Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Sette anni!
Tanti auguri, Midda!

Sean, 11 gennaio 2015

lunedì 18 maggio 2015

2298


Quando, alla fine, la Figlia di Marr’Mahew accettò di sciogliere la guardia e di considerare, almeno estemporaneamente, la battaglia posticipata, la prima preoccupazione che volle riservarsi fu quella di confrontarsi con le proprie compagne, attraverso il comunicatore, per renderle a propria volta edotte nel merito delle proprie recenti scoperte nel merito dell’identità delle loro antagoniste.
Dopotutto, una delle prime e più importanti regole non codificate della guerra che ella aveva avuto occasione di apprendere, fin dagli anni della propria fanciullezza, da quell’adolescenza che, a partire dai propri più innocenti esordi, aveva immediatamente votato al mare, alla ventura e alla battaglia, avrebbe avuto a dover essere considerata quella volta a porre in risalto l’importanza di conoscere il proprio avversario come prima e, sovente, fondamentale condizione per sconfiggerlo. Un precetto apparentemente semplice, e che pur mai avrebbe avuto a dover dare per scontato, a dover considerare ovvio, questo, con il quale ella aveva avuto a che fare per tutta la propria intera esistenza, dimostrandone più e più volte il valore anche attraverso la riprova concreta delle proprie vittorie, dei propri trionfi, in condizioni tali per cui, se non avesse avuto possibilità di conoscere, attraverso studi preliminari, di trattati, di leggende e, più raramente, di testimonianze, fossero queste ultime di prima mano o, anche e soltanto, per così come riportate da cantori e bardi, i punti di forza, e quelli di debolezza, dei propri antagonisti, probabilmente ella non avrebbe avuto la benché minima possibilità di sopravvivere, e di sopravvivere tanto a lungo da giungere alla propria più che rispettabile età, almeno nel confronto con i canoni caratteristici del proprio mondo natale e della propria particolare professione. E, ancora, di giungere a tale rispettabile età ritrovandosi contraddistinta, caratterizzata, onorata da tutta la gloria che, nel corso degli anni, aveva avuto occasione di accumulare lungo il proprio cammino, così come anche, e banalmente, evidenziato dai variegati nomi che le erano stati attribuiti più o meno ovunque ella avesse spinto i propri passi.
Più che conscia, pertanto, di quanto di fondamentale importanza avrebbe avuto a doversi giudicare la condivisione di quelle informazioni, anche nell’ordine di misura di voler realmente garantire alle proprie sorelle d’arme una qualche aspettativa di sopravvivenza a quella minaccia che aveva avuto già occasione di dimostrarsi di tutt’altro che trascurabile valore e che, per poco, non aveva tragicamente mietuto fra loro una vittima, la donna guerriero non esitò neppure per un istante a riaprire il canale di comunicazione con le compagne, e a esordire, in maniera estremamente diretta, dicendo loro…

« … magnose spaziali! »

