ISSN 2282-1120
EAN 9772282112009
Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

E domani si riprende...!

Sean, 29 giugno 2014

mercoledì 30 luglio 2014

2256


« … wow… » sussurrai a stento, nel momento in cui ella mi concesse nuova occasione di respiro, fondamentalmente ormai privi entrambi di fiato nell’enfasi che ci aveva travolti in quel particolare contesto, in quell’occasione « Mi pare di comprendere di esserti mancato… un pochino almeno… »
« Giusto un pochino… » replicò Midda, in un alito di voce, scandendo ogni singola sillaba con le sue morbide labbra contro le mie « E prima che non me ne sia più concessa occasione, voglio che tu sappia che ti amo, Be’Sihl… ti amo probabilmente sin dal primo giorno in cui ci siamo incontrati sebbene, nella mia stupidità, ci abbia messo anni a comprenderlo… »
« Ti amo anche io… ma… » esitai, non riuscendo a comprendere, in quel particolare contesto, il perché di tanta enfasi, laddove, al di là di ogni avversità, alla fine eravamo riusciti a rincontrarci e, quello, avrebbe avuto a dover rappresentare fondamentalmente la fine della storia, il giusto epilogo di quell’avventura… un’avventura certamente lungi da poter essere considerata l’ultima della nostra vita e, ciò non di meno, in conclusione alla quale, finalmente, ci sarebbe stata concessa possibilità di un po’ di requie, nel riposo del vincitore « … mi sta sfuggendo qualcosa? » domandai, a cercare di offrire un senso a tutto ciò, a tentare di trovare una corretta chiave di lettura a quella dichiarazione d’amore così apparentemente fuori luogo in quel particolare momento e contesto, soprattutto a confronto con il suo carattere, con la sua indole.

Dopo averci concesso un istante di riservatezza, ben comprendendo le nostre ragioni e pazientemente rispettando quell’estemporanea parentesi di intimità, fu Lys’sh a prendere voce prima di Midda, in parte anticipando la sua replica, a concedermi, in ciò, un migliore quadro d’insieme, e in parte meglio argomentando il mio interrogativo, a concederle, di conseguenza, un punto di partenza migliore per le proprie risposte, per le spiegazioni domandatele.

« Che è successo…? Hai trovato Anmel? E l’antidoto…?! » scandì, in rapida successione, dimostrandosi meno tranquilla rispetto a quanto non avrei apprezzato poterla ascoltare in quel particolare momento.

Forse furono le parole utilizzate da Midda, forse fu il tono impiegato da Lys’sh, o forse ancora fu l’occorrenza della parola “antidoto”… ma, improvvisamente, qualcosa non ebbe più a suonarmi tanto gradevole. E quel momento di apparente gaudio, quell’evoluzione di tardiva, ma quanto mai apprezzabile conclusione della nostra disavventura, ebbe ad assumere sfumature decisamente più cupe rispetto a quanto non avrei potuto riservarmi occasione di apprezzare.
In altre parole: la cosa non mi piacque per nulla!

