ISSN 2282-1120
EAN 9772282112009
Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Dopo Nuovi mondi. Vecchi giochi e Nuovi trucchi. Vecchi cani, la vita della nostra mercenaria preferita continua a rinnovarsi, a piccoli, grandi passi, con l'inizio di Nuovi alleati. Vecchi avversari... a partire da oggi.

Ormai prossimi a festeggiare il sesto anniversario della saga, con l'odierno episodio 2155 incomincia infatti la pubblicazione della quarantaquattresima avventura di Midda's Chronicles, terza del secondo arco narrativo che vede Midda stessa impegnata a offrire il resoconto delle proprie straordinarie avventure al di fuori dei confini caratteristi di tutto quanto, per lei, era stato prima di allora il proprio stesso mondo!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia... e, come sempre, buona lettura!

Sean, 9 gennaio 2013

martedì 15 aprile 2014

Intermezzo - parte decima e ultima


Il concilio era terminato. Ciò che doveva essere detto, era stato detto. Ciò che doveva essere fatto, era stato fatto. Le decisioni che dovevano essere prese, erano state prese. Ciò non di meno, qualcosa, forse, restava ancora da dire, qualche emozione ancora da esprimere, benché, ormai, non riguardasse più, esplicitamente, l’intera assemblea ma soltanto una figura all’interno della medesima. Una figura che, dal canto suo, dimostrò di possedere sufficiente empatia, nei riguardi del cantore, da non mancare di comprendere di dover intervenire quando necessario, di dover ricercare un momento di incontro privato con il loro anfitrione, a discapito dell’apparente conclusione di qualunque argomentazione.
Fu così che, nel mentre in cui gli straordinari partecipanti a quella riunione altrettanto straordinaria iniziarono a lasciare la dimora di colui che, forse, avrebbero dovuto considerare proprio amico, e il quale, certamente, aveva offerto riprova di volerli considerare propri amici, anche a dispetto delle differenze che li contraddistingueva, che li caratterizzava, l’ex-locandiere richiese alla propria amata, alla donna guerriero, di volergli concedere un ulteriore istante, un altro momento, un fuggevole attimo sottratto all’eternità, per soffermarsi ancora a dialogare con il cantore, benché, formalmente, nessun invito in tal senso gli fosse stato rivolto dal medesimo…

