Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

lunedì 25 settembre 2017

2319


Fra i vari indizi che avevano permesso a Midda di spingersi, con sufficiente sicurezza, a formulare l’azzardo rappresentato da quel gesto, da quel per lei del tutto inconsueto rifiuto della pugna in favore di un tentativo di comunicazione, un particolare importante, un dettaglio delicato, avrebbe avuto a doversi considerare quello derivante dall’assenza di qualunque evidenza di abbordaggio della Kasta Hamina, benché la realtà dei fatti stesse lì suggerendo l’esatto opposto. Non solo, infatti, la presenza degli scudi energetici, così come di un comunque robusto scafo, avrebbe reso decisamente complicata l’eventualità di un approccio discreto alla nave di classe libellula, ma, anche e ancor più, particolarmente complesso sarebbe stato, malgrado lo sfasamento dei motori, poter prendere in considerazione l’eventualità che tali creature potessero essere arrivate sino a loro nuotando quietamente nello spazio siderale senza, in ciò, essere in alcun modo rilevate dai loro sistemi, dai sensori della nave.
Escludendo razionalmente, pertanto, l’eventualità che quelle creature potessero essersi sospinte sino a loro dallo spazio esterno, trovando occasione per penetrare attraverso gli scudi e lo scafo, l’unica soluzione a cui l’ex-mercenaria avrebbe potuto aggrapparsi sarebbe stata quella di una presenza pregressa a bordo della nave. Presenza pregressa che, quindi, avrebbe potuto far sorgere l’idea di un gruppo di clandestini, introdottisi a bordo della nave prima della loro partenza e lì rimasti in attesa del momento più opportuno per prendere possesso della nave, attraverso un’azione di forza qual, in fondo, la loro, in quel frangente, avrebbe potuto apparire. Ciò non di meno, ancora una volta, Midda aveva voluto scommettere su un’altra ipotesi, un’ipotesi ben diversa, e un’ipotesi volta a rappresentare, in maniera del tutto inedita, quei mostri, quelle creature tanto aliene e tanto aggressive, non al pari degli antagonisti della vicenda, quanto e piuttosto quali semplici vittime: un pensiero, il suo, non ovvio da elaborare, soprattutto per colei che, per quasi trent’anni, nella propria vita, si era abituata a cacciare e uccidere qualunque genere di mostruosità, per lavoro così come per semplice desiderio di sfida, di competizione con il proprio stesso destino, il quale avrebbe avuto a doversi riconoscere qual quietamente abituato a offrirle simili opportunità, tali possibilità d’impresa, ad accrescere, a dismisura, la sua fama, il suo nome; e, ciò non di meno, un pensiero al quale ella aveva voluto volgere la propria attenzione, sino, addirittura, a definire quella propria pericolosa scommessa, alla luce di quanto in quell’ultimo anno ella si era ritrovata costretta ad apprendere, all’obbligato ampliamento dei propri orizzonti, volto a non semplificare più la realtà a sé circostante definendo qual mostri qualunque entità estranea alla sua concezione di umanità, in un concetto del quale, tanto chiaramente, tanto palesemente, e pur tanto discretamente, anche la stessa Lys’sh sembrava voler essere per lei costante esemplificazione e promemoria.
E se pur, forse, in passato ella avrebbe potuto aver commesso qualche errore di giudizio nel volgere indiscriminatamente la propria violenza in contrasto a gorgoni e tifoni, a ippocampi e scultoni, a draghi e cerberi, non riservandosi, invero, mai alcun dubbio sulla legittimità delle proprie decisioni, delle proprie scelte, nel decretare la fine di tali creature soltanto perché da lei non comprese, da lei non capite, risparmiando, fra tutte, soltanto la fenice, in contrasto alla quale, del resto, nulla avrebbe potuto neppur nel caso in cui, effettivamente, lo avesse mai voluto; Midda Namile Bontor, Figlia di Marr’Mahew, Campionessa di Kriarya, Ucciditrice di Dei e molti, altri, altisonanti titoli qual quelli che le erano stati attribuiti nel corso della propria esistenza, aveva ben appreso la lezione che, in quel viaggio fra le stelle, le era stata sin da subito impartita, nel confronto con l’infinita varietà propria del Creato, in una interminabile moltitudine di terre e pianeti, di soli e lune, di forme di vita e di civiltà, che neppur vivendo per sempre ella avrebbe avuto probabilmente la possibilità di discernere nella propria straordinaria eterogeneità. Eterogeneità che, per quanto a lei aliena, non avrebbe quindi potuto essere pregiudicata negativamente, non avrebbe quindi potuto essere condannata aprioristicamente nella semplice difficoltà di interazione reciproca, ma solo, ed eventualmente, alla luce delle proprie reali azioni, delle proprie eventuali colpe… colpe che, forse, in quel particolare frangente, in quello specifico contesto, non avrebbero avuto a dover essere attribuite a quelle magnose spaziali.

