Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

sabato 21 gennaio 2012

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esidente, da molti anni, lustri addirittura, all'interno della città del peccato kofreyota, Kriarya, e lì proprietario di una modesta locanda, o, così come era solita ripetere Midda Bontor, modesto proprietario di una locanda, Be'Sihl Ahvn-Qa aveva maturato una certa confidenza con alcune dinamiche proprie dell'umana natura in situazioni tutt'altro che accomodanti, in cosiddetti tempi di guerra, quali in Kofreya erano praticamente da secoli, se non, forse, da sempre. E, fra tali dinamiche, aveva avuto modo di comprendere come non fosse assolutamente retorica l'idea che la stessa guerra potesse suggellare strane alleanze, unioni a dir poco inusuali, se non, addirittura, blasfeme.
Lungi dall'attribuire alla propria medesima figura eccessiva importanza, egli era pur conscio di come, in una diversa situazione, mai e poi mai sarebbe giunto ad accettare di fidarsi di una creatura qual Desmair, non tanto, e solamente, per il proprio sgradevole aspetto fisico, richiamante immediatamente alla mente figure tutt'altro che benevole di determinati pantheon, divinità oscure e demoni il cui unico diletto sarebbe stato pasteggiare con le anime degli uomini, quanto, e piuttosto, per il legame che egli aveva imposto alla propria amata mercenaria dagli occhi color ghiaccio, matrimonio da lui, in verità, non desiderato in quegli specifici termini e nel quale, tuttavia, non aveva concesso alternativa a colei in ciò divenuta sua interdetta sposa. Dal suo personale punto di vista, il locandiere avrebbe potuto tranquillamente tollerare l'idea dell'esistenza in vita di un essere qual quello se solo lo stesso non si fosse tanto impropriamente vincolato alla donna che lui amava. Tuttavia, proprio per quella stessa donna e in grazia del suo amore verso di lei, Be'Sihl era giunto ad accettare di scendere a patti con il mostro e, persino, a fidarsi di lui, quando persino la stessa Figlia di Marr'Mahew lo avrebbe esplicitamente diffidato dal concedergli tanta apertura, se solo ne fosse stata informata. Ma, come recitava un vecchio adagio della propria terra, per quanto impetuoso avrebbe potuto scorrere il fiume, al deserto sarebbe stata sufficiente una singola opportunità per imporre la propria arsura anche sulla terra più fertile. E, così, ove già una volta, in passato, aveva accettato di scendere a patti con Desmair, inevitabile sarebbe stato per lui ricadere ancora nell'errore, e ancora, e ancora una volta, sino a quando, spiacevolmente, sarebbe stato completamente consumato dal medesimo senza neppure rendersene conto, ove sempre sospinto dalle migliori intenzioni.
In tutto ciò, ove anche in passato egli avrebbe considerato follia il semplice prendere in esame l'idea di offrire tanta libertà al proprio antagonista, ormai, e purtroppo, lo shar'tiagho non avrebbe saputo ipotizzare alcuna migliore soluzione alternativa, soprattutto nell'essere stato reso perfettamente consapevole delle proprie attuali condizioni. Perché, in verità, Desmair non lo aveva preso in ostaggio imprigionandolo all'interno della propria mente, o ovunque si trovasse in quel momento. No. Desmair gli aveva concesso un'opportunità di scelta, lo aveva lasciato libero di prendere confidenza con l'incredibile dolore conseguente a tutti i danni subiti dal suo corpo in conseguenza della caduta, del volo che, straordinariamente, lo aveva comunque condotto in salvo a bordo della Jol'Ange, spinto in tal direzione solo dalla benevolenza degli dei ancor prima che dallo sprone dei propri stessi muscoli. E, nel confronto con tanta pena, in conseguenza alla quale, nel migliore dei casi, sarebbe morto, se non, peggio, impazzito, Be'Sihl aveva vigliaccamente scelto di accettare la possibilità concessagli dal proprio pericoloso alleato, l'opportunità di ovviare a tanto dolore e di rifugiarsi in quello stesso ambiente nel quale, sino a quel giorno, già erano stati condotti tutti i loro incontri e dove, separato dal proprio stesso corpo e dalla sua sofferenza, egli avrebbe potuto concedere al medesimo di guarire nei tempi più consoni, intrattenendosi in altre attività.
Fu per tal ragione, quindi, che dopo aver rifiutato di spendere le ore, i giorni, le settimane di tempo necessarie a superare quel trauma in compagnia di fittizi simulacri rappresentanti non solo Midda, ma anche tutte le sue compagne passate, con le quali Desmair gli avrebbe concesso di intrattenersi in quello che molti altri uomini avrebbero probabilmente considerato quanto di più prossimo all'aldilà degli eroi, all'oltretomba di coloro che avevano concesso la propria vita in sacrificio agli dei; Be'Sihl si ritrovò a trascorrere quella propria fasulla quotidianità nello stesso modo in cui sarebbe stato solito trascorrere la propria consueta vita in un periodo di normalità, in una situazione diversa da quella che lo aveva visto porsi in viaggio attraverso terre e mari per soccorrere la propria amata, ovunque ella fosse stata condotta: gestendo la propria locanda.

