Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

lunedì 30 gennaio 2012

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C
ome ampiamente e inequivocabilmente annunciato a opera delle parole della medesima Figlia di Marr'Mahew, il viaggio suo e di Av'Fahr, a seguito dell'inaspettato incontro con i pirati di Lehn-Ha, proseguì sostanzialmente tranquillo, e a passo sostenuto, non in direzione della conquista di una nuova meta, di un qualche traguardo lontano dalla penisola tranitha sul litorale occidentale della quale avevano attraccato, quanto, e piuttosto, del ritorno a un luogo già teatro di eventi fondamentali per quell'intera, drammatica e tragica faccenda, più a sud lungo quelle stesse coste. Un luogo, invero, ovviamente inedito per il marinaio e pur sin eccessivamente noto alla sua compagna e guida, nell'identificarsi, nella fattispecie, quale l'ambiente entro il quale tutto aveva avuto inizio, nel fallito agguato ordito a ipotetico discapito di Nissa Bontor: la grotta-tempio nel limitare della quale, per l'ultima volta, ella aveva avuto occasione di osservare i propri compagni riversare in pessime condizioni in conseguenza a quella troppo semplice, definitivamente stupida, strategia da lei troppo ingenuamente elaborata, che non solo non aveva concesso loro alcuna speranza di vittoria, di successo in confronto a colei eletta qual comune nemica, quanto, e peggio, aveva riservato loro solo occasione di avvicinarsi pericolosamente alla morte, se non, impossibile per lei saperlo, di raggiungerla.
Nel compiere un simile tragitto, nell'eleggerlo a percorso obbligato in un viaggio per il compimento del quale troppo poco tempo era stato loro concesso, Midda non si era ritrovata sospinta solo e unicamente dalla pur umana e comprensibile volontà volta a maturare una qualche coscienza nel merito dell'effettiva condizione nella quale Howe e Be'Wahr, mercenari e suoi sodali, da lei, invero, addirittura ingaggiati per quell'incarico, e Seem, giovane suo scudiero. Al contrario, sebbene forse meno nobilitante a definirsi, ella si era ritrovata animata, più freddamente, più razionalmente, dal desio di non tradire le aspettative né di Av'Fahr, né di chiunque altro a bordo della Jol'Ange, compiendo quanto necessario per ritornare in possesso dei due scettri oggetto della bramosia della sovrana di Rogautt. Scettri per la protezione dei quali ella si era accordata con tre distinti soggetti o, per amore del dettaglio, con una coppia di complici su un fronte, e con un singolo ulteriore interlocutore sull'altro, prestando attenzione, nella propria scelta, non solo a un pur fondamentale fattore di fiducia, indispensabile per una simile questione, quant'anche a definire individui privi di eventuali interconnessioni fra loro, a eccezion fatta, ovviamente, per quella rappresentata da lei stessa, in modo tale da prevenire all'eventualità che tali reliquie potessero essere riunificate senza che ella ne fosse informata e, soprattutto, coinvolta. E proprio Howe e Be'Wahr, così come la donna guerriero aveva già avuto modo di illustrare al proprio compagno dalla pelle d'ebano nello spiegargli le ragioni di quella particolare scelta, di quel particolare tragitto per così come stabilito, erano stati eletti quali custodi del primo scettro.
E se, raggiunta la grotta nella quale Nissa Bontor avrebbe dovuto, finalmente, saldare il letale conto troppo a lungo rimandato, e incrementato nelle proprie sanguinose cifre da tutti i morti a lei riconducibili, e parte integrante della quotidianità della sua gemella, Midda e Av'Fahr si fossero resi conto di come, purtroppo, Howe e Be'Wahr non fossero riusciti a sopravvivere all'imboscata rivoltatasi a loro medesimo discapito, poco o nulla sarebbe rimasto loro possibile compiere per la salvezza di Hui-Wen e Camne, la cui sopravvivenza era stata spiacevolmente legata al loro successo in tal senso, dal momento in cui, senza i due compagni mercenari, nessuno al mondo avrebbe saputo suggerire il luogo ove essi avevano deciso di celare quanto affidato alle loro cure, alla loro protezione. E due morti, già vittime di Nissa, troppo facilmente avrebbero in tal modo definito, seppur in maniera indiretta, un'irreversibile sentenza per altre due innocenti comparse nel meraviglioso e terribile spettacolo di guerra, sangue e dolore nel quale, da troppi anni, due gemelle si erano riservate un ruolo da protagoniste indiscusse.

