Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 28 febbraio 2012

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iconoscendo, tuttavia, il momento attuale, sebbene pur indicato per presentare a propria volta giuste scuse verso la donna guerriero, qual tutt'altro che appropriato per ritornare su quel loro vecchio discorso, il figlio dei regni desertici centrali preferì mantenersi in quieta disparte non diversamente da come volle concedersi occasione di fare lo scudiero, attendendo silenziosamente che quel momento di sincere emozioni potesse trovare la propria naturale conclusione e il loro cammino potesse riprendere. Un'attesa, la loro, tutt'altro che prolungata ove, al di là di quanto tale condizione potesse aver posto temporaneamente in scacco le loro emozioni, i tre mercenari non avrebbero dovuto essere dimenticati quali tutti professionisti nel proprio comune campo di impiego, nel loro consueto confrontarsi con avventure e disavventure sempre non solamente pericolose ma, addirittura, potenzialmente letali, tali per cui un momento di pur umano sentimentalismo non sarebbe potuto essere accettato e tollerato, da sé prim'ancora che da altri, troppo a lungo, senza dover necessariamente reagire nella volontà di ristabilire il giusto equilibrio interiore utile a non porre il proprio futuro in sciocco dubbio per un simile banalità.

« Orsù! » esclamò la Figlia di Marr'Mahew, recuperando per prima il controllo sulle proprie emozioni e, con esso, la propria consueta freddezza, il proprio abituale tono distaccato e pur, al contempo, sempre velatamente caustico « Credo che a questo punto non ci rimanga altro da fare se non incamminarci in direzione della mia locanda e, una volta lì giunti, sperare che il panorama a voi circostante possa aiutarvi a recuperare i ricordi ora perduti… » suggerì, in assenza di idee migliori da porre in essere, di soluzioni più corrette da attuale.
« Ottima idea… » convenne Howe, annuendo alla proposta della compagna e facendo, in ciò, atto di incamminarsi nella direzione che ritenne essere corretta per attuare simile proposta « Sento già i ricordi riaffiorare nella mia memoria nel semplice confronto con la via verso la locanda. » commentò, nella volontà di dimostrarsi ottimista per la riuscita della loro ricerca.
« Veramente quella è la strada sbagliata… » intervenne, inaspettatamente, il giovane Seem, fra tutti indubbiamente il più confidente con le strade di Kriarya, per lui città natale « La locanda è da quella parte. » indicò, volgendosi in tutt'altra direzione rispetto a quanto suggerito dallo shar'tiagho.
« Mmm… » esitò questi, osservandosi attorno con fare incerto e ricercando, in tal senso, una qualche conferma, o negazione, da parte della loro condottiera, non volendo arrischiarsi a contrastare il ragazzo senza, proprio malgrado, un'effettiva certezza nel merito del verso lungo il quale indirizzarsi.
« Temo che abbia ragione lui. » asserì la mercenaria, volgendo lo sguardo verso il proprio scudiero e, in ciò, esprimendosi con sincerità, come esplicitò proseguendo « E quando dito "temo", intendo proprio "temo". Perché se questa è la confidenza che riuscite a dimostrare con questa città, ho l'impressione che dovremo rivoltarla da cima a fondo per riuscire a individuare dove può essere finito quello scettro. » sospirò, ora senza intenti accusativi nei confronti della coppia di fratelli, ma con mera accettazione dell'evidenza, di quanto, purtroppo, impostole all'attenzione senza possibilità di appello.
« Aehm… » tossicchiò Be'Wahr, non riuscendo a evitare di provare sincero imbarazzo per quanto, purtroppo, compresa qual non immotivata critica a loro discapito « Forse avremmo dovuto tracciare una mappa. Giusto per essere sicuri… » si rimproverò, storcendo le labbra verso il basso.
« E forse non avrei mai dovuto riportare quelle reliquie da Shar'Tiagh, così che, ora, non saremmo in queste condizioni. » replicò la Figlia di Marr'Mahew, a sminuire l'autoaccusa del compare « Lasciamo perdere il forse e i se, e concentriamoci, piuttosto, su quanto dobbiamo affrontare ora. » definì, a ovviare a un nuovo, ormai superfluo, momento di intimo confronto emotivo, a base di scuse, simile al precedente « Howe… ascoltami bene: ritieni che, all'epoca, voi siate riusciti a individuare effettivamente la collocazione della locanda, o credi piuttosto che, ora, tu abbia intrapreso la via per ritrovare il vostro trascorso cammino, a prescindere dalla sua correttezza o meno?! » questionò, disinteressata, in effetti, a raggiungere o no il sito della locanda, quanto, e piuttosto, a ritrovare lo scettro.
« Io… » esitò di nuovo colui in tal modo interpellato, ora addirittura cercando conferma, o negazione, da parte del fratello, ove anche poco prima canzonato e criticato nel merito della propria scarsa utilità in un momento qual quello.
« Mi spiace… ma non guardare me. » si negò il biondo, ritraendosi psicologicamente, e fisicamente, di fronte a simile eventualità, in una responsabilità purtroppo riconosciuta qual superiore alle proprie possibilità.
« … io credo di aver sbagliato poco fa. » ipotizzò il primo, purtroppo privo di una qualche certezza di sorta a tal riguardo « E credo che, comunque, quando siamo venuto qui l'ultima volta, non vi siano stati errori da parte nostra. » soggiunse, a rafforzare, seppur senza particolare convinzione, la propria affermazione precedente « Sì. Credo che sia meglio dirigerci alla vostra locanda, e una volta lì tentare di farci venire in mente una nuova possibili… »
« All'armi! » esclamò la donna guerriero, interrompendo il loro interlocutore e sguainando, nel contempo di tali parole, la propria spada, per predisporsi, immediatamente, in guardia, pronta a porsi a confronto con quanto sarebbe stato loro necessario affrontare.

