Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

venerdì 27 gennaio 2012

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N
on con sufficienza, in grazia a una tale consapevolezza, alla coscienza di una simile necessità per lei forse ancor maggiore rispetto alla mera sopravvivenza a una sfida nella quale alcun danno le era stato promesso, Midda mosse il proprio destro a levarsi in contrasto a un dritto sgualembro, in tal gesto non limitandosi a respingere il colpo ipotizzato in propria offesa ma, anche, afferrando saldamente quella medesima lama fra le proprie dita metalliche per poterne reindirizzare il movimento sul fronte opposto rispetto a quello ove era stato concepito, lì ergendosi ora a sua protezione da un roverso tondo sgradevolmente destinato ad aprirle il ventre e già sospintosi eccessivamente prossimo a tale obiettivo, a simile, forse neppure bramato, successo. Difficile, in verità, sarebbe stato comprendere in quale misura quei pirati stessero agendo allo scopo di catturarla e in quale, altresì, volessero ferirla o, persino, ucciderla: probabilmente, al di là di ogni loro possibile atteggiamento, la loro confidenza con quel genere di scontri avrebbe dovuto riconoscersi tanto limitata da renderli, a conti fatti, estremamente più pericolosi di quanto sarebbero potuti essere presentandosi quali guerrieri esperti, completamente confidenti con le proprie armi e le possibilità delle medesime. A completamento della propria azione difensiva, pertanto, se al primo avversario venne da lei donato un semplice schiaffo con la sua mancina, semplice sì, e pur sufficientemente energico da disorientarlo e costringerlo ad arretrare per riprendersi da tale offesa; al secondo venne riservato un più spiacevole calcio comunque indirizzato non a una delle sue rotule, là dove avrebbe potuto riservarsi maggiore efficacia nel porre fuori dalla competizione quello pericoloso sprovveduto, quanto, e piuttosto, ai suoi testicoli, là dove, al di là di una forte, fortissima sensazione dolorosa, nulla sarebbe stato negato a quell'uomo nella volontà di tentare un nuovo attacco o, più saggiamente, una qualche azione rivolta alla ritirata, all'abbandono del campo.

« Ehy… con questi stuzzicadenti stanno iniziando a infastidirmi. » si lamentò Av'Fahr, ritrovando voce verso di lei a commentare gli ultimi tentativi d'offesa rivolti a suo discapito « Sei proprio sicura di voler continuare a concedere loro occasione utile a tentare di farmi la pelle?! »
« Se davvero consideri questa qual una battaglia nel corso della quale puoi rischiare di rimetterci qualcosa, forse è meglio per te tornare alla Jol'Ange. » definì ella, quasi con tono di rimprovero per il tono adottato da parte dell'uomo, e atto a riconoscere, ai loro avversari, una possibilità nei suoi riguardi, a suo discapito, così come ella non voleva pur concedere ad alcuno fra gli stessi « Questo per noi dovrebbe essere un allenamento, se non, addirittura, uno svago nel quale poter sfogare un po' di emozioni represse. Nulla di più… » sancì, a non concedere al compagno possibilità di protesta nel confronto con la severità di quel suo giudizio, sì intransigente e pur, non di meno, necessario a non poter lasciare dubbio alcuno nel proprio interlocutore di quanto avrebbe potuto e sarebbe dovuto essere da loro atteso per l'immediato futuro, così che, ove egli non si potesse ritenere all'altezza del compito preteso per sé, fosse ancora in tempo a retrocedere, a ritornare sui propri passi non diversamente da come, di lì a breve, sarebbero stati costetti a compiere gli uomini di Lehn-Ha.