« Noi ci siamo solo disperse. » argomentò, infatti, per tutta risposta, la voce dell’interlocutore, o dell’interlocutrice, di Lys’sh, in replica all’accusa di aggressione loro rivolta, in una frase che, forse, avrebbe avuto a doversi considerare effettivamente sensata anche in quella particolare formulazione, ma che, forse, avrebbe avuto a dover essere considerata qual frutto di un erroneo adattamento della parola “difese” « Siete stati voi a catturarci. A portarci via dalle nostre case, dal nostro mondo. Perché volete marciarci… »
« Noi non vogliamo mangiarvi! » ripeté la giovane ofidiana, sperando che il dispositivo di traduzione, in questa occasione, cogliesse la correzione e riadattasse correttamente la frase, nella reiterazione appena occorsa dell’errore precedente « Neppure sapevamo che foste a bordo… diamine! » esclamò, scuotendo vigorosamente il capo « A meno che… » esitò poi, sgranando nuovamente gli occhi, colta tardivamente dalla stessa intuizione che doveva aver già caratterizzato la sua amica pocanzi e che, solo in quel momento, giunse fino alla sua mente, iniziando a offrirle un quadro d’insieme più delineato, più completo e sensato rispetto a quanto non fosse stato qualunque altro sino a quel momento.
Portando una mano al proprio comunicatore, Lys’sh volle lasciare allora in sospeso il discorso con le magnose per aprire un canale verso la plancia della nave e lì cercare un riscontro, una conferma al dubbio che, in quel particolare frangente, l’aveva appena colta, lasciandola letteralmente rabbrividire al pensiero: « Lys’sh a plancia. Lys’sh a plancia… rispondete, per favore. »
« Qui Rula, dalla plancia. » rispose la voce della giovane moglie del capitano, la quale, a dispetto di quanto non avrebbe avuto piacere a poter credere Duva, non avrebbe avuto a dover essere minimizzata a un’oca priva di cervello, avendo, al contrario, sempre agito nel pieno rispetto di quell’accordo non scritto esistente fra i membri di un equipaggio, un accordo volto a offrire sempre tutto se stesso, e ancor più, per il bene comune, per la salvezza dei propri compagni « Parla pure, Lys’sh… » ebbe così a invitarla, con tono serio, evidentemente consapevole della potenzialmente non semplice situazione della propria interlocutrice e, in ciò, a differenza persino di Mars pocanzi, priva di qualunque desiderio volto a tergiversare vanamente.
« Rula… ho bisogno che tu consulti rapidamente i registri di carico. » richiese alla propria compagna, mantenendo lo sguardo rivolto alle magnose, nel sperare che, malgrado tutto, il traduttore aiutasse loro a comprendere quanto, in quel momento, stesse accadendo e quanto ella non stesse in alcun modo impegnandosi al fine di riservare loro qualche brutta sorpresa, quanto, e piuttosto, di chiarire e chiarire quanto fosse accaduto « Devi cercare, fra tutte le merci che abbiamo a bordo, se ti risulta presente qualche trasporto di natura alimentare… crostacei nella fattispecie. Vivi. Congelati. Qualunque cosa. Ma, ti prego, fai in fretta. »
« Sono già all’opera. » confermò l’altra, senza la benché minima esitazione a quella domanda che avrebbe potuto apparire francamente inconsueta e che pur, la vide, allora, pronta a offrire, come di consueto, la propria più assoluta collaborazione.
« Cosa stai facendo…? Con chi stai parlando…? » ebbe a questionare la magnosa, ancor accettando di temporeggiare, insieme alle proprie compagne, nell’evidente disorientamento causato da tutta quella situazione, dall’improvvisa possibilità di comunicazione venutasi a creare fra le due fazioni, così come sino a quel momento non vi era stata alcuna possibilità, né alcuna necessità era stata purtroppo ritenuta esistente a tal riguardo… o quell’intero conflitto, forse, si sarebbe risolto in maniera estremamente più rapida e indolore per entrambe le parti.
« Sto cercando di capire. » rispose Lys’sh, sinceramente « Perché inizio a credere che tutto quello che è accaduto, sia stato soltanto un enorme, spiacevole equivoco… un equivoco che, se chiarito, probabilmente non solo risparmierà voi altri, ma eviterà nuovi massacri a discapito della vostra specie! »

