Midda's Chronicles - le Cronache

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Tanti auguri, mamma!

Manco farlo apposta, la conclusione del racconto con RM 003 - Reimaging Midda: Il sapore familiare del veleno!, dopo ben settantuno episodi (il racconto più lungo di Midda, a oggi!), coincide con la festa della mamma.
Motivo per cui, festeggiando il traguardo di un altro racconto di Midda concluso (e di una Midda alternativa, come tutte quelle finora apparse in Reimaging Midda), non posso ovviare a fare gli auguri a una delle lettrici più affezionate di Midda, nonché alla co-autrice della stessa (quantomeno dal punto di vista grafico), con questo piccolo intervento.
Quindi: auguri mamma!
E grazie di tutto il sostegno in questi quasi dieci anni di pubblicazioni!

Da domani, inoltre, riprenderà la pubblicazione di RM 001 - Reimaging Midda: Un altro morde la polvere, iniziando con la riproposizione dei primi nove episodi precedentemente pubblicati a cavallo fra il dicembre 2015 e il gennaio 2016.
Nella speranza, in tutto ciò, di essere riuscito finalmente a rompere la maledizione che aveva afflitto questa serie fra il 2014 e lo scorso anno.

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 14 maggio 2017

giovedì 25 maggio 2017

RM 144


« Non per voler sembrare ipocritamente modesta ma… spero per voi che tutto questo sia uno stupido scherzo organizzato da qualche mio ex-collega. » commentò l’investigatrice privata, cercando di ovviare a dissimulare la propria più sincera contrarietà a quella prospettiva « In caso contrario… non potrei che dispiacermi sinceramente per il nostro povero Paese. » concluse, onesta nella propria valutazione, laddove, per quanto amor proprio avrebbero potuto attribuirle, soltanto una persona straordinariamente egocentrica avrebbe potuto credere di poter vantare una qualche basilare utilità all’interno del vasto ecosistema rappresentato dagli Stati Uniti d’America, e soltanto una persona straordinariamente stupida avrebbe potuto accettare l’idea che una delle più potenti agenzie del pianeta potesse abbisognare dei servigli di un’economica investigatrice privata, appena in grado di sbarcare il lunario in grazia ai proventi derivanti dal proprio lavoro.

Per carità: il pachidermico personaggio frutto della geniale creatività di Rex Stout, fra i principali ispiratori per la sua ancor poco sfavillante carriera al di fuori delle forze dell’ordine, avrebbe potuto vantare sicuramente ego e intelletto sufficiente per poter avere, ai suoi piedi, non soltanto il Bureau, così come comprovato anche dal ventottesimo racconto della serie. Ma ella, in quello che non avrebbe potuto definire umiltà, quanto e piuttosto mero realismo e imparzialità, sapeva perfettamente di non poter vantare alcun reale merito tale da attrarre, verso di sé, l’attenzione neppure del dipartimento di polizia della città di New York… figurarsi quella dei federali.
Ciò non di meno, il Grosso e lo Smilzo avrebbero avuto realmente a doversi riconoscere quali Grane Federali e, per quanto assurdo, desideravano realmente la sua collaborazione, come ebbero a esprimere di lì a breve, non appena, dalla banchina della metropolitana, ebbero a trasferirsi in una più comoda, e meno affollata, collocazione, qual la prima caffetteria che incrociarono usciti di lì.
Dopo che Midda ebbe ordinato un mocaccino con cannella, lo Smilzo un ristretto e il Grosso un cappuccino con vaniglia insieme a una fetta di torta di mele, adducendo a propria giustificazione, in conseguenza allo sguardo critico da parte del collega, di non aver ancora pranzato; e dopo che le comande furono loro servite, a riprendere voce verso di lei fu, per primo, lo Smilzo, parlando con tono quietamente controllato, in quello che, dall’esterno, avrebbe potuto apparire qual un normale caffè fra colleghi, o in qualunque modo avrebbero potuto essere identificati.

