ISSN 2282-1120
EAN 9772282112009
Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

E domani si riprende...!

Sean, 29 giugno 2014

martedì 2 settembre 2014

2261


Al di là di facili e gratuite ironie, tuttavia, la tensione propria e caratterizzante quel frangente non ebbe alcuna possibilità di scemare. Anzi. Istante dopo istante, momento dopo momento, la chiara percezione della crisi, del fallimento incombente su di noi e, con esso, della tragedia che ne sarebbe conseguita, rese la nostra ricerca un supplizio al contempo eterno e pur fugace, perché, se su un fronte, lo scorrere stesso del tempo parve arrestarsi, e con esso l’incedere stesso dei nostri respiri, e forse dei nostri stessi battiti cardiaci, su quello opposto, purtroppo, l’intervallo di tempo garantitoci dal capitano sfumò in quello che non riuscii a definire se non in altro modo diverso da un rapido battere di ciglia. Un battere di ciglia nel quale, tragicamente, ebbe a dissolversi ogni speranza di salvezza per la mia amata. Così, ancor prima che potesse essermi concessa la possibilità di scendere a patti con l’idea dell’ineluttabilità del nostro fallimento, non che tale compromesso avrebbe mai potuto essere quietamente accolto, non fu neppure la voce di Lange Rolamo a richiamare all’ordine Midda e Lys’sh, quanto e piuttosto il suono dell’incedere di una dozzina di guardie, armate oltremisura, che con passo celere giunsero sino all’ingresso delle stanze della defunta signorina Calahab, non levando il benché minimo avvertimento nei nostri confronti, non intimandoci in alcun modo la resa, ma limitandosi, banalmente, ad aprire il fuoco, e il fuoco di una commisurata dozzina di precise armi laser, che cercarono le nostre carni e che bramarono, in tal modo, la nostra morte.
Non senza una necessario sentimento di vergogna, mi ritrovo ora ad ammettere come, mio malgrado, il primo a morire, in simile frangente, sarebbe stato proprio il sottoscritto, se in mio soccorso non si fossero gettate, quasi contemporaneamente, entrambe le mie compagne di ventura: in risposta a un qualche istinto primordiale, probabilmente, ancor prima che a un qualunque genere di raziocinio, Midda e Lys’sh ebbero evidentemente a valutare, in seduta stante, l’evidenza di quanto, in assenza di un proprio intervento, non mi sarebbe stata concessa alcuna prontezza di riflessi utile a salvaguardare il mio domani. E, non errando in tal analisi, ebbero quindi a premurarsi, entrambe e in maniera persino speculare, di preservare la mia esistenza in vita, l’una agguantandomi per il braccio destro, l’altra per il sinistro, ed entrambe cercando effimero riparo al di là del letto appartenuto alla trapassata padrona di casa, lì dietro celandomi, e celandosi, non tanto nella speranza di poter ovviare, in tal maniera, alla violenza dell’offensiva così scatenata a nostro discapito, quanto e piuttosto, di rendere appena più complicata la ricerca di un concreto bersaglio per quei colpi, i quali, palesando un approccio più rivolto alla quantità che alla qualità, ebbero a preferire pioverci contro in maniera continua e ossessiva, trascurando l’accuratezza nella fase di mira nella speranza di sopperire, a ciò, con la propria devastante abbondanza.
In verità, con la lucidità che soltanto ora può contraddistinguere la rilettura di tali eventi, facile è comprendere quanto addirittura banale avrebbe avuto a dover essere valutata, in tutto ciò, la possibilità di estinguere l’ardente fiamma delle nostre esistenze, laddove almeno uno fra i nostri antagonisti si fosse concesso la possibilità di approcciare a quell’incombenza con la freddezza di un sicario, allorché lo spaventato entusiasmo di chi, comunque, non aveva evidentemente saputo accogliere con distacco l’immagine del sanguinario scempio condotto, sino a lì, dalla mia amata, nella disfatta di altre dozzine di guardie loro pari, prima di loro. Non che, in tutto ciò, abbia a dover essere ora considerata qual espressa una mia qualche critica a discapito dell’inadeguatezza psicologica di tali possibili carnefici, in sola grazia alla quale, allora, potemmo avere estemporaneamente risparmiate le nostre vite. Tuttavia, per quanto, almeno nell’immediato, quell’approccio ci vide offerto qualche istante in più di mortal esistenza, difficile sarebbe stato per noi perdurare a fronte di quell’assedio, soprattutto ove, come non avrebbe potuto esservi dubbio alcuno, palese avrebbe avuto a dover essere giudicata l’inadeguatezza del nostro riparo a fronte della devastazione propria di quelle armi laser.
Fu, quindi, nella consapevolezza di quanto, nostro malgrado, impossibile avrebbe avuto a poter essere riconosciuta mantenibile quella posizione di arrocco che la mia amata si vide costretta a ricorrere all’ultima risorsa disponibile, all’ultima mossa che avrebbe potuto permettersi di giuocare in quella battaglia e che, necessariamente, avrebbe segnato la fine di quell’assalto che si era prefisso un triplice obiettivo e che, purtroppo, a stento stava dimostrandosi capace di difenderne almeno uno. Perché se lì, Midda e l’equipaggio della Kasta Hamina avevano guidato i propri passi desiderando affrontare e sconfiggere la regina Anmel Mal Toise, liberare il sottoscritto e, ultimo ma non per questo meno importante, offrire una qualunque aspettativa di futuro alla stessa mercenaria da me amata; purtroppo, anche se per mia fortuna, soltanto la questione a me direttamente concernente avrebbe potuto essere riconosciuta qual, almeno fino a quel momento, conquistata con relativo successo, a fronte di un insoddisfacente e frustrante fallimento sotto ogni altro punto di vista. Giunti a quell’ultima, e potenzialmente fatale, evoluzione del conflitto, in uno stallo che, al di là di ogni possibile e straordinaria abilità guerriera da parte tanto della mia amata, quanto della sua compagna, avrebbe potuto garantirci possibilità di sopravvivenza e vittoria, pertanto, forse e proprio allo scopo di preservare quell’unica, minore vittoria riservatasi nella mia liberazione, e, in ciò, qual estremo atto d’amore nei miei confronti, Midda riprese voce e, così facendo, ebbe a rivolgersi proprio in direzione di colui la cui interpellanza stavamo tutti attendendo, e temendo, da un momento all’altro, e che, lì, fu altresì da lei direttamente apostrofato…

