ISSN 2282-1120
EAN 9772282112009
Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Dopo Nuovi mondi. Vecchi giochi e Nuovi trucchi. Vecchi cani, la vita della nostra mercenaria preferita continua a rinnovarsi, a piccoli, grandi passi, con l'inizio di Nuovi alleati. Vecchi avversari... a partire da oggi.

Ormai prossimi a festeggiare il sesto anniversario della saga, con l'odierno episodio 2155 incomincia infatti la pubblicazione della quarantaquattresima avventura di Midda's Chronicles, terza del secondo arco narrativo che vede Midda stessa impegnata a offrire il resoconto delle proprie straordinarie avventure al di fuori dei confini caratteristi di tutto quanto, per lei, era stato prima di allora il proprio stesso mondo!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia... e, come sempre, buona lettura!

Sean, 9 gennaio 2013

mercoledì 16 aprile 2014

2237


Soltanto a posteriori mi potei rendere effettivamente conto di quanto tempo fosse passato dal giorno dell’agguato, e dall’inizio del mio forzato oblio nelle tenebre della mia stessa mente, al giorno in cui mi fu concessa occasione di riacquisire coscienza di me. E, importante a specificarsi, soltanto di me e non, purtroppo, per quanto paradossale sarebbe stato impiegare simile termine nel merito di una tale condizione, del mio semidivino ospite. E se simile consapevolezza postuma poté essermi concessa, tale fu soltanto per quanto si premurarono di riferirmi coloro che, nel merito di una simile valutazione avrebbero potuto esprimersi con cognizione di causa, con piena coscienza nel merito dei tempi e degli eventi occorsi, giacché, personalmente, non avrei saputo quantificare se la mia assenza avesse a doversi misurare in termini di ore, di giorni, di settimane o, persino, di mesi… anni interi.
Per mia fortuna, lo stato di coma indottomi dal collare metallico, o comunque conseguenza immediata all’applicazione del medesimo attorno al mio collo, non ebbe occasione di privarmi di qualche anno di vita, benché, mio malgrado, a qualche mese scoprii di aver allora pur dovuto, inconsapevolmente, rinunciare. Qualche mese, tale il tempo sottrattomi, al termine dei quali il primo volto che volle riservarsi occasione di comparire innanzi al mio sguardo fu quello di una perfetta estranea… una perfetta estranea che, tuttavia, non volle negarsi l’occasione di presentarsi, cortesemente, qual una persona a me più che nota, una figura da me già incontrata e già combattuta, lì facente sfoggio di una propria nuova incarnazione, dell’ennesimo corpo entro il quale aveva conquistato occasione di rifugio…

« Ben svegliato… » si premurò di salutarmi, nel momento stesso in cui aprii gli occhi, ancor prima di maturare coscienza di quanto, allora, non mi sarebbe stata concessa maggiore libertà rispetto a quella, nel ritrovarmi, mio malgrado, bloccato sulla fredda e liscia superficie di una sorta di tavolo, o forse di branda, difficile a definirsi, al centro di una piccola stanza bianca e incredibilmente luminosa « … e benvenuto nella dimora del mio nuovo, cortese anfitrione. Spero che mio figlio e tu stiate entrambi bene. E che non avrete interesse a crearmi troppi fastidi, in risposta alla mia pur premurosa ospitalità nei vostri riguardi. »

Non ci volle troppo per permettermi di ricollegare quell’ultima asserzione all’identità della mia interlocutrice.
E non ci volle troppo per permettermi di verificare quanto, ancora, Desmair non fosse raggiungibile dalla mia coscienza, quasi come se, improvvisamente, egli fosse stato estirpato dal mio corpo, a dispetto dell’invito appena rivolto a entrambi…

