Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

domenica 8 gennaio 2012

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« A
vrò modo di scusarmi a tempo debito, amor mio… » sussurrò Be'Sihl, nel negarsi, persino, occasione di osservare l'esito del proprio operato, di quella sua brusca iniziativa, preferendo sfruttare tale momento, simile fuggevole intervallo così ricavatosi, per ripercorrere i propri passi, allontanandosi solo da quel pericoloso punto non per un qualche desiderio di fuga, quanto, e piuttosto, nella volontà di recuperare un'indispensabile arma, in assenza della quale folle sarebbe stato sperare di competere con alcuno.

A sostegno dell'azzardo in tal modo reso proprio, dimostrando una maggiore abilità strategica rispetto a quanto chiunque, egli incluso, avrebbe mai avuto ragione di attribuirgli, il locandiere volle considerare l'esistenza di un'evidente utilità, in vita, della stessa Figlia di Marr'Mahew per la loro avversaria, ove, se così non fosse stato, alcuna ragione di essere ancor viva ella avrebbe potuto affermare dalla propria. In tal modo, pertanto, egli aveva dato per certo come da parte dei due pirati non vi sarebbero state ritorsioni violente contro la propria amata, ragione per la quale egli avrebbe potuto avere tempo sufficiente a raggiungere le due guardie già abbattute, recuperare una delle loro armi prima stupidamente ignorate e tornare indietro a offrire battaglia ai nuovi avversari, nella speranza, impossibile certezza, di riuscire ad abbatterli prima di essere a propria volta abbattuto e veder, in ciò, vanificato ogni sforzo sino ad allora compiuto.
Quanto egli, tuttavia, non avrebbe potuto prevedere o immaginare, al proprio ritorno, sarebbe stato di ritrovare i due pirati stesi a terra, immersi in un lago di sangue, del proprio sangue, lì creato dall'azione furiosa e forse folle della stessa mercenaria contro di loro tanto indegnamente gettata, nel non riservarle maggiore attenzione, maggiore interesse di quanto non avrebbe potuto riservarne nei riguardi di un sacco di patate. Impossibile a definirsi il come, ella era paradossalmente riuscita non solo a conservare sufficiente coscienza di sé per ribellarsi al ruolo nel quale era stata relegata ma, anzi, aveva fatto fruttare il pugnale in suo possesso, menando colpi chiaramente privi d'ogni arte e di ogni controllo, e pur, non di meno, letali, che avevano visto le carni dei due malcapitati pirati venir ridotte letteralmente a brandelli in una letale azione che, macabramente, ancor non si poneva qual conclusa nonostante fossero, trasparentemente, entrambi ormai cadaveri. Midda, infatti, sdraiata su quei corpi e incapace, suo malgrado, di rialzarsi da sola, stava continuando a infierire sugli stessi con impeto costante, facendo sgorgare il sangue non diversamente rispetto a vino dagli acini d'uva. E quel sangue, sul suo corpo di suo fin troppo lurido, in una misura persino superiore a quanto già, abitualmente, il suo stile di vita non le imponeva di essere, si riversava caldo e copioso, vestendo la sua bianca e lattea pelle con un manto cremisi, e le sue vesti, la pelliccia di sfinge posta a cingerle i seni, nonché i pantaloni di chiara pelle a coprirle le gambe, in un macello scarlatto la vera natura del quale difficile sarebbe stata intuire.

« Per la gloria di Ah’Nuba-Is… » gemette lo shar'tiagho, nell'osservare quella strage già compiuta e pur ancora in corso, nel contemplare, obbligatoriamente inorridito, quella donna a malapena capace di comprendere il mondo a sé circostante e, ciò nonostante, ancora in grado di uccidere, quasi, in lei, dispensare morte fosse naturale almeno quanto respirare e, in ciò, privo di qualunque necessità di perfetto autocontrollo sul proprio corpo o sulla propria mente come già sarebbe potuto essere un'azione più elaborata, come il sollevarsi da terra sino ad assumere una posizione eretta o, anzi, il camminare.
« Midda… per carità. Arrestati. » le suggerì, tentando di avvicinarsi a lei « Sono già mort… »

Tale asserzione, da lei appena udita, non poté comunque essere completamente scandita dalle sue labbra in conseguenza del prioritario impegno volto a permettergli di preservarsi in vita nel saltare all'indietro e nell'evitare, in tal modo, di potersi destinare al medesimo fato dei due pirati lì cadaveri sotto il corpo di lei. Malgrado il proprio stato indubbiamente confusionale, malgrado la propria impossibilità a muoversi in maniera autonoma e malgrado la propria difficoltà a esprimersi o a percepire quanto detto attorno a lei, o verso di lei, Midda Bontor era ancora infatti capace di muoversi con indubbiamente elevata velocità e agilità, al punto tale, quanto meno, dall'interrompere la propria offensiva in contrasto a quei corpi morti e a redigere il proprio pugnale, sempre stretto nella destra metallica, in direzione di colui che non voleva riconoscere qual il proprio amato e che, ben volentieri, avrebbe ucciso se solo si fosse osato avvicinare a lei.