« Capitano! » richiamò, con impeto tale che, probabilmente, egli ebbe allora a poterla sentire anche senza la mediazione del dispositivo di comunicazione « E’ giunto il momento di far intervenire il bagatto! »

Mi si voglia perdonare, ora, per l’impiego reiterato di questo termine, che i più attenti fra i possibili lettori, e gli eventuali ascoltatori, di questo resoconto, di certo ricorderanno essere già stato impiegato in un momento precedente a questo. Causa il costretto impiego, da parte di Midda e mio, di dispositivi di traduzione automatica e istantanea, utili a concederci la possibilità di comprendere e di essere compresi, almeno in relazione al linguaggio verbale, dai nostri interlocutori; non mi è data alcuna certezza nel merito del corretto impiego di tale termine in questo contesto. In effetti, non soltanto non potrei vantare confidenza alcuna con la coerenza di un tale significante rispetto al proprio significato in mera relazione alla lingua abitualmente impiegata da Midda e da me, la stessa parlata in Kofreya e, con minime differenze di pronuncia, negli stati confinanti del nostro pianeta natale; ma, addirittura e ancor peggio, non dovrei neppure essere in condizione di poter essere certo nel merito del fatto che, posto a confronto con la stessa parola, nella sua versione originale, da parte del mio traduttore avrei potuto ottenere il medesimo adattamento che, chiaramente, doveva essere stato selezionato da quello della mia amata, nella gestione euristica del funzionamento stesso di tali dispositivi. A posteriori, tuttavia e quantomeno, posso escludere questa seconda eventualità, dal momento che, effettivamente, anch’io ho poi avuto occasione di essere posto a confronto con simile riadattamento… che esso avesse a considerarsi giusto, o meno.
Al di là, comunque, di ogni ulteriore digressione di ordine didascalico, il bagatto invocato da parte della mia amata, altro non avrebbe avuto che a dover essere considerato un’arma. E un’arma, come avrei scoperto di lì a pochi istanti, utile a garantirci l’occasione di fuga di cui, nella trappola in cui eravamo stati rinchiusi, non avremmo potuto evitare di abbisognare non di meno rispetto all’aria stessa…

