Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 21 febbraio 2012

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« C
redo di provare quella classica, e sempre sgradevole, sensazione di déjà vu… » sussurrò Be'Wahr, rivolgendosi a tutti o, più probabilmente, a nessuno in particolare, qual reazione di nervosismo a quanto, lì, appena udito, appena impostosi su tutti loro.
« L'altra volta, però, quella cagna alata non aveva gridato in questo modo. » rispose Howe, cogliendo immediatamente il riferimento implicito nelle parole del fratello, evocative del ricordo di un'altra furiosa battaglia prematuramente interrottasi a causa di un violento attacco dal buio cielo sopra le loro teste « In effetti non aveva proprio gridato, muta come una statua qual era. »

Umorismo banale, quello che quest'ultimo volle concedersi, che fra i presenti poté essere apprezzato unicamente dal biondo compare, nonché da Midda e anche da Seem, tutti presenti, quali essi erano stati, nell'occasione in cui una terribile gargolla era precipitata dall'alto sopra le schiere attorno a loro presenti, per sottrarre indistintamente uomini e donne al suolo e rioffrirli al medesimo unicamente qual cadaveri. Presentandosi, né più né meno, quale una statua alla quale era stata imposta una grottesca imitazione di vita, un'animazione e un principio di intelletto utile a servire lo stregone proprio creatore e padrone, la gargolla si era impegnata contro di loro per ragioni mai veramente chiarite, planando silenziosa e letale nelle fattezze di quella che qualcuno aveva erroneamente giudicato essere prossime a quelle di una sfinge shar'tiagha, e lasciando riecheggiare quali uniche urla, quelle delle proprie vittime, quegli ultimi, disperati tentativi di dimostrare al mondo intero la propria innata volontà di vivere ancora un'altra ora, ancora un altro giorno, un altro anno… così come purtroppo, tutti, si erano trovati a essere consapevoli non sarebbe potuto più essere, in un esistenza che non sarebbe stata loro, disgraziatamente, ancora concessa.
La consapevolezza di tale dettaglio, di tanto dissimile particolare, avrebbe potuto essere forse apprezzata da parte di coloro che ebbero possibilità di coglierla nelle parole del mercenario, aprendo loro l'opportunità di porsi a confronto con qualcosa di diverso, di più originale e, magari, di meno complesso da abbattere. Ciò nonostante, nella sgradevole certezza di quanto, raramente, il fato si fosse dimostrato benevolo nei loro riguardi, così come nei riguardi di chiunque, loro pari, avessero reso proprio stile di vita un rischioso azzardo con quanto di più letale il loro mondo avrebbe mai potuto riservare; alcuno fra loro, non Howe, non Be'Wahr, non Seem, né, tantomeno, Midda, avrebbero potuto avere qualche concreta ragione per apprezzare l'idea di una nuova sfida, di un avversario diverso dalla gargolla. Non, per lo meno, in una condizione qual quella attuale, che non avrebbe garantito loro alcuna occasione per intrattenersi, così come magari avrebbero potuto anche avere piacere di fare in altri momenti, con degli inediti mostri nel confronto con i quali poter misurare la propria abilità, la propria capacità di sopravvivere a quanto chiunque altro avrebbe definito come destino, e che, da parte loro, nulla di diverso era considerato rispetto a una costante prova per dimostrare la propria autodeterminazione innanzi a uomini mortali e dei immortali.

« Forse è andato… » suggerì timidamente Seem, incerto su come doversi comportare, su come dover affrontare quella particolare situazione, impostasi su di loro nel mentre di un altro violento conflitto, lì solo estemporaneamente arrestatosi e che pur, era conscio, sarebbe potuto riprendere da un momento all'altro.