« La questione è più semplice di quanto potrebbe credere, ms. Bontor. » premesse egli, mescolando con un cucchiaino il caffè, nel quale, in verità, non aveva fatto ricadere neppure un granello di zucchero né aveva intenzione alcuna in tal senso « Abbiamo necessità di qualcuno di fidato all’esterno della nostra agenzia che sappia come muoversi, che abbia le conoscenze e i contatti giusti, per poter raccogliere informazioni nel merito di alcune persone che attualmente coinvolte in un’indagine di polizia, e che, tuttavia, riteniamo interessanti anche per un’altra indagine, a livello federale. E, dopo un’accurata selezione, abbiamo valutato poter essere lei questo qualcuno. »
« Strano… » osservò la donna, altresì versando abbondante zucchero di canna all’interno del proprio mocaccino, prima di mescolarlo lentamente, con attenzione volta a mantenerne i diversi strati ben distinguibili « … non rammento che, in passato, voi altri vi siate mai riservati particolare scrupolo a subentrare, di prepotenza, in un’indagine in corso, arrivando anche ad archiviarla per i vostri interessi. » puntualizzò, esprimendosi ancora una volta probabilmente più come ci si sarebbe potuti attendere da una poliziotta che come, altresì, avrebbe dovuto essere proprio di una semplice investigatrice privata « Ma forse sono fuori dal giro da troppo tempo... » ipotizzò poi, ovviamente ironica.

Con un sorriso tirato, il bruno si riservò il tempo utile a portare alla bocca il cucchiaino, e a pulirlo dal caffè, per sforzarsi, ancora una volta, di non cedere alla provocazione destinata loro, non potendo ovviare ad accettare quella critica da parte di una ex-poliziotta, non potendo, invero, essere d’accordo con lei ma, quantomeno, riconoscendole condivisibili ragioni alla base di un tanto complicato rapporto fra forze dell’ordine, soprattutto nei conflitti giurisdizionali.
Il biondo, d’altro canto, doveva aver chiaramente deciso che quel dialogo fosse giurisdizione esclusiva del proprio collega, nel seguirne, sì, l’evoluzione, e, ciò non di meno, nel dimostrarsi molto più concentrato, particolarmente più focalizzato, sulla torta di mele, calda e fumante, e sulla palla di gelato, altresì ovviamente gelido, posizionata sopra la stessa, in un sublime contrasto di opposti che non avrebbero potuto ovviare a deliziarlo.

« Avessimo prove solide, sicuramente procederemmo in altre vie. » riprese Smilza Grana Federale, riappoggiando il cucchiaino nel piattino « Purtroppo, però, il coinvolgimento con la nostra indagine è attualmente considerato solo potenziale, ragione per la quale ci è stato richiesto un approccio più discreto e informale. » specificò, a giustificazione di quello stesso incontro « Discrezione che, ineluttabilmente, avrà a doversi considerare valida anche per lei, se accetterà questo incarico… » sottolineò l’ovvio, a scanso di qualunque possibilità di equivoco.

Un’argomentazione sufficientemente difendibile, quella proposta da parte del federale, che impose alla donna un attimo di silenzio, dissimulando la necessità di riflettere su quanto appena propostole nel concedersi di sorseggiare quietamente il proprio mocaccino, dopo aver accuratamente ripulito, a sua volta, il cucchiaino. Tuttavia, benché quelle parole fossero quietamente giustificative della situazione, la sua cara e sempre amichevole paranoia le impose di non fidarsi, di non concedersi tanto facilmente alla lusinga implicita dell’idea di un simile incarico, un lavoro per il quale, necessariamente, sarebbe stata pagata più che bene, aprendosi, forse e addirittura, le porte a nuove opportunità su quel fronte mai esplorato.
Di una cosa, dopotutto, ella avrebbe avuto a dover ringraziare il proprio fallito matrimonio, un’importante insegnamento di vita che, dal divorzio in poi, non aveva mai smesso di risuonare nella sua mente, come un interminabile mantra: per quanto ci si sarebbe potuti illudere del contrario, qualcosa di troppo bello per sembrare vero, presto o tardi, si sarebbe ineluttabilmente scoperto qual non vero. E avere come cliente il Bureau, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi considerare come qualcosa di  troppo bello per sembrare vero…

