Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 27 febbraio 2012

1500


N
essuno ebbe però occasione di scoprire cosa Be'Wahr, o chi per lui, avrebbe dovuto vedere di lì a breve. Perché, prima che Howe potesse terminare quel proprio personale sproloquio, qualcuno volle prendere voce arginando sul nascere un'eventuale iperbole di vane chiacchiere che nulla avrebbero apportato al raggiungimento del risultato finale.

« D'accordo. » intervenne la Figlia di Marr'Mahew, con tono volutamente privato della trasparenza di qualunque emozione, utile, in tal senso, a definire quanto ella non volesse allora ulteriormente scherzare, giuocare, o, semplicemente, ridere di quanto sarebbe potuto avvenire « Mi sto sinceramente sforzando allo scopo di mantenere il mio consueto atteggiamento freddo e distaccato, obiettivo e calcolatore su quanto accade, nella volontà di raggiungere il miglior risultato con la minima spesa o perdita. » esplicitò, in un'introduzione tutt'altro che retorica o banale e, altresì, atta a definire con precisione il proprio intimo stato d'amico « Quindi, per la benevolenza della mia cara e adorata Thyres, signora dei mari, io ti invito, ora, a provare a concentrarti e a ricordare dove diamine possa essere finito quel flagello. » intimò, negando qualunque possibilità di contrattazione in tali termini « Perché o riusciamo a farlo saltare fuori entro questa sera al più tardi, o, vi prometto, che mi assicurerò personalmente che non potrete più mangiare, bere o dormire sino a quando quello scettro non salterà fuori, in un modo o nell'altro. »

Parole sinceramente minacciose, le sue, che mai alcuno, pur non conoscendola, avrebbe potuto banalizzare nelle proprie implicazioni; e che mai alcuno, parimenti conoscendola, avrebbe potuto ritenere semplice chiacchiera, espressione dell'assenza di reali argomenti sui quali concentrarsi. E Howe, e Be'Wahr, pur incluso in ciò ove, a propria volta, corresponsabile di quell'oggetto innanzi agli occhi della mercenaria, conoscevano particolarmente bene Midda, al punto tale da non potersi concedere la folle libertà di dubitare di lei o della pericolosità delle sue minacce.
Certamente ella avrebbe dovuto essere ancora ricordata quale loro alleata, e ormai persino amica, ma nel momento in cui essi si fossero posti di traverso fra lei e un obiettivo che ella si era prefissa, a ben poco avrebbe potuto valere tutto ciò. Perché così come ella sarebbe stata sicuramente pronta a donare la vita per loro, per la loro salvezza, ella sarebbe stata egualmente pronta a pretendere dagli stessi che il proprio eventuale sacrificio non avesse da considerarsi qual vano. E se, in loro, non avesse ritrovato la stessa fedeltà, la stessa fiducia in nome della quale, pur, si erano guadagnati il suo rispetto, tale rispetto, simile benevolenza sarebbe stata reindirizzata a chi più meritevole, a chi più degno di lei, escludendo quella coppia di indubbiamente simpatici compari non solo dalla propria vita ma, anche, dalla vita stessa.
Ovviamente a una simile estremizzazione ella sperava, in cuor suo, di non essere mai costretta a giungere. Non per quello scettro, non per altre vicende. Ma allora tradita troppe volte nella propria esistenza, ultima fra tutte da Carsa Anloch nella quale, al di là di ogni passata incomprensione aveva voluto investire ancora fiducia, speranze e risorse, ella non avrebbe permesso ad altri di insistere per tale via, accettando di buon grado tutto ciò. E già verso Carsa, o in qualunque altro modo ora potesse star facendosi chiamare, probabilmente, non avrebbe riservato particolare premura, anzi, facendo propria, alla prima occasione concessale, una giusta vendetta per quanto subito.

