Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

lunedì 23 gennaio 2012

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D
opo una primavera quasi completamente perduta qual prigioniera all'interno della Mera Namile, pertanto, a non migliorare il già sgradevole bilancio di quel nuovo anno, Midda Bontor avrebbe dovuto affrontare una pessima, pessima estate, ove in meno di tre mesi, tanto poco avrebbe dovuto essere riconosciuto il tempo a sua disposizione, ella avrebbe dovuto recuperare quegli scettri, a sua volta nascosti per mantenerli al riparo da interessi sgraditi; raggiungere Rogautt, al fine di non doversi sentire responsabile per la morte di altre persone a lei vicine; e trovare un modo per uccidere sua sorella Nissa, nella volontà di non doversi rendere ignava colpevole della distruzione del mondo per così come conosciuto. E non eccessiva avrebbe dovuto essere giudicata, da parte sua, una tale valutazione, laddove affidare quegli oggetti di indubbio potere alla propria gemella, già in possesso di un'altra straordinaria reliquia, quelle una corona appartenuta alla celebre, temibile, e potente, regina Anmel, anche nota come Portatrice di Luce o, in alternativa, Oscura Mietitrice, non avrebbe potuto rappresentare nulla di buono per alcuno: non per lei, non per le persone a lei care e, francamente, neppure per il resto dell'umanità.
Infine, giusto a non poter concedere all'ancor non completamente rigenerata Figlia di Marr'Mahew, necessariamente indebolita dal lungo periodo di prigionia e di digiuno impostole, alcuna ragione di sollievo, di serenità o, addirittura, di gioia, il suo caro Be'Sihl, dopo averla trasportata di peso in salvo dalla Mera Namile, era caduto in un infausto stato comatoso, qual evidente conseguenza dei danni riportati dai suo corpo al termine di una spiacevole caduta, rifiutandosi di riprendere coscienza, di riaprire gli occhi e, ovviamente, di parlare con lei. Non che, dopo tutto quanto egli aveva compiuto, vi sarebbe stata necessità, da parte della mercenaria, di ascoltare dalle sue labbra qualche parola d'amore per essere certa del suo sentimento: ma in quella particolare, e non appassionante, situazione, egoisticamente, ella avrebbe ben gradito una parola di sostegno, una carezza di supporto, un bacio di buon auspicio.

A partire dal decimo giorno del mese di Payapr, nel considerare il tempo trascorso come prigioniera, nonché il tempo impiegato per rimettersi, in minima parte, in forze e, contemporaneamente, per far vela, a bordo della Jol'Ange, verso il porto di Seviath sul versante occidentale della maggiore penisola tranitha, solo il diciottesimo giorno del primo mese estivo, Mesoju, Midda poté riservarsi occasione di porre nuovamente piede a terra e, in tal senso, di iniziare a definire un vero e proprio piano d'azione, una strategia utile a definire quali risultati ottenere e, soprattutto, in quali tempi ottenerli, conscia di non potersi permettere di sprecare un singolo istante di quanto concessole dalla propria crudele gemella nella volontà di non veder condannati dalla medesima i due ostaggi catturati. Se, infatti, la mercenaria dagli occhi color ghiaccio e dai capelli neri come la pece, in fiero contrasto alla candida pelle ornata da spruzzate di efelidi, non avrebbe mai concesso alla propria nemesi di impossessarsi di quanto da lei desiderato, domandato, preteso addirittura, al tempo stesso non avrebbe neppur concesso a se stessa di ignorare qualunque possibilità nella volontà di salvare chi, in fondo, condannato a morte perché colpevole, a sua volta, di averla voluta salvare, di averla voluta riscattare da una situazione uguale, o forse, paradossalmente, migliore di quella nella quale si erano poi ritrovati a essere, proprio malgrado.
Per tale ragione, ella non si riservò neppure un istante di incertezza e, nel momento stesso in cui la goletta venne ancorata al molo, la donna si presentò rivestita e armata in coperta, pronta a sbarcare e a correre a noleggiare un cavallo con il quale porsi in cammino verso la prima delle proprie mete...