« Midda… il tuo braccio… » tentò di suggerire Lys’sh, avendo, a differenza del sottoscritto, ben chiaro il significato di quella richiesta e, in ciò, quanto da essa sarebbe conseguito.
« Non c’è tempo. » negò l’altra, scuotendo il capo e spingendo la mia testa ancor più in basso nel momento in cui una nuova raffica di laser rischiò di decollare tutti e tre, dimostrando quando, nostro malgrado, il tempo a nostra disposizione avesse a doversi giudicare scaduto « Ora, capitano! »
« Ora, Ragazzo! » comandò il capitano, senza porre in dubbio le esigenze della mercenaria, e a lei offrendo tutta la propria fiducia così come, già, le aveva tributato nell’insistere per seguirla, per accompagnarla, in quell’impresa, insieme a tutto il proprio equipaggio « Ora! »

lunedì 1 settembre 2014

2260


« Quando stavo cercando la mia spada… » rifletté ad alta voce, nel riabbassare lo sguardo verso la propria lama che ancora, saldamente e possessivamente, stringeva nella propria mancina, tutt’altro che animata dal pur minimo desiderio di separarsi da essa, a essa legata, emotivamente e fisicamente, in misura non inferiore rispetto alla stessa mano che lì la tratteneva con tanta forza, con inoppugnabile fermezza, se non, forse e persino, in misura addirittura maggiore, soprattutto a seguito del prolungato periodo di separazione loro imposto « … ho compreso come il mio principale errore, nel confrontarmi con questo mondo per me nuovo e ancora ampiamente inesplorato, con questa realtà così distante da quella che, sino a un anno fa, era stata la mia, l’unica che avessi avuto occasione di conoscere e di immaginare esistente; altro non avrebbe avuto che a dover essere considerato che… l’approccio. Il mio approccio. Un approccio tale da ignorare le risorse qui esistenti, e quindi qui potenzialmente e variegatamente utili, per giungere in breve, e con straordinaria comodità, a verità rivelate per ottenere le quali, in passato, altro non avrei potuto compiere che appellarmi a qualche dio o dea, e nella sua pietade confidare per il mio domani. E un approccio tale, pertanto, dal vedermi faticare, in maniera eccessiva e inappropriata, se non, addirittura, futile, in sol conseguenza alla mia ingenua ignoranza su quanto, più comodamente, avrebbe potuto essermi concesso, riconosciuto, destinato. »

In silenzio, e con assoluto interesse, seppur forse per motivazioni non propriamente comparabili, Lys’sh e io ascoltammo quel nuovo intervento, quel breve monologo, attendendo di poterci ritrovare, quanto prima, edotti nel merito del messaggio a cui ella avrebbe voluto condurre nella certamente non retorica scelta di determinate espressioni, di talune argomentazioni quali quelle che, in ciò, stavano venendo individuate quali significanti utili a trasmettere il significato da lei ricercato, da lei accuratamente valutato, allora, qual lì idoneo a offrire un concreto contributo alla comune ricerca di una soluzione alla mortale minaccia su lei stessa gravante. Poiché, dopotutto, retorico a commentarsi, nessun altro più di lei avrebbe avuto, obiettivamente e incontestabilmente, interesse a preservare la sua medesima esistenza in vita…