Un allor probabilmente prevedibile istante di silenzio seguì una tanto apparentemente grottesca presa di posizione, sia per offrire alle destinatarie di quel messaggio di recepire il medesimo, sia per concedere loro di formulare una replica, sia, e soprattutto, per permettere loro di scendere a patti con l’idea di non aver frainteso quanto ella, pur, si era appena impegnata a scandire in maniera più che puntuale, all’esplicito scopo di ovviare a qualunque possibilità di fraintendimento.
Fosse stata, a scandire una simile asserzione, qualunque altra voce al di fuori di quella dell’Ucciditrice di Dei, per inciso, probabilmente quello stesso messaggio sarebbe stato allora interpretato qual la volontà di un giuoco, di uno scherzo, e di uno scherzo di cattivo gusto in un momento intrinsecamente drammatico, atto a offrire un’identificazione palesemente irreale delle loro misteriose antagoniste, con un impegno che pur mai avrebbe potuto essere apprezzato, fosse stato anche in assoluta e onesta buona volontà. Laddove, tuttavia, a dar voce a un tale teorema avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, e riconosciuta al di là di ogni possibile dubbio, proprio la voce della donna dagli occhi color ghiaccio, di colei che mai avrebbe sprecato il proprio tempo, e le proprie energie, in quel particolare frangente, per canzonare le proprie alleate, preferendo, piuttosto, in tal senso impegnarsi a discapito delle medesime avversarie, allor impossibile avrebbe avuto a doversi giudicare l’opportunità di una fola… impossibile, invero, in misura superiore a quanto avrebbe avuto a doversi riconoscere improbabile l’eventualità che quelle stesse parole potessero essere testimonianza di qualcosa di concreto.
Quando, pertanto, la voce di Lys’sh e quella di Duva tornarono a risuonare alle sue orecchie, fino a lei propagate in grazia allo straordinario strumento ricetrasmittente che, solo un anno prima, l’avrebbe completamente spiazzata, per l’incredibile opportunità da esso rappresentata e per la banalità con la quale, al contrario, tutti là fuori sembravano confrontarsi con esso; non meno che prevedibile, rispetto al silenzio così appena superato, ebbe a risultare il disorientamento da loro espresso, non tanto qual evidenza di una mancanza di fiducia per la loro interlocutrice o per le sue parole, quanto e piuttosto per quanto, in maniera paradossale, il destino sembrava aver loro riservato come controparti in un contesto già, di per sé, difficile da ricondurre a un qualsivoglia genere di raziocinio, nel non obliare alla consapevolezza di essere, allora, smarriti in un qualche punto non meglio precisato dell’infinito siderale.

« Magnose… spaziali?! » domandarono, quasi all’unisono.
« Magnose spaziali. » ribadì la mercenaria, accettando il reiterarsi di quelle parole nel poter ben immaginare quanto, allora, avessero a dover apparire folli… così come folle, almeno in un primo momento, era anche a lei stessa apparso tutto ciò « Non so come meglio descriverle: sono dei grossi crostacei assassini che potrebbero far gola alla maggior parte dei cuochi che conosco, e che, ciò non di meno, sembrano aver previsto di porre noialtre qual ingrediente principale del piatto del giorno. » esplicitò, non trattenendo il proprio consueto sarcasmo, anche e soltanto nella necessità di aiutare se stessa, e le proprie compagne, a meglio scendere a patti con tutto quello « La cosa ha per voi qualche significato…?! Io evito di esprimermi, dal momento che, fino a un anno fa, non avrei mai ipotizzato che una delle mie migliori amiche potesse avere l’aspetto di una conturbante donna rettile… con rispetto parlando, Lys’sh. »
« Apprezzo l’idea di essere definita conturbante… » replicò la voce dell’ofidiana, in riferimento all’accenno rivoltole dall’interlocutrice, per poi proseguire, in risposta alla stessa, dicendo « Però… no. Sinceramente non ho mai sentito parlare di magnose spaziali. Non che io conosca, o possa conoscere, l’infinita varietà di razze esistenti nell’universo, umanoidi e non. »
« Mi ritrovo, purtroppo, in accordo. » confermò la voce del primo ufficiale della Kasta Hamina, con palese disappunto per tutto ciò « E con “purtroppo”, ovviamente, intendo riferirmi all’obbligata ignoranza nel merito di quale genere di creatura possa essere identificata dalla descrizione da te così sintetizzata… » puntualizzò, a non permettere alcun fraintendimento sull’impiego di quel particolare termine, benché, né Lys’sh, né Midda, si sarebbero allor riservate qualsivoglia perplessità nell’attribuire il giusto valore a quell’avverbio, per così come lì impiegato.
« Poco importa. » sembrò voler minimizzare la donna guerriero, non volendo offrir spazio, in tutto ciò, a qualunque genere di colpevolizzazione per la comprovata, e condivisa, ignoranza fra loro nel merito di un più opportuno termine con il quale identificare quelle magnose spaziali, non laddove, quantomeno, il concetto non sarebbe comunque mutato « Ora, per lo meno, abbiamo idea di chi ci abbia attaccato… e ci resta, soltanto, da comprendere come sconfiggerle, dal momento in cui, devo ammetterlo, fino a questo momento non ho riportato particolare successo in qualunque mio tentativo d’offesa a loro discapito. »
« Il che potrebbe essere frainteso qual un modo elegante per dire che non abbiamo apparenti prospettive di successo a loro discapito… o sbaglio? » suggerì Duva, non desiderando apparire pessimista in quel momento, e, ciò non di meno, ritrovandosi evidentemente ancor psicologicamente provata dall’aggressione che aveva subito e dalla quale non era stata in grado di difendersi.
« La maggior parte delle creature che ho affrontato e vinto erano note per caratteristiche quali invulnerabilità, invincibilità, immortalità… » contestò, tuttavia, Midda, in tal senso non impegnandosi in una gratuita argomentazione ma in un concreto e sincero riepilogo della maggior parte delle proprie gesta, per così come vissute sino ad allora « … e vi posso garantire che non saranno dei crostacei troppo cresciuti a spaventarmi o, tantomeno, a fermarmi. Non oggi, né mai. »