« Restiamo d'accordo come detto, Noal… » prese voce verso il capitano, porgendogli entrambe le braccia in segno di saluto e, soprattutto, di fiducia, ove solo a chi ritenuto realmente amico sarebbe stato concesso tale gesto in luogo a un più distaccato saluto con un braccio solo o, anche e più semplicemente, a un semplice cenno della mano « Entro e non oltre il decimo giorno di Phau ci ritroveremo qui e faremo rotta verso l'isola di Rogautt. »

Tutt'altro che ignota, invero, avrebbe dovuto essere considerata la posizione geografica di quella che era divenuta, non per propria volontà, la capitale di un nuovo, e non ancora riconosciuto, regno marittimo la cui popolazione avrebbe dovuto essere riconosciuta qual costituita integralmente da pirati, laddove un tempo, prima che Nissa decidesse di eleggerla a sede del proprio conquistato potere, tale isola era inserita tranquillamente all'interno delle rotte commerciali che si intrecciavano attraverso l'intera estensione della vasta porzione di mare abitualmente riconosciuta qual appartenente al regno di Tranith, e contraddistinta da dozzine e dozzine di arcipelaghi di ogni dimensione. Alcuno sforzo, alcun impegno, alcuna fatica avrebbe quindi dovuto compiere la Jol'Ange per raggiungere quella meta, non, per lo meno, avendo dalla propria il beneplacito, l'invito in effetti, della sua stessa autoproclamata sovrana, ove, in assenza del medesimo, seppur ugualmente nota la localizzazione di tale destinazione, meno elementare, meno ovvio, sarebbe stato per chiunque sperare di raggiungerla vivo, dovendosi confrontare con una flotta qual alcuna nazione, sino ad allora, avrebbe potuto far vanto di possedere. Non, per lo meno, in quell'angolo di mondo, all'estremità sud-occidentale del continente di Qahr.

« E se, per qualsivoglia ragione, a tale scadenza o io, o voi, non ci riusciremo a ritrovare in questo stesso luogo, allora l'appuntamento sarà per la stessa Rogautt, entro il giorno di Transizione. » soggiunse, a non escludere una pur infausta eventualità, ignorare la quale, in quello sventurato periodo, sarebbe stato da sciocchi « Da parte mia farò di tutto per restituirvi Hui-Wen e Camne: sono già stata causa, mio malgrado, di troppo dolore, di troppa pena per tutti voi e non intendo essere responsabile anche per le loro morti. Quindi, in un modo o nell'altro, arriverò a Rogautt con quei dannati scettri. »
« Dal canto nostro, ti aspetteremo fino all'ultimo. » annuì Noal, rispondendo al saluto di lei con entrambe le proprie braccia, avendo sì molte ragioni per colpevolizzare quella donna e pur, con incredibile onestà intellettuale, non riuscendo a trovarne una sola degna di essere espressa, non dove, dopotutto, proprio ella avrebbe dovuto essere riconosciuta quale la prima vittima della propria gemella e di quel suo odio viscerale « Se non dovessi arrivare qui per il decimo giorno di Phau, faremo ugualmente rotta verso Rogautt per salvare i nostri compagni. O per morire nel tentativo. »
« Così sia. E che Thyres e Tarth possano benedire la nostra missione… » concluse Midda, separandosi dall'interlocutore e invocando, in tali parole, la benedizione della propria divinità prediletta e del suo corrispettivo maschile, signori del mare a cui qualunque figlio di tali territori, qual ella anche era, avrebbe dovuto necessariamente rispettare « Sino ad allora, vi affido Be'Sihl. Vi prego di volergli concedere asilo sino a quando non si dovesse riprendere e, in tal giorno, di informarlo di quanto è accaduto e di invitarlo a ritornare a Kriarya, alla sua… alla nostra locanda. » si corresse, rammentandosi di come, da più di un anno a quella parte, l'edificio in questione fosse, a tutti gli effetti, una proprietà comune fra loro, avendo ella contribuito alla ristrutturazione e all'ampliamento del medesimo dopo averne quasi causato la distruzione.
« Così sarà fatto. » confermò il capitano della Jol'Ange, ritraendo a propria volta le braccia, guidando le mani ad appoggiarsi ai propri fianchi « Per quanto, comunque, mi sento sufficientemente sicuro del fatto che egli non accetterà di buon grado il tuo suggerimento. Anzi… »
« … lo ignorerà completamente. » annuì la mercenaria, sorridendo dolcemente divertita, sollazzata dal pensiero dell'ostinazione del proprio compagno e, in ciò, per un attimo dimentica delle sue attuali condizioni, condizioni per le quali, ovviamente, ancora una volta non avrebbe potuto evitare di considerarsi responsabile « Sì. Lo credo anche io. Ma tentare non costa… e, alla peggio, dovrò sbrigarmela io quando, a Phau, ci ritroveremo tutti quanti. » definì, minimizzando la questione e raccogliendo una sacca con alcuni beni di prima necessità raccolti per il nuovo viaggio che la stava attendendo.

Ma prima che ella potesse anche solo supporre di avviarsi lungo la passerella già predisposta per lo sbarco, una voce virile ed energica intervenne allo scopo di arrestarla, nel non volerle concedere di allontanarsi… non da sola, per lo meno.

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