« Partendo, ora, da un nuovo presupposto, qual quello concessoci dal caro Be’Sihl e del tutto estraneo a qualunque precedente ipotesi, atto a considerare, qual mia ormai trapassata candidata assassina, e mecenate, non tanto la sospettata regina Anmel Mal Toise, quanto e piuttosto la non meglio conosciuta Milah Rica Calahab; e, di conseguenza, atto a giustificare, alla base di quanto occorso, non tanto un approccio similare a quello che avremmo potuto, e potremmo ancora, riservarci lo stesso Be’Sihl o io, entro il limitare delle consuetudini proprie del nostro mondo, ma, in effetti, qualcosa di più prossimo al tuo modo di vedere il mondo e di interagire con esso, Lys’sh… » premesse, conducendo in tal modo tale flusso di pensiero in direzione della giovane ofidiana, ancora in suo attento ascolto « … credo che potrebbe essere più che indicato porti un certo interrogativo: avendo ricercato ricorso a un qualche genere di veleno, o un’altra arma comparabile, se non nella propria natura, quantomeno nei propri effetti, nella propria letale conclusione, dove custodiresti un antidoto utile a vanificarne le aspettative, a nullificarne la mortale pericolosità?! »
« Da nessuna parte… » replicò la donna rettile, dopo un fugace momento necessario a riflettere attorno alla questione riservatale « Ogni informazione relativa a qualunque cosa avrei mai potuto sintetizzare a tal scopo, di certo, sarebbe gelosamente custodita in un mio archivio personale, tale da garantirmi il più assoluto riserbo a discapito di possibili tentativi simili a quello che, ora, è nostro interesse condurre a compimento. » tentò di meglio ampliare il concetto appena introdotto « E quindi, se davvero vogliamo sperare di concederti un qualunque domani, dobbiamo ora cercare l’archivio segreto della defunta Calahab… la scheda di memoria in cui possa aver consideravo i dati relativi a quanto ha compiuto a tuo discapito e, soprattutto, a quanto avrebbe potuto riservarsi opportunità di compiere per concederti grazia, all’eventuale conseguimento del compito che ti aveva destinato! »
« Esattamente… » annuì la mia amata, con palese soddisfazione per la comune deduzione condivisa con la propria compagna di ventura, con la quale appariva più che evidente un palese affiatamento, una complicità già estranea a ogni possibilità di dubbio « Anche perché, escludendo che avesse a dover essere realmente considerata qual Anmel, ella avrebbe potuto riservarsi interesse a mantenermi al proprio servizio, se solo mi fossi dimostrata, per lei, di una qualche, concreta, utilità! » concordò, accennando quindi un lieve sorriso alla prospettiva di poter dirimere, quanto prima, la complicata matassa di quell’inghippo « Ora… senza perderti in troppe spiegazioni su cosa sia una scheda di memoria, illustraci soltanto come è fatta, affinché la si possa tutti cercare. » concluse, pertanto, escludendo in quel momento, in quel particolare frangente, ulteriori perdite di tempo quali, purtroppo, già avrebbero potuto essere considerate le chiacchiere entro le quali ci eravamo dilungate in quel mentre.
« Sempre ammesso che Anmel non se ne sia impossessata nel momento in cui ha scelto di chiudere il proprio rapporto di affari con la sua anfitrione… » non potei evitare di commentare, per nulla desideroso di offrire spazio a quella prospettiva e, ciò non di meno, necessariamente obbligato a non poterla escludere… non, quantomeno, a non volermi dimostrare, per riutilizzare le medesime parole già scandite dalla mia amata, terribilmente ingenuo nel mio approccio alla realtà e a ogni suo aspetto, per quanto apparentemente e concretamente spiacevole, in una reazione che, dall’altro della maturità propria della mia purtroppo non più giovanile età, non avrebbe potuto, in alcun modo, essere giustificabile, o giustificata.
« Speriamo non abbia a essere così… oppure, temo, dovremo rassegnarci all’idea di veder prematuramente concluso il nostro appassionato rapporto. » annuì la mercenaria, nell’offrire voce a quelle parole che, sole, non avrebbero ovviato a concedere ragionevolezza al mio obbligato intervento, e che pur, necessariamente, non avrebbero potuto che impegnarsi al fine di esorcizzare l’eventualità in esso sottintesa, sviluppo al quale, per più che retoriche ragioni, anch’ella non avrebbe avuto desiderio alcuno di tendere.