giovedì 9 aprile 2015

2297


Che delle magnose aliene potessero risultare poco loquaci, in verità, ella avrebbe avuto a doverlo porre in preventivo, arrivando, anzi, eventualmente e probabilmente, a sorprendersi laddove si fossero dimostrate di diverso avviso. Che delle magnose aliene, poi, potessero risultare particolarmente violente a fronte di una qualsivoglia provocazione verbale, come quella che, comunque, ella non aveva mancato di rivolgere loro, non avrebbe sicuramente avuto a dover essere considerata qual una banalità, soprattutto innanzi all’evidenza della loro palese mancanza di loquacità. Tuttavia, in quella nuova ed estesa concezione di realtà, in quella nuova consapevolezza sull’universo che il suo viaggio al di fuori dei confini del proprio mondo le aveva concesso, Midda aveva presto imparato a porsi ancora minori ragioni di incertezza sul perché di qualunque evento attorno a sé rispetto a quanto già non si sarebbe potuta dimostrare precedentemente confidente a compiere, in un approccio, da sempre, più pratico che filosofico a ogni genere di questione. E, in questo, l’idea che delle laconiche magnose siderali potessero comunque disapprovare il suo particolare senso dell’umorismo, non avrebbe avuto a doversi considerare, in verità, così folle come, razionalmente, a chiunque altro sarebbe risultato essere.
Quando in tre, pertanto, si proiettarono verso di lei, a esigere vendetta per le sue parole, per la sua provocazione, Midda non si lasciò sorprendere, non si fece trovare impreparata. Magnose o no, creature aliene o no, ella era e sarebbe comunque rimasta la stessa donna guerriero di sempre, la Figlia di Marr’Mahew, mercenaria forgiatasi in un quantitativo di battaglie così elevato da risultare irreale, nel sangue di un numero di avversari così sorprendente da non poter essere accettato concretamente qual tale. E, in tutto ciò, la guerra avrebbe avuto a dover essere riconosciuta ormai parte integrante della sua esistenza, la morte avrebbe dovuto essere considerata qual intrecciata alla sua vita maniera ormai imprescindibile, in misura tale da non permetterle, neppure volendo, neppure sforzandosi, di ignorare la prospettiva di un nuovo conflitto e, men che meno, di sottrarsi allo stesso. Offrendo, quindi, il controllo degli eventi, e delle proprie membra, all’istinto ancor prima di pretenderlo saldamente ancorato al raziocinio, l’Ucciditrice di Dei non permise ad alcuno fra i propri tre antagonisti di poter realmente credere nell’eventualità di sopraffarla… non, per lo meno, nel ritrovarsi l’uno arginato con il piatto della lama dagli azzurri riflessi della sua straordinaria spada bastarda, l’altro respinto da un colpo sferrato dal suo gomito destro, e dall’energia per esso derivante in grazia ai servomotori alimentati all’idrargirio, e il terzo, alfine, addirittura ignorato, nella propria minaccia nel vedersi, semplicemente, schivato, con naturalezza, con spontaneità, tali da non permettere, neppure e addirittura, di presumere che fosse stato effettivamente considerato qual una concreta occasione di pericolo, di potenziale danno.

