Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

sabato 18 febbraio 2012

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A
differenza di quanto sino ad allora dimostrato da parte non solo della mercenaria dagli occhi color ghiaccio, guida e ispiratrice di quel loro variegato gruppetto, ma anche dal marinaio e dallo scudiero, che alle sue parole avevano offerto assoluta attenzione, Howe non sembrò voler concedere dimostrazione di eccessiva pazienza, di ampia tolleranza, in direzione dei propri avversari, evidentemente reso più severo nel proprio stile di combattimento, nelle proprie scelte tattiche, da quanto avvenuto negli ultimi tempi a proprio esplicito discapito, una breve e pur sgradevole serie di insuccessi che difficilmente gli avrebbero potuto concedere uno sguardo positivo e speranzoso nei riguardi del futuro, prossimo e remoto. Se, infatti, solo poche settimane prima egli era rimasto quasi ucciso, insieme a suo fratello Be'Wahr e al giovane Seem, in quell'agguato ipoteticamente teso a discapito di Nissa Bontor e, successivamente, dimostratosi tuttavia solo in loro trasparente avversione; nel corso dei mesi precedenti egli non aveva accumulato qualcosa di vagamente simile a una vittoria, a incominciare con il proprio primo confronto con la regina di Rogautt, per concludersi con una rocambolesca, e quasi letale, fuga da un territorio abitualmente interdetto all'umanità e dominato da una razza del tutto aliena a quella umana.
In conseguenza al proprio incontro d'esordio con la crudele sorella gemella della propria compagna, prima di allora neppur sospettata nella propria mera esistenza, ove da sempre mantenuta quasi segreta in grazia di un assoluto silenzio a tal riguardo da parte della Figlia di Marr'Mahew; Howe aveva infatti e sgradevolmente perduto il proprio braccio mancino. Un sacrificio, quella da lui in tal modo vissuto, certamente riconoscibile qual utile al fine di concedere protezione alla propria incolumità, al proprio stesso futuro, da una fine altresì certa e in quello che qualcuno avrebbe potuto considerare un prezzo più che conveniente; e pur, altrettanto sicuramente, allora accolta qual una perdita, una menomazione a dir poco insopportabile, tale da renderlo incapace di considerarsi, in ciò, ancora ed effettivamente un uomo e, ancor più, un guerriero, qual pur solo era stato per tutta la propria intera esistenza. Se egli non avesse accettato di porre in pericolo il proprio arto, sollevandolo a protezione istintiva del proprio corpo, sarebbe probabilmente morto, ma, così facendo, si sarebbe evitato l'umiliazione di continuare a vivere in quelle condizioni, con le quali, stolidamente, aveva definito impossibile sperare in un'esistenza realmente degna di essere vissuta: questo, quanto meno, dimenticando come la stessa Midda Bontor, molto prima rispetto a lui, si era già ritrovata a tragico confronto con quello stesso scempio, peggiorato, addirittura, dall'aver perduto ella quello che, sino ad allora, era stato il suo braccio dominante, il destro.
La donna guerriero, figura epica non tanto per le proprie imprese, quanto e ancor più per la forza di volontà che tali imprese aveva reso possibili, quasi tre lustri prima di lui non si era scoraggiata di fronte a un fato avverso ma, al contrario, aveva da esso tratto nuovo sprone a dimostrare la propria indipendenza, la propria autodeterminazione, mutando la forma stessa della propria mente, per divenire abile con la mancina ancor più di quanto non fosse stata precedentemente con la destra, tanto nel combattere quant'anche, e persino, nello scrivere; e, ancora, conquistando un surrogato metallico ipoteticamente utile a rimpiazzare quanto da lei perduto, una protesi che, nella consapevolezza acquista in merito a quanto da lei compiuto, era divenuta per lo sconfitto Howe un simbolo di speranza, la brama di un nuovo traguardo da raggiungere, da rendere proprio. Animato da tale ossessione, e indifferente a ogni avvertimento rivoltogli dalla propria compagna in merito alle conseguenze di una simile scelta, egli si era spinto quasi al punto di suggellare un folle accordo con il popolo dei thusser, o elfi dei tumuli, o troll che dir si volesse; salvo, per propria fortuna, ritornare sui propri passi appena in tempo per non ritrovarsi legato per l'eternità a quegli esseri, ma, in ciò, costringersi, e costringere la medesima Figlia di Marr'Mahew accanto a lui in tal viaggio, a una folle fuga nel corso della quale troppo semplicemente avrebbero potuto entrambi rimetterci la vita. Ancor ben lontana da una vittoria, pertanto, avrebbe dovuto essere giudicata tale impresa, in conseguenza alla quale anch'egli aveva guadagnato una protesi in nero metallo a rimpiazzo di quanto perduto, sebbene inanimata.
Protesi, la sua, che pur priva di possibilità di confronto con quanto presente a adornare il fianco di Midda, nel non richiedere da lui alcun energia, ma, in ciò, neppur concedendogli una qualunque speranza di mobilità, in un contesto qual quello lì loro imposto, in una sfida qual quella pur allora riservata dalla Progenie della Fenice, non avrebbe potuto ovviare a dimostrare una qualche utilità, potendosi ora ergere al ruolo di protezione per il suo corpo, di scudo per le sue carni, senza più alcun rischio di danno, di ferita. Magra consolazione, certo, e comunque una consolazione, per quanto, nel timore di poter nuovamente rischiare il proprio domani, Howe difficilmente avrebbe potuto allora apprezzarla, così come le sue parole e i suoi gesti non avrebbero mai tentato di dissimulare…

