Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 4 febbraio 2012

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G
iunti alla grotta-tempio ormai sul limitar del tramonto, Midda e Av'Fahr, malgrado i tempi sempre più ristretti nei quali permettersi di operare per la salvezza di Hui-Wen e Camne, non poterono ovviamente ipotizzare di ripartire immediatamente, né soli, né in presumibile compagnia dei tre alleati che avevano avuto la fortuna di trovare ancora in vita. Ciò nonostante, al di là dell'inevitabile serata di riposo imposta loro, e contemporaneamente necessaria a Howe, Be'Wahr e Seem a prepararsi, fisicamente e psicologicamente, alla ripartenza e a quanto sarebbe seguito al rientro in giuoco dopo una così lunga sosta forzata, i temi affrontati nelle loro chiacchiere, nei loro confronti verbali, non poterono limitarsi, unicamente, alla cronaca di eventi passati, né, tantomeno, a ludico scherzare, là dove delle vite avrebbero dovuto riconoscersi ancora in forse e, in questo, malgrado ogni assuefazione al sangue e alla morte per ognuno di loro, ben poco da ridere avrebbe dovuto essere riconosciuto qual presente.
Superata, pertanto, una prima fase di quieto riallineamento, utile per ambo le parti a comprendere quanto fosse accaduto in propria assenza, necessario fu il ritorno all'attualità e, soprattutto, alle urgenze che avrebbero dovuto riconoscere qual imposte sul proprio futuro, con un occhio di riguardo, ovviamente, alla coppia di scettri da recuperare. Coppia da recuperare, sì, in quanto anche la reliquia loro affidata, non era più nelle loro immediate disponibilità, così come si premurò di puntualizzare Be'Wahr, nel ricordare i termini imposti loro dalla stessa Figlia di Marr'Mahew qualche mese prima, anticipando gli sgradevoli sviluppi della fallita trappola a ipotetico discapito della sovrana dei pirati…

« Credo che tu possa rammentare perfettamente come sia stata proprio la tua voce a comandarci di conservare il flagello in un luogo sicuro, in un posto protetto e difficilmente accessibile, ove sarebbe potuto restare al sicuro anche per sempre, se fosse stato necessario. » annunciò il biondo, sollevando la destra a indicare la propria compagna e interlocutrice, rafforzando con tale mimica fisica il concetto già espresso verbalmente « Dicesti, per amor di cronaca, che non sarebbe dovuto poter essere riunificato all'altro per alcuna ragione al mondo, in quanto, uniti, avrebbero concesso un potere maledetto a chiunque li avesse voluti rendere propri. »
« Il che, in effetti, non può ovviare al sorgere di molti dubbi. » evidenziò Howe, prendendo parola a completamento di quanto già introdotto dal fratello « Dubbi, in particolare, sul perché riservare tanta premura a un oggetto che, comunque, potrebbe dannare chiunque fosse tanto sciocco dal desiderarlo e ne entrasse in possesso. » commentò, non privo di palese raziocinio a sostegno della propria posizione, nell'ambiguità del loro mandato, per così come definito dalla stessa mercenaria che, in quel contesto, si era proposta qual loro mecenate ancor prima che semplice collega.
« Effettivamente… » annuì Be'Wahr, ritrovandosi concorde con il compare.
« A meno che, ovviamente, tu non ti sia dimenticata di spiegarci qualcosa nel merito di questi famigerati scettri. » insistette lo shar'tiagho, con un lieve sorriso sornione « Qualcosa, nella fattispecie, che potrebbe renderli appetibili a quella cagna di tua sorella, quali sembrano essere diventati. »