« Domando scusa… » riprese voce ella, al termine di quella prima, rapida, sequenza di attacchi, protrattasi per non più di un battito di ciglia, rivolgendosi ancora una volta all’intera schiera delle proprie controparti e, in tal senso, non ponendo nel proprio tono alcun reale senso di rammarico, al di là delle parole da lei così pronunciate « Posso comprendere che, dal punto di vista di una magnosa, sentir parlare di cuochi e cucine non deve essere propriamente piacevole… anzi… » incalzò, non negandosi, addirittura, un lieve sorriso beffardo a margine della situazione.

Come purtroppo facilmente predicibile, nessuna delle azioni intraprese in quegli ultimi istanti dalla donna dagli occhi color ghiaccio si era riservata una qualche, reale opportunità di duraturo successo nei confronti dei propri antagonisti. Laddove, del resto, non si era concessa possibilità di vittoria nel primo, e più aspro, confronto, quando in contrasto a una di quelle magnose aveva rivolto tutta la propria energia, tutta la devastante forza del proprio arto tecnologico, respingendola e proiettandola a schiantarsi ferocemente contro un muro, assurdo sarebbe stato partire dall’ovviamente falso presupposto di poter avere la meglio contro le sue compagne con qualche semplice manovra difensiva. Ciò non di meno, lo scontro, la battaglia, aveva avuto, per lei, soltanto inizio e, non aveva esitazione alcuna a crederlo, avrebbe avuto sicuramente nuove occasioni di successo nei loro confronti, con la speranza di riuscire, in una di esse, a riservarsi opportunità di comprendere come poterle vincere e come, quindi, poter giungere alla conclusione di tutto ciò… e, inutile sottolinearlo, a una conclusione per se stessa gradevole.
Quando, a confronto con il nuovo insuccesso, le magnose non demorsero e, anzi, si organizzarono in un’altra azione offensiva, pertanto e invero, Midda avrebbe avuto a considerarsi già pronta ad accoglierle. E, di ciò, ne offrì palese riprova con una sequenza di risposte precise e puntuali a ogni movimento ipotizzato in suo contrasto, a ogni carica proposta a suo discapito.
Per quanto quelle magnose avessero a doversi riconoscere pericolose e, sicuramente, letali, nell’essersi già dimostraste capaci di violare le indubbiamente solide soglie di ben due container senza apparente ragione di difficoltà; anche la Figlia di Marr’Mahew non avrebbe avuto a dover essere banalizzata, nella propria presenza, nelle proprie possibilità, nella propria combattività… non, quantomeno, nel non voler obliare con eccessiva leggerezza alle numerose, ormai addirittura incomputabili nel proprio effettivo conteggio, riprove di valore che ella aveva avuto occasione di offrire nel corso di una vita intera votata all’avventura e alla guerra, prima come marinaio, poi come mercenaria. E laddove ella aveva affrontato non soltanto creature di ogni foggia e dimensione, mostri di ogni aspetto e contraddistinti dalle più variegate capacità, ma addirittura un dio, pur, in tale occasione, indubbiamente aiutata dal sostegno offertole direttamente dal sangue dell’effettiva progenie della medesima Marr’Mahew, dea della guerra, e tale da garantirle la non ovvia opportunità di potersi spingere a ferire il proprio avversario, finanche a ucciderlo, così come poi era avvenuto; senza nulla negare dei meriti e delle possibilità propria di quelle magnose, ella non avrebbe avuto a doversi, comunque, precipitosamente giudicare qual spacciata.
Così, non soltanto ella ebbe modo di fronteggiare sia la prima che la seconda carica di quell’orda di crostacei astrali, ma, dopo di ciò, anche un terzo, un quarto e, persino, un quinto tentativo d’assalto: certamente senza conseguire, in tutto ciò, alcun concreto successo volto ad arginare tale aggressiva sequenza e, anzi e peggio, riportando anche un paio di spiacevoli graffi i quali, presto, sarebbero andati a contribuire all’immane conteggio di lievi cicatrici di cui il suo intero corpo, al di là del fin troppo evidente sfregio in viso, era comunque ricoperto; ma, comunque, sopravvivendo… e sopravvivendo, probabilmente, con maggiore tenacia rispetto a quanta non se ne sarebbero potuti attendere i suoi antagonisti, i quali, allorché impegnarsi in un sesto, e prevedibilmente inutile, tentativo a suo discapito, tanto repentinamente come erano apparsi attorno a lei, sparirono, disperdendosi nei meandri di quel fin troppo labirintico magazzino.