Ma prima ancora che la tensione venutasi a creare in conseguenza di quel primo grido, di quel verso inumano e straziante, potesse scemare e permettere a tutti i presenti di archiviare quell'evento qual privo di ulteriori ragioni di interesse, tale da garantire loro la possibilità di ricominciare a tentare di uccidersi quasi nulla fosse accaduto; non un semplice altro, ma una dozzina, o forse più, di altre grida al pari di quella che aveva appena squarciato il silenzioso velo della notte pur imperante al loro piccolo campo di battaglia, si imposero con violenza disumana, crescendo di intensità e lasciando facilmente intuire come, qualunque fosse la creatura originaria di tale orrendo verso, molti esemplari di tali mostri si stavano rapidamente avvicinando a loro.
E fu proprio in quel momento, in conseguenza di quella indesiderata evoluzione della loro battaglia, che Midda e i suoi compagni ebbero occasione di porsi realmente a confronto con il fanatismo proprio dei loro avversari, di coloro che, sino a quel momento, avevano considerato poco più di un noioso imprevisto, e che purtroppo, allora, si rivelarono qual molto più di ciò, guadagnandosi di diritto una collocazione d'onore quali folli membri di una dannata setta, incapaci a ricorrere, realmente, all'utilizzo del proprio intelletto all'esterno degli stringenti limiti imposti loro dalla propria fede. Perché laddove, chiunque altro, sebbene animato da insaziabile sete di sangue, da bramosia di dolore e morte nei propri antagonisti, nel ritrovarsi minacciato da una qualunque creatura aliena a ogni concetto di umanità, qual certamente si sarebbero presto rivelati i loro avversari, avrebbe estemporaneamente posto da parte ogni possibile ragione di scontro con altri esseri umani per allearsi, guidato da un istinto primordiale, ai propri simili; la Progenie della Fenice offrì trasparente sfogo a un sentimento ben diverso da quello, ritrovando in quegli stessi eventi, al contrario, un'ulteriore giustificazione ai propri atti, alla battaglia da loro ricercata, desiderata e scatenata…

« A questo punto se giunta, razza di strega?! » prese inedita parola una delle maschere blu, rivolgendosi in tal senso alla Figlia di Marr'Mahew e, senza particolare astuzia, accompagnando tale voce a un nuovo tentativo d'aggressione a suo discapito « Consapevole di non poter avere la meglio su di noi, hai evocato qualche malefica creatura per soffocare la nostra luc… »

Quel delirio, tuttavia, non ebbe occasione di concludersi, ove, senza palesare particolare esitazione per quanto richiestole in quel momento dal fato, la medesima donna dagli occhi color ghiaccio lì accusata e aggredita, pose prematura fine al medesimo, alla vita dell'uomo la cui voce tanto stava, allora, tentando di offendere il suo udito, muovendo con assoluta naturalezza la propria ingombrante spada bastarda in un ampio movimento tondo roverso, con il quale, senza la benché minima espressione di sforzo, di fatica, decollò il proprio antagonista, colui che, perdendo metaforicamente la testa in quella già avversa situazione, aveva semplicemente guadagnato il diritto a perderla anche in senso più pratico, prima che, in sua imitazione, anche altri potessero decidere di cercare in lei una possibilità di suicidio. Vana speranza la sua, in verità, dal momento in cui quella testa decapitata, e rigettata in ciò a terra, fra i piedi dei propri compagni con ancora indosso la propria maschera, non riuscì a esser di monito per i presenti ma, al contrario, parve rendere propria un'opposta utilità, scatenando in misura maggiore, se possibile, l'ira degli astanti, i quali, immediatamente, levarono in coro un grido che parve volersi presentare di replica a i versi che, sino a un istante prima, avevano attratto completamente la loro attenzione.

« Dannazione! » imprecò ella, stringendo i denti e levando la propria spada innanzi a sé, per essere pronta a tutto « Io odio i fanatici… »
« Attenzione! » intervenne, in quello stesso momento, la profonda e virile voce di Av'Fahr, pretendendo a sé l'attenzione di tutti i presenti « Stanno arrivando! » annunciò, indicando, in un punto cieco nel cielo, qualcosa che evidentemente solo i suoi occhi avevano avuto modo di cogliere, allenati più di quelli di chiunque altro dalle lunghe notti trascorse di vedetta sulla Jol'Ange, alternandosi in tal compito a tutti i propri compagni « E, per la misericordia di Gah'Ad, sono tanti… troppi… »

E quasi a voler confermare quell'annuncio, che gli uomini e le donne in maschera avrebbero potuto decidere di ignorare minimizzandolo qual uno sciocco tentativo di distrarre la loro attenzione verso un obiettivo diverso dalla Figlia di Marr'Mahew, una prima coppia venne, inaspettatamente, risucchiata verso il cielo, ghermita verso l'oscurità e la morte certa, dagli artigli della prima strige a loro giunta.

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