Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 11 febbraio 2012

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P
er attraversare la palude di Grykoo, pur compiendo il tragitto nel minor tempo possibile ed ovviando a spingersi all'interno della medesima, nel mantenersi, piuttosto, prossimi al mare loro costante riferimento in nel corso di quella risalita verso nord, Midda Bontor aveva posto in preventivo almeno tre giorni di viaggio, che poi sarebbero probabilmente divenuti almeno cinque o sei in funzione di quanta opposizione sarebbe stata loro riservata da zombie, falene giganti e quant'altro, entro quei confini, sarebbe potuto essere loro riservato. Tre o, meglio, cinque o sei giorni avrebbero dovuto essere giudicati quale una stima invero irragionevole, non tanto per la propria negatività, nel considerare l'effettiva estensione del territorio in questione, quanto, e piuttosto, per il proprio eccessivo ottimismo, nel ritenere di riuscire a compiere tale percorso, a piedi, in un tempo tanto breve pur considerando tutti i pericoli presenti all'interno di quelle terre desolate, di quelle lande di morte.
Al di là della consapevolezza della proprie eccessiva sopravvalutazione delle energie del loro gruppetto nella propria stima iniziale, i cinque avventurieri lì sospintisi con una ben minimale preparazione a quello che pur li avrebbe potuti attendere, e del tutto impreparati a quanto, altresì, essi avevano avuto occasione di vedere, si ritrovarono a offrire il proprio saluto a Grykoo e alle sue ipoteticamente letali insidie solamente due giorni dopo l'inizio della loro traversata, definendo, in ciò, un primato che probabilmente alcuno sarebbe mai riuscito a replicare. Non, per lo meno, nella palude così come originariamente conosciuta da tutti in Kofreya, in Tranith, in Y'Shalf e, persino, nei territori più distanti, tanto a nord, quanto a est: palude che, dopo aver avuto quieta conferma della veridicità di quel giaggiolo bianco, come l'aveva definito Av'Fahr, la Figlia di Marr'Mahew difficilmente avrebbe potuto considerare effettivamente ancora tale.
Ogni domanda nel merito di cosa potesse essere accaduto in Grykoo, di come ciò potesse essere effettivamente occorso o, ancora, del perché tutto ciò fosse avvenuto, rimase ovviamente inespressa all'interno del gruppo, laddove nella propria formulazione sarebbe risultata non dissimile da una domanda esistenziale, dalla ricerca di una qualche assoluta consapevolezza sul perché della vita, della morte e di tutto il resto. E, in quel momento, in quella situazione, sgradevole come poche tanto per la donna guerriero, quanto per i suoi volontari accompagnatori, nella consapevolezza del lungo viaggio che ancora avrebbero dovuto compiere per giungere, in tempo, all'isola di Rogautt con gli scettri domandati da Nissa Bontor, pretesi in cambio della sopravvivenza di Hui-Wen e di Camne Marge, nessuno fra loro avrebbe potuto considerarsi desideroso di sprecare le proprie energie, anche solo meramente intellettuali, nell'arrovellarsi gratuitamente attorno a questioni la risposta alle quali, comunque, alcun beneficio avrebbe potuto definire per il successo della loro missione, per la salvezza degli ostaggi mantenuti prigionieri.
La tranquillità dei non morti, la presenza di quei tre fiori, e, ancor più, l'assenza di ulteriori insidie sul loro cammino, a rallentarne il corso, venne pertanto accolta da tutti loro quale segno di una divina approvazione a sostegno della loro impresa, ragione della quale sol blasfemo sarebbe potuto apparire, per tutti loro, non dimostrare tutta la propria più sincera gratitudine nel ritrovarsi beneficiari di quel dono e delle positive conseguenze del medesimo.
Ove anche, però, in Grykoo, eccezion fatta per moscerini e zanzare, non un'ombra era precipitata a offuscare il loro futuro, e il successo del completamento di quel viaggio verso la Città della Pace, paradossalmente un'insidia venne loro destinata in immediata adiacenza all'uscita dalla medesima palude, là dove, quella che sarebbe potuta essere l'occasione di una tranquilla serata di riposo, e di riposo vero, libero dal timore di un'aggressione di zombie nel pieno del sonno, venne loro rifiutata per intervento di un nuovo, imprevisto e, onestamente, imprevedibile gruppo di avversari, quali mai, prima di quel giorno, alcuno fra loro aveva avuto modo di incontrare.

La prima ad accorgersi del pericolo incombente sul loro temporaneo campo, superfluo a evidenziarsi, fu la mercenaria dagli occhi di ghiaccio, la quale, malgrado la presenza di compagni più giovani al proprio fianco, dimostrò in tal modo di possedere ancora una lucidità, e un'acutezza percettiva, superiore a quella di chiunque altro, seppur, ipoteticamente, non coinvolta in quel particolare contesto in un qualche compito di vigilanza, altresì affidato, in quelle prime ore, al vigoroso Av'Fahr.