« … tutto qui?! » domandò, provocatoriamente, la donna guerriero, non negandosi, in cuor suo, un sospiro di sollievo di fronte a quell’apparente parentesi di tranquillità, per quanto potenzialmente fugace, anche ove, in una ben diversa direzione, non mancarono di impegnarsi le sue parole, a mantenere intatto, almeno formalmente, il proprio ruolo di incontentabile predatrice di guai, qual pur mai avrebbe potuto negare di essere sempre stata, di essere e di essere, sicuramente, destinata a continuare a essere per il resto della propria esistenza mortale, e, forse, anche dopo la fine della medesima, se solo gliene fosse stata concessa la possibilità « Cioè… davvero… arrivate qui, fate un gran baccano e tutto finisce per ridursi a una rapida scaramuccia priva di qualunque pur elementare organizzazione strategica?! » ebbe, addirittura, a lamentarsi, in critica verso le scarse abilità tattiche dimostrate, sino a quel momento, dalle magnose, unica, effettiva ragione per le quali non si erano riservate alcuna effettiva possibilità di predominio a suo discapito.

E se pur, da lì a un istante, il ritorno di quelle, o di altre e ancor peggio, figure antagoniste avrebbe potuto ribaltare la situazione, ciò non avvenne. Non, quantomeno, nell’immediato, del pur legittimo intervallo di tempo nel quale ella si sarebbe potuto attendere l’occorrenza di un tale scenario, della ripresa del conflitto ben lungi dal potersi considerare concluso, e nel quale, di conseguenza, ella avrebbe avuto ragione di mantenere ancora alta la guardia, aspettando il peggio.