« Ho trovato Milah Rica… già morta. » rispose la mia amata, prendendo appena le distanze da me, pur senza allontanarmi, forse nel constatare quanto precarie avessero a dover essere considerate allora le mie condizioni, forse nel non voler sprecare quell’occasione di comunione… quella possibile, ultima occasione di comunione « Dell’antidoto nessuna traccia… non che saprei effettivamente riconoscerlo, comunque. »
« Milah Rica…? Antidoto…?! » ripetei, quasi meccanicamente, a volermi riservare occasione di soppesare quei significanti per meglio apprezzarne… o, più precisamente, disprezzarne il significato « Chi è Milah Rica…? E che antidoto stai cercando…?! » incalzai, nel timore di non ricevere replica a quei due miei quesiti che pur non desideravo permettere fossero facilmente obliati.
« Milah Rica Calahab era la padrona di casa qui, ed è stata l’ultima ospite della nostra amica Anmel. Almeno fino a quando Anmel non ha deciso di dimostrare ben misera originalità nella scelta dei propri colpi di scena, facendomi trovare la suddetta morta nel proprio letto… » spiegò, indicando con un cenno del capo la camera lì vicino « Purtroppo, oltre a imprigionarmi e torturarmi per lungo tempo, Milah ha anche preteso le mie prestazioni professionali… e per assicurarsi la mia fedeltà, mi ha iniettato in corpo non so bene quale genere di veleno. Un veleno che mi dovrebbe concedere ancora e soltanto… »
« … undici ore e mezza… » dichiarò Lys’sh, offrendo un quadro terribilmente chiaro della situazione « Undici ore e mezza che, però, possiamo ancora impiegare per capire che cosa ti ha fatto e come rimediarvi… » precisò subito dopo, a voler offrire a quel proprio computo un tono positivo, persino speranzoso, nel dimostrare di essere ben lontana da qualunque genere di resa a un fato apparentemente avverso « Il fatto che Milah Rica Calahab sia morta non cambia nulla: dubito che avrebbe mai parlato, anche nel caso in cui tu l’avessi fatta a pezzi. Possiamo ancora farcela! »

Se mai avrebbe potuto esistere qualcosa in grado di far improvvisamente dimenticare quegli ultimi mesi di prigionia alla mia mente, e tutti i problemi fisici a essi conseguenti al mio corpo, di certo fu la scarica di adrenalina che ebbe a seguire quell’annuncio.
L’idea che Midda avrebbe potuto morire entro poche ore da quel momento, e che ciò avrebbe potuto conseguire, oltretutto, a qualcosa di tanto infido, di tanto ignobile, qual un veleno, obiettivamente, non avrebbe potuto evitare di suscitare in me un moto di rifiuto sì netto, sì deciso, da concedere un’energia imprevedibile, e a modo suo persino sovrumana, alle mie membra atrofizzate, al mio organismo debilitato, nonché una lucidità straordinaria, e a modo suo addirittura sorprendente, ai miei pensieri, quasi nulla fosse accaduto nel corso di quella prigionia e, lì, mi fossi allora presentato al momento del risveglio dopo un lungo periodo di riposo. Perché, e non esagero, avrei preferito morire facendomi esplodere il cuore sotto lo sforzo in tutto ciò richiestomi, allorché ritrovarmi a vivere con il cuore spezzato in conseguenza alla morte di colei per solo tramite della quale tutto avrebbe mai potuto riservarsi un qualsivoglia genere di significato.
Così, da essere pressoché un peso morto fra le braccia della mia amata, repentinamente ritrovai autosufficienza, recuperai una postura eretta, e mi separai da lei, muovendo passi decisi verso la stanza indicata quale scena del delitto, deciso a collaborare, in prima persona, non tanto all’attività di demolizione intrapresa pocanzi dalla stessa Midda, quanto e piuttosto alla ricerca di una soluzione a quel problema, di una via di evasione dalla certezza di quella condanna a morte, deciso a non arrendermi fino a quando mi fosse ancora stato concesso un singolo istante da spendere in quella direzione…

