Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

domenica 15 gennaio 2012

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« D
obbiamo fare qualcosa, per Gah’Ad! » esclamò Av'Fahr, fremendo esasperato sul ponte della Jol'Ange, con lo sguardo rivolto verso l'alto, verso la Mera Namile e lo spettacolo purtroppo loro negato, impossibilitati a cogliere altra immagine diversa da quella di Hui-Wen, appeso all'esterno del ponte, quasi un pesce spada appena pescato, e Camne, inchiodata non lontana da lui, entrambi riversanti il proprio rosso sangue nelle acque del mare sotto di loro « Non possiamo restare qui, fermi, a guardarli morire! »
« Dobbiamo avere fiducia in Berah… » replicò Noal, deglutendo a fatica e, ciò nonostante, sforzandosi di mantenersi calmo e fermo, nel non voler riservare alcuna implicita scusante al compare per intervenire in contrasto agli ordini appena scanditi e così trasparentemente poco tollerati dal medesimo « E' la migliore fra noi, lo sai anche tu. »
« Dannazione… per quanto ne sappiamo potrebbe essere già morta! » contestò il gigante dalla pelle color ebano « E se non interveniamo quanto prima, anche loro lo saranno! » insistette, sollevando la propria grossa mano destra e indicando, con la medesima, i due compagni sofferenti, il cui dolore, la cui pena, si stava riversando su tutti loro in maniera insopportabile, ingestibile.

Tutti gli invasori prima presenti a bordo della Jol'Ange erano stati alfine uccisi e, salvo un paio di brutti tagli, spiacevoli ma, fortunatamente, non potenzialmente letali, tanto Noal e Av'Fahr, quanto Masva e Ifra, sembravano essere riusciti a cavarsela sicuramente meglio rispetto a Hui-Wen e Camne o, anche, allo stesso Be'Sihl, già trasportato sotto coperta insieme a colei per la quale tanto impegno era stato posto in essere. Teoricamente conclusa, con il recupero di Midda Bontor, la loro missione, i marinai della Jol'Ange si erano tuttavia ritrovati a drammatico confronto con lo straziante sviluppo di quella battaglia che, per quanto sino a quel momento avesse visto sostanzialmente vittoriosi anche i loro compagni a bordo della Mera Namile, ormai sembrava essere divenuta un semplice giuoco al massacro. Giuoco al quale, obiettivamente, Av'Fahr non avrebbe potuto restare indifferente, non, per lo meno, in misura maggiore a quanto altrettanto obiettivamente non sarebbe potuto essere lo stesso Noal, lì costretto a osservare il proprio compagno di vita e di letto tanto crudelmente ciondolante al di sopra del mare, con il proprio sangue addirittura nebulizzato dal vento lì qual sempre impetuoso, al punto tale da trasformarlo in una macabra pioggerellina ricadente sulle loro teste, sulla loro pelle.
Tuttavia, per quanto egli fosse un uomo, e un uomo innamorato, anche posto a confronto con l'immagine di Hui-Wen tanto sofferente, tanto dilaniato nelle proprie forme da quegli uncini conficcati nelle sue carni, al tempo stesso Noal non avrebbe potuto obliare alla propria responsabilità qual capitano della Jol'Ange, responsabilità che da lui pretendeva di concedere al proprio equipaggio una speranza di vita e non una certezza di morte qual, probabilmente, sarebbe stata la loro se solo si fossero ancor divisi, si fossero ancor frammentati fra le due navi. Ragione per la quale, per quanto apparentemente assurdo, sol fiducia avrebbero dovuto riporre, effettivamente, nell'opera di Berah, della sola lì non trasparentemente sconfitta, sperando che ella, per quanto sola, potesse riuscire a concedere a tutti loro occasione di salvezza da un fato altrimenti crudelmente segnato.

« Io vado, Noal. E che gli dei mi possano incenerire se ti permetterò di fermarmi! » annunciò Av'Fahr, non potendo tollerare l'idea di restare immobile ad assistere a tante, troppe nuove tragedie imposte sulla sua famiglia, su tutto ciò che, ormai, avrebbe potuto definire qual tale, ove la morte di Ja'Nihr, cinque anni prima, lo aveva altresì lasciato solo al mondo.
« Tu non muoverai un solo muscolo senza un mio preciso ordine, Av'Fahr! » replicò Noal, storcendo le labbra verso il basso e afferrando, con forza, il polso del compagno, attorno al quale, comunque, la sua mano riusciva a stento a chiudersi, tale era la differenza fra le loro rispettive proporzioni fisiche « Credi davvero che io non voglia, in questo momento, mandare tutti in gola a Gorl e gettarmi a salvare Hui?! » gli domandò, tentando di farlo ragionare, a costo di dovergli, in ciò, imporre la propria pena « Io lo amo, maledizione! E scambierei la mia vita con la sua… così come con chiunque altro dei nostri lassù. » argomentò, lasciando trasparire tutta la rabbia sino ad allora repressa « Ma suicidandoci non potremo fare nulla per aiutarli… e loro non sono ancora morti. Non lo sono ancora, perché quella lurida cagna ha decretato che non debbano morire! »
« E tu vuoi veramente offrire credito alla sua parola?! »
« Sì. Lo voglio. Lo voglio, dal momento in cui, evidentemente, la posta in palio è superiore a quanto noi potremmo mai immaginare. » definì, dimostrando di aver mantenuto assoluto controllo sul proprio raziocinio, ben elaborando le informazioni loro concesse dalle parole della medesima Nissa Bontor « Se così non fosse, avrebbe ordinato di sterminarci immediatamente. »
« … maledizione! » imprecò Av'Fahr, non riuscendo a trovare alcun appiglio per contestare le parole del proprio capitano e, in ciò, non potendo fare altro che gridare tutta la propria ira per l'immobilità alla quale stava venendo lì condannato.