« L’ultima volta che ho controllato, sulle Pagine Gialle di New York City erano riportate più di centotrenta diverse agenzie investigative. » dichiarò, con cognizione di causa, avendo obiettivamente necessità, nel proprio ambiente, di conoscere molto bene la concorrenza « E per quanto mi piacerebbe pensare di poter essere la migliore investigatrice privata della città, sono abbastanza intellettualmente onesta dal sapere che, il mio, non è esattamente il primo nome che potrebbe essere scelto da un’agenzia federale… » soggiunse, escludendo serenamente ogni qual merito a tal riguardo « Quindi, sono costretta nuovamente a chiedervelo: è uno scherzo orchestrato da qualche mio ex-collega, oppure mi state chiaramente nascondendo qualcosa? Perché, con rispetto parlando, non credo che la vostra agenzia possa considerarsi così disperata dal decidere di rivolgersi a una come me. »
Per tutta risposta, da sotto la giacca, lo Smilzo estrasse allora una busta gialla, che appoggiò con serenità di fronte a lei, aggiungendo, quasi come nota didascalica a margine di tal gesto: « Qui dentro troverà le informazioni relative al caso e, a titolo di anticipo a fondo perduto, il corrispettivo di cento giorni di lavoro secondo la sua consueta tariffa. » dichiarò, costringendo la sua interlocutrice a sgranare gli occhi, all’idea di quanti soldi potessero star attendendola in quella busta, sulla quale, istintivamente, corse a porre la propria destra, a ovviare a possibilità di spiacevoli sparizioni « Che lei riesca o meno nell’incarico, quei soldi sono già suoi, sperando che, ciò, possa essere d’aiuto a fugare ogni suo dubbio. »

mercoledì 24 maggio 2017

RM 143


« Non c’è bisogno che si allarmi, ms. Bontor… » intervenne nuovamente lo Smilzo, scuotendo il capo e mantenendo le mani alzate « Perché, a dispetto delle apparenze, le nostre credenziali potranno confermarle che siamo agenti del Bureau… »

… ma in una rognosissima accusa per aggressione a pubblico ufficiale. E, peggio ancora, a un federale!
Per quanto, esternamente, la donna si impegnò a mantenere un’espressione quanto più possibile impassibile, nella freddezza e nel distacco entro il quale aveva voluto ammantarsi sino a quel momento, l’idea di essere arrivata a un tiro di sputo da saltare alla gola a due agenti governativi e, tuttavia, di essersi trattenuta in nome della mera razionalità, le fece credere che, almeno per una volta, la dea bendata si fosse ricordata di lei, elargendole il corrispettivo di una vincita alla lotteria. Per quanto, sicuramente, la lotteria sarebbe stata più apprezzata in termini squisitamente pratici, utile a garantirle una sistemazione stabile almeno per qualche anno.
Concedendosi, alla luce di quella rivelazione indubbiamente inattesa, un istante di silenzio utile a riordinare le idee, e a domandarsi in che accidenti di pasticcio si potesse essere andata a cacciare in misura utile a coinvolgere persino il Bureau; Midda decise di mantenersi fedele alla politica di estrema razionalità che, negli ultimi minuti e sino a quel momento, le aveva permesso di evitare di ritrovarsi trasferita in qualche carcere federale, evitando di lasciarsi trasportare da eccessiva emotività e di continuare ad affrontare la situazione con il più completo autocontrollo.