« … Anmel?! » domandai, aggrottando appena la fronte nel cercare retorica conferma a quell’identificazione, della comprensione del fatto che, innanzi a me, al di là di quanto non mi avrebbero potuto che suggerire i miei occhi e le mie orecchie, e con essi la mia memoria, non avendo la benché minima occasione di riconoscere quella nuova immagine femminile, quella nuova presenza proposta al mio sguardo e quella nuova voce offerta al mio udito, altri non fosse che la già spiacevolmente nota regina Anmel Mal Toise, madre naturale di Desmair e, soprattutto, ragione per la quale Midda e io avevamo abbandonato la serenità del nostro pianeta natale per imbarcarci in quell’assurda avventura oltre i confini del nostro mondo… letteralmente oltre i confini del nostro mondo « Che sta succedendo? Dove sono? Che cosa hai fatto a Desmair?! »
« Affascinante. » osservò ella, sorridendo sorniona, quasi le fosse appena stata concessa occasione di ottenere verifica di una qualche straordinaria e imprevista teoria, in semplice conseguenza alle domande che le avevo allora rivolto « Non hai idea di cosa stia accadendo, non hai idea di dove tu sia, e, in tutto questo, il tuo primo pensiero risulta rivolto in direzione dello stato di salute di mio figlio, anziché della tua amata. » constatò, scuotendo appena il capo « Sono l’unica a leggere, in tutto ciò, qualcosa di incredibilmente strano e ambiguo…?! Soprattutto nel merito dei tuoi rapporti di fedeltà nei confronti di colei che, altresì, prima dovrebbe essere nei tuoi pensieri, nelle tue priorità, fra le tue preoccupazioni… » ammiccò, strizzando appena un occhio nei miei confronti, con incedere persino malizioso, quasi come se, dietro a quel mio interesse in favore di Desmair, avesse a doversi intendere chissà cos’altro, chissà quale altra, ipotetica, possibile verità.
« E’ inutile che tu cerchi di giocare con me, Anmel Mal Toise. » replicai, in nulla desideroso di concederle facilmente quella vittoria psicologica nei miei confronti, più qual una questione di principio ancor prima che per un qualche, concreto motivo, per una qualche reale ragione utile a non permetterle in alcun modo quella conquista « Per quanto, in questo momento, io possa avere più domande che risposte, sono ancora in grado di comprendere che l’unica ragione utile a concedermi di restare in vita, di permanere in vita, ha da ricercarsi nel fatto che io abbia a dovermi considerare, per te, ancora utile al fine di catturare Midda Bontor, di sconfiggere colei che a cui stai rifuggendo sin dalla sconfitta di Nissa, tua ultima vittima. » argomentai, a sostegno di quanto avevo asserito e del perché, quindi, i miei dubbi, i miei interessi, avrebbero avuto a doversi considerare qual così repentinamente rivolti in direzione al mio ospite, allorché alla mia amata, come da lei posto in critica evidenza « Ragione per la quale, la mia compagna è ancora ben distante dal potersi considerare alla tua portata… a differenza di Desmair e di me. »
« All’incirca… » osservò Anmel, scuotendo appena il capo a negazione di quell’ultima mia conclusione, di quell’ultima mia deduzione, in ciò da lei decretata qual erronea, qual priva di quella medesima opportunità di superiorità psicologica in tal maniera da me forse frettolosamente ostentata « No. Dai. Sto scherzando. » si corresse subito dopo, levando ambo le mani in segno di resa, quasi da parte mia non fosse allora mancata una qualche reazione a quella breve replica, per così come, tuttavia, non era avvenuto « La tua compagna non è in alcuna misura ben distante dal potersi considerare alla mia portata. Non, quantomeno, nel considerare come ella, in questo stesso momento, sia distesa su un tavolo operatorio non dissimile da questo… in una stanza identica a questa… a meno di dieci piedi da te. »