« Salute a te, locandiere. » gli rese omaggio l'unica voce degna di essere effettivamente ascoltata all'interno del marasma di irreali avventori lì pur sempre impegnati a spendere soldi mangiando e bevendo a volontà, così come era solito avvenire.
« Desmair… » salutò l'uomo, senza eccessivo entusiasmo, e pur senza evidente inimicizia, così come, in passato, aveva pur necessariamente compiuto nei suoi riguardi.

All'ingresso della locanda, in verità troppo piccolo per permettere a una figura tanto possente, colossale, di varcarlo, era infatti nuovamente apparso il suo alleato, in quella che, ormai quotidianamente, era divenuta sua consueta, abituale visita, volta a concedergli possibilità di essere aggiornato nel merito di quanto in corso attorno a sé, di quanto fosse avvenuto e stessa ancora avvenendo nel mondo a lui esterno e dal quale, non diversamente alla propria reale e consueta condizione di vita, era isolato all'interno del piccolo, quieto e accogliente mondo rappresentato da quello stesso edificio.
Interessante, in tal frangente, fu notare come nessuno, fra i viandanti già presenti all'interno della variegata schiera di abituali e non abituali frequentatori di quelle mura, parve trovare alcunché di particolare nella comparsa di Desmair fra loro. Un particolare, questo, tutt'altro che privo di valore, di significato, ove comunque utile a permettere al locandiere di non perdere la giusta misura su quanto fosse verità e quanto, altresì, fosse menzogna, e a non scordare come il mondo lì ricreato in maniera estremamente fedele a partire dai suoi stessi ricordi, dalle sue memorie, non avesse comunque da essere confuso con quanto in sua attesa al di fuori di tutto quello, una realtà in cui un mostro qual Desmair non avrebbe mai potuto aggirarsi fra delle tavolate affollate da gente pressoché ubriaca senza attrarre alcun commento, alcun interesse o, in effetti, alcuna avversione.