« Posso farti una domanda? » questionò il figlio dei deserti centrali, nel mentre di quel loro viaggio, in un momento di riposo, più per i loro cavalli che per loro stessi.
« Solo una?! » sorrise l'altra, minimizzando l'ipotetico eccesso di libertà richiesto dal compare con quel proprio sin troppo formale interrogativo « Per carità, Av'Fahr… non sono così cattiva come mi descrivono, sai? E per quanto non sia solita prevedere troppa compagnia attorno a me, quattro chiacchiere sono sempre disposta a scambiarle quando se ne presenta l'occasione. »
« Bene. Ma non sentirti obbligata a rispondermi se la questione può esserti d'imbarazzo. » dimostrò interesse nel puntualizzare, evidentemente desideroso di poter mantenere disteso il rapporto venutosi a creare fra loro in quella circostanza, senza inquinarlo qual conseguenza di forse stupide insinuazioni « Dal momento in cui questo spiacevole caso sembra riservarsi un numero estremamente elevato di punti in comune con quanto accaduto un lustro fa a bordo della Jol'Ange, desideravo domandarti se, in assenza dell'incentivo rappresentato dalla necessità di recuperare i due scettri, sarebbe stata ugualmente tua priorità, o anche solo interesse, riunirti a questi tuoi compagni o se, invece, non ne avresti più neppure cercato notizia, così come è avvenuto con noi e, soprattutto, con Camne, che avevi eletto al ruolo di tua protetta, impegnandoti a ricondurla al nord, dai suoi parenti, all'isola dalla quale era stata rapita… »

Un quesito, quello che le venne allora posto, che ella non avrebbe potuto evitare di giudicare ingiusto nei propri confronti, immeritato in conseguenza di quanto da lei pur compiuto per ottenere rassicurazioni sul loro effettivo stato di salute, e che pur, comprese, essi non avrebbero potuto mai conoscere e, in ciò, non avrebbero potuto ovviare a considerare, il suo, quale un comportamento completamente privo di interesse, di affetto, per coloro che, all'epoca, avrebbero potuto essere definiti quali i superstiti di una sgradevole strage, impostasi a loro discapito senza colpa alcuna al di fuori dell'accoglienza a lei riservata. Al di là di ciò, comunque, ella non avrebbe potuto negarsi, e negare, l'esistenza di un diverso tipo di rapporto venutosi a instaurare con Howe e Be'Wahr, così come con Seem, che mai, malgrado il rispetto e, sicuramente, un certo spontaneo affetto per loro, avrebbe potuto provare in direzione degli stessi membri dell'equipaggio della Jol'Ange, con i quali, dopotutto, il cammino di vita percorso insieme avrebbe dovuto estremamente limitato, sino ad allora.

« Hai ragione a volermi porre questo interrogativo… » commentò ella, annuendo alle parole dell'interlocutore per dimostrargli di aver accettato il quesito propostole e di voler, sinceramente, soddisfare la sua curiosità, il suo interesse « Però non ti aspettare una risposta così semplice come, forse, preferiresti ricevere, un banale sì o no atto a ridurre ai minimi termini ogni sentimento, ogni emozione e, anche, ogni ragione, ogni logica. »

Ella aveva conosciuto Howe e Be'Wahr poco tempo dopo gli eventi che l'avevano obbligata a separarsi dalla Jol'Ange e, a ben intendersi, aveva avuto occasione di collaborare con loro solo in quanto sospinta dalla volontà di sfruttare le risorse di una sua inusuale mecenate allo scopo di individuare l'effettiva posizione e sorte della goletta a seguito di quella furiosa tempesta che l'aveva vista scaraventata in mare, perduta alla deriva. In quello shar'tiagho, tale solo di origine e neppur di nome, Howe, e nel suo altresì eburneo e biondo compare, altresì possessore di un nome degno di un figlio di Shar'Tiagh, Be'Wahr, ella aveva avuto così occasione di incontrare a coppia di fratelli più reciprocamente unita che mai ella avrebbe potuto immaginare esistere, forse coadiuvati in tal senso, nei propri sentimenti dalla consapevolezza di non avere neppure una stilla di sangue in comune.
Se, infatti, qual fratelli erano soliti considerarsi, chiamarsi e, ovviamente, amarsi, ovviamente negando con inappellabile fermezza quest'ultimo dettaglio, essi avrebbero dovuto essere riconosciuti quali figli di diversi padri e di diverse madri, famiglie che, nonostante origini evidentemente diverse, estranee l'una dall'altra, avevano avuto ragione di stringere un legame tanto solido da non limitarsi a far crescere insieme quella coppia di figli pressoché coetanei, ma, anche e ancor più, da invertire i loro stessi nomi ancor prima della loro nascita, chiamando pertanto l'uno con il nome che, altresì, sarebbe spettato all'altro e sancendo, in tal modo, una fratellanza che alcuno avrebbe mai saputo violare. E proprio di quel loro reciproco affetto, di quella loro persino sconsiderata incoscienza, tale da poterli spingere a sacrificarsi più che volentieri l'uno per la sopravvivenza dell'altro, Midda Bontor, a loro pur guerriera di rango superiore, di esperienza incomparabile, non avrebbe potuto ovviare a considerarsi gelosa, in cuor suo conscia di aver, purtroppo, perduto l'occasione di un tale, speciale, legame.

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