ISSN 2282-1120
EAN 9772282112009
Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

E domani si riprende...!

Sean, 29 giugno 2014

martedì 22 luglio 2014

2253


Voglio essere sincero: non avessi avuto precedente esperienza di apprezzabile convivenza con un gruppo di canissiani, e di canissiani più che sinceramente benintenzionati come Falamar Hithorn, la comparsa in scena di quella ofidiana avrebbe potuto quantomeno sorprendermi, spiazzarmi, se non, addirittura, spaventarmi, non lasciandomi presupporre alcun risvolto positivo.
Fortunatamente, però, fatta eccezione per la pur sgradevole, estremamente sgradevole, esperienza con l’allor già defunta Tannouinn Reshat, per quanto, ancora, di tale risvolto egoisticamente positivo non fossi stato ovviamente informato, non avrei potuto sollevare la benché minima critica nel confronto con l’ospitalità altresì offertami da Falamar e da tutti i suoi compagni; ragione per la quale, in un frangente al pari di quello nel quale mi ero così ritrovato a essere, imprigionato da tempo sufficiente a farmi dimenticare le sensazioni conseguenti all’assunzione, anche solo e banalmente, di una posizione eretta, per non parlare poi del piacere potenzialmente derivante dal poter muovere qualche passo, non avrei potuto riservarmi alcun gratuito pregiudizio a discapito della nuova giunta soltanto in funzione del colore della sua pelle… o, più precisamente, del fatto che la sua epidermide fosse, fondamentalmente, costituita da vellutate squame in tutto e per tutto assimilabili a quelle di un serpente. E così, benché non avrei potuto né vantare alcun genere di pregressa confidenza con Har-Lys’sha, né, tantomeno, avrei potuto presumere le dinamiche che, in effetti, l’avevano condotta sino a me animata dall’unica, esplicita volontà di soccorrermi, di liberarmi; nell’osservarla in tal maniera sopraggiungere e, ancor più, esordire nella mia direzione, non potei che riconoscermi più che ben disposto nel considerarla qual la mia nuova migliore amica, se solo, come non avrei potuto evitare di sperare, mi avesse restituito la libertà perduta e, ormai, quasi insperata.

« Precisamente. » confermai, quindi, alla sua richiesta « E a costo di apparire peggiore della più economica meretrice di tutta Kriarya, sono pronto a votare ogni singolo giorno del resto della mia vita all’adorazione della tua persona se solo ti rivelerai qui sopraggiunta all’unico scopo di concedermi una qualsivoglia speranza rivolta all’indomani stesso. »

Stavo scherzando, ovviamente. O, per lo meno, così preferisco pensare, per quanto, dopo quel periodo di prigionia, mi duole ammetterlo, una parte di quella sostanziale dichiarazione d’amore tutt’altro che incondizionato nei suoi riguardi avrebbe avuto a doversi considerare addirittura fondata, se soltanto la mia richiesta fosse stata lì soddisfatta.
Fortunatamente, però e nuovamente, la mia interlocutrice non avrebbe avuto a doversi considerare interessata a un qualunque genere di coinvolgimento sentimentale con me. Soprattutto dal momento in cui…

« … credo che la mia cara amica Midda potrebbe seriamente prendere in considerazione l’idea di scuoiarci entrambi vivi se soltanto ti sentisse esprimerti in siffatta maniera. » replicò, sorridendo apertamente e scuotendo il capo, facendo apparire, in grazia alle proprie parole, quel gesto quantomeno adorabile, per quanto la conformazione fisica del suo viso, nell’assenza di un naso considerabile tale, di orecchie giudicabili tali, e di labbra riconoscibili qual tali, l’idea stessa di un sorriso sarebbe apparsa quantomeno aliena « Per questa ragione, farò finta di non averti sentito, per quanto non possa evitare comunque di ringraziarti per il tuo non disinteressato apprezzamento nei miei riguardi! » concluse, scoppiando a ridere e, nel mentre di quella stessa risata, e di quelle ultime parole, abbattendo contemporaneamente due guardie con un agile calcio frutto di un movimento rotatorio che le vide necessariamente costrette alla perdita dei propri sensi, e generosamente non della propria vita, per quanto in senso contrario non le avrebbero sicuramente riconosciuto eguale premura.

