Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 9 febbraio 2012

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« T
hyres… se non la smettete immediatamente con questi discorsi infantili, giuro che appena saremo usciti da questa palude dormirò nuda abbracciata ad Av'Fahr per una notte intera. » minacciò Midda, gettando uno sguardo estremamente serio in direzione dei due fratelli lì tanto desiderosi di entrare in competizione con qualcuno « Così poi vedremo se avrete altro da poter vantare a mio riguardo! »

E non un fiato osò ipotizzare di levarsi in obiezione a quell'avviso, scandito in toni tanto lapidari da non poter lasciar supporre la benché minima volontà di ironia o di scherno da parte della donna guerriero: se da un lato, infatti, al di là dell'eventuale fama collegata alla propria stessa professione, il marinaio non avrebbe potuto negarsi un momento di sincero imbarazzo a quelle parole, sì eccitato all'idea dell'occasione in tal modo promessagli, e pur, al tempo stesso, sentendosi sgradevolmente colpevole per il tradimento, anche solo psicologico, che avrebbe potuto, in tal modo, riservare a discapito del povero Be'Sihl in quel momento forse ancora privo di coscienza; su un fronte totalmente contrapposto i due fratelli mercenari non si sarebbero mai potuti perdonare per aver in tal modo spinto la loro compagna fra le braccia di un rivale, qual in quel momento, senza reale ragione, in quanto nulla era stato ipotizzato a loro discapito e, ancora, nulla avrebbe avuto ragione d'esserlo da parte del medesimo, avvertivano essere il nuovo arrivato.

« Bene. Ci siamo intesi. » sorrise la donna, più che soddisfatta dalla pace imposta ai propri sodali, necessaria, quanto meno, a riportare un giusto clima di serenità entro i confini di quella palude.

Per quanto paradossale tutto quello sarebbe dovuto essere considerato, e in ciò persino più inquietante di peggiori ipotesi alternative quali quelle dopotutto da loro previste, preventivate, addirittura attese, la violazione dei maledetti limiti di Grykoo si era, sino ad allora, in quelle prime due o tre miglia, dimostrata decisamente più quieta di quanto mai avrebbero potuto attendersi.
I principali avversarsi schieratisi a protezione di quel territorio nel confronto con il quale, a eccezion fatta per la stessa Figlia di Marr'Mahew, nessun altro aveva reso propria la benché minimima speranza di sopravvivenza, si erano sino ad allora presentati nelle non sì terrificanti, seppur forse più noiose, vesti di moscerini e zanzare, i quali, avendo in loro grazia occasione di poter ambire a delle carni più fresche, e quanto meno non putrescenti, di quelle della consueta popolazione locale, non avevano ovviato a prenderli d'assalto, con una voracità sgradevole e pur neanche lontanamente comparabile con quella che chiunque, in quel gruppetto, si sarebbe atteso di dover affrontare. Sul fronte dei non morti, invece, tutto taceva, tanto in senso pratico quanto e ancor più in senso metaforico: ove, infatti, fossero anche stati lì attorno in un migliaio, e fossero stati impegnati in un'azione a loro discapito, alcuno zombie avrebbe mai emesso un semplice suono in loro direzione, fisicamente impossibilitati in tal senso dall'assenza di aria nei propri polmoni; paradossalmente alcuno fra le dozzine, centinaia forse, di dannati lì presenti, a loro circostanti, parve rendere proprio il benché minimo interesse nei loro stessi riguardi, quasi essi non esistessero o non fossero, in sostanza, nulla di più rispetto agli insetti che tanto stavano offrendo loro il tormento. Addirittura, sebbene pur attenti a ogni minimo passo compiuto, non tanto e semplicemente da loro stessi, ma ancor più dai propri equini sodali, agli avventurieri non mancò un incontro incredibilmente ravvicinato con uno dei tanti, troppi zombie lì accumulatisi nel corso dei secoli, il quale, inatteso, per quanto non poi così improbabile nella propria presenza, fece la propria comparsa da dietro il tronco contorto di un albero non eccessivamente robusto, e pur, evidentemente, già sufficientemente tale da proteggerlo, da celarlo allo sguardo: ma tale mostro, grottesca imitazione dell'uomo, anzi, della donna nella fattispecie propria di quel caso, che esso era stato in un tempo lontano, per quanto a solo pochi piedi da loro e dalla loro traiettoria, per quanto, addirittura, voltatosi verso di loro quasi a dimostrare una qualche curiosità nei riguardi di quegli imprevisti invasori, non accennò successivamente alcuna ipotesi d'aggressione a loro discapito, proseguendo in un cammino senza reale destinazione, senza effettiva meta, sotto lo sguardo più che stupito di tutti coloro già certi di come la festa avesse da considerarsi prematuramente terminata.
Proprio in conseguenza a tale effimera occasione di tensione, alla scarica di adrenalina immediatamente riversatasi nelle vene di tutti i presenti, Howe aveva deciso di provare a dar sfogo a simile stato d'animo riprendendo voce e iniziando a suggerire quella stessa prima regola da loro appena, spudoratamente, ignorata, quel saggio consiglio che pur, alcuno fra loro, non egli stesso, né, tantomeno, la donna guerriero, avevano posto in pratica innanzi al rischio pur rappresentato da parte di quella creatura. Ragione per la quale, simile incoerenza, la mercenaria dagli occhi di ghiaccio non poté alfine che riprendere voce, malgrado il silenzio da ella stessa pocanzi imposto sopra tutti, a non concedere loro la benché minima possibilità di distrazione…