lunedì 30 marzo 2015

2296


Come già per Duva prima di lei, anche per la Figlia di Marr’Mahew fu questione di un fugace istante.
A differenza di Duva prima di lei, per l’Ucciditrice di dei, comunque, tale fugace istante non la trovò egualmente impreparata.
E anche laddove straordinariamente rapido ebbe a offrirsi l’incedere del proprio antagonista, del proprio avversario, non meno straordinaria e non meno rapida ebbe a dimostrarsi la sua risposta, la sua reazione innanzi a una tale aggressione. Un’aggressione che non la raggiunse, pertanto, alle spalle, così come già aveva sorpreso l’amica, nonché mancata gemella; ma a risposta della quale ella si ritrovò a sollevare il proprio destro in lucido metallo cromato, ruotando quanto sufficiente a permetterle di erigere, in grazia a tale gesto, un speranzosamente invalicabile muro fra sé e qualunque genere di minaccia fisica, di azione materiale a suo discapito.
Fu solo in conseguenza a tutto ciò, pertanto, che ella ebbe occasione di preservare l’incolumità, e l’integrità, della propria candida pelle sporadicamente ricoperta da efelidi, osservando, per un momento apparentemente interminabile, e pur sostanzialmente effimero più di un battito di ciglia, l’inattesa, imprevista e, obiettivamente, imprevedibile, creatura che aveva in tutto ciò tentato di sopraffarla… immediatamente, tuttavia, respingendola lontana da sé, e respingendola, in tal atto, con tutta l’energia che le sarebbe potuta derivare in conseguenza all’impiego del proprio nuovo arto tecnologico alimentato all’idrargirio, una forza utile a permetterle di sollevare, in tutta serenità, fino a mille libbre di peso. E se, in conseguenza a una tale spinta, un comune avversario umano, sarebbe necessariamente morto, nel ritrovarsi, quantomeno, l’intera cassa toracica, se non ogni singolo osso del proprio corpo, completamente fratturato, distrutto come soltanto a seguito della devastazione conseguente alla caduta da un’incredibile altezza; la creatura sua avversaria ebbe occasione di comprovare, non che ciò fosse realmente necessario, la propria non umana natura, quasi ignorando l’incredibile impatto a cui si ritrovò sottoposta per poter, immediatamente, recuperare una postura eretta e, ciò non di meno, valutare qual saggia, almeno nell’immediato, l’idea di rifuggire, di ritrarsi, se non perché ferita, probabilmente perché comunque sorpresa, sconvolta dalla piega presa in maniera del tutto inaspettata dagli eventi accaduti.

« Una… magnosa…?! » ebbe, pertanto, tempo di commentare la donna guerriero, ritrovandosi, a onore del vero, non meno disorientata da quegli ultimi eventi rispetto alla propria antagonista, alla propria avversaria estemporaneamente, e velocemente, scomparsa alla sua vista, così come subitaneamente era apparsa.

Tale, in effetti, non avrebbe potuto che essere distinta, al suo sguardo, la creatura che, un momento prima, l’aveva inaspettatamente aggredita, seppur, indiscutibilmente, palesandosi in dimensioni maggiori rispetto a qualunque magnosa avesse avuto precedente occasione d’incontro nel corso della propria vita.
Laddove, infatti, ella aveva avuto occasione di pescare, o mangiare, crostacei di tale famiglia di lunghezza eguale a quasi un piede e mezzo, nei casi più straordinari; l’essere che l’aveva allora aggredita, con fattezze incredibilmente assimilabili a quelle di una magnosa, avrebbe avuto a dover essere misurato in oltre due piedi, con zampe, carapace e antenne perfettamente proporzionate a simile quadro. Ma laddove, una magnosa, non avrebbe mai potuto permettersi tanta agilità, tanta velocità e tanta autonomia al di fuori dell’acqua nella medesima misura in cui, quella creatura, aveva già offerto riprova di saper agire, improbabile avrebbe avuto a doversi effettivamente considerare una qualche reale parentela fra quella bestia, quel mostro, e ciò con cui ella aveva avuto passata occasione di banchettare… visto e considerato, oltretutto, che alcuna magnosa avrebbe mai potuto compiere balzi come quello che il suo avversario aveva mosso a suo discapito, né avrebbe potuto aprire una breccia nelle porte dei container così come, altresì, quell’essere doveva aver compiuto.
Magnosa o meno che, realmente, avrebbe avuto a doversi considerare, in comune con la creatura dei mari da lei conosciuta simile avversario condivideva, evidentemente e comunque, un’indubbia capacità di fronteggiare gli attacchi, le aggressioni più devastanti, probabilmente in primo luogo per mezzo del proprio esoscheletro, così come, nel potenzialmente devastante impatto appena subito, aveva offerto palese riprova. E per quanto, nel corso della propria straordinaria esperienza di vita, ella non si fosse negata precedenti occasioni di confronto con creature dotate di simili meccanismi di difesa, di corazze di incredibile resistenza, sopravvivendo a ogni confronto in tal senso e, in ciò, abbattendo tali esseri, simili mostri, al di là di ogni difficoltà; la minaccia rappresentata, in quel momento, da una magnosa aliena non avrebbe potuto essere facilmente minimizzata nel proprio valore, nel proprio pericolo. Non ove, obiettivamente, già una comunissima magnosa del proprio mondo, da mangiare, avrebbe avuto a dover essere comunque riconosciuta qual una sfida alquanto interessante, nel domandare, invero, un certo impegno, indubbia pazienza, per permettere al candidato convitato di raggiungerne le saporite membra.
Prima ancora che, tuttavia, la mercenaria potesse aver occasione di condividere con le proprie compagne l’informazione così conseguita, l’identificazione in tal modo ottenuta nel merito dell’identità di almeno una loro antagonista, al fine di concedere loro una migliore occasione di confronto con essa, o con eventuali sue simili; alla Figlia di Marr’Mahew fu concessa un’altra, non banale, possibilità di chiarificazione nel merito della situazione corrente. E, nel dettaglio, la risposta al non retorico dubbio sull’ipotesi che, in effetti, quella magnosa aliena non avesse a doversi considerare la sola della propria stirpe, entro i confini della nave. Perché, con la medesima subitaneità con la quale la precedente antagonista era pocanzi svanita, Midda si ritrovò, improvvisamente e spiacevolmente, circondata da quasi una dozzina di simili crostacei siderali, alcuni in dimensioni persino maggiori al primo da lei affrontato, i quali, pur non precipitandosi immediatamente a suo discapito, a ricercare la sua testa e, con essa, la sua vita, non parvero presentarle neppure una piacevole promessa di immunità suggerendole, al contrario, soltanto la peggiore conclusione possibile al proprio cammino esistenziale.