« Credo che la tua posizione sia stata sufficientemente… » replicò Howe, lasciando tale sentenza in sospeso, in attesa del miglior termine da poter applicare a simile contesto.
« … chiara. » completò Be'Wahr, in maniera probabilmente semplicistica, e pur indubbiamente azzeccata in un momento qual quello venutosi così spiacevolmente a creare.
« Sì, chiara. » annuì lo shar'tiagho, soddisfatto dalla scelta del compare, verso il quale, ora, non avrebbe potuto immaginare alcun sarcasmo, alcuno sberleffo, non innanzi agli occhi color ghiaccio della loro compagna che, osservandoli, sembravano impegnati a valutare la giusta quantità di legna necessaria per preparare la pira sulla quale arderne i resti.

Howe e Be'Wahr, insieme a Midda, avevano vissuto e affrontato un numero, e una tipologia, di situazioni così al limite dell'umano pensiero, e oltre, al punto tale che, in effetti, l'idea di essere divenuti una sorta di famiglia, nella quale includere anche Seem in un ruolo da fratellino minore, non avrebbe potuto che essere ritenuta altro che ovvia, banale, naturale. Sopravvissuti, insieme, a troppe possibilità di morte in troppi variegati, e mai piacevoli, modi, spontaneo sarebbe stato per loro fidarsi e affidarsi l'uno all'altro, al punto tale, forse, da arrivare a considerare quasi retorico, con eccessiva leggerezza, il rispetto reciproco, spingendosi in ciò, spiacevolmente, a ridicolizzare anche quanto non sarebbe dovuto essere ridicolizzato.
E ove pur, probabilmente, la reazione della mercenaria avrebbe dovuto essere riconosciuta qual eccessiva nella propria severità, come anch'ella mai si sarebbe riservata occasione di essere in altre condizioni, in un contesto a margine ben diverso da quello purtroppo lì creatosi; anche l'atteggiamento reso proprio dalla coppia di fratelli in arme non avrebbe potuto essere ritenuta priva di una giusta corresponsabilità per tutto quello, corresponsabilità che, in breve, li spinse, spontaneamente, a presentare alla stessa le scuse a lei dovute, allo scopo di permettere alla tensione venutasi a creare fra loro di dissiparsi senza ulteriori possibilità di incertezza.

« Ora cercheremo di sforzarci maggiormente al fine di ricordare il luogo esatto… » premesse Howe, riprendendo parola e offrendo rassicurazione, in ciò, delle proprie intenzioni « … ma prima ritengo sia corretto da parte mia domandarti scusa per aver insistito nello scherzare anche in un momento poco indicato, nel considerare quanto tutti noi siamo stanchi e provati, e quanto ancora ci attenda nei prossimi giorni. » asserì, con tono ora serio e sinceramente pentito, affezionatosi sinceramente alla Figlia di Marr'Mahew e tutt'altro che desideroso di perdere l'opportunità di essere parte della sua vita e di vederla essere parte della propria.
« E, per quanto mi riguarda, mi spiace non riuscire a ricordare con precisione dove lo possiamo aver celato nella volontà di non permettere ad alcuno di ritrovarlo al di fuori di una tua esplicita richiesta. » soggiunse Be'Wahr, accodandosi al fratello e chinando lo sguardo al suolo con aria sinceramente contrita per tale propria pecca, anche ove, in effetti, nessuno fino a quel momento aveva preso in esame l'ipotesi di colpevolizzarlo per tal ragione, sottovalutandone le possibilità e negando inconsciamente l'opportunità nella quale egli avrebbe potuto sopperire a una mancanza dell'altro a simile riguardo.
« Senza contare come, negli scorsi giorni, sarebbe stato giusto avvisarti di tanta confusione, per evitare di giungere a questo punto tanto impreparati come, purtroppo, ci siamo offerti. » insistette il biondo, riprendendo voce ed evidenziando, tuttavia, un particolare tutt'altro che sciocco o errato, dal momento in cui, pur, evidentemente, privi di una chiara memoria in tal senso, alcuno fra i due aveva preso in esame l'ipotesi di comunicarlo alla compagnia per tempo, così come, forse, avrebbe reso meno spiacevole quell'occasione.