domenica 24 settembre 2017

2318


Il gesto compiuto dalla donna guerriero, nel gettare un ignoto dispositivo fra le magnose, ebbe a concedere alla coppia di donne qualche istante di vita in più, arrestando estemporaneamente non soltanto le creature in direzione delle quali il traduttore era stato lanciato ma, anche, tutte le loro compagne, le quali restarono in quieta attesa di comprenderne gli sviluppi. Per quanto palesemente superiori in numero, e in risorse, quei supposti mostri, fin dalla loro prima comparsa, si erano dimostrati chiaramente più timorosi di quanto non avrebbero avuto ragione a poter essere e, in questo, anche quell’ultima azione avrebbe avuto a dover essere considerata mera conferma di tutto ciò. Una ritrovata quiete, la loro, che non sarebbe perdurata a lungo, e che, quindi,  non avrebbe garantito alla coppia di donne una maggiore speranza di vita ma, soltanto, un fugace rimando all’immediato futuro.
Quanto Lys’sh ebbe allora a scandire in direzione dell’ex-mercenaria non venne da essa colto e, probabilmente, ciò avrebbe avuto a doversi considerare persino qualcosa di positivo, giacché, oggettivamente, la giovane non avrebbe avuto ragione di rivolgerle parole particolarmente felici dal momento in cui, con il proprio ultimo intervento, ella l’aveva eletta a comune interlocutrice, e in ciò designata salvatrice per la situazione lì venutasi a creare, senza aver, tuttavia, avuto possibilità di confrontarsi precedentemente con lei sul proprio piano, sulla propria tattica, motivo per il quale, nel migliore dei casi, la loro disfatta sarebbe stata egualmente spiacevole e dolorosa. Nella sua ancor scarsa conoscenza della lingua, e nel terrificante accento proprio dell’ofidiana, contraddistinto da una serie disorientante di sibili, Midda Bontor ebbe lì soltanto occasione di cogliere poche, sparse, parole come « Splendida idea. », « Moriremo certamente. », « Con chi… dovrei parlare?! », quest’ultimo interrogativo intervallato da quello che le parve essere un qualche riferimento volgare all’organo sessuale maschile, benché, nella specificità di tal dettaglio, ella non avrebbe potuto dirsi sicura.
L’ofidiana, dal canto proprio, non avrebbe mai voluto mancare di rispetto alla propria amica, alla propria sorella maggiore e maestra di vita, almeno nel corso di quell’ultimo anno, ma, francamente, il rapido precipitare degli eventi non l’aveva messa in condizione di apprezzare l’idea di essere designata della responsabilità propria derivante dal mantenere entrambe in vita in assenza di una qualsivoglia condivisione nel merito della sicuramente straordinaria iniziativa che l’altra aveva elaborato nella profondità della propria mente, ragione per cui, purtroppo, tale contrarietà non aveva potuto ovviare a emergere fra le sue labbra, o, per lo meno, fra il corrispettivo delle labbra sul suo volto rettile, pur privo di tale particolare forma.
A cogliere, tuttavia, di sorpresa la giovane ofidiana, fu, poco dopo quel momento di sfogo, una voce nuova, una voce emergente allora da un punto imprecisato alle sue spalle, davanti alla stessa Figlia di Marr’Mahew e, per la precisione, dal punto in cui ella aveva gettato il proprio traduttore, il quale, chiaramente, avrebbe avuto a doversi ritenere la fonte di quell’intervento…