Informati, pertanto, per mezzo della voce di Lys’sh, sulle forme e sulle dimensioni tipiche di una scheda di memoria, tutti e tre concentrammo i nostri sforzi al solo fine di offrire un senso a tutto l’impegno, a tutta la dedizione, a tutti gli sforzi che, sino a quel momento, erano stati posti a sostegno della mia amata e della sua sopravvivenza. Un compito, comunque e obiettivamente, tutt’altro che banale, dal momento in cui, a differenza di quanto non avremmo probabilmente preferito scoprir essere, una scheda di memoria avrebbe avuto a doversi riconoscere in misure e dimensioni estremamente più compatte rispetto a quelle di un qualunque diario, di un qualunque registro, di un qualunque libro, pur potendo, al proprio interno, contenere una mole infinitamente maggiore di informazioni.
E così, pur cercando di porre all’opera il nostro acume, ancor prima che la violenza dei nostri gesti, ineluttabile fu la ripresa di un’opera di devasto, e di devasto sistematico, di ogni suppellettile, e mobilio, presente all’interno di quella stanza, nella speranza di riuscire a individuare qualcosa di dimensioni non maggiori rispetto a uno scarafaggio. Uno scarafaggio normale, ovviamente, e non, sfortunatamente, almeno in tale occasione, una blatta gigante come quelle contro le quali, in passato, la mia amata aveva già avuto passata possibilità di sfida.

« Credo che abbia a dover essere considerata la prima volta nella quale non mi sento profondamente contrariato all’idea che non tutti gli scarafaggi siano sufficientemente grandi da poter divorare un cavallo, con tanto di cavaliere qual pietanza di contorno. » suggerii, avvertendo l’esigenza di spendermi in quella facile e gratuita ironia, l’implicito principale della quale soltanto la mia amata avrebbe potuto concedersi occasione di cogliere, al fine di sdrammatizzare e, in ciò, offrire sfogo all’ansia crescente in me.

martedì 12 agosto 2014

2259


« Qui Lys’sh… » annunciò l’ofidiana, ricorrendo a una tecnologia nel merito dell’esistenza della quale ancora avrei avuto molto da apprendere e a riguardo del funzionamento della quale, pur, in quel momento non avrebbe avuto senso, da parte mia, porre questioni, nel non necessitare di aggiungere ulteriore entropia a una situazione, di per sé, già quantomeno complicata « Sono con Midda. Abbiamo recuperato Be’Sihl ma non l’antidoto. Qualcuno ci ha preceduti e Calahab è morta. »
« Avete ancora un quarto d’ora. » dichiarò Lange, ancora non udibile, e non udito, alla mia attenzione, così come già al proprio primo comunicato « Dopo di che, dovrete ripiegare. Antidoto o meno. »
« Ma capitano… » tentò di protestare Lys’sh, tutt’altro che gradendo tale prospettiva « Senza l’antidoto, Midda è condannata. »
Anticipando, tuttavia, l’eventuale intervento del loro interlocutore, fu la mia stessa amata a prendere voce, entrando nel merito della questione ed esponendo il proprio personale punto di vista che, meglio di qualunque altro, avrebbe allora imposto termine a ogni eventuale diatriba filosofica e pratica sull’argomento: « Più ci tratteniamo qui, e più rischiamo di essere tutti condannati… un quarto d’ora e ripiegheremo. Grazie per questo tempo, capitano. »