A confronto con tale ammissione di colpevolezza e annessa richiesta di scuse da parte della coppia, Midda Bontor non poté negarsi un effimero momento di sincero imbarazzo, che vide le sue guance pur abitualmente pallide conquistare un roseo colorito, trasparente di tale emozione.
In tal momento, ella si rese infatti conto di quanto aveva immeritatamente calcato la mano verso i due che pur, sino ad allora, mai le avevano offerto la benché minima ragione di delusione. E ove essi erano giunti a quella confessione nei suoi riguardi, ella non avrebbe dovuto essere da meno, non nel voler evitare di dimostrare un rispetto verso di loro minore di quanto essi non gliene avessero voluto così tributare.

« D'accordo. » volle esordire ripetendo quella stessa particolare formulazione alla quale aveva pocanzi ricorso per rimproverarli, ora, tuttavia, facendo proprio un tono meno severo rispetto al precedente, e, anzi, addirittura trasparente di una delicata nota di dolcezza nei loro confronti « Credo di aver esagerato poco fa, e di questo mi dispiace. » ammise, con un profondo sospiro carico di contrizione per il proprio errore « Vorrei giustificarmi dicendo come questo sia un pessimo periodo per me. Dicendo che quanto è accaduto a Berah abbia riaperto nel mio cuore ferite mai realmente chiuse, ultima fra le tante quella derivante dalla morte della mia amica Nass'Hya. E che, ancora, l'idea di dover affrontare la mia gemella mi stia torturando in maniera più incisiva di quanto non possa dare a vedere. » argomentò « E tutto questo sarebbe anche vero, ma inappropriato a legittimare quanto ho detto prima. »
« Midda… non c'è bisogn… » tentò di frenarla lo shar'tiagho, levando le mani a negare la necessità di un simile momento di umiliazione per lei, salvo ritrovarsi posto nuovamente a tacere da lei.
« Invece sì. » negò ella, annuendo a rettifica di un tale intervento « Ce ne è bisogno, dal momento che voi, qui presenti, siete probabilmente le ultime persone rimastemi al mondo. E solo un idiota, in un momento come questo, ignorerebbe tale consapevolezza. » annunciò, senza particolare benevolenza nei propri stessi riguardi « E se anche, purtroppo, non ho modo di sapere come tutto questo si concluderà, se nel migliore dei modi possibili o, meno gradevolmente, nel peggiore, io non desidero dire o fare nulla che vi possa denigrare, rifiutando di riconoscere il vostro pur indubbio ruolo nella mia vita, ove anche avrei preferito evitare di ritrovarmi, nuovamente, circondata da una famiglia alla quale affezionarmi. »

E in quelle parole, per la prima volta dal giorno in cui aveva avuto occasione di incontrarla, fu allora Av'Fahr a dischiudere la propria mente su una verità che, sino a quel momento, aveva stolidamente ignorato.
Una verità nel merito di quanto ella avesse realmente sofferto il giorno in cui le era stato imposto l'allontanamento dalla Jol'Ange e dal suo primo equipaggio, una sofferenza necessariamente rinnovata alla scoperta della morte della quasi totalità del medesimo, e, ancora, decuplicata nel proprio valore quand'ella era stata posta a confronto con l'immagine di Salge Tresand, ultimo sopravvissuto nonché suo antico amante, assassinato sotto ai suoi stessi occhi. E una verità, in effetti, anche nel merito del perché ella avesse quindi tanto tergiversato nel riunirsi a loro dopo la loro forzata separazione: non per della semplice codardia, qual egli troppo frettolosamente l'aveva condannata, non per uno sciocco rifiuto a voler provare emozioni, quanto, e più tragicamente, per l'incapacità ad abbandonare quelle stesse emozioni umane che tanto la facevano soffrire, quell'affetto che ella, figlia dei mari, avrebbe necessariamente voluto riversare verso la famiglia che un equipaggio avrebbe potuto rappresentare per lei, e che, altresì, si era ritrovata costretta a temere di provare per il dolore che, da tanto amore, non avrebbe evitato di derivarle.

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