« Dove stai andando…?! » domandò la mia compagna, non negandosi un’inflessione addirittura preoccupata nella voce, anteponendo la mia salute, la mia sopravvivenza, alla propria, in una scelta naturale, spontanea reciprocamente per entrambi, e che pur non avrebbe potuto allora trovarmi tuttavia realmente concorde con lei, nel preferire, a mia volta, anteporre la sua salute, la sua sopravvivenza, alla mia.
« A cercare questo maledetto antidoto… qualunque cosa esso sia. » dichiarai, quasi sorprendendomi nell’ascoltare, fuoriuscire dalle mie labbra, un tono decisamente più vigoroso rispetto a quanto non avrei mai potuto attendermi di percepire, effetto lampante di quell’imprevedibile resurrezione che, in nome del nostro amore, mi aveva lì appena veduto protagonista « Se per lei era davvero così importante, è possibile che questa Milah Rica Calahab, o comunque si chiamasse, si sia premurata di tenerlo vicino a sé, al fine di non permettere a nessun possibile intruso di sottrarlo impunemente… » argomentai, ritrovandomi, in pochi passi, già nell’altra stanza, tutt’altro che desideroso di perdere ulteriore tempo in chiacchiere e, in tale frangente, addirittura del tutto disinteressato persino alla minaccia potenzialmente rappresentata dalle guardie che, da un istante all’altro, avrebbero nuovamente potuto piombare su di noi, imponendoci assedio.
« E credi che non ci abbia pensato…?! » commentò, scoraggiata, Midda, scuotendo alle mie spalle il capo, in un gesto che in quel mentre non potei ovviamente cogliere ma che risultò sufficientemente trasparente anche e soltanto in conseguenza dal proprio tono di voce « Purtroppo temo che Anmel si sia premurato di non lasciarmelo a disposizione, prima di svignarsela di qui… »
Fu allora che, credo, ebbi un’incredibile possibilità di sorprendere e spiazzare la mia amata, nel porre una domanda apparentemente ingenua e, che pur, non avrebbe potuto ovviare a gettare nuova luce su tutta la questione per così come, almeno per lei, sino a quel momento considerata: « Di preciso… chi dovrebbe essere questa donna…?! »

martedì 29 luglio 2014

2255


Midda Bontor, donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione, Figlia di Marr’Mahew dea della guerra, Campionessa di Kriarya, Ucciditrice di Dei, e molti altri titoli e nomi con i quali avrebbe potuto essere chiamata, non avrebbe potuto vantare, obiettivamente, un carattere nevrotico. Avendo posto sfida a uomini, mostri e dei, creature mortali e immortali, ed essendo puntualmente sopravvissuta a ognuna di esse; ella aveva necessariamente maturato un indubbia capacità di autocontrollo, tale da lasciar apparire improbabile l’eventualità nella quale ella avrebbe potuto perdere il lume della ragione e, ancor peggio, avrebbe potuto lasciarsi dominare da una qualche estemporanea isterica follia, come pur, probabilmente, sarebbe stato considerabile umano e giustificabile per chiunque ove eventualmente posto a confronto con le medesime prove che ella aveva avuto a dover affrontare nel corso della propria vita, le stesse oscene allucinanti immagini da incubo innanzi alle quali ella aveva avuto occasione di porsi nello svolgersi delle proprie strabilianti imprese, meravigliose avventure.
Certamente, al di là dei contesti nei quali mantenere un assoluto autocontrollo avrebbe avuto a doversi considerare vitale, non mi era stata negata occasione di coglierla in atteggiamenti sicuramente più spontanei, più sinceri, più liberi. E, nel riferirmi a simili momenti, non intendo soltanto e banalmente citare i frangenti di intimità fra noi condivisi, ma anche, e meno esclusivamente, a tutte quelle nottate da lei spese, all’interno della mia stessa locanda, in vivaci risse… attività che, per chiunque altro, avrebbero avuto a doversi giudicare, probabilmente, non dissimili da sfide mortali in funzione dell’evolversi delle quali attendersi, o meno, speranza di sopravvivenza o di morte; ma che, al suo sguardo, al suo giudizio, altro non avrebbero avuto che a ritenersi semplici momenti di svago, nel corso dei quali permettere alla propria più intima natura di emergere, e di emergere con violenza talvolta devastante, in una misura tale per cui, forse e addirittura, avrei avuto a potermi ritenere persino geloso di lei, come se tutto ciò altro non avesse che a doversi intendere qual una vera e propria alternativa, in tutto e per tutto, al disimpegno che avrebbe potuto riservarsi nei nostri appuntamenti talamici.
Al di là di tali occasioni, di simili attività volte a consapevole svago, tuttavia, mai avevo avuto pregressa occasione di cogliere la mia amata Midda in quella che avrebbe potuto essere considerato, da parte sua, una parentesi di onesta isteria, di furia condizionata a un insuccesso, a un fallimento, tale da spingerla, senza mezze misure, a demolire qualunque cosa innanzi a sé.
E fu proprio in tal maniera che ebbi a coglierla al mio arrivo, al mio rientro nella sua vita, quando, mi piacerebbe poter scrivere “seguendo” ma, sostanzialmente, venendo trascinato di peso dalla cara Lys’sh, la raggiunsi in quelle che, mi venne poi confermato, intuii essere le stanze della padrona di casa, i suoi appartamenti privati, e la trovai intenta a spazzare con la propria spada, e un nuovo braccio destro in lucente metallo cromato, ogni pur minima suppellettile, ogni mobile, ogni proprietà un tempo appartenuta alla signorina Calahab. Ovviamente, prima di giungere a lei, e al cadavere della signorina Calahab, non ci venne negata una giusta prospettiva su tutta la lunga sequenza di morti da lei falciati per giungere sino a lì, ultima, e pur non meno importante delle quali, una decollata Tannouinn, nell’osservare i resti mortali della quale, non voglio negarlo, ebbi ad accarezzare un’intima reazione di soddisfazione, nella consapevolezza di essere già stato, adeguatamente, vendicato. Cadaveri a parte, alla fine giungemmo a lei, e molto più della pur notevole scia di sangue che ella aveva lasciato alle proprie spalle, e alla quale non avrei potuto che considerarmi abituato, ebbi quindi a sorprendermi per la condizione in cui, lì, ebbi a ritrovarla, quasi non riconoscendola nel furore che, in tanta determinata demolizione, la stava dominando.