Se nell’immediato avrei voluto replicare a quell’affermazione, a quella dichiarazione, con un secco « Stai mentendo! », qualcosa mi spinse a tacere, a riservarmi un istante di silenzio e, in ciò, di riflessione, non concedendomi la possibilità di vantare delle certezze dietro le quali pur mi sarei potuto scoprire privo di qualunque copertura, privo di qualunque difesa. Anche perché, nel poter e nel dover vantare, in grazia al mio particolare rapporto con Desmair, maggiore consapevolezza rispetto a chiunque altro di qual genere di carattere avrebbe potuto essere riconosciuto a distinzione della regina Anmel Mal Toise, difficile sarebbe per me allor potuto essere ignorare quanto, purtroppo, una tale presa di posizione non adeguatamente supportata da solide motivazioni, da concrete ragioni, non avrebbe avuto a potersi considerare appropriata rispetto alla sua figura, rispetto al suo particolare incedere, atto, difficilmente, a vantare delle caratteristiche non proprie, atto, improbabilmente, a dichiarare il falso nella consapevolezza di ciò, con il solo intento di tutelare, strenuamente, una propria in tutto ciò sol supponibile posizione di superiorità, così come, pur, mai sarebbe alfine avvenuto, nel riconoscere qual terribilmente minati i fondamenti stessi della sua credibilità.
Per tale ragione, laddove ella asseriva che la mia amata avrebbe avuto a doversi riconoscere qual presente in quello stesso edificio, ovunque allora fossimo, e imprigionata non diversamente da me e non lontano da me, estremamente pericoloso sarebbe stato rifiutare la veridicità di una simile asserzione. E, ancor più, estremamente pericoloso sarebbe stato sminuire quanto, a fronte di tutto ciò, sarebbe necessariamente conseguito a discapito della mia vita, della mia salute, dal momento in cui, per come da me stesso pocanzi troppo audacemente affermato, l’evidenza di quanto, allora, Midda non fosse più un pericolo per la nostra antagonista avrebbe, ineluttabilmente, reso la mia sopravvivenza in vita un’inutile complicazione, una vana perdita di tempo, nel posticipare senza alcuna ragione, senza alcuna motivazione, quanto pur, presto o tardi, non avrebbe potuto evitare di occorrere… la mia esecuzione.

martedì 15 aprile 2014

Intermezzo - parte decima e ultima


Il concilio era terminato. Ciò che doveva essere detto, era stato detto. Ciò che doveva essere fatto, era stato fatto. Le decisioni che dovevano essere prese, erano state prese. Ciò non di meno, qualcosa, forse, restava ancora da dire, qualche emozione ancora da esprimere, benché, ormai, non riguardasse più, esplicitamente, l’intera assemblea ma soltanto una figura all’interno della medesima. Una figura che, dal canto suo, dimostrò di possedere sufficiente empatia, nei riguardi del cantore, da non mancare di comprendere di dover intervenire quando necessario, di dover ricercare un momento di incontro privato con il loro anfitrione, a discapito dell’apparente conclusione di qualunque argomentazione.
Fu così che, nel mentre in cui gli straordinari partecipanti a quella riunione altrettanto straordinaria iniziarono a lasciare la dimora di colui che, forse, avrebbero dovuto considerare proprio amico, e il quale, certamente, aveva offerto riprova di volerli considerare propri amici, anche a dispetto delle differenze che li contraddistingueva, che li caratterizzava, l’ex-locandiere richiese alla propria amata, alla donna guerriero, di volergli concedere un ulteriore istante, un altro momento, un fuggevole attimo sottratto all’eternità, per soffermarsi ancora a dialogare con il cantore, benché, formalmente, nessun invito in tal senso gli fosse stato rivolto dal medesimo…