Permettetemi di essere estremamente franco: al di là delle ammirevoli forme e proporzioni di un corpo giovane e praticamente perfetto qual quello che Lys’sh ebbe comunque a presentare al di sotto degli abiti con i quali si palesò innanzi al mio sguardo, e che comunque non avrebbero mai permesso a un qualunque apprezzamento nei suoi confronti di risultare privo di fondamento con sodi seni e glutei sì tondi e alti da risultar quasi una sfida alle leggi della natura; nel sentire pronunciare, dalle sue labbra non labbra il nome della mia amata, da lei definita oltretutto qual propria cara amica, non il benché minimo particolare in lei avrebbe, allora, potuto essere meno che adorato a fronte del mio tutt’altro che in tal modo distaccato giudizio. Che non un solo capello ricadesse dalla sua nuca sulle sue spalle; che i suoi occhi apparissero enormi e gialli, contraddistinti dall’assenza di iridi e da sottili nere pupille verticali; che il suo naso fosse definito da una semplice sporgenza al centro del suo volto, con due fessure in luogo alle narici; che le sue orecchie non fossero altro che una coppia di incavi ai lati del suo capo; e che le sue labbra fossero del tutto inesistenti, vedendo la sua bocca emergere al di sotto delle narici qual una sorta di ritaglio all’interno della sua verde pelle squamosa… beh… non avrebbe minimamente potuto interessarmi. Anzi.
In quel momento, tutto ciò ebbe persino a scomparire alla mia vista, nell’offrirla al mio giudizio semplicemente qual la più affascinante, meravigliosa, conturbante e seducente creatura su cui mai avrei potuto porre lo sguardo. Subito dopo la stessa Midda, naturalmente.

« Dimmi che non sei un’allucinazione… te ne prego. » mi ritrovai a supplicare, rinunciando a qualunque barlume di dignità o di orgoglio personale, nel dimostrarmi pronto a contrattare persino con le conseguenze di un’insorgente psicosi pur di riabbracciare la mia amata, in una prospettiva, in tale contesto, a dir poco straordinaria, soprattutto nel considerare tutto ciò che ci era accaduto e come ciò era accaduto.

Disperato chi?... io?!

« Nel frequentare una donna del calibro di Midda mi ero convinta che tu fossi contraddistinto da uno spiccato buon gusto… ciò non di meno, se davvero puoi arrivare a credere che io abbia a poter essere confusa con un parto della tua immaginazione, temo di dovermi ricredere. » commentò, non priva di indubbia autoironia, tale da sollevare aperta critica a proprio stesso discredito, per quanto con tono giustamente scherzoso, a definizione della facezia propria di quel dialogo in paradossale contrasto alla serietà dell’impegno fisico che pur stava sostenendo in quello stesso frangente temporale, combattendo con tutte le proprie energie non soltanto per la mia salvezza ma, anche e indubbiamente, per la propria stessa sopravvivenza, lì posta in maggiore dubbio rispetto a quanto non avrebbe potuto aversi a giudicare la mia medesima « Cioè… davvero non riesci a fantasticare su nessuna meglio di me…?! »
« E qui rischiamo pericolosamente di rientrare in zona scuoiamento. » mi permisi di obiettare, ritrovandomi a interloquire con quella completa sconosciuta con la medesima naturalezza con la quale mi sarei potuto porre a confronto con la mia amata, o con, comunque, una persona a me amica da più di pochi istanti… e, soprattutto, della quale magari avrei potuto vantare conoscenza a riguardo del suo nome « Il che rischia di essere a dir poco insalubre, soprattutto visto e considerato che non ho avuto ancora neppure la possibilità di chiederti come ti chiami… » sottolineai, palesando allora la mia più completa ignoranza nel merito dell’identità della mia potenziale salvatrice, la quale pur aveva dimostrato non soltanto di conoscere la mia, ma, ancor più, di essere in evidente confidenza con la sola donna che abbia dominato il mio cuore in maniera sì ossessiva e preponderante come unicamente Midda è stata capace di fare sin dal primo giorno in cui ci siamo incontrati e per ogni istante successivo ad allora.
« Hai ragione! » constatò, per sola replica « Il mio nome è Har-Lys’sha… ma puoi chiamarmi semplicemente Lys’sh! » si presentò, salvo poi aggiungere « E se non fosse chiaro, sono qui per trarti in salvo! »