« Non è estrusa… »

Lys’sh ebbe immediatamente a zittirsi, ascoltando quelle parole. Gli effetti dell’iniziale difficoltà propria del dispositivo a individuare le parole corrette all’interno delle interminabili possibilità di combinazione fra due lingue fra loro totalmente aliene, in misura tale da portare a pronunciare, o ad ascoltare, parole apparentemente prive di significato all’interno del contesto della frase, pur sommariamente prossime a quelle che avrebbero avuto a dover essere scandite, non avrebbe avuto a dover essere considerato per lei nuovo: per lungo tempo Midda aveva subito le stesse difficoltà, scandendo frasi apparentemente sconnesse e, talvolta, prive di significato, per quanto, altresì, un significato avrebbe avuto a dover essere loro sì attribuito. Nel poter udire, quindi, quelle parole, a fronte delle quali necessario sarebbe stato domandarsi in riferimento a chi, o a che cosa, fosse stato utilizzato il verbo “estrudere”, ella non poté ovviare a contestualizzare facilmente tutto ciò in riferimento allo stesso traduttore, sostituendo, tuttavia, tale erronea scelta di termini con il verbo “esplodere”… un verbo che avrebbe reso la frase decisamente più sensata, soprattutto da parte di qualcuno che ignorava la reale natura del dispositivo lanciato dalla donna guerriero e che ne avrebbe potuto temere eventualmente la deflagrazione.
In ciò, quindi, non solo facile sarebbe stato definire il traduttore come “non esploso”, ma ancor più facile sarebbe stato attribuire quella particolare osservazione, malamente riadattata da parte dello stesso, qual scandita da parte dei soggetti a esso più prossimi. Ossia… le stesse magnose.