Impossibilitati, pertanto, a qualunque barlume di consapevolezza nel merito di cosa stesse effettivamente avvenendo sul ponte della Mera Namile, Noal e Av'Fahr non poterono fare altro che continuare a sperare, continuare a riporre fiducia in Berah, e nella sua abilità guerriera che, entrambi pregavano, le avrebbe potuto concedere di superare quella prova anche a costo di rinunciare, per la salvezza propria e dei propri compagni, alla vendetta pur tanto desiderata in quell'ultimo lustro.
Purtroppo, al di là di tutta la fiducia pur in lei riposta, priorità dall'affascinante Berah sembrò restare unicamente il proprio già proclamato proposito vendicativo, proposito che, tuttavia, non sembrò volerle concederle soddisfazione alcuna, là dove né il terzo, e neppure il quarto o il quinto tentativo d'offesa condotti a discapito della regina riuscirono a violarne le difese, pur sempre impegnandosi al massimo in tal senso e sempre arrivando in terribile prossimità al risultato sperato. Una spallina dell'abito indossato dalla propria avversaria era stata tagliata di netto, lasciando illesa la pelle al di sotto delle medesima e limitandosi, in tutto ciò, a scoprire la forma abbondante e tutt'altro che sgradevole del seno sinistro di lei, in contemplazione del quale, necessariamente, tutti i pirati di sesso maschile presenti sul ponte non avevano potuto ovviare a investire il proprio interesse, nonché qualche soffocata parola di lode. E, poco dopo di essa, anche un'ampia apertura era comparsa sul fianco destro della medesima figura, lasciando comparire al di sotto della stoffa la femminea curva lì prima appena celata, con la propria chiara pelle delicatamente ornata da qualche disordinata spruzzata di efelidi. Ma con la sola eccezione di tali risultati, più utili a soddisfare la lussuria maschile lì in attenta osservazione che a concedere appagamento al desiderio di vendetta della stessa controparte tanto impegnatasi, però, null'altro era stato da lei ottenuto, nel mentre in cui, per tutta replica, l'illesa sovrana aveva già avuto occasione di aprirle un brutto sfregio sulla guancia destra e inciderle profondamente la carne del braccio sinistro, generando da tale taglio una sgradevole perdita di sangue utile solamente a peggiorarne le condizioni, indebolendola istante dopo istante e lasciandole temere una promessa di inesorabile sconfitta.
Malgrado i troppi insuccessi accumulati nello sforzo lì compiuto, Berah non volle comunque concedersi ragione di sconforto, motivo di sfiducia per se stessa e per le proprie possibilità, addirittura e paradossalmente inebriata dal sapore del proprio stesso sangue sulle labbra, e decisa, allora più che mai, a ottenere un'equa compensazione dalla propria antagonista, fosse anche solo per riuscire, alfine, a cancellare il sorriso sardonico presente sul suo volto, utile a definire quanto quel combattimento per lei non avesse da essere inteso qual una reale battaglia, quanto, e piuttosto, un semplice momento di svago, un intrattenimento attraverso il quale combattere il tedio conseguente a un sì prolungato e infruttuoso conflitto quale era stato quello fra la Jol'Ange e la Mera Namile. E proprio ove forte di tale proposito, di simile intento così eletto quale propria forse conclusiva ragione di vita, l'ultima compagna di Salge Tresand si impegnò in un nuovo attacco, in un nuovo tentativo che la vide, elaborare un'ampia giravolta, apparentemente volta a scoprirne la schiena e, in ciò, a invitare la propria avversaria a offenderla in tal punto, e altresì concepita proprio per imporle tale distrazione, simile falso obiettivo, nel mentre in cui ella, evadendo con agilità ed eleganza a simile affondo, avrebbe potuto, e poté, concedersi occasione di spingere a propria volta l'arma, sua sola compagna e alleata in tal contesto, verso il basso ventre della regina, lì affondando senza fatica alcuna in meravigliose carni traboccanti femminilità e maternità qual poche altre donne al mondo sarebbero state capaci di offrir vanto…

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