« Seem. » richiamò con tono moderato, quasi sottovoce, e pur imperioso non di meno rispetto a quanto sarebbe potuto essere se solo ella avesse gridato a pieni polmoni « La mia spada, presto. »

Non un gemito, non un lamento, non una protesta sorsero allora dalle labbra del giovane scudiero, il quale, sebbene addormentato e, per tal ragione, necessariamente confuso dal repentino ritorno alla realtà, si dimostrò degno del proprio ruolo, agendo con prontezza e discrezione per l'attuazione dell'ordine rivoltogli, subito ponendo mano al fodero della propria signora, disteso accanto a lui da quando aveva lì riposto la lama bastarda della medesima dopo averla adeguatamente ripulita. Un controllo emotivo, il suo, che venne allora immediatamente condiviso anche da parte dei due fratelli mercenari, i quali, più che confidenti con i comportamenti propri della loro compagna, non avrebbero mai potuto fraintendere le ragioni di quell'improvvisa richiesta, né avrebbero potuto dubitare che la sua potesse essere stata espressione di eccessiva prudenza, di inutile e superflua paranoia: se Midda Bontor aveva definito l'esigenza di porre mano alla propria spada, una sola, semplice e ovvia ragione avrebbe potuto essere riconosciuta qual presente e, nella propria medesima presenza, non avrebbe potuto richiedere altro, a tutti loro, che la predisposizione psicologica a un imminente conflitto, a uno scontro che si sarebbe imposto necessariamente violento e che, inevitabilmente, avrebbe presto visto fornire nuovi cadaveri all'ancor prossima Grykoo per incrementare le fila del proprio negromantico esercito.
E solo colui che pur, nel proprio incarico di vigilanza, avrebbe dovuto essere il primo ad accorgersi di quanto stava accadendo, fallace in tal senso forse in conseguenza alla propria minor esperienza con la vita di terra e, con essa, con la possibilità di un'imboscata, di un'aggressione da nemici rimasti discretamente celati sino a quando ormai inattuabile, per loro, qualunque eventuale manovra evasiva; restò per un fugace istante incerto su come dover interpretare l'improvviso risveglio della donna e, con lei, di tutti gli altri membri del gruppo, non comprendendo il significato della richiesta da lei appena formulata e subito posta in essere dal giovane Seem…

« Cosa accade? » domandò, candido e innocente come un neonato, in quel momento, proprio malgrado, competitivo con Be'Wahr nella volontà di dimostrare l'esistenza di una correlazione di inversa proporzionalità fra la massa magra accumulata e l'elasticità ancor propria del celebro « A cosa ti serve la spada?! »
« Prova a immaginarlo da solo, se la presenza di tutti quei muscoli non ti soffoca il cervello… » suggerì Howe, necessariamente infastidito dall'evidente inutilità del marinaio come guardia, ma, in quel commento, privo di astio verso di lui come, parallelamente, lo sarebbe pur stato verso chiunque altro indistintamente.

Prima che, tuttavia, una qualunque replica potesse essere semplicemente ipotizzata da parte del buon Av'Fahr, lì sfortunatamente e irrimediabilmente colpevole innanzi all'implicita accusa in tal modo rivoltagli, quanto preventivato dalla donna guerriero, e da lei pubblicamente annunciato con la sua richiesta in direzione della propria spada, si tramutò in realtà e dalle tenebre a loro circostanti emersero almeno due dozzine di avversari armati e chiaramente animati da intenti bellicosi.
Avversari che, in grazia a una semplice occhiata, in conseguenza a un effimero sguardo, vennero immediatamente identificati quali del tutto inediti nella loro offerta tanto all'attenzione della Figlia di Marr'Mahew, quanto a quella dei suoi compagni, allora non riconoscibili né quali semplici predoni, ladri e tagliagole desiderosi di arricchirsi a discapito di sprovveduti viandanti; né quali briganti, rivoluzionari della provincia di Kriarya e di Krezya in opposizione al potere sovrano in Kofreya; né quali membri della Confraternita del Tramonto, organizzazione di mercenari contro la quale, già in passato, si erano ritrovati a essere schierati. Chiunque fossero quegli uomini e quelle donne, tutti vestiti con abbigliamento indubbiamente originale e incredibilmente omogeneo, quali membri di una medesima organizzazione militare, nessuno fra i cinque mercenari aveva avuto passata occasione di confronto con loro e, in questo, alcuna consapevolezza nel merito delle loro effettive potenzialità sarebbe potuta essere loro riservata.

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