« Ehy! » la richiamai, evitando, insieme a Lys’sh, di avvicinarmi a lei, onde evitare di essere involontariamente travolto dalla furia della sua lama.

Fu questione di un istante e, laddove un attimo prima innanzi a noi era apparsa la violenza di una fiera in gabbia, di una bestia in cattività, desiderosa di evadere dalla propria prigione a costo di uccidersi nel tentativo di forzare le sbarre; un momento dopo Midda ci si offrì nuovamente calma e controllata. Ansimante, necessariamente. Sudata, inevitabilmente. Ma calma e controllata… in un quadro che, ineluttabilmente, non avrebbe potuto ovviare ad apparire quasi terrificante se soltanto non si fosse trattato di lei. Se soltanto non fosse stata la donna che tanto amavo e che, per troppo tempo, avevo temuto non avrei più rivisto...

« Be’S! » esclamò ella, guardandomi e lasciando trasparire la propria sorpresa, la propria emozione, nel rincontrarmi, permettendo alle proprie pupille, prima perdute all’interno delle iridi color ghiaccio, di espandersi sino quasi a fagocitarle integralmente, lasciandole scomparire all’intero del nero perfetto di quella nuova coppia di occhi « Lode a Thyres… stai bene?! » domandò, esitando ad avvicinarsi a me, dimostrandosi, malgrado tutto, sospettosa nei riguardi della mia apparizione, in quella prudenza ai confini della paranoia che da sempre l’aveva contraddistinta in ogni aspetto della propria esistenza… la stessa prudenza che, del resto, per oltre quindici anni ci aveva visto posticipare qualunque possibilità di coinvolgimento sentimentale o fisico fra noi, nell’insano timore di quanto, così facendo, avremmo potuto comprometterci in una qualche misura.
« Sì… » annuii, sollevando faticosamente una mano a indicare il collo e il collare che lì, ancora, si poneva ben fissato, dal momento in cui, dopo una breve analisi, la mia salvatrice ofidiana non aveva ritenuto prudente rimuoverlo senza avere effettivamente idea di come funzionasse o di quali conseguenze avrebbero potuto scaturire da un’eventuale tentativo di forzatura « Per questo non ti preoccupare… non dovrebbe essere nulla di nocivo. Non nell’immediato quantomeno. »
« Desmair…? » questionò ulteriormente, seppur non per un qualche sentimento di premura nei confronti del proprio sposo, così come ebbe modo di lasciar trasparire più che esplicitamente nel proprio stesso tono di voce, che si impegnò a scandire le sillabe di quel nome quasi con disgusto, intuibile ribrezzo e non celato disprezzo, come se, dietro a tale nome, avesse a dover essere intesa la peggiore piaga che mai avrebbe potuto affliggermi qual, del resto, tale ella lo considerava.
« Credo sia sempre lì… sebbene Anmel abbia fatto in modo di negarmi ogni possibilità di contatto con lui, proprio per mezzo di questo collare. » spiegai, scuotendo appena il capo e, malgrado la difficoltà di muovermi in maniera autonoma, sforzandomi di staccarmi da Lys’sh per accennare qualche passo verso Midda, nel desiderio di riabbracciarla dopo un distacco tanto prolungato e il serio timore di non poterla più stringere a me come, in quel mentre, nulla e nessuno mi avrebbe impedito di tentare di compiere « … quindi non hai ragioni per non venire a darmi un bacio, non è vero?! » la provocai subito dopo, perfettamente consapevole di quanto la sua ritrosia ad avvicinarsi a me, in quel frangente, altro non avrebbe avuto che a doversi ricondurre sempre alla solita questione… al fatto che, mio malgrado, all’interno della mia testa, del mio corpo, si fosse insediato lo spirito del suo ben poco amato marito.
« Assolutamente. » confermò ella.