« D’accordo… » sussurrò a denti stretti, chiudendosi in posizione di guardia con la destra in metallo cromato levata innanzi a sé, a proteggerla al pari di uno scudo, e la propria mancina saldamente stretta attorno all’impugnatura della sua spada, non tanto per concederle di ricercare una qualsivoglia sensazione di conforto, quanto, e piuttosto, per permetterle di credere, ancora, in se stessa e nella propria capacità di definire autonomamente il proprio destino in sola grazia alle proprie azioni, a quanto da lei compiuto per plasmare, istante dopo istante, il futuro che l’avrebbe in tutto ciò attesa « Se fossimo al porto di Seviath, sicuramente in questo momento potreste rappresentare la gioia di un sacco di gente, fra osti e locandieri. » argomentò, cercando di trascurare le proporzioni mostruose dei propri avversari, per ricondurli a una dimensione per lei psicologicamente gestibile, nel paragonarli a comuni crostacei « Diciamo, quindi, che è comunque una fortuna che a bordo di questa nave ci siano almeno due cuochi… sebbene la titolare di simile ruolo non si stia dimostrando particolarmente entusiasta per la presenza del nuovo arrivato. »

Per lei, quella non avrebbe avuto a doversi considerare la prima volta nel corso della quale, posta innanzi a un pericolo potenzialmente letale, si era ritrovata impegnata a ricorrere all’ironia, se non, addirittura, al sarcasmo, per tentare di semplificare la situazione e sminuire l’impegno che essa avrebbe preteso da parte sua al fine di concederle un’opportunità utile a conquistare quello stesso futuro della quale desiderava essere la sola fautrice, e persino autrice. Per lei, parimenti, quella non avrebbe avuto a doversi neppure considerare la prima volta nel corso della quale, rispondendo a una potenzialmente letale minaccia con quello che non aveva mai preteso essere un raffinato senso dell’umorismo, e che pur, ciò non di meno, le aveva consentito, in più di un’occasione, di divertirsi, si era ritrovata indubbiamente incompresa nelle proprie argomentazioni, suscitando, più o meno prevedibilmente, una violenta reazione da parte dei propri più seri, e meno loquaci, antagonisti.