« Midda… sei un maledetto genio. » sibilò Lys’sh, pur consapevole che tal complimento non sarebbe potuto essere da lei apprezzato in quel momento, ma, ciò non di meno, desiderosa di poter riconoscere la straordinarietà di quanto da lei compiuto e, soprattutto, il superbo acume nel giungere a comprendere quanto neppure ella stessa, una chimera, era giunta a ipotizzare, dimostrandosi, dopotutto, non meno vittima di pregiudizi rispetto a qualunque umano « No… non è esplosa. » soggiunse a voce più alta, desiderosa di lasciarsi ben udire da tutti e, soprattutto, da coloro i quali, più vicini al traduttore, avrebbero avuto anche l’opportunità di comprendere quanto, allora, stava pronunciando « Non è una bomba: è un traduttore automatico. »
« Una tradizione automedica? » ripeté la voce, incerta nel merito del significato delle parole così udite, ancora una volta malamente riadattate da parte del dispositivo, la cui affidabilità sarebbe migliorata soltanto nel tempo, con l’acquisizione di sempre maggiori informazioni sulla lingua aliena da tradurre, quella, nella fattispecie, parlata dalle magnose.
« Traduttore automatico. » insistette l’ofidiana, scuotendo appena il capo e voltandosi, piano, in direzione della voce, in un gesto istintivo di confronto con il proprio interlocutore, per quanto, allora, probabilmente assurdo sarebbe potuto essere confrontarsi con il potenziale contenuto di un piatto da portata « E’ un dispositivo atto a garantirci la possibilità di comunicare e, forse, in questo modo, ovviare a un’inutile battaglia. » argomentò, consapevole di star usando troppe parole nuove tutte insieme e, ciò non di meno, speranzosa che, in qualche modo, pur attraverso significanti sbagliati, il significato corretto avrebbe potuto giungere a destinazione « Attualmente sta cercando di apprendere la vostra lingua… e, in questo, potrebbero esserci dei problemi di adattamento. Ma più avremo occasione di confrontarci, e più facile diventerà comprenderci. » spiegò, volgendo quell’ultima frase non soltanto in riferimento alle dinamiche di uso del traduttore ma, più in generale, al puro e semplice interfacciamento fra loro… una relazione sicuramente iniziata con i peggiori presupposti e nella più totale assenza di dialogo ma che, forse, allora, sarebbe potuta cambiare.
« Non c’è possibilità di evitare la battaglia. » negò, tuttavia, la voce dall’altra parte, nel mentre in cui, dal gruppo indistinto di magnose, una iniziò ad avanzare in direzione del traduttore, dimostrandosi, forse, qual colui, o colei, con cui, in quel frangente, stava venendo condotto quel tentativo di diplomazia « Noi desideriamo soltanto viverna in pace. Ma voi volete marciarci… »

Lys’sh ebbe a sollevare, per un istante, gli occhi al cielo nel confronto con quell’ultima asserzione, un’asserzione all’interno della quale avrebbe avuto a dover essere chiaramente inteso un qualche importante significato e nel confronto con la quale, purtroppo, gli errori di traduzione ancora stavano creando una palese difficoltà comunicativa. Sforzandosi, quindi, di comprendere quali parole avrebbero avuto a dover sostituire quelle meno correlate, qual “viverna” e “marciarci”, ella ebbe alfine a sgranare gli occhi con aria sinceramente sorpresa, nel riuscire a comprendere quanto, essi, stavano allor muovendo in loro accusa…

« Voi state pensando che sia nostro desiderio quello di mangiarvi?! » domandò, disorientata « Non è così! Noi siamo semplicemente finiti alla deriva in questo angolo di universo… siete stati voi ad aggredirci, abbordando la nostra nave! » tentò di argomentare, esprimendo la propria visione dei fatti.

sabato 23 settembre 2017

2317


Fu, probabilmente, senza neppur volerlo, senza neppur averne concreta intenzione, che, in quel frangente, in quel contesto, Har-Lys’sha ebbe a individuare la soluzione  alla questione, al problema per così come loro imposto, nell’evidenziare l’ovvio, nel ribadire quanto pur già, sino a quel momento, constatato più volte da entrambe, pur senza, forse, realmente concedersi l’opportunità di riflettere per un fugace attimo a tal riguardo, in termini che, altrimenti, avrebbero potuto offrire una diversa chiave di lettura sulla questione. E, forse, a far allora la differenza, a discriminare quel frangente dai precedenti, ebbe a essere proprio la loro condizione di inaspettata prigionia, lo stallo loro imposto, a confronto con il quale la mente del capo della sicurezza della Kasta Hamina ebbe a poter analizzare nuovamente tutti gli eventi, tutti i piccoli frammenti raccolti sino a quel momento, ordinandoli in quella che, allora, ebbe a iniziare a delinearsi qual un immagine completamente diversa da qualunque altra sino a quel momento supposta, in un mosaico ancora incompleto, in un quadro ancor non compiuto e per la conclusione del quale avrebbe avuto bisogno di qualche altra informazione, avrebbe necessitato di qualche ulteriore conferma, ma che, già in quel modo, avrebbe richiesto loro un attento riesame dell’intera questione, non soltanto per salvare la propria vita, ma per ovviare, anche, a un ingiusto genocidio.