« Ehy… » richiamò l’attenzione del medesimo, dopo averlo individuato qual già diretto alla propria postazione di lavoro, là dove, certamente, si sarebbe impegnato allo scopo di onorare l’impegno preso, a dispetto di ogni emozione negativa che, sino a quel momento, poteva averlo contraddistinto e, spiacevolmente, frenato.
« Ehy! » replicò l’altro, dimostrandosi quasi sorpreso da quella ricomparsa e, in ciò, apparentemente negando che, da parte propria, potesse esservi altro da aggiungere, altro da disquisire attorno a quel tema già, abbondantemente, affrontato « Credevo foste già ripartiti… che accade? »
« Dimmelo tu… » sorrise l’altro, accomodandosi non distante da lui, in maniera tale da poterlo osservare alla medesima altezza, senza, in ciò, gravare sgradevolmente dall’alto « Due mesi fa sono venuto a cercare dialogo con te, in questa stessa stanza, e per quanto tu mi avessi accennato all’essere inguaiato, non avevo compreso l’effettiva misura del tuo problema. » commentò, rievocando le dinamiche di un loro precedente incontro, dell’ultimo loro precedente incontro, quando egli stesso aveva ricercato occasione di confronto con il cantore nel desiderio di un fuggevole momento di distensione psicologica ed emotiva innanzi a tutta l’intima tensione necessariamente accumulata in quegli ultimi mesi, a sua volta, per tutti gli stravolgimenti occorsi anche nella propria vita « E di questo desidero domandarti scusa. Se solo non fossi rimasto tanto focalizzato, polarizzato sui miei problemi, forse vi sarebbe stato spazio sufficiente anche per affrontare i tuoi e, chissà, per evitare che tu potessi arrivare, oggi, a questo punto… »
« No. Non ti colpevolizzare per quanto è successo. » negò il cantore, scuotendo il capo « Te ne prego. Non è colpa tua… e, in ciò, probabilmente, non avresti potuto fare nulla per aiutarmi. Anche perché, all’epoca, ancora non avevo maturato la consapevolezza di avere un problema. »
« Si dice che ammettere di avere un problema sia il primo passo per riuscire a risolverlo. » sorrise amaramente il locandiere, annuendo appena a quell’ultima dichiarazione.
« Già… » confermò l’altro, appuntandosi mentalmente di riciclare quella frase, esattamente così come scandita dal proprio interlocutore, quanto prima, nel non poter essere più che d’accordo con la medesima e con le implicazioni conseguenti « E, nell’ostinarmi per giorni, settimane, mesi, anni addirittura, a negare di avere qualunque problema, sono arrivato a questo spiacevole punto di rottura. »
« Che pur rottura non vuol essere davvero… » puntualizzò il primo, in accordo con quanto, pocanzi, era stato lo stesso cantore ad affrettarsi a evidenziare, a discapito di qualunque fraintendimento « Perché, correggimi se sbaglio, hai ben sottolineato di non voler rinunciare a nulla di quanto può essere in grado di offrirti serenità o felicità… e, in questo, di non voler rinunciare anche al tuo impegno artistico con noi. »
« … artistico… » obiettò, con evidenza di scarsa considerazione per ciò « In verità non è che ci sia veramente molto di artistico in quello che faccio… gli artisti sono ben altra cosa rispetto a me. »
« Sempre intento a sminuirti e a sminuire il tuo operato… non è vero?! » domandò, retoricamente, l’ex-locandiere, per nulla sorpreso da quella precisazione in assenza della quale, evidentemente, il proprio interlocutore avrebbe potuto rischiare di entrare in conflitto con la propria stessa indole, con la propria natura, in una misura tale da rendere una qualunque altra asserzione non poi così lontana da uno stupro a proprio stesso discapito « In conclusione, tutte le belle parole di prima sono destinate a restare semplicemente tali…?! »
« No. Quello che ho detto lo credo veramente. Così come credo veramente che, alla base del mio impegno con voi, non abbia a dover essere riconosciuto nulla di artistico. Anzi. » si strinse nelle spalle, con aria serena « Comunque… non fraintendere le mie parole. Nel negare una natura artistica alla base di quanto compio quotidianamente, non intendo in alcun modo sminuire le ragioni della mia opera, giacché, con eccessiva facilità, quasi banalità, il termine “artista” e i suoi derivati sono associati a persone e opere tutt’altro che degne di un qualche interesse, tutt’altro che degne di una qualche attenzione, e pur imposte all’interesse e all’attenzione di tutti soltanto perché concepite, esplicitamente, come una provocazione. »
« D’accordo… d’accordo… » si arrese l’interlocutore, levano ambo le mani a espressione evidente di simile volontà di armistizio, di tregua soprattutto attorno a una questione che, obiettivamente, avrebbe avuto a potersi considerare decisamente futile « Al di là di tutto questo, comunque, sii sincero almeno con me… come ti senti?! »

Un’allora obbligata parentesi laconica non poté che seguire a quella questione, trovando il cantore tutt’altro che armato di un’immediata possibilità di risposta. Ciò non di meno, dopo un tempo inferiore a quanto l’altro non avrebbe potuto inizialmente temere necessario, il cantore riprese voce, per concedere replica a quell’interrogativo.