Ancor prima che potessi rendermi conto di quanto stesse accadendo, ritrovai le mie membra atrofizzate solidamente sorrette da quelle calde e frementi della mia adorata, la quale non si limitò, semplicemente, a concedermi un fuggevole bacio, così come, probabilmente, la situazione avrebbe pur reso consigliabile e auspicabile, ma, ancor più, si sprofondò in me, offrendo libero sfogo a una passione che, non ebbi dubbio alcuno, non avrebbe avuto a dover essere ricondotta soltanto a quegli ultimi mesi, quelle ultime stagioni di lontananza, ma, ancor più, avrebbe avuto a dover essere considerata conseguenza anche di tutto il periodo di volontario distacco che ella si era imposta, nello psicologico, e pur concreto, timore di ritrovarsi inaspettatamente impegnata a baciare Desmair anziché il sottoscritto.
E benché quell’ultimo anno, quale scoprii sostanzialmente essere trascorso, mese più, mese meno, dal nostro arrivo su Loicare, non fosse stato né piacevole, né gratificante, né appagante… diamine… qui lo giuro per iscritto: quel bacio, quel bacio che sol blasfemia avrebbe potuto minimizzare qual tale, mi permise istantaneamente di cancellare tutto quanto, quasi mai avessi lasciato il dolce contatto con quel corpo meraviglioso.

lunedì 28 luglio 2014

2254


Non mi è dato di conoscere quali esperienze di vita potranno aver caratterizzato coloro i quali si ritroveranno un giorno a leggere, o ascoltare, queste mie parole, nella loro forma originale che or ora sto stendendo oppure in una qualunque loro rilettura, più o meno fedele. Ciò non di meno, mi sento sufficientemente confidente nell’affermare che poche sono le esperienze di vita capaci di creare subitaneamente una solida amicizia, ponendo indubbie basi a un rapporto sincero, onesto, trasparente e, soprattutto, duraturo nel tempo… ammesso di averne, effettivamente, ancora a disposizione. E fra queste poche esperienze, una ha a doversi considerare pressoché universale, interpretabile in maniera assoluta pressoché in qualunque contesto linguistico o culturale, fosse questo umano o non.
Così, per le stesse ragioni che, qualche mese prima, avevano visto Lys’sh instaurare un solido legame di amicizia nei confronti di Midda e Duva, anch’io ebbi, in quel giorno, occasione di avvertire senza esitazione alcuna l’evidenza del già fondato e edificato rapporto di fratellanza, di complicità, di rispetto e di fiducia, nei medesimi confronti dell’ofidiana. Del resto, come avrebbe mai potuto accadere qualcosa di differente nel confronti di colei alla quale avrei dovuto la mia sopravvivenza e la mia libertà?
Mi si definisce pure ingenuo o sprovveduto: ma se qualcuno si dimostra capace di porre in forse il proprio domani per garantire il mio… beh… quel qualcuno avrà, per sempre, la mia stima e la mia ammirazione, oltre, ovviamente, alla mia amicizia e, ineluttabilmente, alla mia gratitudine.