martedì 15 luglio 2014

2252


« … come?! » esitai, non volendo accettare, nell’immediato, il senso proprio di quelle pur sufficientemente chiare asserzioni.
« Siamo a una distanza obiettivamente folle rispetto al nostro pianeta natale… » tentò, con ammirevole pazienza, di puntualizzare il mio interlocutore, in verità probabilmente non più soddisfatto di quanto, di lì a un istante, non avrei avuto a dovermi dimostrare io stesso « E per quanto gli spiriti non abbiano a sottostare alle medesime leggi fisiche che regolano la vita dei viventi, una tale lontananza non può essere in alcuna maniera banalizzata neppure per loro e per le loro possibilità di movimento. » spiegò, storcendo le labbra verso il basso, a meglio offrir evidenza nel merito di quanto tutto ciò non avesse in alcuna misura a rallegrarlo « In altre parole… nel tempo che probabilmente ci sarà concesso, potrei essere forse in grado di iniziare a evocarli, senza, tuttavia, condurne qui neppure uno. »

Lo ammetto: se soltanto la situazione non fosse stata intrinsecamente drammatica, ai confini con il tragico, tutto quello avrebbe avuto un che di paradossale, addirittura squisitamente comico.
Tralasciando il fatto che, da mesi, non avevo avuto neppure l’occasione di godere della compagnia della mia amata, se anche simile possibilità mi fosse stata concessa, infatti, una tale piacere, una tanto pur apprezzabile opportunità, sarebbe stata severamente moderata, nei propri più appassionati sviluppi, dalla presenza, da me mai ricercata, né tantomeno desiderata, dello stesso Desmair all’interno della mia mente, del mio corpo, consapevolezza innanzi alla quale mai la mia adorata Midda sarebbe stata in grado di soprassedere, di passar oltre, per quanto, tutto ciò, la ferisse in misura obiettivamente non inferiore rispetto a quanto, già, non avrebbe potuto tristemente vantare essere in grado di nuocere a me stesso. In conseguenza di tutto ciò, credo che chiunque avrebbe potuto riconoscere più che auspicabile un qualche vantaggio tattico di sorta, un qualche genere di privilegio tale per cui, se non accettabile, il sacrificio che ci stava allora venendo richiesto avrebbe potuto essere riconosciuto, forse, meno ingiustificabile, immotivato, rispetto a quanto, pur, a una superficiale valutazione avrebbe avuto a doversi condannare. Ma se, malgrado tutto ciò, a fronte di tanti disagi e di tante rinunce, alcun pur minimo vantaggio avrebbe avuto a doverci essere lì riconosciuto… beh… credo sia meglio per me astenermi da ulteriori commenti, nella volontà di non scadere apertamente in un linguaggio quantomeno colorito, se non, più esplicitamente, scurrile.

« Fantastico… » gemetti, con malcelato sarcasmo, qual conseguenza di quella precisazione « Midda è sempre stata solita ripetere quanto, dalla stregoneria o dalla negromanzia, nulla di positivo avrebbe mai potuto derivare… e che per qualunque scorciatoia apparentemente ottenuta, inaspettatamente alto avrebbe avuto alfine a doversi riconoscere il prezzo da pagare. » sospirai, allor sinceramente demoralizzato per quella rivelazione inattesa « Ma… dannazione… in questo caso, stiamo pagando un caro prezzo da fin troppo tempo, senza che alcun genere di scorciatoia ci sia mai stata riconosciuta! »