« Vediamole… » acconsentì, sforzandosi di mantenere la propria posizione di forza all’interno di quel colloquio, benché, giunta a quel punto, difficile sarebbe stato per lei poter pensare di poter star ricoprendo il ruolo di predatrice, a meno di non voler prendere in serio esame l’idea di iniziare a considerare l’arancione come il nuovo nero, come suggerito in termini subliminali da Netflix.

Cercando di dimostrarsi quanto più tranquilli possibili, al fine di non creare ulteriori incomprensioni fra loro e il loro obiettivo, i due presunti agenti federali portarono le proprie mancine a estrarre, dalla tasca interna delle loro giacche, due portadocumenti di pelle nera, aperti i quali ebbero a confermare di non essere soltanto “presunti”: agente speciale Howe Udonn, il Grosso, e agente speciale Be'Wahr Ahlk-Ma, lo Smilzo.
Da quel momento in avanti, per lei, anche rispettivamente noti come Grossa Grana Federale e Smilza Grana Federale.

« Ecco… vede? » sorrise Grossa Grana Federale, sforzandosi di apparire quanto più inoffensivo possibile a cercare di stemperare i toni, di abbattere l’evidente tensione venutasi inavvertitamente a creare fra loro a causa del tutt’altro che discreto pedinamento lì improvvisato « Siamo i buoni. »
Con un lieve cenno del capo, l’investigatrice privata si sbilanciò a concedere loro il beneficio del dubbio in tal senso, salvo poi aggiungere, ad affrontare immediatamente l’elefante nella stanza, un commento nel quale cercò di apparire il meno possibile ironica, benché, del sarcasmo, ella avesse ormai fatto un’abitudine conclamata: « Spero che ciò non faccia di me la cattiva. »
« Al contrario… » scosse il capo Smilza Grana Federale, a escludere tale eventualità, nel mentre in cui, riponendo il distintivo all’interno della giacca, si impegnò a sua volta a cercare di riportare la questione in termini più moderati, riconoscendo l’indiscutibile errore commesso « Per quello che può valere, le porgo le scuse di entrambi per l’accaduto: il nostro desiderio era quello di trovare il modo di approcciarla in maniera quanto più possibile discreta. »
« Non so cosa insegnino a Quantico ultimamente e, francamente, spero che la vostra formazione non abbia a doversi considerare un torbido intreccio di relazioni sessuali proibite così come suggerito dalle avventure di Priyanka Chopra;… » premise ella, non riuscendo a ovviare a dar libero sfogo alla propria linguaccia, benché, dentro la sua testa, il proprio, chiaramente debole, istinto di autoconservazione, le stesse continuando a suggerire di dimostrarsi quanto più possibile remissiva di fronte all’autorità federale, per non offrire loro alcuna occasione a suo discapito « … ciò non di meno, permettetemi di sottolineare come dovreste rivalutare il vostro concetto di “discrezione”. »

Il bruno, pur proprio malgrado, accettò di incassare l’affondo così rivoltogli, nel riconoscere quanto, purtroppo, il fatti per così come svoltisi non avrebbero potuto concedergli alcuna effettiva occasione di difesa, non avrebbero potuto garantirgli la benché minima argomentazione a quieto supporto del pessimo lavoro compiuto. E, in ciò, benché un’improvvisa contrazione fra la sua mandibola e la sua mascella, così come ben evidenziata dai suoi magri e acuminati zigomi, non avrebbe potuto ovviare a trasmettere l’evidenza della sua contrarietà a tutto quello, della sua frustrazione innanzi alla meritata canzonatura rivolta loro; egli riuscì a dimostrarsi in grado di volgere il proverbiale buon viso a cattivo gioco, in termini utili a non replicare malamente alla propria interlocutrice, e a non alimentare, in conseguenza, un insano crescendo a tal riguardo.
Il biondo, altresì, parve non cogliere la malizia, pur sufficientemente esplicita, propria dell’affermazione così loro destinata e, in effetti, neppure l’ironia, assolutamente inequivocabile, posta dietro alla frase da lei scandita, al punto tale da argomentare, in risposta, in termini assolutamente onesti, e da spiegarle, con quieta pazienza, la differenza fra una serie televisiva e la realtà…