« Credo che fra poco mi metterò a gridare come una ragazzina isterica. » dichiarò, storcendo le labbra con trasparente disappunto per tutta quella pace, per tutta quella tranquillità, non che avesse da essere riconosciuta sua brama quella volta a ricercare un arduo confronto come quello già intrattenuto in quelle stesse lande oltre cinque anni prima, ma, in ciò, neppur giudicabile qual soddisfatta per quanto lì, altresì, loro riservato, in un cammino apparentemente meno pericoloso, meno potenzialmente avverso, di tutta la strada da loro già compiuta, quasi in Grykoo, e non all'esterno, avessero da ritenersi più ben accetti « Siete nuovamente autorizzati a parlare… a patto che non riprendiate quegli stupidi confronti verbali a base di testosterone.. »
« D'accordo. » accettò lo shar'tiagho, chinando il capo in segno di quieta sottomissione nel confronto con lei e con quella sua richiesta, dopotutto non immotivata e, anzi, da loro stessi resa più che giustificata nella propria occorrenza.
« Mi dispiace. » soggiunse il biondo, in verità responsabile in misura minore rispetto al fratello per quanto occorso, ma più propenso, sempre rispetto a questi, a riconoscere i propri errori e, soprattutto, a riconoscere la ragionevolezza abitualmente propria di qualunque richiesta della loro compagna.
« Spiace anche a me. » si dichiarò concorde il marinaio, colpevole, dopotutto, di aver offerto un pretesto agli altri due per dar vita a quello stupido confronto, del quale, non essendo stolto, non avrebbe potuto negare consapevolezza.
« Bene. » approvò la donna, lieta di quel ritorno all'uso del verbo come rimedio a quel silenzio sin troppo angosciante « Ora, dal momento in cui non sento mai la tua voce, mio caro Seem, potresti essere tanto cortese da esprimere in maniera priva di ambiguità quanto è tanto straordinariamente stonato nello scenario a noi circostante? »
« Mia signora…?! » esitò lo scudiero, colto di sorpresa da quell'esplicito riferimento al proprio indirizzo, avendo persino creduto d'essere stato dimenticato dal resto dei propri compagni e, in ciò, oggettivamente tutt'altro che dispiaciuto, nel preferire un ruolo di secondo piano, sullo sfondo degli eventi, in luogo a uno da protagonista, qual principale interprete della storia che, tutti loro, insieme, stavano andando a scrivere con le proprie azioni, con le proprie gesta.
« Seem. » sospirò ella, levando gli occhi al cielo « Cosa accidenti mi sta facendo ammattire in questa dannata palude?! » riformulò, in termini decisamente più espliciti, primi d'ogni ambiguità.
« … il fatto che non ci stiano attaccando? » volle ipotizzare il giovane, incerto senza ragion d'esserlo, ove la verità delle proprie parole avrebbe dovuto giudicarsi addirittura retorica.
« Esatto! » esclamò Midda, in quello che, in verità, fu quasi più un urlo che una semplice asserzione, probabilmente frutto della parte più selvaggia del suo cuore che mai avrebbe approvato di abbandonare quella palude senza essere venuta, almeno una volta, alle armi nel confronto con quelle creature « Perché è mai possibile che proprio oggi qualcuno abbia deciso di riscrivere le regole di queste terre, da sempre maledette? E se non è così, che diamine sta accadendo? Perché nessuno ci sta attaccando?! »
« Giusto per parafrasarti… ahem… » intervenne Howe, richiedendo per sé, ancora una volta, la parola e, nel mentre di ciò, indicando un punto preciso innanzi a loro « Potrei sbagliarmi, ma credo proprio che sia così. Cioè, che qualcuno abbia deciso di riscrivere le regole di queste terre… »

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