« Quanto mi sento idiota… » sussurrò la donna guerriero, sgranando i propri immensi occhi azzurro color ghiaccio, all’interno dei quali, per la sorpresa di quella dedotta rivelazione, la nera pupilla ebbe a ridursi alle dimensioni di una capocchia di spillo, letteralmente scomparendo all’interno della gelida e pur sublime iride « Lys’sh… giù le armi! » ordinò, in quella che, francamente, l’altra avrebbe avuto a dover giudicare qual l’ultima azione razionale che, in un tale contesto, avrebbe potuto aver motivo di compiere e che, ella stessa, difficilmente, difficilmente avrebbe potuto immaginare avrebbe avuto a dover essere considerata un’opportunità.
« … come…?! » esitò, in questa occasione, l’altra, temendo per qualche errore da parte del traduttore indossato dalla propria compagna, lo stesso che in quell’ultimo periodo non le aveva imposto ulteriori momenti di imbarazzo in improbabili adattamenti dalla lingua natia della medesima alla lingua comune, condivisa in quell’angolo di universo, e che pur, a fronte di una tale richiesta, avrebbe avuto forse a dover essere ritenuto qual guasto, o sbagliato nella propria programmazione, al punto tale da capovolgere il senso stesso di quella richiesta.
« Abbassa le armi. Non dimostrare ostilità… » dichiarò nuovamente Midda, per proprio conto andando a rinfoderare la propria spada bastarda, la stessa che aveva ineluttabilmente sguainato solo un attimo prima, in un gesto naturale, spontaneo, neppur realmente calcolato, laddove, ancor prima che la sua mente elaborasse l’esigenza di uno scontro, il suo corpo si era già predisposto per lo stesso « Fidati di me. »
« Di te mi fido… e su loro che ho qualche dubbio… » ammise la sua giovane interlocutrice, restando per un attimo incerta su come agire, sul seguire quell’apparente invito alla resa o, piuttosto, mantenere alta la guardia, salvo, poi, decidere di non tradire la propria amica, la propria sorella maggiore, nel rifiutarne le parole, nel contestarne le decisioni, dimostrando in tal caso di aver più timore nei confronti delle magnose che fiducia nei suoi riguardi « … spero solo che tu non abbia a sbagliarti. » sancì, nel mentre in cui, a imitazione del gesto di lei, a sua volta ebbe a riporre le proprie armi.

Per una frazione d’istante, o per un’intera eternità, difficile esserne sicuri a posteriori, l’Ucciditrice di Dei e la sua compagna ofidiana restarono, allora, non soltanto immobilizzate ma, ancor più, immobili, osservando con discrezione il mondo a loro circostante e attendendosi, da un momento all’altro, di poter essere travolte dalla possibile carica di quelle creature, a fronte delle quali, in tutto ciò, soltanto certa sarebbe stata la loro prematura fine. Ciò non di meno, anche il mondo attorno a loro parve immobilizzarsi e, seppur nelle ombre entrambe avrebbero potuto dirsi certe della presenza delle loro avversarie, queste sembrarono voler dimostrare un certo disorientamento a fronte di quanto occorso, a loro volta forse impegnate a comprendere quale fosse la strategia alla quale le loro avversarie stavano offrendo riprova di volersi così dedicare.
E solo dopo che, forse per una frazione d’istante, forse per un’intera eternità, tutto rimase immobile, tutto si arrestò in un tremendo stallo, Midda volle arrischiarsi in un nuovo gesto volto a tentare di progredire in quella situazione, in quel contesto, in maniera del tutto diversa rispetto a quanto non avesse compiuto sino a quel momento, portando lentamente la mano verso il proprio comunicatore e aprendo un canale…