« Ho passato momenti migliori… » non volle negare, stringendosi fra le spalle, non tanto a minimizzare la questione, quanto a dimostrare un suo impegno in tal senso, allo scopo di non permettere a tutto quello di apparire peggiore di quanto già non fosse « Ma questo immagino sia quantomeno legittimo, nel considerare tutto quanto. » precisò, ammiccando appena con fare complice verso l’altro « Tuttavia… voglio essere positivo. Voglio essere sereno… e voglio credere che, al di là di tutto, questa, per me, abbia a doversi riconoscere non tanto quanto una dannazione, quanto un’opportunità. L’opportunità per rimettermi in giuoco… e rimettermi in giuoco seriamente, veramente, cercando di imporre alla mia esistenza la direzione che io desidero, tentando di afferrare saldamente il timone della mia vita, anziché lasciarmi sospingere dai venti della disgrazia verso una secca o verso degli scogli, sicura tragedia. Se mi consenti la metafora marinaresca… »
« A dispetto delle mie origini, e di quanto non avrei potuto apprezzare, ho trascorso sufficiente tempo per mare per poter apprezzare il paragone. » annuì l’ex-locandiere.
« E, del resto, per quanto anche la tua amata abbia sicuramente commesso i propri errori, i propri sbagli, tali da vederla privata di una buona parte dei propri sogni, dei propri obiettivi, di quello che credeva essere il fine ultimo della propria vita; ella stessa è dimostrazione di quanto, al di là di ogni sbaglio, di ogni errore, di ogni metaforica caduta, può esservi sempre l’occasione di rialzarsi se solo lo si desidera… e, in questo, persino di ottenere molto più di quanto non si sarebbe inizialmente atteso. » sorrise, non limitandosi ora ad ammiccare ma, esplicitamente, a indicare il proprio interlocutore, il quale, più di chiunque altro, avrebbe potuto incarnare il riscatto spirituale della donna guerriero « Questo è, forse, il suo insegnamento più importante. Ancor più della possibilità di essere i padroni del proprio destino, gli unici autori della propria sorte. E questo sarà ciò che mi impegnerò a ricordare ogni giorno, nei mesi e negli anni a venire, non più lasciandomi dominare dagli errori compiuti… ma gioendo per l’occasione concessami di poterne compiere ancora molti altri! »