« Ehy… » richiamò l’attenzione del medesimo, dopo averlo individuato qual già diretto alla propria postazione di lavoro, là dove, certamente, si sarebbe impegnato allo scopo di onorare l’impegno preso, a dispetto di ogni emozione negativa che, sino a quel momento, poteva averlo contraddistinto e, spiacevolmente, frenato.
« Ehy! » replicò l’altro, dimostrandosi quasi sorpreso da quella ricomparsa e, in ciò, apparentemente negando che, da parte propria, potesse esservi altro da aggiungere, altro da disquisire attorno a quel tema già, abbondantemente, affrontato « Credevo foste già ripartiti… che accade? »
« Dimmelo tu… » sorrise l’altro, accomodandosi non distante da lui, in maniera tale da poterlo osservare alla medesima altezza, senza, in ciò, gravare sgradevolmente dall’alto « Due mesi fa sono venuto a cercare dialogo con te, in questa stessa stanza, e per quanto tu mi avessi accennato all’essere inguaiato, non avevo compreso l’effettiva misura del tuo problema. » commentò, rievocando le dinamiche di un loro precedente incontro, dell’ultimo loro precedente incontro, quando egli stesso aveva ricercato occasione di confronto con il cantore nel desiderio di un fuggevole momento di distensione psicologica ed emotiva innanzi a tutta l’intima tensione necessariamente accumulata in quegli ultimi mesi, a sua volta, per tutti gli stravolgimenti occorsi anche nella propria vita « E di questo desidero domandarti scusa. Se solo non fossi rimasto tanto focalizzato, polarizzato sui miei problemi, forse vi sarebbe stato spazio sufficiente anche per affrontare i tuoi e, chissà, per evitare che tu potessi arrivare, oggi, a questo punto… »
« No. Non ti colpevolizzare per quanto è successo. » negò il cantore, scuotendo il capo « Te ne prego. Non è colpa tua… e, in ciò, probabilmente, non avresti potuto fare nulla per aiutarmi. Anche perché, all’epoca, ancora non avevo maturato la consapevolezza di avere un problema. »
« Si dice che ammettere di avere un problema sia il primo passo per riuscire a risolverlo. » sorrise amaramente il locandiere, annuendo appena a quell’ultima dichiarazione.
« Già… » confermò l’altro, appuntandosi mentalmente di riciclare quella frase, esattamente così come scandita dal proprio interlocutore, quanto prima, nel non poter essere più che d’accordo con la medesima e con le implicazioni conseguenti « E, nell’ostinarmi per giorni, settimane, mesi, anni addirittura, a negare di avere qualunque problema, sono arrivato a questo spiacevole punto di rottura. »
« Che pur rottura non vuol essere davvero… » puntualizzò il primo, in accordo con quanto, pocanzi, era stato lo stesso cantore ad affrettarsi a evidenziare, a discapito di qualunque fraintendimento « Perché, correggimi se sbaglio, hai ben sottolineato di non voler rinunciare a nulla di quanto può essere in grado di offrirti serenità o felicità… e, in questo, di non voler rinunciare anche al tuo impegno artistico con noi. »
« … artistico… » obiettò, con evidenza di scarsa considerazione per ciò « In verità non è che ci sia veramente molto di artistico in quello che faccio… gli artisti sono ben altra cosa rispetto a me. »
« Sempre intento a sminuirti e a sminuire il tuo operato… non è vero?! » domandò, retoricamente, l’ex-locandiere, per nulla sorpreso da quella precisazione in assenza della quale, evidentemente, il proprio interlocutore avrebbe potuto rischiare di entrare in conflitto con la propria stessa indole, con la propria natura, in una misura tale da rendere una qualunque altra asserzione non poi così lontana da uno stupro a proprio stesso discapito « In conclusione, tutte le belle parole di prima sono destinate a restare semplicemente tali…?! »
« No. Quello che ho detto lo credo veramente. Così come credo veramente che, alla base del mio impegno con voi, non abbia a dover essere riconosciuto nulla di artistico. Anzi. » si strinse nelle spalle, con aria serena « Comunque… non fraintendere le mie parole. Nel negare una natura artistica alla base di quanto compio quotidianamente, non intendo in alcun modo sminuire le ragioni della mia opera, giacché, con eccessiva facilità, quasi banalità, il termine “artista” e i suoi derivati sono associati a persone e opere tutt’altro che degne di un qualche interesse, tutt’altro che degne di una qualche attenzione, e pur imposte all’interesse e all’attenzione di tutti soltanto perché concepite, esplicitamente, come una provocazione. »
« D’accordo… d’accordo… » si arrese l’interlocutore, levano ambo le mani a espressione evidente di simile volontà di armistizio, di tregua soprattutto attorno a una questione che, obiettivamente, avrebbe avuto a potersi considerare decisamente futile « Al di là di tutto questo, comunque, sii sincero almeno con me… come ti senti?! »

Un’allora obbligata parentesi laconica non poté che seguire a quella questione, trovando il cantore tutt’altro che armato di un’immediata possibilità di risposta. Ciò non di meno, dopo un tempo inferiore a quanto l’altro non avrebbe potuto inizialmente temere necessario, il cantore riprese voce, per concedere replica a quell’interrogativo.