Uno sbotto, il mio, conseguente più all’amarezza e alla delusione per il rifiuto lì riservatomi, non per propria volontà, dallo stesso Desmair, che, pur, non avrebbe avuto a potersi considerare propriamente corretto, effettivamente appropriato, innanzi al ricordo delle dinamiche entro le quali aveva avuto occasione di svolgersi il precedente conflitto fra Midda e la regina Anmel Mal Toise, quest’ultima in simbiosi all’interno del corpo di Nissa Bontor. In tale occasione, in effetti, l’aiuto garantitoci dal mio inquilino ebbe ragione di dimostrarsi di fondamentale importanza all’interno della precaria economia della battaglia, offrendoci l’opportunità di rispondere in maniera adeguatamente misurata alla negromantica offensiva della stessa sovrana, opponendo ai suoi zombie, ai suoi non morti, gli spettri al servizio del suo ben poco amato figliuolo.
Ciò non di meno, in quel particolare frangente, in quel particolare momento, semplice sofisma sarebbe risultata qualunque argomentazione a tal riguardo offerta alla mia attenzione, al mio intelletto, laddove, per quanto non sia solito giudicare me stesso qual una persona eccessivamente istintiva, abituata a lasciarsi guidare dal cuore ancor prima che dalla mente, sempre e comunque umano avrei avuto a dover essere riconosciuto… e, quanto tale, più che orgogliosamente soggetto ai limiti propri della mia carne, dei miei desideri, delle mie passioni e, in momenti quale quello, delle mie frustrazioni.
E poi... mi si perdoni l’eccessiva libertà di espressione… sarei pronto a sfidare chiunque a ritrovarsi, allora, nelle condizioni in cui ebbi a ritrovarmi, senza porsi terribilmente prossimo a cedere all’isteria. E all’isteria derivante dall’assurda consapevolezza di essere stato accolto qual compagno e amante da una donna del rango di Midda Bontor, contraddistinta da un carisma, da una sensualità, da un intrinseco erotismo tal da risvegliare pensieri lubrichi anche nel più illuminato fra tutti gli asceti;  salvo, poi, vedermi negata ogni speranza di intimità in sua compagnia per colpa dell’incontrollata e incontrollabile presenza dello spirito di un semidio immortale nella mia testa, dal quale, in un momento di bisogno qual quello, alcun genere di aiuto avrebbe potuto comunque derivarmi, alcun genere di supporto avrebbe potuto comunque essermi garantito, così come se questi neppure avesse a dover essere riconosciuto lì come effettivamente presente… in nulla più utile rispetto al frutto di una qualche mia insana fantasia.

« Non credere che tutto questo abbia a piacermi in misura superiore di quan… »

Prima ancora che, comunque, al mio interlocutore potesse essere concessa l’opportunità di completare quel proprio nuovo intervento, il prevedibilmente minimale tempo concesso a nostra disposizione ebbe a scadere e, come già in passato, nuovamente mi ritrovai a essere prepotentemente esiliato dal mio stesso subconscio, per essere rigettato a contatto con l’asettica realtà a me allora circostante.
Un’asettica realtà in cui, mio malgrado, sarei quindi stato costretto a restare, che potessi volerlo o meno, ancora per parecchio tempo, forse e addirittura per sempre o, quantomeno, per quell’effimera frazione di eternità che avrebbe avuto a doversi considerare la mia aspettativa di esistenza futura, se non fosse lì improvvisamente e straordinariamente subentrata una nuova figura femminile in mio soccorso. Non, lo ammetto, colei che mi sarei potuto attendere… che avrei desiderato vedersi precipitare oltre l’unica via d’accesso a quel ristretto spazio, a quella mia cella; ma, non per questo, una figura allor meno che apprezzabile, soprattutto nel confronto con la prospettiva che, per suo tramite, mi sarebbe potuta essere assicurata un’opportunità di libertà, un’occasione di fuga. Poiché, sebbene non avessi avuto precedente occasione d’incontro con Lys’sh, e, obiettivamente, neppure avrei potuto riservarmi la benché minima consapevolezza nel merito della sua esistenza; in sola grazia alla dinamica con la quale ella ebbe a presentarsi a me, alcun genere di dubbio, di incertezza, di esitazione avrebbe potuto essermi concessa tanto a riguardo dello schieramento al quale ella avrebbe dovuto considerarsi appartenente, quanto nello specifico punto delle motivazioni per le quali, in tutto ciò, si era sospinta sino a me.
Né più, né meno, rispetto a come avrebbe potuto riservarsi opportunità di compiere Midda Bontor, la mia amata donna guerriero, anche la giovane ofidiana ebbe a presentarsi innanzi al mio sguardo, alla mia attenzione, in strenua lotta contro un’intera schiera di guardie al servizio della regina Anmel, o, comunque, di colei della quale, ella, aveva evidentemente preso possesso nel garantirsi potere e risorse anche in quel nuovo mondo, in quella nuova realtà. E né più, né meno, rispetto a come avrebbe potuto riservarsi opportunità di compiere la Figlia di Marr’Mahew, colei alla quale da oltre vent’anni avevo votato ogni singolo momento della mia quotidianità, anche Lys’sh non soltanto non apparve in alcuna misura impensierita, preoccupata, dalla propria ipotetica inferiorità numerica rispetto agli avversari lì in suo contrasto presentatisi, ma, addirittura, ebbe modo di riservarsi l’opportunità di prendere parola nei miei riguardi, esordendo con semplicità persino disarmante nella propria spontaneità…