Prima che, infatti, alcuno fra loro fosse in grado di compiere un solo, semplice passo nella specifica direzione indicata dal giovane Seem; o che, parimenti, potesse permettersi di elaborare una qualunque risposta da presentare in sostegno o contrasto all'esortazione in tal senso neppur completamente scandita da Howe; un'evoluzione ben diversa, e totalmente imprevista, venne pretesa qual propria dal fato, il quale non parve voler loro garantire una semplice conclusione a quella missione, a quel viaggio, presentando, al contrario, innanzi a loro l'ennesimo ostacolo, impedimento potenzialmente mortale.
A pretendere un ruolo di protagonista qual loro avversario in quel particolare frangente, ancora una volta, dopo un periodo di tempo troppo breve per poter essere giudicato qual frutto di mera casualità, quale semplice e paradossale coincidenza, altri non fu che l'ennesimo uomo mascherato, l'ennesimo rappresentante della setta già loro presentatasi con il nome di Progenie della Fenice. Solo, a differenza dei propri predecessori, e contraddistinto da un'aria indubbiamente beffarda, al di là dell'impossibilità a coglierne l'effettiva espressione, egli fece allora la propria apparizione a quattrocento, forse cinquecento, piedi da loro, emergendo da dietro alcuni alberi cresciuti fra le rovine dei tempi che furono, o forse lì già presenti sin dalla notte dei tempi, e, nel proprio lento avvicinarsi a loro, non apparve armato né da spada, né da scudo, ma accompagnato, tanto nella destra, quanto nella sinistra, solamente da due strane pietre di color nero e pur, al contempo, vagamente risplendenti, quasi fossero cariche di un'energia propria, di una luce desiderosa di esprimersi. E Midda, che pur non era nuova a pietre in grado di concedere luce all'ambiente a sé circostante, non avrebbe neppur potuto definirsi qual nuova a incantesimi e stregonerie, e a tutto ciò che, per quanto apparentemente banale, avrebbe potuto originarli; ragione per la quale, nel cogliere quel losco figuro diretto a loro e armato solo da una coppia di pietre, non poté permettersi la leggerezza di considerarle né qual semplici, né qual comuni, riconoscendole, al contrario e come già prontamente affermato, qual potenzialmente latrici di guai per tutti loro…

« E' solo uno… e disarmato. » commentò Howe, giratosi per primo nel desiderio comprendere la ragione dell'interruzione addottagli, inizialmente preoccupato, e ora apparentemente privo d'angoscia, nel confrontarsi con un unico, persino inerme, antagonista « Un calcio in faccia e ci libereremo di lui senza bisogno di strigi o quant'altro. » sorrise, abbassando la lama pur rapidamente estratta.
« Av'Fahr. » richiamò la Figlia di Marr'Mahew, con tono atto a dimostrare il desiderio di una minor banalizzazione di quella appena proposta dallo shar'tiagho.
« E' troppo lontano anche per me… » replicò il marinaio, lasciando intendere di aver ben compreso la richiesta implicitamente addottagli dalla compagna ancor prima che ella potesse aver occasione di iniziare a formularla « A trecento piedi potrei farcela, ma a questa distanza no. Mi spiace. »

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