« Ho passato momenti migliori… » non volle negare, stringendosi fra le spalle, non tanto a minimizzare la questione, quanto a dimostrare un suo impegno in tal senso, allo scopo di non permettere a tutto quello di apparire peggiore di quanto già non fosse « Ma questo immagino sia quantomeno legittimo, nel considerare tutto quanto. » precisò, ammiccando appena con fare complice verso l’altro « Tuttavia… voglio essere positivo. Voglio essere sereno… e voglio credere che, al di là di tutto, questa, per me, abbia a doversi riconoscere non tanto quanto una dannazione, quanto un’opportunità. L’opportunità per rimettermi in giuoco… e rimettermi in giuoco seriamente, veramente, cercando di imporre alla mia esistenza la direzione che io desidero, tentando di afferrare saldamente il timone della mia vita, anziché lasciarmi sospingere dai venti della disgrazia verso una secca o verso degli scogli, sicura tragedia. Se mi consenti la metafora marinaresca… »
« A dispetto delle mie origini, e di quanto non avrei potuto apprezzare, ho trascorso sufficiente tempo per mare per poter apprezzare il paragone. » annuì l’ex-locandiere.
« E, del resto, per quanto anche la tua amata abbia sicuramente commesso i propri errori, i propri sbagli, tali da vederla privata di una buona parte dei propri sogni, dei propri obiettivi, di quello che credeva essere il fine ultimo della propria vita; ella stessa è dimostrazione di quanto, al di là di ogni sbaglio, di ogni errore, di ogni metaforica caduta, può esservi sempre l’occasione di rialzarsi se solo lo si desidera… e, in questo, persino di ottenere molto più di quanto non si sarebbe inizialmente atteso. » sorrise, non limitandosi ora ad ammiccare ma, esplicitamente, a indicare il proprio interlocutore, il quale, più di chiunque altro, avrebbe potuto incarnare il riscatto spirituale della donna guerriero « Questo è, forse, il suo insegnamento più importante. Ancor più della possibilità di essere i padroni del proprio destino, gli unici autori della propria sorte. E questo sarà ciò che mi impegnerò a ricordare ogni giorno, nei mesi e negli anni a venire, non più lasciandomi dominare dagli errori compiuti… ma gioendo per l’occasione concessami di poterne compiere ancora molti altri! »

lunedì 14 aprile 2014

Intermezzo - parte nona


« Quindi…? » domandò il semidio, preferendo, alla retorica dei discorsi, la concretezza delle azioni e, con esse, dei risultati che il loro anfitrione avrebbe potuto scegliere di perseguire, avrebbe potuto decidere di voler lottare per rendere propri, a discapito di qualunque avversità, in contrasto a qualunque pessimismo che, sino a quel momento, poteva averlo caratterizzato, poteva averlo contraddistinto e, persino, dominato, negandogli qualunque possibilità di divenire, realmente, padrone del proprio presente e del proprio futuro, del proprio destino, del proprio fato, e, con tutto ciò, negandogli anche qualunque possibilità di vivere, e di vivere realmente, la propria esistenza, a essa limitandosi a sopravvivere, limitandosi a lasciarsi dominare dagli eventi ancor prima che a dominarli egli stesso « Cosa intendi fare ora…? Desideri ancora smettere di scrivere? Desideri ancora perdere tempo a piangere per la malvagità degli uomini, colpevolizzandoti per essere stato tanto stupido da non comprendere per tempo chi ti avrebbe tradito e perché? Desideri ancora ritenerti, tanto stolidamente, tanto imperdonabilmente, sì privo di ogni possibilità, sì privo di presente e di futuro, in misura tale da dover trascorrere il resto della tua vita attendendo, semplicemente, la morte quasi come un’amante prediletta, un’amica fedele, una compagna a lungo tempo cercata e sol tardivamente conquistata? » tentò di provocarlo, infierendo volontariamente e, ormai, persino grottescamente a suo discapito, nella misura utile a cercare di ottenere da parte sua una qualche reazione, un qualche cenno di rivolta, una qualche dimostrazione concreta di quanto, egli, avrebbe potuto ancora avere desiderio di combattere, e di combattere per la propria autodeterminazione, a dispetto di tutti i discorsi di resa sino a quel momento occorsi.
« Poi… per carità… se davvero ha da essere considerato tuo sol desiderio quello di accogliere la morte in tal misura, in simile maniera, potrei decidere di dimostrarmi sufficientemente caritatevole nei tuoi riguardi e di provvedere io stessa a tal proposito… » suggerì la regina, sorridendo maliziosamente, in un asserzione che, dato il soggetto, avrebbe avuto a dover essere considerata decisamente complicata nella propria interpretazione, forse frutto semplicemente di un intento provocatorio, forse, e piuttosto, evidenza di una qualche concreta volontà indirizzata all’assassinio del cantore, non per una qualche, concreta avversione a suo discapito, quanto e semplicemente in conseguenza al proprio più totale disprezzo della vita, lei che, del resto, della morte e dell’annichilimento rappresentava incarnazione e incarnazione più violenta e autentica.
« Tu stai buona. » intervenne la mercenaria, lasciando ticchettare sulla superficie di vetro del tavolo del soggiorno del cantore la punta metallica delle dita della propria destra, a voler chiaramente ricordare, senza troppe metafore, quanto, in quel frangente, pur priva della propria spada, e apparentemente di ogni altra arma, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual inerme e inoffensiva, anche e soltanto in grazia alla presenza della sua protesi robotica.