Al di là delle proprie parole, dell'affaticamento da lui dimostrato anche, e soprattutto, al fine di definire un argomento di pur faceto dialogo con la propria compagna, egli non avrebbe mai potuto sottovalutare le proprie risorse, e, contemporaneamente, sopravvalutare quelle dei propri avversari, al punto tale da giudicarsi inadatto a quel confronto, inabile a proseguire in quella che, seppur a suo discapito pensata qual battaglia, egli stava ancor impegnandosi a gestire non troppo diversamente da una rissa, non invocando il sangue e la morte delle proprie controparti ma, più semplicemente, accontentandosi di far sputare loro quante più imprecazioni possibili in conseguenza del continuo insuccesso nei suoi riguardi e, ancor più, delle randellate comunque loro destinate a compensazione di ciò. Divenuto esperto conoscitore dell'arma appartenuta alla propria sorella maggiore, di quella splendida lancia arma abitualmente sottovalutata dalla maggior parte dei guerrieri in quanto giudicata priva di virilità, non, per lo meno, al pari di una spada, di una mazza o di altre risorse assimilabili, il figlio dei regni desertici centrali stava allora dimostrando tutta la propria perizia nello sfruttare al meglio le ampie possibilità riservategli nell'utilizzo di quell'arma, concedendosi di poter, al contempo, definire un'inviolabile barriera difensiva attorno al proprio corpo e, con un minimo sforzo aggiuntivo, di poter anche recare offesa, non letale, ai propri antagonisti, offrendo loro la parte inerme di quell'asta e non la sua punta metallica, in contrasto alla quale troppo semplice sarebbe potuto essere per lui estirpare tutti coloro contro di sé slanciatisi con tanto impeto.
In ciò, se all'ennesimo tentativo di fendente dritto diretto a discapito del suo collo, Av'Fahr ebbe occasione di reagire spazzando con un movimento deciso la lama a sé nemica e guidandola a infilarsi, con profondità nel suolo al suo fianco; se all'ancor vana ipotesi di ridoppio roverso a discapito della propria gamba destra, egli reagì piombando duramente sul polso dell'avversario con energia tale non mandarlo in frantumi ma, al tempo stesso, da non permettergli di ipotizzare il completamento di quell'offesa o di altri attacchi a sé destinati; innanzi a un nuovo, stolido affondo egli rispose con un movimento del tutto speculare, allungando la punta tonda dell'asta della propria lancia verso il petto dell'avversario contro di sé slanciatosi e, in ciò, proiettandolo con energia, con forza, con violenza all'indietro, lontano non solo dall'obiettivo che quel pirata si era prefisso ma, ancor più, dall'intera area eletta a teatro del loro scontro. Tutto ciò, ovviamente, senza richiedere da parte di alcuno di loro una sola stilla di sangue, ove, comunque, violacei ematomi non sarebbero tardati a comparire nei punti lesi qual ricordo di quell'incontro, di quella disfida da loro tutti pretesa e pur, per alcuno fra gli stessi, potenzialmente vincente.

« Stai invecchiando, amica mia. » replicò l'uomo, sorridendo sornione verso di lei « E invecchiando stai divenendo acida, non sapendo distinguere un semplice scherzo da una sincera ammissione di resa. » puntualizzò, a negare da parte sua qualsiasi desiderio di disimpegno da quella sfida « Fosse per me, sappilo, potrei continuare così sino alla prossima alba… e anche oltre! »
« Come vuoi. » minimizzò ella, per nulla meravigliata dall'eccessiva enfasi dell'interlocutore nei riguardi delle proprie capacità, dopotutto abituata, sin dall'infanzia, al confronto con i marinai e la loro propensione all'accrescimento, sino all'inverosimile, di ogni più banale verità « Dopo, però, dovremo cavalcare per due giorni e per due notti senza sosta per recuperare il tempo perduto ora… » specificò, a ricordare al proprio compagno, e anche e soprattutto a se stessa, quanta scarsa disponibilità di tempo avrebbero dovuto considerare a propria disposizione, soprattutto da sprecare in attività prive di scopo qual quella attuale.
« Per Gah'Ad… no! » esclamò, lasciando improvvisamente roteare con maggiore impeto la propria lancia attorno al corpo, a spazzare lontano da sé chiunque gli fosse vicino, gettandolo a terra privo di sensi o, comunque, decisamente prossimo a tale condizione, per la forza da lui posta in un tal gesto, qual reazione alla minaccia rivoltagli dalla mercenaria.

Qual figlio del mare, al pari di un qualunque marinaio, Av'Fahr avrebbe potuto affermare, senza menzogna alcuna, di aver trascorso la maggior parte della propria vita per mare, ragione per la quale non solo, e semplicemente, il contatto con la terraferma era per lui causa di imbarazzo, di intimo disagio, ma, ancor più, alcuna confidenza avrebbe potuto vantare con i mezzi di trasporto tipici di quel mondo per lui lontano e, ormai, quasi sconosciuto. Cavalli, muli e carri, su di lui, non avrebbero in ciò potuto sortire effetto diverso da quello che, qualche settimana prima, aveva sortito per Be'Sihl il trasferimento a bordo della Jol'Ange, esperienza per lui inedita e, in questo, non priva di ripercussioni sulla sua psiche e, ancor più, sul suo stomaco, per diversi giorni incapace di concedergli tregua. E così, in effetti, sebbene non era giunto a restituire al cielo e alla terra la colazione di quella mattina, il colosso dalla pelle color ebano non aveva potuto evitare di subire tutte le conseguenze più sgradevoli della propria prima cavalcata dai tempi dell'infanzia ormai dimenticata, cavalcata che, oltre a mettere a dura prova la sua schiena e i suoi lombi, gli aveva già ispirato un principio di mal di testa, sebbene, in effetti, fosse durata per meno di un'ora, il tempo necessario a uscire all'esterno della città di Seviath e ad avviarsi verso sud, in direzione della prima tappa per così come definita dalla propria compagna.

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