« Sono certo che comprenderà, ms. Bontor, come un prodotto per la televisione abbia a doversi intendere qual un mero prodotto di fantasia, non un riferimento utile a intendere la realtà dei fatti… » asserì, scuotendo appena il capo.
« Udonn… per cortesia. » sospirò il suo stesso compare, in imbarazzo per quell’intervento, che in nessun modo avrebbe migliorato la già spiacevole immagine di sé offerta sino a quel momento.
« In effetti, ora che me lo fai notare, non posso evitare di osservare quanto, in televisione, la vostra uniforme sia un po’ più da Uomini in Nero, diciamo. » constatò l’investigatrice privata, simulando un’improvvisa illuminazione nel merito di tale verità, e del fatto che, a differenza di quanto abitualmente proposto dai media, la strana coppia di fronte a lei non fosse vestita con i classici completi eleganti tipici degli agenti federali « Vi domando scusa per tutti i miei sospetti iniziali… probabilmente sono stata confusa proprio dall’incoerenza di questo dettaglio, ritenendovi semplicemente due poco di buono! » sancì, sempre più convinta, in verità, proprio di ciò.

Benché, infatti, i suoi avrebbero potuto essere considerati meri pregiudizi da ex-poliziotta, laddove, in più di un’occasione, si era vista scavalcare spiacevolmente nella propria giurisdizione proprio dall’intervento di qualche arrivista del Bureau, indubbio avrebbe avuto a doversi riconoscere quanto, nella parentesi attuale, quella coppia di agenti speciali non stessero riuscendo a contribuire in maniera positiva a ciò, spingendola, anzi, a credere di aver sempre sopravvalutato la loro agenzia.

« Ms. Bontor. » richiamò la sua attenzione Smilza Grana Federale, trattenendo a stento l’irritazione a margine della propria voce, a chiara dimostrazione di quanto, in fondo, quei due non la stessero inseguendo per arrestarla, o qualcosa del genere, laddove, giunti a quel punto, e dopo qualche provocazione di troppo loro destinata da parte sua, difficilmente ella avrebbe potuto ovviare a una brutta fine non avessero avuto tanto palesemente bisogno di lei « Il suo Paese ha bisogno di lei. » dichiarò, serio.
“… come volevasi dimostrare…” pensò ella, nella conferma dei suoi spiacevoli sospetti a tal riguardo.

martedì 23 maggio 2017

RM 142 [già RM 009]


Purtroppo, se vi era una lezione che l’investigatrice privata aveva imparato nel corso degli anni, tale avrebbe avuto a non dover mai fare affidamento sulla buona sorte perché, a dispetto di quanto molti avrebbero potuto credere nel conoscere la sua storia, nel corso della sua vita, tutto ciò che aveva avuto occasione di conquistare, nel bene e nel male, non avrebbe avuto a poter essere ricondotto a un mero discorso di fatalità, di fortuna, quanto, e piuttosto, di applicazione, impegno e costanza, da vedersi, anzi e addirittura, dedicati in completo contrasto alla sventura che, al contrario, sembrava volerle restare da sempre al fianco, caratterizzandone ogni istante della propria vita, da quelli più banali a quelli più critici. Così, laddove ella avrebbe potuto sperare in un po’ di benevolenza da parte del destino, nella risoluzione di quello stallo prima dell’arrivo del treno o, quantomeno, nello stesso istante dell’arrivo del medesimo, concedendole di mantenere la situazione di vantaggio che, solo merito della propria abilità, ella era riuscita a riservarsi qual propria; ciò su cui non avrebbe esitato a scommettere sarebbe avvenuto, e avvenne, fu propriamente lo scenario a lei più antagonista, nell’arrivo del convoglio metropolitano e, di conseguenza, nella necessità di scegliere fra un discreto disimpegno dai propri inseguitori, rinunciando in tal modo a conoscerne le intenzioni, e un più aperto confronto con essi, rischiando di compromettere la propria posizioni in termini ancora del tutto da esplorare.