A escludere, allora, il proseguimento di quella possibile discussione, e della lite, o peggio battaglia, che da essa avrebbe potuto seguire, riprese ancora una volta parola lo stesso cantore, in risposta al semidio, direttamente, e a tutti quanti, indirettamente, nella definizione di quelle che, alla luce del loro incontro, di quel loro concilio, avrebbero avuto a dover essere riconosciute le sue decisioni. E decisioni che, necessariamente, non avrebbero potuto ovviare ad avere un certo impatto anche sulle esistenze di tutti loro lì radunati, se non in maniera diretta, quantomeno in termini indiretti, nel coinvolgerli nei limiti consueti del suo impiego al loro servizio, a testimonianza delle loro vicende, delle loro gesta…

« Mio desiderio non è accogliere la morte, quanto, e piuttosto, abbracciare la vita, nella consapevolezza che prima di quanto chiunque fra noi non potrebbe attendersi, non potrebbe avere piacere di accettare, ciò che abbiamo, ciò che ci è stato concesso, ci sarà tolto. E io non desidero arrivare a quell’improrogabile appuntamento con la nera signora, a quell’irrinunciabile ultimo ballo con l’oscura dama, nel rimpianto per una vita mai vissuta, per tutte le esperienze mai provate, per tutta la gioia che mi sono negato nel timore del dolore che, lungo tale cammino, per me avrebbe potuto derivare… e sicuramente deriverà. » asserì pertanto, con tono convinto, con incedere deciso, nella volontà di far risuonare quelle parole non quali retoriche, non quale vuoto manifesto di vita, quanto e piuttosto una decisione concreta, reale, solida, innanzi alla quale non riservarsi alcuna occasione utile a ritrattare, a retrocedere, a meno di non rinunciare, definitivamente, in tutto ciò, a ogni pur minimo frammento di amor proprio rimastogli.
« Bravo! » esclamò l’ex-locandiere, appoggiando e sostenendo completamente quell’opinione, quella decisione, e trattenendosi a stento, persino, dall’applaudire, a sostegno di tutto ciò.
« Per troppo tempo, nascondendomi dietro la scusa di volermi nascondere da tutti coloro che mi avrebbero potuto ferire, che mi avrebbero potuto fare del male, ho rinunciato a vivere la mia quotidianità, la mia vita di tutti i giorni, sempre sottraendomi innanzi a qualunque scelta, a qualunque azione potesse vedermi posto in gioco, sia con estranei, sia con amici, con persone che davvero avrebbero avuto piacere di essermi amici e che, così facendo, non ho fatto altro che allontanare da me, con impegno persino malato. » ammise, storcendo le labbra verso il basso, per nulla fiero di tutto ciò « Anche la scrittura delle testimonianze delle vostre avventure, delle vostre gesta, nel corso del tempo, ha assunto sempre più le caratteristiche di un’ennesima scusa atta a sottrarmi al confronto con la mia stessa vita, con la mia quotidianità, a essa rifuggendo per cercare ipotetico rifugio nelle vostre esistenze, nelle vostre vicende, tradendo, in tutto ciò, persino le ragioni per le quali, in origine, tutto questo mio impegno ha avuto inizio. »
« Quando ho iniziato a scrivere di voi, lo sapete bene, ero reduce di un’altra sgradevole batosta emotiva, di un altro spiacevole tradimento da parte di alcune persone da me ritenute erroneamente amiche e scoperte all’esatta antitesi di tale definizione. » rimembrò, a meglio argomentare le proprie parole, quanto lì sostenuto e difeso « Ho iniziato a scrivere nella volontà di dimostrare a me stesso, e al mondo intero, di poter essere in grado di fare qualcosa che mi piacesse e che mi interessasse nel solo desiderio di incontrare la mia approvazione, e non di dipendere, necessariamente e costantemente, dal beneplacito di altri… una ricerca di autodeterminazione, pertanto, che, tuttavia, nel corso del tempo ha assunto le caratteristiche della ricerca di un isolamento, di una vita da eremita, sostenendo qual sola scusa, qual unica ragione alla base di tutto ciò, la necessità di scrivere, e di scrivere costantemente, quotidianamente, per non tradire delle aspettative imposte solo da me stesso a me stesso. »