« Avanti, ragazzine! » esclamò, con tono simile a quello di un'imprecazione, definendo tale esortazione a denti stretti, ringhiandole quasi, e rivolgendosi in maniera indistinta tanto alle donne quanto agli uomini a lui offerti qual antagonisti « Se pensate che questo vecchio cane zoppo non sia più in grado di mordere, sarà mia premura dimostrarvi in contrario, incidendo ogni singolo carattere del mio nome nelle vostre carni! »

Un impegno, quello da lui in tal modo assunto, che non avrebbe dovuto essere ritenuto qual retorico, qual gratuita e vana promessa formulata per il piacere di ascoltare la propria voce, dal momento in cui, senza particolare sensibilità, lo shar'tiagho si stava effettivamente dedicando anima e corpo a tramutare quanto così annunciato in realtà, frenando, sì, i propri colpi al punto tale da non renderli letali, e pur non abbastanza da rispettare l'incolumità dei propri antagonisti, forse, più di chiunque altro, comportandosi così come qualunque altro esponente della razza umana si sarebbe comportato nei propri panni, nel suo ruolo, posto a confronto con schiere di uomini e di donne desiderosi di ucciderlo, di farlo a pezzi senza alcuna corrispettiva pietà.
In risposta a un tentativo di affondo rivoltogli da una maschera blu e diretto all'altezza delle sue reni, egli non ridusse l'efficacia dei propri colpi così come, probabilmente… sicuramente, avrebbe compiuto la mercenaria dagli occhi di ghiaccio, o un altro fra i suoi compagni, limitandosi a evadere all'offensiva e rispondendo alla medesima animato dalla semplice volontà di porre fuori combattimento l'uomo, allontanandolo da sé e stordendolo; al contrario, Howe ovviò sì alla lama diretta contro le sue carni con un rapido movimento del proprio insensibile arto mancino, in scintillante, splendido metallo dorato, ma, anche, approfittò dell'occasione concessagli da un lieve spiraglio rimasto sguarnito dalla presenza dell'immancabile scudo avversario, rimasto lievemente scostato nel compimento di quella stessa azione, per ricercare a sua volta il sangue a lui antagonista qual giusto contrappasso per quanto dall'altro invocato, aprendo una sgradevole ferita, dolorosa ma non letale, sul fianco dello stesso, all'altezza delle sue costole inferiori. Un istante dopo, qual giusta replica a un tondo roverso diretto al suo collo a opera di una maschera rossa, nella tutt'altro che originale brama di veder spiccare da tal punto il suo capo ricoperto da una miriade di sottili treccine nere, secondo la moda shar'tiagha, egli non si limitò ad abbassarsi rapidamente quanto sufficiente a concedere a tale lama di attraversare inerme solamente l'aria sopra di sé, magari accompagnando a tale movimento con calcio, o un pugno, utile a rigettare all'indietro la controparte; diversamente, una volta effettivamente abbassatosi e condotta in tal modo la propria pur elevata statura ad avvicinarsi agilmente al suolo, il mercenario preferì ricorrere nuovamente all'arma stretta nella sua destra per punire chi dimostratasi tanto eccitata all'idea di decapitarlo, lasciando scorrere la propria lama dietro le caviglie della donna e, in grazia di un tanto semplice gesto, condotto con assoluta naturalezza, recidendole di netto entrambi i tendini calcaneari, osservando poi con interesse, e innegabile soddisfazione, quanto in conseguenza di ciò avvenne, tanto nelle grida di dolore, quanto nell'ineluttabile perdita di equilibrio della sua vittima, non assassinata, e pur probabilmente menomata per il resto della propria esistenza.

« Non mi dire che hai già imparato a scrivere il tuo nome… » commentò la Figlia di Marr'Mahew qual sola reazione alla sua affermazione e alle sue azioni, non reputando necessario esprimere alcun rimprovero a freno di tale comportamento, ove, del resto, non ne avrebbe avuto la benché minima ragione « Hai veramente deciso di rovinare in questo modo la tua reputazione da ignorantone?! »

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