lunedì 14 aprile 2014

Intermezzo - parte nona


« Quindi…? » domandò il semidio, preferendo, alla retorica dei discorsi, la concretezza delle azioni e, con esse, dei risultati che il loro anfitrione avrebbe potuto scegliere di perseguire, avrebbe potuto decidere di voler lottare per rendere propri, a discapito di qualunque avversità, in contrasto a qualunque pessimismo che, sino a quel momento, poteva averlo caratterizzato, poteva averlo contraddistinto e, persino, dominato, negandogli qualunque possibilità di divenire, realmente, padrone del proprio presente e del proprio futuro, del proprio destino, del proprio fato, e, con tutto ciò, negandogli anche qualunque possibilità di vivere, e di vivere realmente, la propria esistenza, a essa limitandosi a sopravvivere, limitandosi a lasciarsi dominare dagli eventi ancor prima che a dominarli egli stesso « Cosa intendi fare ora…? Desideri ancora smettere di scrivere? Desideri ancora perdere tempo a piangere per la malvagità degli uomini, colpevolizzandoti per essere stato tanto stupido da non comprendere per tempo chi ti avrebbe tradito e perché? Desideri ancora ritenerti, tanto stolidamente, tanto imperdonabilmente, sì privo di ogni possibilità, sì privo di presente e di futuro, in misura tale da dover trascorrere il resto della tua vita attendendo, semplicemente, la morte quasi come un’amante prediletta, un’amica fedele, una compagna a lungo tempo cercata e sol tardivamente conquistata? » tentò di provocarlo, infierendo volontariamente e, ormai, persino grottescamente a suo discapito, nella misura utile a cercare di ottenere da parte sua una qualche reazione, un qualche cenno di rivolta, una qualche dimostrazione concreta di quanto, egli, avrebbe potuto ancora avere desiderio di combattere, e di combattere per la propria autodeterminazione, a dispetto di tutti i discorsi di resa sino a quel momento occorsi.
« Poi… per carità… se davvero ha da essere considerato tuo sol desiderio quello di accogliere la morte in tal misura, in simile maniera, potrei decidere di dimostrarmi sufficientemente caritatevole nei tuoi riguardi e di provvedere io stessa a tal proposito… » suggerì la regina, sorridendo maliziosamente, in un asserzione che, dato il soggetto, avrebbe avuto a dover essere considerata decisamente complicata nella propria interpretazione, forse frutto semplicemente di un intento provocatorio, forse, e piuttosto, evidenza di una qualche concreta volontà indirizzata all’assassinio del cantore, non per una qualche, concreta avversione a suo discapito, quanto e semplicemente in conseguenza al proprio più totale disprezzo della vita, lei che, del resto, della morte e dell’annichilimento rappresentava incarnazione e incarnazione più violenta e autentica.
« Tu stai buona. » intervenne la mercenaria, lasciando ticchettare sulla superficie di vetro del tavolo del soggiorno del cantore la punta metallica delle dita della propria destra, a voler chiaramente ricordare, senza troppe metafore, quanto, in quel frangente, pur priva della propria spada, e apparentemente di ogni altra arma, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual inerme e inoffensiva, anche e soltanto in grazia alla presenza della sua protesi robotica.

A escludere, allora, il proseguimento di quella possibile discussione, e della lite, o peggio battaglia, che da essa avrebbe potuto seguire, riprese ancora una volta parola lo stesso cantore, in risposta al semidio, direttamente, e a tutti quanti, indirettamente, nella definizione di quelle che, alla luce del loro incontro, di quel loro concilio, avrebbero avuto a dover essere riconosciute le sue decisioni. E decisioni che, necessariamente, non avrebbero potuto ovviare ad avere un certo impatto anche sulle esistenze di tutti loro lì radunati, se non in maniera diretta, quantomeno in termini indiretti, nel coinvolgerli nei limiti consueti del suo impiego al loro servizio, a testimonianza delle loro vicende, delle loro gesta…