« Dannazione… » imprecò a denti stretti, non tollerando l’idea di essere posta, in tal maniera, con le spalle al muro, non potendo evitare di desiderare, almeno una volta ogni tanto, senza esagerare, un minimo di misericordia in proprio favore, fosse anche a considerarsi a titolo di compensazione per quello sgradevole accanimento continuo.

Pochi secondi, pertanto, furono quelli a lei concessi nel momento in cui ebbe a dover scegliere se frammischiarsi nella folla e fuggire a bordo del treno, oppure restare lì dove si trovava e affrontare a viso aperto il Grosso e lo Smilzo. E, per quanto, una vocina dentro di lei stesse allora non semplicemente sussurrando, ma addirittura gridando un palese invito a levarsi di torno quanto prima, rinunciando a un confronto che, nel migliore dei casi, le avrebbe comportato un’accusa di aggressione mentre, nel peggiore, l’avrebbe potuta veder uscire da lì sotto all’interno di un sacco di plastica nera da obitorio; prestando attenzione alla propria esperienza, ella non volle concedere a quei due ulteriore possibilità di perseguitarla, o, peggio ancora, di poterla prendere di sorpresa in un successivo momento, consapevole, dopotutto, di quanto allora avrebbe potuto considerare la propria qual una posizione di sostanziale vantaggio, nell’avere la libertà di decidere come agire anziché ritrovarsi semplice spettatrice o, peggio, vittima di scelte altrui.
Presa, alfine, la propria decisione, ella strinse appena il braccio sinistro contro il torace, in un gesto per lei divenuto ormai automatico, inconscio, e pur non fine a se stesso, quanto e piuttosto utile a concederle una rapida verifica nel merito della presenza dell’unica arma con la quale si concedesse di girare dal giorno della riconsegna del proprio distintivo da detective e dell’arma di ordinanza. E incontrata, in tal maniera, la solida presenza dell’unico alleato nei confronti del quale avrebbe potuto fare affidamento in quel momento, e nel caso in cui la vicenda fosse degenerata; ella non poté fare altro, per occupare gli ultimi fuggevoli istanti di tempo ancora garantitile, che concedersi qualche profondo respiro, utile a svuotare la mente e a calmare il corpo un attimo prima del segnale di partenza, non diversamente da come si era abituata a fare, a metà fra le buone abitudini e la scaramanzia, prima dell’inizio di ogni competizione a cui avesse preso parte quand’ancora gareggiava, negli anni della sua carriera scolastica e atletica.
Il segnale di partenza, forse meno palese rispetto a quelli del suo passato, e, ciò non di meno, del tutto privo di possibilità di ambiguità, risuonò, allora, incredibilmente chiaro nella sua mente nel momento in cui, iniziate a defluire le persone verso il treno, gli sguardi dei sue due inseguitori si spostarono, inizialmente in maniera interrogativa, nella sua direzione, estemporaneamente incapaci a riconoscerla, allora, non tanto per la presenza del cappellino o degli occhiali, quanto e piuttosto per la sorpresa di trovarla lì, immobile, rivolta proprio verso di loro. Un quieto interrogativo, quello dei due, che si trasformò in una non più tacita esclamazione nel momento in cui ella, a escludere qualunque possibilità di fraintendimento, si levò gli occhiali da sole e li ripose all’interno della tasca da cui li aveva estratti, per poter, in tal maniera, indirizzare inequivocabilmente l’azzurro ghiaccio delle proprie iridi all’attenzione della coppia.

