Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

martedì 31 gennaio 2012

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F
orse in conseguenza a questo proprio sentimento d'invidia; forse, e ancora, in meno ovvia approvazione per la professionalità e la fedeltà da entrambi pur dimostrate nel corso della loro prima missione insieme, dell'avventura, in effetti, in sola grazia alla quale la corona della regina Anmel, ora in possesso della sua gemella, era stata restituita alla luce del sole e all'umanità intera; forse, e più semplicemente, per un semplice giuoco del fato, per quanto ella non fosse solita riconoscerne l'esistenza, il suo rapporto con quei due fratelli non si era limitato unicamente al mero conseguimento di quel primo obiettivo comune, ma era stato rinnovato in più occasioni nel corso di quegli ultimi anni, riconoscendo loro un'indubbia partecipazione alla sua quotidianità. Partecipazione, la loro, non superiore, tuttavia, a quella del giovane Seem, colui che per primo, nella sua intera vita, non solo aveva dimostrato desiderio di potersi conquistare un ruolo da scudiero al suo fianco, ma, ancor più, aveva dimostrato di poter realmente ascendere a tale incarico, per quanto, obiettivamente, difficile sarebbe stato per chiunque ipotizzarlo o, persino, accettarlo, ove pur, ormai, innegabilmente tale.
Nato e cresciuto nella peggiore capitale di tutte le sei province del regno di Kofreya, Kriarya, universalmente soprannominata città del peccato, Seem si era immediatamente presentato come quanto di più lontano ci si sarebbe potuti attendere da un'urbe la cui popolazione annoverava quasi esclusivamente mercenari e assassini, ladri e prostitute, collocandosi, obiettivamente, ben distante da ognuno di tali ruoli. Il primo incontro fra loro era avvenuto in maniera estremamente indiretta, essendosi egli, a un certo punto della propria esistenza, ritrovato a essere impiegato all'interno della locanda di Be'Sihl nel ruolo di garzone. E proprio in tale ruolo, all'incirca, e manco a dirlo, cinque anni prima, egli era rimasto coinvolto in un importante compito di sorveglianza sul riposo della medesima donna guerriero nei giorni successivi a una sua spiacevole caduta dalla cima di un palazzo, caduta conseguente, in particolare, all'essersi ritrovata bersaglio di un dardo, proiettatole nella schiena da un non ancor meglio chiarito attentatore. In quella specifica occasione, momento perfetto per avvicinarsi a lei in misura maggiore a quanto mai prima avrebbe potuto sperare di compiere, egli aveva maturato l'idea di candidarsi per quell'improbabile ruolo, inizialmente sospinto da una certa infatuazione per lei, forse convinto, al di là del divario d'età che l'avrebbe probabilmente riconosciuta qual coetanea a sua madre, di poter ambire a un ruolo di maggiore intimità al suo fianco; e pur, successivamente, scopertosi più che lieto di poterla servire per il semplice, e pur non ovvio, gusto di sentirsi, per la prima volta, realmente padroni della propria vita, del proprio presente e del proprio avvenire, sebbene seguendo una strada che alcuno avrebbe creduto potesse essergli propria.
Così come già per Howe e Be'Wahr, anche nella storia di Seem e del suo rapporto con la Figlia di Marr'Mahew, interessante a notarsi, avrebbe dovuto essere riconosciuto un certo, non minimale, ruolo di importanza alla Jol'Ange e al suo poi non eccessivamente bistrattato equipaggio, dal momento in cui, a immediato proseguo degli eventi che l'avevano veduta recuperare la corona della regina Anmel e ottenere le informazioni bramate nel merito della sorte della goletta, ella era immediatamente partita in direzione di un'isoletta nella quale, era stata informata, tutti loro si erano spiacevolmente trovati prigionieri, desiderosa, ovviamente, di restituire loro la libertà negata. In tal viaggio, per la prima volta, proprio il giovane ex-garzone aveva avuto occasione di prestare servizio al suo fianco e, per indubbi meriti, di conquistare la possibilità di non rendere unica e irripetibile tale vicenda, o forse vicissitudine nel considerare un improbo scontro con un piova gigante che, quasi, lo aveva visto morire. E se pur, alla fine, tutto l'impegno posto in quel viaggio, nella volontà di soccorrere i propri compagni lì in difficoltà, si era rivelato vano, ove essi erano riusciti autonomamente a riconquistare la propria autonomia, ella non avrebbe potuto rifiutare a tutto ciò una propria ragion d'esser stato, nel ritrovarsi affiancata da uno scudiero da lei non ricercato, e pur, indubbiamente, apprezzato nelle proprie doti, e, ancor più, nella propria perseveranza, nella propria tenacia, pregio superiore a qualunque educazione all'arte della guerra, qual pur non aveva mancato di imporgli al fine di non renderlo un semplice peso, e ancor più una possibile ragione di danno, per sé oltre che, ovviamente, per lui stesso.
Di Howe e di Be'Wahr, al pari di Seem, ella non ovviò a offrire cronaca e resoconto al proprio interlocutore, affiancando tale narrazione ai dettagli di tutte le volte che ella, pur, si era interessata al fato della Jol'Ange in quegli ultimi anni. Una lunga spiegazione, un sin eccessivo monologo, al termine del quale, tuttavia, ella non volle pretendere alcun riconoscimento dal buon Av'Fahr, così come si premurò di sottolineare…