« Be’Sihl Ahvn-Qa… voglio supporre. »

lunedì 14 luglio 2014

2251


Nel contempo in cui Midda si ritrovò a maturare spiacevole e sgradita coscienza nel merito di quanto, purtroppo, tutto il proprio impegno, tutta la propria dedizione, tutto il proprio spirito di sacrificio avrebbero potuto presto finire per apparir vani, per risultar tragicamente privi di qualunque genere di significato; Lys’sh, ignara di quanto non troppo lontano da sé stesse accadendo… volutamente ignara nel non scordare il proprio compito, i termini del proprio incarico destinato alla mia salvezza, al mio recupero e, con esso, al compimento della promessa che l’aveva vista esplicitamente vincolarsi a tale scopo, a simile missione, era riuscita finalmente a giungere all’area che la mia stessa amata le aveva indicato qual utile a cercare la mia cella, la mia prigione. E se, per propria esplicita scelta, ignara avrebbe avuto a dover essere considerata la giovane ofidiana nel merito del dettaglio di quanto stesse accadendo, e fosse già accaduto, nelle stanze personali della padrona di casa, dell’erede della grande e potente famiglia Calahab; non maggiormente informate rispetto a lei avrebbero avuto a dover essere considerate tutte le guardie che, innanzi ai suoi passi, cercarono di opporre resistenza, non tanto nel voler manifestare un qualche, immotivato affetto nei miei riguardi, e tale da non concedere loro di accettare quietamente la prospettiva di una mia uscita dalle loro stesse vite, quanto e piuttosto nel voler rimarcare quanto mai alcuno al mondo, o in alcun mondo, avrebbe potuto permettersi la libertà di aggredire l’organizzazione criminale a cui tutti loro avevano giurato fedeltà, illudendosi, in ciò, di potersi mantenere non soltanto in salute… quanto e piuttosto in vita. Così, per quanto probabilmente quella sfida non avrebbe avuto ormai ragion d’essere, non avrebbe avuto ormai significato alcuno nella prematura scomparsa di colei in nome della quale stavano tutti combattendo, gli uomini e le donne, umani e non, preposti a sorveglianza della torre della signorina Calahab, proseguirono nel proprio dovere, nel proprio compito, con immutata solerzia, tale da porre continuamente in dubbio l’indomani di Lys’sh e, con lei, la mia liberazione.
Ovviamente, ancora ben sigillato all’interno del proprio… alloggio?!... e ancora in tutto e per tutto vincolato al solo giaciglio che in quegli ultimi giorni, forse settimane, se non mesi, avessi avuto occasione di conoscere, al sottoscritto non era stata allora concessa alcuna trasparenza nel merito di cosa stesse accadendo. O, in effetti, alcuna o quasi… dal momento in cui, comunque, la fugace interruzione di energia aveva concesso a me e al mio indesiderato ospite di entrare nuovamente, e brevemente, in contatto, quanto sufficiente, per lo meno, da illudermi di potermi riservare un quarto d’ora di gloria, seppur non specificatamente per mio merito. Nell’esatto istante in cui, infatti, Mars Rani aveva sabotato l’afflusso energetico al complesso, così come già era accaduto nell’unica, precedente e assimilabile occasione, il dispositivo saldamente legato al mio collo aveva smesso di funzionare e, in questo, aveva estemporaneamente rimosso la barriera esistente fra Desmair e me, permettendoci, nuovamente di dialogare e, in ciò, di cooperare per un comune desiderio di salvezza. O, quantomeno, di illudermi nel merito della possibilità di collaborare a tal fine, dal momento in cui, nelle considerazioni da me compiute, erano venuti meno alcuni non banali impliciti in assenza dei quali, purtroppo, ogni strategia avrebbe avuto a doversi considerare vanificata… così come, con una certa, tutt’altro che piacevole, ingenuità, ebbi tardiva occasione di comprendere.

« Desmair… presto! » mi precipitai in quell’intima zona del mio intelletto da noi condivisa, non appena ne ebbi la possibilità, per lì interloquire con lui, confidando nella sua assoluta disponibilità così come già era avvenuto in precedenza… o, quantomeno, avevo dato per scontato essere avvenuto in precedenza « So che un giorno potrei pentirmi di questa richiesta… ma abbiamo bisogno dei tuoi spettri. Ora! »