« Devo cambiare… » sancì, convinto « … devo cambiare nella misura in cui non è giusto che io snaturi tutto ciò che noi siamo, che noi abbiamo costruito insieme in questi ultimi anni, in qualcosa utile, soltanto, a negarmi di vivere la mia vita, sottraendomi a essa, isolandomi dal mondo, e da ogni esperienza rifuggendo, da ogni avventura sottraendomi. O, così facendo, nulla di diverso compirò rispetto a quanto tu stessa hai ammesso di aver erroneamente compiuto nel rinunciare al mare, e a tutta la tua vita lungo le sue infinite distese… » proseguì e incalzò, rivolgendosi, in tali parole, direttamente alla mercenaria, che, pocanzi, aveva avuto forza e autocritica sufficiente ad ammettere il proprio errore, il proprio sbaglio « Continuerò a scrivere. Continuerò a scrivere come ho fatto ogni singolo giorno in questo ultimo lustro e più… ma, accanto alla scrittura, accanto alla narrazione che sempre mi ha allietato, che sempre mi ha rasserenato, che sempre mi ha aiutato, delle vostre vite, delle vostre vicende, inizierò a cercare di vivere anch’io la mia vita, la mia esistenza quotidiana… e tutto ciò che, nel bene così come nel male, essa mi vorrà riservare. »
« Giusto! » approvò la donna guerriero, così tirata direttamente in causa, concedendosi di battere le mani a sostegno di tale asserzione.
« Forse mi capiterà di pubblicare con qualche giorno di ritardo… forse inizierò a riservarmi il fine settimana per recuperare gli arretrati e per portarmi avanti con la settimana seguente, senza necessariamente pubblicare altro nel corso della medesima… ma questo non significherà mai che, in me, è calato il desiderio di scrivere, e di scrivere delle vostre vicende, delle vostre avventure, delle vostre guerre e dei vostri risultati. Anzi… » difese la propria decisione « Questo significherà che, ogni qual volta mi impegnerò a scrivere, e a scrivere di voi, lo farò nella consapevolezza che è ciò che desidero, e che desidero realmente, e che non è, semplicemente, una scusa dietro la quale mascherare una qualche bramosia di fuga dalla realtà, e con essa dalla vita quotidiana, così come è stato, purtroppo, in questi ultimi due anni. »

venerdì 11 aprile 2014

Intermezzo - parte ottava


« Io… credo di capire quello che volete dire. » annuì il cantore, per quanto, in simile ammissione, egli non avrebbe potuto evitare di ammettere anche la propria ignavia, la propria indolenza e, in ciò, la propria colpa, scoprendosi proprio malgrado partecipe… compartecipe, quantomeno, di tutto ciò che, di male, la sua esistenza sembrava avergli voluto riservare in quegli ultimi due anni della propria vita, in quegli ultimi due anni della propria quotidiana avventura, lasciando in lui emergere tutte quelle debolezze, tutto quell’affaticamento di cui mai, prima, avrebbe avuto piacere di definirsi protagonista e che, nell’assenza di una sua resa, mai lo aveva visto protagonista, mai lo aveva condotto a essere protagonista e, in tutto ciò, mai gli era costato quanto, altresì, in quelle ultime stagioni, proprio malgrado, gli era costato.