« A costo di apparir banale e scontato, soprattutto nel considerare le circostanze… piacere di conoscerti, Lys’sh! » replicai, accennando a un lieve movimento del capo per offrirle giusto tributo « Gli amici di Midda sono miei amici. »
« Soprattutto quando vogliono impegnarsi al fine di portare al sicuro il tuo tanto decantato fondoschiena, immagino… » commentò, con tono immancabilmente scherzoso, nel contempo in cui ancora una guardia cadeva a terra priva di sensi, riducendo gradevolmente la distanza esistente fra me e l’agognata salvezza, da lei lì rappresentata, sostanzialmente incarnata « Con rispetto parlando, s’intende. » soggiunse poi, giocando, ancora e immancabilmente, con me, nel destreggiarsi in quel confronto verbale con non minor abilità, e agilità, rispetto a quanta non ne stesse dimostrando nel proprio confronto fisico.
« S’intende. » ripetei, quasi senza neppure riflettere realmente sulle parole da lei pronunciate a lode del sottoscritto o, quantomeno, di una parte del sottoscritto, nel mentre in cui, per un istante, ebbi a a distrarmi nel cercare di verificare, o anche solo di stimare, quanto ancora avrebbe avuto a poter durare quel confronto.
« Ancora poco e sono tutta tua… » tentò di rassicurarmi, quasi avesse avuto modo di intuire le mie preoccupazioni e, in tal modo, quasi avesse desiderio di tranquillizzarmi sulla mia più che imminente liberazione « Il tempo di liberarmi di questi ammiratori un po’ troppo insistenti… »
« Non ti preoccupare. Fai pure con calma… » minimizzai, benché, nell’intravedere una tanto prossima possibilità di salvezza, ormai fosse per me realmente difficile trattenere l’entusiasmo, e, con esso, l’ansia, alla prospettiva di poter essere liberato « E non sto impegnandomi in facile sarcasmo: a frequentare una come Midda, ti abitui presto a certe situazioni. »
« Quindi non è la prima volta che vieni salvato da lei…?! » si informò, curiosa, Lys’sh, ancora abbattendo un avversario e, con esso, ancora riducendo la distanza fra noi.
« A esser pignoli, l’ultima volta sono stato io a doverla soccorrere… » puntualizzai, aggrottando appena la fronte, non approvando pienamente l’idea di poter apparire qual la tipica donzella in difficoltà… e, soprattutto, nel non voler apparire qual una donzella, benché, obiettivamente, in quel momento tale apparisse il mio ruolo, nella passiva attesa dell’arrivo di un cavaliere in lucente armatura a soccorrermi e a rendermi salva la pelle « Ehy… fra l’altro… cosa intendevi dire prima con “tanto decantato fondoschiena”?! » incalzai, maturando probabilmente tardiva coscienza nel merito della frecciatina lanciatami qualche battuta prima.
« Oh… nulla di che… niente di particolare… discorsi fra donne. » banalizzò l’altra, stringendosi appena fra le spalle, nello stesso istante in cui, agile e veloce come un serpente, riuscì a guizzare all’esterno della traiettoria di un colpo a lei rivolto quasi a tradimento, e che avrebbe avuto a doverla cogliere alle spalle se soltanto, con quel proprio gesto, non avesse reso tanto impegno pressoché nullo « Diciamo soltanto che non vedo l’ora di farti alzare di lì, per poter constatare quanto il giudizio di Midda abbia a doversi considerare obiettivo a tal riguardo. »

