili discussioni « Av'Fahr… »
« Appena avrò la possibilità di colpirlo, lo farò. » confermò il figlio dei regni desertici centrali, ancora dimostrando di riuscire ad anticipare le richieste della donna, predisponendosi al tiro e, pur, ritrovandosi costretto a una spiacevole attesa, nell'impossibilità a raggiungerlo a tanta distanza da loro, qual pur ancora caratterizzava il loro avversario.
« Ci metteremmo meno tempo andando a prenderlo… » suggerì il biondo, mantenendo in tali parole, comunque, un tono moderato, tutt'altro che desideroso di offrire una nuova ragione per farsi riprendere, nell'incertezza sull'effettiva astuzia intrinseca nelle proprie parole.
« Credo che ella voglia evitare l'eventualità di una qualche spiacevole sorpresa. » evidenziò Seem, prendendo voce al solo scopo di evidenziare le ragioni alla base della richiesta della propria signora, ove nelle sue stesse parole, evidentemente, non erano state sufficientemente comprese da tutti nella loro compagnia « Avvicinandoci rischieremmo di esporci a chissà quale genere di offensiva… »

Un'eventualità tutt'altro che remota, in effetti, dal momento in cui allorché proseguire nella propria avanzata, l'uomo mascherato si arrestò a una distanza ancor giudicabile qual di sufficiente sicurezza per non esporsi alle offensive nemiche, e lì giunto sollevò entrambe le mani, andando a congiungerle al di sopra del capo e, così facendo, ponendo a contatto le due pietre.
Gesto, il suo, non privo di significato ove, in immediata conseguenza a tale atto, la luce prima vagamente emessa dalle pietre acquistò improvvisamente intensità, non riuscendo a promettere alcunché di positivo per il futuro dei cinque compagni…

« Appunto. » gemette il giovane scudiero, subito armandosi con due pugnali, uno per mano, nel temere, non a torto, che la prudenza del proprio cavaliere si sarebbe presto dimostrata qual tutt'altro che inopportuna, ma che, purtroppo, nulla avrebbe potuto nella volontà di ovviare a uno scontro apparentemente inevitabile.
« Thyres… » commentò la donna guerriero, stringendo i denti e, sgradevolmente, preparandosi al peggio.
« Eh, no! » protestò Av'Fahr, ben lontano dall'accettare passivamente quanto ormai giudicato ineluttabile, e, in tal senso, gettandosi immediatamente in avanti, in direzione dell'avversario, pronto a scagliare in sua offesa la propria lancia non appena avesse raggiunto una distanza accettabile « Qualsiasi cosa tu voglia fare, non ti permetterò d… »

Ma qualunque cosa l'uomo mascherato volesse compiere, loro malgrado, venne allor compiuta, in un improvviso lampo di luce che, generato dalle pietre, per un istante negò loro ogni possibilità di percezione sul mondo circostante, nel mentre in cui richiamò a sé, evocò su quel nuovo campo di battaglia, una nuova e assolutamente inedita categoria di creature in contrasto alle quali alcuno fra i presenti avrebbe mai potuto vantare trascorse occasioni di confronto. Avversari che, ancor prima di essere concretamente percepiti dai cinque avventurieri, si slanciarono con furia in loro contrasto, pretendendone, senza alcuna esitazione, il sangue e la vita.
E proprio Av'Fahr, che con tanto impeto, coraggio e incoscienza, si era slanciato in avanti per diminuire la distanza allora esistente fra sé e quel membro della Progenie della Fenice, sarebbe potuto allor essere la loro prima vittima, nel concedersi alla loro violenza ancor praticamente cieco per il bagliore appena impostosi alla sua vista. Per sua fortuna, comunque, un aiuto inatteso, imprevisto e pur non imprevedibile, non gli venne negato dalla propria compagna, dalla Figlia di Marr'Mahew, che, malgrado la sua aperta violazione degli ordini ricevuti, non volle lasciarlo lì solo innanzi alla morte e con incredibile presenza di spirito, si gettò a propria volta in avanti, per spingerlo a terra con l'impeto della propria rapida corsa utile a enfatizzare il proprio altrimenti esiguo peso nel confronto con il suo.

« A terra, sciagurato! » ordinò Midda, nel mentre in cui già precipitava al suolo sopra la schiena di Av'Fahr, sottraendolo in tal modo all'essere che, altrimenti, lo avrebbe privato di ogni speranza di futuro e, con esso, della vita.
« Che diamine è quel… quell'affare?! » questionò l'uomo, ricadendo a terra dietro la spinta della compagna e, tuttavia, non potendo fare a meno di ovviare a simile questione, rimasto sinceramente sorpreso dall'immagine offertagli, seppur solo per un fuggevole istante, da una delle creature evocate dal loro avversario attraverso le pietre da lui impugnate.

Un'immagine, in verità, sufficientemente confusa, qual solo sarebbe potuta essere quella di una sagoma presumibilmente umana e apparentemente costituita solo da luce, abbagliante e impalpabile, e caratterizzata, sulla propria schiena, dall'aggiunta di quelle che avrebbero potuto essere sol definite quali ali, sebbene, a propria volta, ancor facenti sfoggio non di carne, non di ossa e, in quel caso, neppur di piume, quanto, e piuttosto, di semplice, incantevole e, in tal caso, angosciante, luce.
Non complesso, non indecifrabile, a partire da simili indizi, avrebbe dovuto essere pertanto considerato l'enigma della natura di quelle creature, per quanto la loro presenza in quel luogo, in quel momento, quali asservite ai capricci di un comune uomo, avrebbe dovuto essere considerato a dir poco assurdo, paradossale, persino blasfemo. Ma al di là di ogni stupore e di ogni raccapriccio per quanto così avrebbe dovuto essere riconosciuto, un timore maggiore, e peggiore, non avrebbe potuto evitare di dominare il cuore della donna dagli occhi color ghiaccio, al pari di ognuno dei suoi sodali… il timore di non poter, oramai, avere la possibilità di sperare ancora in qualche dio o dea, in qualche sostegno divino, fosse anche solo per mera simpatia e non per l'espressione di una reale benevolenza nei propri riguardi. Nella presenza di quegli esseri, di quelle creature impossibili da definire qual mostri così come sarebbero altrimenti potute essere riconosciute le strigi, sol trasparente, sol chiara avrebbe dovuto essere infatti considerata l'ira degli dei a loro discapito, a condanna della loro impresa, di quel loro viaggio: perché se contro di loro, ormai, erano giunti persino a intervenire i messaggeri degli dei, ben minimo dubbio sarebbe potuto essere ancor addotto in contrasto a tale drammatica, oscena consapevolezza.

« Credo che sia… è un akero. » sussurrò la mercenaria, stringendo i denti e cercando di ritrovare, dentro di sé, la forza d'animo per rialzarsi e per impugnare nuovamente la propria spada, a offrirsi qual pronta a una pugna che, al di là di ogni epica retorica, avrebbe dovuto essere sgradevolmente giudicata in contrasto agli dei stessi, ancor prima che a semplici uomini « Un dannato akero… » ripeté, forse più per se stessa che per il proprio compagno, il quale, dal canto proprio, aveva già compreso la prima volta.
« Un… angelo?! » ripeté e rielaborò, ricorrendo a un termine di uso più comune per definire quanto, purtroppo, pochi dubbi avrebbe potuto avere nel riconoscere qual proprio avversario, qual proprio forse già certo carnefice, in una battaglia che non avrebbero potuto vincere.

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