Come era giunto a tutto quello? Come si era concesso l’occasione di gettare, metaforicamente, la spugna, negandosi ogni ulteriore possibilità di sfida nei confronti della sorte, e di ogni avversità per così come, pur, propostagli innanzi?... e, soprattutto, perché?!
Una risposta semplice, quella da lui in tal modo ricercata e, al contempo, estremamente complicata, estremamente dolorosa, in quanto volta, ancora, a individuarlo quale unico responsabile di tutto il male a sé destinato, a sé indirizzato, a sé rivolto.
Era stata colpa dell’ultimo tradimento subito? No. Come aveva già chiarito, come aveva persino premesso, quello avrebbe avuto a doversi considerare l’ultima, traboccante stilla in un vaso fin troppo pieno, in un contenitore che già, di per sé, stava tracimando. E un vaso che, dopotutto, era stato lui stesso a colmare… e a colmare con la propria mancanza di stima in se stesso, con la propria patologica mancanza di fiducia nelle proprie capacità, nelle proprie possibilità, nel proprio avvenire,
Così come, addirittura, vittima della malia impostagli dalle false amicizie a cui si era affidato, in cui ancora una volta egli aveva confidato, era arrivato ad ammettere, con semplicità persino disarmante, e che pur avrebbe avuto a doversi dimostrare preoccupante, straordinariamente preoccupante, nelle implicazioni in tutto ciò neppur eccessivamente celate; egli non era mai stato in grado di apprezzarsi, di stimarsi, di amarsi, e, in conseguenza a tale incapacità, si era sempre affidato al giudizio del proprio prossimo, alla valutazione delle persone a sé circostanti, per definire se stesso, per riuscire a offrire un senso al proprio essere e al proprio agire. Ma, nel procedere in tal maniera, nell’incedere in tal misura, egli aveva parimenti sempre offerto troppo facilmente il fianco a valutazione errate, a condanne gratuite, non derivante da una propria effettiva colpa, da una propria reale mancanza, quanto e piuttosto dalla crudeltà, dopotutto, intrinseca nell’umanità, la stessa crudeltà nel tentare di negare la quale si avrebbe dovuto negare la capacità dell’uomo di uccidere i propri simili, e di ucciderli per le più futili motivazioni.
Ma, in tal modo, egli non sarebbe giunto da alcuna parte. Proseguendo su un simile cammino, egli non sarebbe stato in grado di arrivare ad alcuna meta. Ad alcuna meta degna di nota. Ad alcuna meta diversa da quella che era già riuscito in tutto ciò a raggiungere, che era riuscito in tutto ciò a conquistare: la depressione, la sfiducia in se stesso, la stanchezza più intima e profonda, e una sensazione di costante disagio nei confronti del creato a sé circostante, del mondo del quale avrebbe voluto sentirsi parte, in quanto, comunque, animale sociale, e nel quale, tuttavia, non era mai riuscito a trovare il proprio posto, se non in effimeri momenti, in fragili parentesi nel mentre delle quali qualcuno aveva avuto bisogno di lui, e a lui si era avvicinato con nell’unico intento di ottenere, da parte sua, quanto desiderato, quanto ricercato, quanto allora necessario.