Interrogativi più che corretti, quelli formulati dalla natura polemica dell'uomo, che avrebbero dovuto essere riconosciuti quali lì giustificati dalla completa assenza di concrete spiegazioni loro concesse nel merito dell'effettiva natura di quegli scettri o del loro ipotetico potere, qual conseguenza di una purtroppo spiacevole ignoranza, in tal senso, propria anche della Figlia di Marr'Mahew.
Sebbene, infatti, ella si fosse impegnata a preservare il possesso di quegli scettri da qualunque, possibile brama umana, arrivando a scontri aperti, in tal senso, su al nord, in Shar'Tiagh, ove a quegli stesso oggetti avrebbe dovuto essere riconosciuto anche un incomparabile valore simbolico, in quanto ultimo, concreto retaggio di un'epoca ormai dimenticata, perduta nella storia, quand'ancora il regno di coloro che erano soliti considerarsi popolo eletto dagli dei era potente e influente sull'intero continente di Qahr, se non, forse e addirittura, sull'intero mondo; la mercenaria non avrebbe saputo concretamente spiegare le ragioni della propria affezione a quegli oggetti, in un sentimento non di bramoso possesso, quanto, e piuttosto, di necessaria, indispensabile protezione degli stessi, quasi da essi, e dalla loro comunione, potesse dipendere il fato dell'umanità. Per tale sentimento, per simile, forse sciocca, emozione, ella non solo aveva condotto seco quegli scettri attraverso l'intero continente, allontanandoli dalla propria terra d'origine, ma, ancor più, si era premurata di dividerli, di separarli, assicurandosi, in tal modo, che alcuno potesse avere ulteriore possibilità di renderli propri… così come, tragicamente, ora aveva altresì comandato la sua gemella, già in possesso di un'altra potente reliquia, sempre restituita al mondo solo per merito, o colpa, sua.
In conseguenza di tutto ciò, sincera con se stessa, ella non avrebbe potuto negarsi una certa inquietudine, un certo disagio, crogiolandosi nel quale la sua paranoia le stava suggerendo, malgrado tutto, di essere purtroppo divenuta pedina di un volere a lei superiore, di una forza da lei non compresa e che pur, in lei, sembrava aver riposto le proprie speranze per un non meglio chiarito piano, una strategia non necessariamente volta al migliore dei mondi possibili, non, per lo meno, se da essa sarebbe derivata la concessione di enorme, e ancor sconosciuto, potere alla propria nemesi.

« Vorrei essere in grado di dirvi di più… credetemi. » ammise pertanto in direzione dei propri compagni, tutt'altro che desiderosa di prendersi giuoco di loro o, peggio, di trascinarli in una nuova, letale missione, unicamente senza renderli consci delle ragioni per le quali avrebbero dovuto rischiare il proprio avvenire, così come era già, sgradevolmente, avvenuto « Purtroppo non si tratta di una questione di volontà, ma di possibilità, dal momento in cui, sono sincera, neppure io so con precisione quale potere si celi in quegli oggetti. » proseguì « Quanto mi è dato di sapere è che l'ultima persona che ha cercato di averli, in contrasto alla mia volontà, me li ha restituiti prima di morire, avvelenato dal sangue del suo sangue, con l'ordine di allontanarli per sempre da Shar'Tiagh e di non permettere, ad alcun altro, di porre le proprie mani su simili, dannati, tesori. »
« Ma se tale è la sorte di chiunque se ne impossessi al di fuori di te, forse non è poi un male l'idea che Nissa li possa ricevere… così come sostenevano i tuoi amici un istante fa. » argomentò Av'Fahr, schierandosi, per la prima volta, in aperto favore della posizione già assunta da parte di Howe e Be'Wahr a tal riguardo, seguendo, loro pari, un percorso assolutamente logico, razionale « Dopotutto a noi interessa liberarci di lei. E per tale scopo ogni modo, per quanto originale, sarebbe ben accolto. »
« Esatto! » approvò il biondo, indicando ora il figlio dei regni desertici centrali, per suggerire a Midda, loro interlocutrice, di prestare attenzione a quel nuovo e ulteriore giudizio a sostegno della tesi espressa dal fratello e, comunque, già resa propria.

Razionale, logico, certamente, sarebbe stato quel pensiero, quella conclusione, per così come già vedeva or schierati l'uno accanto all'altro i tre guerrieri lì presenti, escludendo dal loro annovero solo Seem in semplice e probabile conseguenza del proprio ruolo, che, soprattutto dopo gli ultimi eventi occorsi, e il timore di aver perduto il proprio cavaliere, non lo avrebbe mai potuto porre in contrasto a lei, fosse anche, e banalmente, in un confronto verbale quale quello lì in corso.
Tuttavia, al di là di quanta logica e razionalità in tutto ciò avrebbe potuto essere, per le stesse, intime e immotivate ragioni per le quali, due anni prima, non aveva approvato l'idea che qualcuno potesse porre le proprie mani a contatto con quegli scettri, ancor oggi ella non sarebbe riuscita a definirsi favorevole a una tale linea di pensiero, a una tale condotta. Non, poi, dopo che l'ultima trappola progettata a discapito di Nissa, e facente proprio un minor numero di incognite di un eventuale piano coinvolgente proprio i due scettri, aveva tanto miseramente fallito, con le conseguenze più che note a tutti i presenti.

« No. Non è esatto. » negò pertanto, scuotendo il capo e, con esso, i propri disordinati capelli neri, sempre prossimi a una selvaggia criniera ancor prima che a un'elegante e femminile chioma, un manto coeso e compatto qual pur avrebbe dovuto essere nei canoni lì imperanti « Non è esatto perché non sappiamo nulla di quegli scettri o dei loro, possibili poteri. Né, tantomeno, ci è dato di conoscere qualcosa nel merito dei piani di Nissa per essi. »

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