« Midda a Mars. » dichiarò, alla ricerca dell’aiuto del capo tecnico della Kasta Hamina.
« Qui Mars… ciao, splendore. Al momento sono un po’ preso dietro ai preparativi dell’ultima iniziativa del nostro indomito condottiero… ma per te troverò volentieri un attimo. » annunciò la voce dell’uomo, facendo riferimento a dettagli nel merito dei quali ella non aveva alcuna consapevolezza e, in quel momento, neppur desiderava maturare coscienza a riguardo dei quali « Che cosa posso fare? » ebbe a domandarle, con tono quieto e sereno, a sua volta, del resto, del tutto inconsapevole della situazione tutt’altro che serena nella quale ella stava riversando.
« Solo una domanda… che cosa potrebbe accadere se il mio traduttore fosse passato a un altro individuo, contraddistinto da un linguaggio completamente diverso rispetto al mio? » gli domandò, premurandosi, prima di agire per come ipotizzato, di non trascurare alcun dettaglio nel merito dell’impiego di quella tecnologia con la quale, pur, non avrebbe potuto ancora vantare troppa confidenza « Riuscirebbe egualmente a tradurre? »
« Perché questa domanda…? » questionò la voce di Mars, dimostrando una certa curiosità nel merito di quell’interrogativo del tutto privo di contesto, almeno dal suo personalissimo punto di vista.
« Rispondimi, per cortesia. » insistette ella, mantenendo lo sguardo sulle ombre a loro circostanti, nella consapevolezza di quanto, quello stallo, non avrebbe potuto proseguire in eterno e di quanto, di lì a breve, probabilmente i loro avversari sarebbero giunti all’allor unica, condivisibile decisione di terminare rapidamente la questione, con la loro morte.
« C’è un piccolo interruttore di lato, volto a comandare il ripristino di base del dispositivo. » spiegò il meccanico, così incalzato, a soddisfare quell’interrogativo « Prima che possa riadattarsi a un altro linguaggio è necessario rimuovere il precedente… ma, così facendo, tu non potresti più comprendere nulla, né, tantomeno, essere compresa. »
« Questo non è importante… » asserì la Figlia di Marr’Mahew, chiudendo la comunicazione verso Mars e rivolgendosi, in tal senso, verso Lys’sh, al suo fianco, alle sue spalle, la quale era stata ovviamente testimone di quel rapido scambio, pur, in verità, senza comprenderne ancora le motivazioni, senza riuscire ancora a intuire quanto sarebbe potuto avvenire « … per fortuna ci sei tu a poter parlare per entrambe. »

E prima che Lys’sh potesse riservarsi opportunità di chiedere maggiori dettagli nel merito di quanto ella potesse aver in mente di compiere, gli eventi parvero destinati a degenerare, e a degenerare nella misura in cui, alle ombre, ebbero allora a sostituirsi le sagome, le figure di quelle magnose spaziali, le loro antagoniste, le loro potenziali carnefici, il confronto con le quali, che potessero gradirlo o meno, avrebbe avuto lì a doversi quindi considerare giunto al termine… alla propria ineluttabile e sgradevole conclusione.
Una conclusione, tuttavia, la quale Midda Bontor sperò di poter mutare nel mentre in cui ebbe a separarsi rapidamente dal proprio traduttore, individuando il tasto di ripristino dello stesso e lanciandolo, pertanto, a terra, innanzi ai loro avversari, i quali retrocedettero istintivamente nel timore dell’eventualità di una qualche arma, forse un esplosivo, e che pur, chiaramente, non ebbe lì a esplodere, nel restare inerme al suolo, a pochi piedi di distanza da quegli enormi, crostacei assassini.

« E che Thyres che la mandi buona… » sussurrò la donna dagli occhi color ghiaccio, consapevole che Lys’sh non avrebbe lì potuto comprenderla e, ciò non di meno, certa che, altresì, la sua dea l’avrebbe egualmente udita e, speranzosamente, apprezzata.