Sono ancora incerto fra considerare più significativo, come anticipo della sua replica, il fatto che egli, innanzi alle mie parole, alla mia richiesta, rimase quietamente seduto dove si trovava, sul proprio consueto trono o, quantomeno, sulla replica del trono che un tempo aveva posseduto e che, ormai, non avrebbe più potuto essergli proprio… non, quantomeno, entro il limitare del mio corpo, là dove, obiettivamente, si estendeva tutta la sua possibilità di esistenza; oppure, la destra che egli ebbe a sollevare lentamente, a coprire i propri occhi neri, nel mentre di ciò abbassatisi insieme al suo capo in un gesto di più che umano imbarazzo nel confronto con quanto da me allora dichiarato, con quanto da me lì appena richiesto, quasi avesse avuto a doversi considerare l’idiozia più folle con la quale avrebbe potuto riservarsi occasione di confronto.
A prescindere, comunque, dall’uno o dall’altro preambolo della sua replica, ciò che apparve immediatamente chiaro, esplicito, trasparente, fu il comune significato da associare a quei due significanti non verbali: “nulla da fare, vecchio mio”!

« Non so quanto tempo ci sarà concesso questa volta… dobbiamo fare qualcosa per cercare di liberarci e di lasciare questo posto, prima che tua madre si stanchi di tenerci in cattività e decida di estirpare radicalmente ogni rischio a noi collegato. » insistetti, cercando di offrire maggiore forza alla mia richiesta, per quanto, purtroppo, il silente messaggio comunicato dai suoi gesti era più che pervenuto alla mia attenzione, negandomi repentinamente qualunque speranza di soddisfazione a fronte di quella mia petulanza « Non possiamo sprecare questa occasione… Desmair! »
« Mi spiace per entrambi, vecchio mio… ma non c’è nulla che io possa fare nell’immediato. » dichiarò, dando voce a quanto prima rimasto celato fra le righe, discretamente taciuto « Ma non è così che opera la mia… magia. I miei poteri… »

Si potrebbe credere che, per semplice merito dell’essermi ritrovato con un semidio dentro il proprio corpo, dentro la propria testa, fosse per me conseguita anche un’immediata consapevolezza nel merito di quanto egli avrebbe potuto o non potuto compiere, di quanto io avrei potuto o non potuto compiere e, in ciò, dell’estensione dei poteri che da tutto ciò sarebbe dovuto essere necessariamente considerato qual derivante. Nulla di più sbagliato.
A riguardo della vita di Desmair, dei suoi pensieri, dei suoi poteri, dei suoi ricordi, dei suoi desideri e, insomma, di tutto ciò che lo avrebbe potuto concernere, il sottoscritto non ha mai avuto alcuna particolare occasione di confidenza, non allora, non oggi, se non entro i limiti di quanto egli stesso, in qualche sporadico momento di confronto, non ha avuto volontà di condividere con me, né più, né meno di come avrebbe potuto essere nel rapporto fra due amici o due semplici conoscenti. L’evidenza del fatto che egli, in tutto ciò, avesse preso residenza all’interno della mia mente, e, in ciò, talvolta avesse avuto persino in concessione l’utilizzo, temporaneo, delle mie membra, del mio intero essere, al fine di poter contribuire alla causa comune, non mi aveva mai garantito alcuna particolare posizione di privilegio. Né, desideravo sperarlo, aveva mai garantito a lui stesso una qualche particolare posizione di privilegio, per così come, a lungo, avevo allora già ripetutamente tentato di convincere la mia amata, inorridita all’idea che, in conseguenza a tale nostra spiacevole condivisione di corpo, ella avrebbe potuto correre il rischio di concedersi al proprio mai apprezzato sposo nel mentre in cui, erroneamente, avrebbe creduto di giacere con me, di stringersi a me, a colui che, per mia grazia, aveva scelto qual proprio compagno, qual proprio solo amante, e unico desiderato sposo… se soltanto non fosse stata ancor vincolata all’empia promessa matrimoniale che l’aveva legata a Desmair.
In tutto ciò, pertanto, la precisazione dello stesso figlio della regina Anmel Mal Toise e del dio Kah nel merito della mia sostanziale ignoranza in relazione al funzionamento dei suoi poteri, non avrebbe potuto essere più che legittima e legittimata… in quanto, obiettivamente, nient’altro che ignorante avrei avuto a dovermi riconoscere in tutto ciò.

« Io non sono un negromante. » puntualizzò, cercando di sopperire alla mia mancanza di informazione a tal riguardo « Al mio servizio sono vincolate soltanto le anime di coloro la morte dei quali sono state provocate, direttamente o indirettamente, dalle mie azioni… e tali anime, mi duole doverlo ora ammettere, non sono propriamente a portata di mano in questo momento. »