« Cosa posso offrirti? » domandò l'anfitrione non appena il suo ospite si fu avvicinato a sufficienza da poter prendere in esame l'idea di accomodarsi al bancone, ove pur, nel confronto con le sue proporzioni, sarebbe necessariamente risultato troppo basso e, in ciò, persino scomodo.
« Il solito, grazie… » sorrise amabilmente il semidio, piegando appena il pesante capo ornato da corna di lato, quasi a volerlo meglio studiare « Tutto bene, vecchio mio? »
« Certo. Qui va sempre tutto a meraviglia… » replicò il locandiere, sollevando le spalle e lasciandole ricadere, a minimizzare la questione « Dopotutto, come potrebbe essere diversamente, dal momento che hai creato tutto questo a mio esclusivo uso?! »
« Se desideri maggiore animazione non hai che da chiedermelo… » propose Desmair, allungando la propria destra verso la coppa nel contempo preparatagli dal proprio interlocutore, e riempitagli, per l'occasione, della consueta bevanda dalla consistenza del sangue, nel merito della natura della quale Be'Sihl aveva rifiutato di porsi domande, supportato in tal senso dalla consapevolezza di quanto, anche quella, non avesse da considerarsi più reale, più concreta, rispetto al resto del mondo a lui circostante « Preferiresti qualcosa di più consueto, di più naturale, come un terremoto o, che ne so, un'invasione y'shalfica? Oppure, magari, vorresti sperimentare esperienze più forti, come l'arrivo di uno stormo di draghi sopra la città? Adoro quando quelle simpatiche bestioline inceneriscono il midollo di chi tanto stupido da ipotizzare di poterle arrestare… » argomentò, non offrendo dubbio alcuno nel merito della sincerità delle proprie ragioni per così come definite.
« No. No. Non ti preoccupare… » scosse il capo l'uomo « E' tutto perfetto così come è. »
« Ricordati che se tu desiderassi avere qui anche Midda, sarebbe questione di un istante accontentarti. » sottolineò, sollevando la coppa e sorseggiandone il contenuto, nel condurre quel dialogo quasi fosse una conversazione assolutamente consueta fra due amici di vecchia data.
« Preferisco attendere di poter tornare ad abbracciare l'originale piuttosto di tradirla con una di queste… ombre. » negò Be'Sihl, sinceramente turbato alla prospettiva o, forse, turbato dalla consapevolezza che una parte di più, meno razionale, avrebbe accettato volentieri anche un'imitazione della propria amata in attesa di quella vera « Piuttosto: come sta? » domandò, reindirizzando la conversazione verso un tema più costruttivo e interessante rispetto alla futilità delle proposte appena ascoltate « Sta riprendendo forze? »
« Sì. Ovviamente. » annuì Desmair, tollerando di buon grado quel cambio d'argomento per così come impostogli dalla controparte, dimostrandosi, come già nei giorni precedenti, più disponibile, più tollerante verso di lui, allontanandosi dalla figura egocentrica che pur, in passato, aveva ampiamente dimostrato di saper essere « Mia moglie non è una donna qualunque. E, soprattutto, non si potrà permettere di esserlo per compiere quanto dovrà compiere per salvare la propria vita e la vita di chiunque a lei caro. »
« Tua moglie… » sussurrò lo shar'tiagho a denti stretti, ancora mal digerendo che egli potesse rivolgersi a lei in tali termini e, tuttavia, non potendo fare nulla per ovviarlo, laddove, effettivamente, tale era il loro vincolo, il loro legame « L'importante è che riprenda a mangiare regolarmente… e un poco alla volta. » proseguì, con tono consueto, a commento delle parole appena ascoltate « Dopo quanto le è stato imposto, deve permettere al propria corpo di riabituarsi al cibo. E, se vuoi saperlo, ella non è mai stata attenta né alla regolarità, né al contenuto dei propri pasti. »
« Poco male, direi, nel considerare il risultato finale… » ironizzò maliziosamente il semidio, riappoggiando la coppa sul bancone « Non trovi? »

Ma Be'Sihl non volle raccogliere la provocazione, già mal digerendo l'idea di quanto, attraverso i propri spiriti, quell'essere avesse potuto essere testimone della loro intimità, dei loro momenti più riservati, trovando, in essi, di che sparlare. Così, riempiendo nuovamente il calice con altro sangue, o qualunque cosa fosse, preferì restare in silenzio, nella volontà di non permettere al medesimo di scadere così come avrebbe potuto troppo facilmente finir per essere…

« Comunque sia… » riprese voce Desmair, ben sapendo a quale altro interrogativo sarebbe andato egli presto a parare « Di lei non si è ancora ricordata. Non ha ancora compreso chi si sia impossessata del corpo di sua sorella. E, quindi, con quale nemico abbia realmente a che fare. »
« E nessuno, a bordo della Jol'Ange, è in grado di spiegarglielo… » commentò Be'Sihl, tutt'altro che rallegrato da tale conferma « Nessuno a parte me, ovviamente. » concluse, interrogandosi intimamente su come avrebbe mai potuto condividere con lei certe informazioni senza, in ciò, perderla per sempre.

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