« Mio desiderio non è accogliere la morte, quanto, e piuttosto, abbracciare la vita, nella consapevolezza che prima di quanto chiunque fra noi non potrebbe attendersi, non potrebbe avere piacere di accettare, ciò che abbiamo, ciò che ci è stato concesso, ci sarà tolto. E io non desidero arrivare a quell’improrogabile appuntamento con la nera signora, a quell’irrinunciabile ultimo ballo con l’oscura dama, nel rimpianto per una vita mai vissuta, per tutte le esperienze mai provate, per tutta la gioia che mi sono negato nel timore del dolore che, lungo tale cammino, per me avrebbe potuto derivare… e sicuramente deriverà. » asserì pertanto, con tono convinto, con incedere deciso, nella volontà di far risuonare quelle parole non quali retoriche, non quale vuoto manifesto di vita, quanto e piuttosto una decisione concreta, reale, solida, innanzi alla quale non riservarsi alcuna occasione utile a ritrattare, a retrocedere, a meno di non rinunciare, definitivamente, in tutto ciò, a ogni pur minimo frammento di amor proprio rimastogli.
« Bravo! » esclamò l’ex-locandiere, appoggiando e sostenendo completamente quell’opinione, quella decisione, e trattenendosi a stento, persino, dall’applaudire, a sostegno di tutto ciò.
« Per troppo tempo, nascondendomi dietro la scusa di volermi nascondere da tutti coloro che mi avrebbero potuto ferire, che mi avrebbero potuto fare del male, ho rinunciato a vivere la mia quotidianità, la mia vita di tutti i giorni, sempre sottraendomi innanzi a qualunque scelta, a qualunque azione potesse vedermi posto in gioco, sia con estranei, sia con amici, con persone che davvero avrebbero avuto piacere di essermi amici e che, così facendo, non ho fatto altro che allontanare da me, con impegno persino malato. » ammise, storcendo le labbra verso il basso, per nulla fiero di tutto ciò « Anche la scrittura delle testimonianze delle vostre avventure, delle vostre gesta, nel corso del tempo, ha assunto sempre più le caratteristiche di un’ennesima scusa atta a sottrarmi al confronto con la mia stessa vita, con la mia quotidianità, a essa rifuggendo per cercare ipotetico rifugio nelle vostre esistenze, nelle vostre vicende, tradendo, in tutto ciò, persino le ragioni per le quali, in origine, tutto questo mio impegno ha avuto inizio. »
« Quando ho iniziato a scrivere di voi, lo sapete bene, ero reduce di un’altra sgradevole batosta emotiva, di un altro spiacevole tradimento da parte di alcune persone da me ritenute erroneamente amiche e scoperte all’esatta antitesi di tale definizione. » rimembrò, a meglio argomentare le proprie parole, quanto lì sostenuto e difeso « Ho iniziato a scrivere nella volontà di dimostrare a me stesso, e al mondo intero, di poter essere in grado di fare qualcosa che mi piacesse e che mi interessasse nel solo desiderio di incontrare la mia approvazione, e non di dipendere, necessariamente e costantemente, dal beneplacito di altri… una ricerca di autodeterminazione, pertanto, che, tuttavia, nel corso del tempo ha assunto le caratteristiche della ricerca di un isolamento, di una vita da eremita, sostenendo qual sola scusa, qual unica ragione alla base di tutto ciò, la necessità di scrivere, e di scrivere costantemente, quotidianamente, per non tradire delle aspettative imposte solo da me stesso a me stesso. »
« Devo cambiare… » sancì, convinto « … devo cambiare nella misura in cui non è giusto che io snaturi tutto ciò che noi siamo, che noi abbiamo costruito insieme in questi ultimi anni, in qualcosa utile, soltanto, a negarmi di vivere la mia vita, sottraendomi a essa, isolandomi dal mondo, e da ogni esperienza rifuggendo, da ogni avventura sottraendomi. O, così facendo, nulla di diverso compirò rispetto a quanto tu stessa hai ammesso di aver erroneamente compiuto nel rinunciare al mare, e a tutta la tua vita lungo le sue infinite distese… » proseguì e incalzò, rivolgendosi, in tali parole, direttamente alla mercenaria, che, pocanzi, aveva avuto forza e autocritica sufficiente ad ammettere il proprio errore, il proprio sbaglio « Continuerò a scrivere. Continuerò a scrivere come ho fatto ogni singolo giorno in questo ultimo lustro e più… ma, accanto alla scrittura, accanto alla narrazione che sempre mi ha allietato, che sempre mi ha rasserenato, che sempre mi ha aiutato, delle vostre vite, delle vostre vicende, inizierò a cercare di vivere anch’io la mia vita, la mia esistenza quotidiana… e tutto ciò che, nel bene così come nel male, essa mi vorrà riservare. »
« Giusto! » approvò la donna guerriero, così tirata direttamente in causa, concedendosi di battere le mani a sostegno di tale asserzione.
« Forse mi capiterà di pubblicare con qualche giorno di ritardo… forse inizierò a riservarmi il fine settimana per recuperare gli arretrati e per portarmi avanti con la settimana seguente, senza necessariamente pubblicare altro nel corso della medesima… ma questo non significherà mai che, in me, è calato il desiderio di scrivere, e di scrivere delle vostre vicende, delle vostre avventure, delle vostre guerre e dei vostri risultati. Anzi… » difese la propria decisione « Questo significherà che, ogni qual volta mi impegnerò a scrivere, e a scrivere di voi, lo farò nella consapevolezza che è ciò che desidero, e che desidero realmente, e che non è, semplicemente, una scusa dietro la quale mascherare una qualche bramosia di fuga dalla realtà, e con essa dalla vita quotidiana, così come è stato, purtroppo, in questi ultimi due anni. »