Per quanto, allora, mi fosse stata negata possibilità di comprendere, nel dettaglio, quanto fosse accaduto, i frammenti di discorso che erano riusciti a giungere alla mia attenzione erano stati più che sufficienti a rendermi comunque edotto nel merito dell’urgenza che ci stava venendo lì richiesta e, con essa, di quanto minimo avrebbe avuto a dover essere riconosciuto il tempo ancora garantitoci.
In tutto ciò, quindi, non aggiunsi una sola parola al silenzio che già mi ero imposto, riconoscendo, conseguentemente e qual mia unica priorità, quella di riuscire a rintracciare quel dannato antidoto, qualunque cosa esso fosse. Purtroppo, nell’obbligata ignoranza propria del mio approccio alla problematica, quanto avrei potuto lì compiere non sarebbe stato nulla di diverso, nulla di più appropriato, rispetto a ciò che già la mia amata si era riservata pregressa possibilità di azione, arrivando addirittura a sventrare l’intero appartamento, ogni stanza privata un tempo appartenuta a colei che le aveva imposto quell’ignota maledizione, in cerca di qualunque cosa potesse vagamente assomigliare a una cura per il proprio male. Non, quindi, quella che si avrebbe potuto descrivere qual la migliore idea a cui avrei potuto appellarmi, verso la quale i miei sforzi avrebbero potuto convergere, e, ciò non di meno, neppure obiettivamente la soluzione più inconsistente, meno comprensibile e condivisibile, laddove, appunto, già prima di me, complice sicuramente l’emotività del momento, anche la stessa Midda non si era sospinta a nulla di più significativo, di più incisivo, in tal senso, ovviamente e proprio malgrado, alcun reale risultato neppure riportando, salvo lasciarsi raggiungere da Lys’sh e dal sottoscritto nel mezzo di quell’incredibile confusione e devastazione.
E se, dal mio fronte, pur non mancando stolido, e non per questo meno che appassionato, impegno, non avrebbe avuto a potersi attendere alcun trionfo; anche la giovane ofidiana peccò, proprio malgrado, di futilità, impiegando, almeno nell’immediato, i propri sforzi all’unico scopo di spingere la sua compagna e amica a modificare la posizione pubblicamente assunta, rinunciando al sacrificio che aveva dato riprova di essere disposta a compiere in nome della salvezza comune…