« Homo homini lupus est. » dichiarò, citando un’antica locuzione latina, nei confronti della quale non si era mai sentito in accordo, non tanto per una fiducia incondizionata verso l’umanità, quanto e piuttosto per un amore assoluto verso i lupi, e un’ammirazione smisurata verso il loro sistema sociale, i loro rapporti.
« … cosa significa? » domandò la donna guerriero, non comprendendo la lingua nella quale egli si era appena espresso e, in ciò, non potendo apprezzare alcuna sfumatura significativa nella dichiarazione da lui, in tal modo, appena scandita.
« Gli uomini sono lupi nei confronti degli altri uomini. » esplicitò, sorridendo amaramente « E’ una frase che non mi ha mai trovato concorde, dal momento che i lupi sono animali indubbiamente superiori, per taratura morale, a quanto mai uomo potrebbe sperare di divenire. E, in questo, se veramente gli uomini fossero per gli altri uomini come dei lupi, tutti noi vivremmo soltanto e necessariamente meglio. » argomentò, a sostegno della propria tesi, della posizione così assunta « Ciò non di meno, non posso evitare ora di riflettere su quanto, al di là del significante, il significato della frase sia terribilmente veritiero… e su quanto, mio malgrado, al di là di tutta la sfiducia che sfoggio possedere nei riguardi del Creato, e dei miei simili, mi sia cempre e solo comportato in modo tale da permettere a chiunque di accentuare in misura terrificante la mia già scarsa autostima, il mio già nullo apprezzamento per me stesso e per le mie capacità, mai combattendo realmente al fine di imporre chi io sia innanzi al mondo, mai combattendo realmente al fine di dichiarare, con orgoglio, la mia identità innanzi a chiunque mi circondi, ma, semplicemente, erroneamente, tragicamente, accettando la sconfitta qual presupposto, qual condizione di partenza, null’altro riservandomi, pertanto, al di fuori di quanto, ora, così ottenuto. »

Homo homini lupus est. Come aveva potuto permettere a tutte le proprie pessime frequentazioni, a tutte le proprie negative compagnie, di concedergli ragione per alimentare il proprio disfattismo? Come aveva potuto permettere a se stesso, all’unica persona che avrebbe dovuto stargli realmente a cuore, di conquistare essere posto tanto in secondo piano innanzi al supposto benessere di altri, di propri supposti amici, dimenticandosi quanto mai… e poi mai… un vero amico gli avrebbe permesso di comportarsi in simile maniera, gli avrebbe permesso di cedere, in tal misura, a proprio stesso discapito, a discapito del proprio cuore e del proprio animo, e in ciò della propria serenità, della propria pace, quella stessa pace in assenza della quale, ormai venuta definitivamente meno, l’aveva fatto precipitare in un baratro d’angoscia privo di qualunque speranza di evasione, possibilità di fuga, non dissimile da una dannazione ancor in vita, e tale da privare la vita stessa di qualunque ragione, di qualunque significato, di qualunque prospettiva, nel presente, così come in futuro, per quanto remoto, per quanto lontano esso avrebbe avuto a poter essere collocato?

« E’ esattamente quello che desideravamo tu potessi comprendere… » sorrise l’ex-locandiere, con sguardo quasi paterno innanzi al cantore, benché la loro differenza d’età non avrebbe potuto essere in alcun modo giustificatrice di una simile definizione « Nulla ti impedisce, ora, comunque, di arrenderti, di accettare la sconfitta, di chinare il capo innanzi al destino. Nessuno fra noi, e nessuno fra altri, può e potrà mai avere il potere di negarti la possibilità di una simile scelta, di una tale decisione. Quanto tuttavia è necessario che tu comprenda è chi, realmente, in tutto questo, potrebbe mai aver a dover essere riconosciuto il tuo antagonista, il tuo avversario, la tua nemesi… non fraintendendola in figure che, addirittura, potrebbero essere persino considerate indegne di un simile ruolo, di tanta importanza da parte tua, ove, a dispetto di ogni presunzione, di ogni dubbio, fondamentalmente prive di qualunque potere, di qualunque autorità su di te, sul tuo cuore o sul tuo animo… ma soltanto in te stesso. E nella sfiducia che tu, per primo, riponi nelle tue possibilità, nella tua forza, nel tuo domani. »
« Il fato non esiste… la predestinazione è soltanto la via di fuga dei perdenti, in grazia alla quale potersi riservare il ruolo di vittime allorché di carnefici, e di carnefici di se stessi. » proseguì e soggiunse la mercenaria, appoggiando e valorizzando le parole pronunciate dal proprio compagno « Tutti sbagliamo… e tutti noi, purtroppo, preferiamo cercare di scaricare la responsabilità dei nostri errori su altri, addirittura sugli dei, piuttosto che accettare di aver fallito. E di aver fallito così come mai avremmo voluto concederci occasione di fallire… »