« Non credere, tuttavia, che io ti stia dicendo tutto questo perché sia mia volontà giustificare quelle che, da parte vostra, sono state rilevate quali mie mancanze… » puntualizzò, scuotendo appena il capo « Se è pur vero, infatti, che molte energie sono state da me spese nella volontà di informarmi nel merito del vostro fato, e di quello di Camne ovviamente; altrettante sono state da me impiegate a mantenermi a debita distanza da tutti voi, così come, probabilmente, anche in questo momento, se potessi, non esiterei a fare nei riguardi di Seem, di Howe e di Be'Wahr. »
« Temo di non comprendere. » ammise egli, sinceramente confuso da quella conclusione, paradossale nel confronto con quanto da lei appena scandito « Per quale ragione dovresti voler mantenerti a distanza da coloro i quali, pur, sostieni di avere a cuore? »
« Né più, né meno che per la stessa ragione per cui, due anni fa, tentai di rimediare all'inizio della storia d'amore che mi ero concessa di avere con Be'Sihl, non appena fu palese quanto tutto quello, per lui, potesse essere dannatamente pericoloso, attraendo in suo contrasto avversari con i quali mai avrei desiderato egli potesse aver a chi fare… e non di certo per causa mia. » asserì ella, sorridendo non senza un necessario velo d'amarezza a caratterizzare la sua espressione « Forse non te ne sei reso conto, ma abitualmente, chi mi si avvicina troppo, non riesce a sopravvivermi. Indifferentemente che egli, o ella, mi sia nemico o mi sia amico. »

Impietosa nella propria condanna in contrasto a se stessa, ella non poté negarsi tale giudizio ove, dopotutto, non originale, non inedito nella propria vita, seppur, forse, troppo spesso abusato come scusa utile a ovviare a possibili relazioni umane, qual pur, in molti, forse in troppi, si ostinavano a voler cercare con lei.
Salge Tresand, gli uomini e le donne della Jol'Ange, Be'Sihl, Howe e Be'Wahr, Seem e ancora molti e molti altri ancora, avevano tutti rischiato la vita, o, addirittura, erano morti, in semplice conseguenza alla propria correlazione con lei. Ed ella, per quanto umanamente bramosa di relazioni, tanto d'amicizia, quanto d'amore, non desiderava farsi carico di altre morti, di altre condanne conseguenza di una qualche maledizione forse realmente scatenatagli in contrasto da colei, che per prima, e forse sola, ella aveva osato tradire nella propria intera vita, sua sorella, e gemella, Nissa, alla quale, ancor bambina, aveva ripetutamente mentito, spergiurato per tre volte, promettendole che mai l'avrebbe abbandonata anche quando già certa, in cuor suo, di essere prossima alla propria partenza, alla propria fuga da casa per la ricerca di una libertà che lì, infantilmente, avvertiva qual negatale.

« Ora comprendo… » commentò Av'Fahr, storcendo le labbra verso il basso « Comprendo perché qualche giorno fa stavi osservando con eccessiva cupidigia la tua spada, bramosa di impiegarla a negarti occasione di vita malgrado tutti i nostri sforzi in tal senso, malgrado il sacrificio di Berah per concederti un futuro. » definì con tono quasi contrito, abbattuto, ben diverso da quello che, in tale rievocata occasione, egli aveva adoperato nella volontà di infonderle coraggio, di distoglierla da tanto negativi propositi anche da lui, cinque anni prima, pur accarezzati, nel dolore per la perdita di sua sorella Ja'Nihr « Tu non desideravi morire per ovviare al dolore di quanto accaduto, ma per prevenire che ulteriori drammi potessero essere consumati e che il loro peso si riversasse in contrasto alla tua coscienza, al tuo animo. »
« … sì… » non poté che annuire la Figlia di Marr'Mahew, non fiera per tale proprio momento di debolezza, tale sconforto non diverso da altri che, in passato, l'avevano contraddistinta, spingendola puntualmente verso atti estremi, e tutt'altro che distanti da un esplicito gesto di suicidio « E' così. »
« Non avrei mai potuto credere di arrivare ad affermare qualcosa del genere, ma… sei codarda, Midda Bontor. » sentenziò egli, non meno impietoso rispetto a quanto ella stessa non era stata un istante prima a propria esplicita condanna « Sei codarda e incredibilmente egocentrica, se questo è tutto ciò che tu riesci a ponderare in merito alla tua esistenza e al tuo rapporto con il prossimo! »

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