« Non puoi parlare seriamente, Midda! » protestò, esplodendo in tal incredula asserzione dopo un lungo istante di silenzio, utile, forse, a maturare consapevolezza nel merito di quanto comunque effettiva, reale e concreta, avrebbe avuto a dover essere giudicata la prospettiva di quel ritiro, di quel rientro alla base privi di una reale vittoria, qual, del resto, mai avrebbe potuto essere considerata qualunque soluzione atta a prevedere la morte della mercenaria « Dopo tutto quello che abbiamo fatto per arrivare fino a qui, non puoi davvero pensare di arrenderti… non, soprattutto, a un’avversaria già morta! » soggiunse, cercando, e non mancai di coglierne l’abilità, di far leva sulle emozioni, sull’orgoglio guerriero della propria controparte, nell’indicare a margire di quelle parole il corpo martoriato di colei che, almeno inizialmente, fino a quando non era subentrata la mia testimonianza a cambiare la posizione dei vari pezzi sulla scacchiera, era stata da loro considerata la nemesi da affrontare e sconfiggere « E non pensi ad Anmel?! Hai lasciato il tuo pianeta per darle la caccia e ora… »
« … e ora, per favore, dammi un attimo di tregua. » richiese la Figlia di Marr’Mahew, scuotendo il capo e levando ambo le mani a contenere l’irruente entusiasmo della propria interlocutrice, foga certamente conseguente a un palese sentimento di affetto e, ciò nonostante, pur egualmente foga, non diversa, nei propri possibili conseguimenti, a quanto avrei potuto ottenere, contemporaneamente, io, o a quantoo avrebbe potuto vantare di aver ottenuto, precedentemente, ella stessa « Non credere che io sia quel genere di persona costantemente volta alla volontaria immolazione per il bene comune… né, tantomeno, che la quotidiana esistenza mi sia venuta a noia. Anzi. » puntualizzò subito dopo, a escludere simili eventualità che pur, avrei potuto testimoniare, effettivamente poco si sarebbero potute addurre a lei e allo stile di vita che, da sempre, aveva vantato qual proprio.
« Il mio unico desiderio, se mi si perdona la schiettezza, altro non prevedrebbe che il definitivo, e imperituro, trapasso di Anmel e del suo degno erede Desmair e, subito dopo, la possibilità di chiudermi per non meno di una settimana in una camera da letto in compagnia del qui presente Be’Sihl, null’altro che indossando, o lasciandogli indossare, che la propria nuda pelle. » proseguì, ad argomentare, in maniera un po’ più approfondita, la propria personale posizione, in termini che, devo essere onesto, non mi dispiacquero per nulla e, per un istante, si posero seriamente in grado di distrarmi da ogni altra preoccupazione propria di quel particolare frangente « Ciò non di meno, ho imparato molto tempo fa come il distacco emotivo abbia a doversi considerare, sovente, la chiave risolutrice di qualunque problema. Distacco emotivo in grazia al quale non posso offrire torto alcuno al pragmatismo del capitano e al suo desiderio di veder sacrificato il proprio intero equipaggio in quello che, alla fine, potrebbe comunque rivelarsi uno sforzo inutile. »
« E, quindi, vuoi comunque accettare l’idea di arrenderti?! » riprese Lys’sh, riproponendo fondamentalmente parole già adoperate, a dimostrazione di quanto, invero, quanto ascoltato fino a quel momento non avesse avuto occasione di essere riconosciuta qual nulla di più di una banale chiacchiera, rumore di fondo in nulla utile al comune scopo finale.
« No. » rifiutò la mercenaria, scuotendo il capo a meglio evidenziare il proprio diniego « E, quindi, voglio sfruttare il tempo che ci resta per riflettere su come poter risolvere l’enigma rappresentato da questo dannato antidoto, senza lasciarmi ulteriormente conquistare da vane ansie… per questo ti chiedo di riconoscermi un momento di tregua, e di concedermi la possibilità di usare la testa, ancor prima che lo stomaco nell’affrontare questa sfida. » sorrise, a dimostrare come, al di là delle parole utilizzate e del tono impostosi qual gelido non meno rispetto ai suoi occhi, in quell’intervento non avrebbe avuto a doversi intendere né volontà di rimprovero, né tantomeno astio nei confronti della propria interlocutrice, quanto e piuttosto l’impegno concreto di una condannata a morte a tentare di sfruttare gli ultimi istanti concessile per preservare la propria esistenza in vita al di là di ogni sentenza in senso contrario.

Una freddezza, quella che finalmente ella sembrava essersi riuscita a imporre, che, in effetti, risultò allora meno inappropriata, meno innaturale, di quanto non avrebbe avuto a dover essere considerata la sua precedente, iraconda reazione. Giacché, infatti, ella non avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual nuova a quel genere di situazioni, a ritrovarsi sul proverbiale filo della lama, e su esso correre con tutte le proprie energie per preservarsi in salute, per conquistare il diritto a un nuovo giorno; poiché, ancora, ella non avrebbe avuto a doversi considerare nuova a quel genere di apparenti stalli dai quali soltanto la propria sconfitta avrebbe potuto essere spiacevolmente indicata qual sola soluzione rimasta; sol indifferenza, sol quieto controllo sulle proprie emozioni, sui propri sentimenti, avrebbe avuto a dover essere indicata qual risposta utile e, per lei, naturale innanzi a quell’ennesima sfida, che, al di la dei metodi e delle tecnologie coinvolte, nulla di nuovo, nulla di originale, avrebbe avuto a poter aggiungere nel confronto con il suo cuore rispetto a qualunque altra letale minaccia prima affrontata e vinta.