Tacqui. Nel rendermi conto di quanto, qualunque ulteriore parola da parte mia a tal riguardo, non avrebbe avuto altro effetto, altra conseguenza, che quella di autorizzare un degenerante crescendo della questione, tale da pormi in inevitabile imbarazzo anche in conseguenza della mia pressoché superficiale conoscenza della mia interlocutrice, tacqui. E, dopotutto, nel partire dal presupposto dell’esistenza di un rapporto di amicizia fra Midda e quella mia quasi sconosciuta salvatrice, e nel ben conoscere il carattere della mia amata, alcuno stupore avrebbe avuto a potermi cogliere a fronte di una simile argomentazione, dal momento in cui nulla di tutto ciò avrebbe avuto a doversi riconoscere qual inedito: non un qualunque genere di più o meno approfondita dissertazione nel merito del mio fondoschiena, o di altre parti del mio corpo, non altri pettegolezzi di sorta, volti, comunque e al di là di comprensibili imbarazzi, a tessere le mie lodi… non, quantomeno, nella stessa squisita emancipazione che non avrebbe potuto ovviare a sollazzare i miei più intimi desideri, così come quelli di qualunque altro shar’tiagho a differenza della maggior parte degli uomini del nostro pianeta natale. Dopotutto, quello era anche uno dei motivi per cui la amavo… e per cui non avrei potuto fare a meno di amarla.
Negando, quindi, a Lys’sh ogni ulteriore possibilità volta a tentare di pormi a disagio con quelle non troppo velate allusioni, nel giudicare quanto, a tal fine, non sarebbe certamente mancato un momento futuro, soprattutto in grazia al rapporto da lei accennato con la mia compagna; evitai di replicare ulteriormente a quella provocazione, limitandomi a provare, comunque e in cuor mio, una certa soddisfazione all’idea che, comunque, potessi essere mancato alla mia amata in misura sufficiente a spingerla a parlare di me ad altri… e, soprattutto, a parlare di me in determinati termini. Anzi. A onore del vero, mi presi un appunto mentale atto a tentare di ricordarmi di riservarmi un commento direttamente in direzione della stessa Midda, non appena ne avessi avuta l’occasione, e non appena ci sarebbe stata offerta un’occasione di intimità.
Dei… come mi mancava l’idea di intimità e di intimità con lei.

« Ehm… spero di non averti offeso! » esitò ella, concludendo, finalmente, il proprio operato e osservandosi, per un istante, attorno, a verificare di avere effettivamente escluso dalla battaglia qualunque antagonista, prima di potersi alfine dedicare a me « Sei diventato improvvisamente laconico… »
« Nessuna offesa! » mi affrettai a escludere, non volendo offrire un’impressione sbagliata alla mia salvatrice… soprattutto in quel momento, quando, finalmente, avrebbe potuto liberarmi « Come ti stavo dicendo, sono più che abituato a Midda… e l’amo anche e soprattutto per questi aspetti del suo carattere. » non cercai in alcun modo di dissimulare, preferendo la schietta verità come soluzione preventiva a ogni possibile incidente diplomatico « Ora… ti prego, liberami da questo dannato lettino. » la spronai, cercando di agitarmi per quanto la mia muscolatura, ormai disabituata a qualunque movimento, e prossima, addirittura, all’atrofizzazione, non mi concesse particolare supporto a tal fine « E dopo, tu e Midda potrete anche comporre un sonetto in onore dei miei lombi, se proprio vi aggradano! » conclusi, probabilmente giocando soltanto a mio discapito con una simile battuta e, ciò non di meno, valutandola sul momento adeguata a escludere, da parte mia, qualunque possibilità di risentimento per quelle precedenti.
« Addirittura un sonetto…?! » sorrise, divertita all’idea « Lascia che sia io a giudicare, mio caro Be’Sihl! » mi invitò, nel mentre in cui, con un rapido balzo, mi fu sopra, a valutare, allora, non tanto il mio sedere, quanto e piuttosto i blocchi entro i quali le mie braccia e le mie gambe erano lì vincolate da più tempo di quanto non sarebbe stato salubre supporre.