« Ma che diamine… » commentò il Grosso, forse non proprio in quei termini, per quanto, ormai, Midda fosse diventata sufficientemente abile a leggere il labiale delle persone « Credo che ci abbia visto. »
« Davvero?! » replicò, con evidente sarcasmo, lo Smilzo, fulminando il compare con un’occhiata che, se solo avesse potuto uccidere, avrebbe visto l’altro ridotto a un mucchietto di cenere fumante « E da cosa l’hai dedotto, genio? »

La volontà di agire, e di agire immediatamente, approfittando di quell’effimero momento di smarrimento da parte di un tanto eterogeneamente assortito duo, si palesò con forza nell’investigatrice privata, chiedendole a gran forza di muoversi, attaccando prima di poter essere attaccata, aggredendo prima di poter essere aggredita e ponendo, quanto prima, la parola fine a tutto ciò, protrattosi, per i suoi gusti, anche troppo a lungo. Ella, tuttavia e anche in contrasto a se stessa, a quell’istintiva richiesta del suo io più violento, riuscì comunque a mantenere un certo autocontrollo e, in ciò, a restare immobile, esattamente dove era, nel non sprecare quel lieve vantaggio sui propri avversari, così come soltanto sarebbe avvenuto acconsentendo a precipitarsi, stolidamente, in un attacco privo di qualunque cognizione di causa, quanto, e piuttosto, nell’attendere che fossero loro stessi a palesare le proprie risorse e, in conseguenza di una simile esposizione, a garantirle la possibilità di rispondere in maniera appropriata alla minaccia che ne sarebbe derivata.
Una scelta, quella da lei in tal modo abbracciata, che forse, in un’epoca remota, ai tempi del selvaggio west o prima ancora, avrebbe potuto rivelarsi insalubre, nel veder sprecato, in tal maniera, un momento presumibilmente propizio per risolvere quel duello ancora prima di incominciarlo. Una scelta che, attualizzata ai tempi moderni, la vide altresì genuinamente premiata per la propria pazienza, per la propria freddezza, per il proprio raziocinio, laddove, così come le sarebbe stato chiaro solo un istante più tardi, ella avrebbe rischiato di incorrere non in una semplice accusa per aggressione, ma…

« Ms. Bontor? » domandò il bruno, levando le mani a dimostrare, da parte propria, la più totale assenza di ogni volontà belligerante nei suoi riguardi, a dispetto dell’inseguimento promosso, esattamente a suo discapito, sino a quel momento « Midda Namile Bontor…?! »
« Direi che già sai chi io sia, Smilzo… » commentò la donna, implicitamente confermando, in tal maniera, l’identificazione richiestale « … peccato che io non vi conosca e che, se la memoria non mi inganna, vi siano gli estremi per una denuncia per stalking contro entrambi, per la dedizione con la quale mi avete seguita nelle ultime ore. »
« Però… è brava davvero. » asserì il biondo, osservandola quasi con entusiasmo nel ritrovarsi posto innanzi all’evidenza di quanto, gli sforzi compiuti in quel pedinamento, fossero stati tanto semplicemente banalizzati dalla loro interlocutrice.
« Ti ringrazio, Grosso. » annuì ella, appena, in segno di riconoscenza per quell’apprezzabile complimento lì destinatole « Vorrei poter dire di essere la migliore in quello che faccio… ma, poi, una certa casa editrice potrebbe citarmi in giudizio per violazione dei diritti d’autore. » puntualizzò, sorridendo sorniona « E ora, prima che io chiami i miei ex-colleghi al distretto per sporgere denuncia e farvi arrestare, potreste dirmi perché mi stavate seguendo? Perché, a dispetto delle apparenze, il mio intuito mi suggerisce che voi non siete due dannati maniaci sessuali… »

(episodio precedentemente pubblicato il 3 gennaio 2016 alle ore 19:16)