« … ndiet…. » sbiascicò, volgendo a fatica lo sguardo verso di lui e pur, nonostante ciò egli era certo, già certa nel merito della sua posizione e di come avrebbe potuto fare per raggiungerlo e ucciderlo prima di qualunque altro azzardo a proprio presunto discapito.
« Dannazione, Midda! » esclamò egli, sgranando gli occhi nel ben comprendere l'astio rivoltogli, la condanna a lui destinata proprio da colei per salvare la quale si era spinto sino a lì « Sono io. Sono Be'Sihl. L'uomo che ami… o che, per lo meno, spero che tu ami! » si presentò, gettando la spada appena conquistata a terra, a dimostrare quanto, da parte propria, non sarebbe dovuta essere sospettata alcuna volontà offensiva « Per carità… non abbiamo tempo da perdere! »

Chiunque egli fosse, quell'uomo appariva tremendamente convincente nella propria imitazione di Be'Sihl e, in questo, non poteva far altro che insospettire maggiormente la Figlia di Marr'Mahew, ove certa dell'impossibilità per il proprio amato di essere lì presente, accanto a lei, per la propria salvezza.
Ciò nonostante, seppur la sua mente, formatasi per anni alla diffidenza finanche alla paranoia, non avrebbe potuto mancare di invocare la morte di quell'uomo, fosse solo per punirlo per tanta insolenza; una parte del suo cuore non avrebbe potuto evitare di desiderar credere a quell'inganno, accettando l'idea che il proprio amato locandiere avesse romanticamente attraversato mille perigli al solo scopo di raggiungerla, di salvarla, nella sola, unica occasione nella quale, evidentemente, ella non sarebbe mai riuscita, da sola, a concedersi una tale opportunità. Ma, suo malgrado, quel genere di situazioni, di evoluzioni, non sarebbero risultate razionalmente credibili neppure all'interno di una ballata, nella narrazione di una qualche eroica ed epica impresa, ragione per la quale ella non avrebbe potuto offrire la benché minima credibilità al proprio cuore, al proprio stolido e pericoloso sentimentalismo che, in quel frangente, avrebbe solo potuto peggiorare la propria condizione di prigionia, se solo l'avesse accettato qual reale.

« … ietro! » quasi gridò, o, per lo meno, probabilmente tale fu il suo intento, per quanto, il risultato finale si dimostrò decisamente inadeguato rispetto alle aspettative.
« Maledizione! » imprecò l'uomo, urlando a sua volta, nel porsi, malgrado tutta la sua abitualmente sovrumana pazienza, allo stremo delle proprie energie psichiche, ancor prima che fisiche « Ti ho detto che non abbiamo tempo da perdere! Là fuori gli uomini e le donne della Jol'Ange, la famiglia del tuo amato Salge, stanno mettendo a rischio la propria vita per salvarti, per riuscire a farti evadere da questa dannata trappola mortale. » spiegò, ad alta voce, scandendo ogni singola sillaba nella volontà di farsi comprendere al di là di ogni intorpidimento mentale del quale ella poteva essere vittima.
« E quella maledetta cagna della tua sorellina, ormai è divenuta l'ultimo dei tuoi problemi, laddove la stessa regina Anmel è ora in giuoco contro di te. » proseguì, rabbrividendo al solo pensiero e pur, ormai, non avendo ragione per tentare di celare, neppure a se stesso così come aveva pur cercato di fare, quanto purtroppo realtà « Quindi, mia cara, se desideri uccidermi è meglio che tu lo faccia ora… perché, ti giuro su quanto ho di più caro al mondo, ti giuro sulla tua stessa vita, che io fra un istante ti solleverò da quello schifo e ti porterò via di qui. Che tu lo voglia, oppure no! » concluse, assurdamente serio nel proposito in tal modo scandito e spinto, in tal direzione, dalla certezza che da quella nave egli non se ne sarebbe mai andato senza di lei, accettando, piuttosto, di morire anche per sua stessa mano, se ciò fosse stato inevitabile.

Una serietà, quella che Be'Sihl lasciò risuonare in maniera assolutamente distinguibile nelle proprie parole, che sperava non avrebbe mancato di violare il muro di nebbia che sembrava circondare, avvolgere, assediare l'intelletto della propria amata, impedendole di apprezzare quanto egli, e tutti i suoi compagni di viaggio, stessero cercando di compiere a suo favore.

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