Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Tanti auguri, mamma!

Manco farlo apposta, la conclusione del racconto con RM 003 - Reimaging Midda: Il sapore familiare del veleno!, dopo ben settantuno episodi (il racconto più lungo di Midda, a oggi!), coincide con la festa della mamma.
Motivo per cui, festeggiando il traguardo di un altro racconto di Midda concluso (e di una Midda alternativa, come tutte quelle finora apparse in Reimaging Midda), non posso ovviare a fare gli auguri a una delle lettrici più affezionate di Midda, nonché alla co-autrice della stessa (quantomeno dal punto di vista grafico), con questo piccolo intervento.
Quindi: auguri mamma!
E grazie di tutto il sostegno in questi quasi dieci anni di pubblicazioni!

Da domani, inoltre, riprenderà la pubblicazione di RM 001 - Reimaging Midda: Un altro morde la polvere, iniziando con la riproposizione dei primi nove episodi precedentemente pubblicati a cavallo fra il dicembre 2015 e il gennaio 2016.
Nella speranza, in tutto ciò, di essere riuscito finalmente a rompere la maledizione che aveva afflitto questa serie fra il 2014 e lo scorso anno.

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 14 maggio 2017

lunedì 26 giugno 2017

RM 176


Nel limitarsi a prendere in esame solo gli ultimi tre anni della propria vita, spesi come investigatrice privata, “cagna” avrebbe avuto a doversi considerare uno degli epiteti più gentili che le fossero stati rivolti, in particolare nel momento in cui, qualcuno che non immaginava ella potesse essere, per l’appunto, un’investigatrice privata, arrivava a scoprirlo, generalmente nello stesso momento in cui un avvocato divorzista arrivava a proporre le prove da lei raccolte nel merito di qualche ripetutamente occorso tradimento. Ovviamente, tale non avrebbe avuto a doversi considerare la conclusione di ogni proprio incarico, giacché, generalmente, nel proprio ruolo, Midda avrebbe avuto a dover prestare attenzione a restare nell’ombra, a ovviare all’eventualità di essere vista, riconosciuta, o, ancor peggio, smascherata: ciò non di meno, in qualche occasione, non era mancata la necessità di entrare a contatto con i propri obiettivi, con supposti fedifraghi e, ancor più, fedifraghe, per riuscire a ottenere materiale utile al proprio scopo. E, proprio in riferimento a quelle ultime, più rare, occasioni, ella non avrebbe potuto ovviare a pagarne lo scotto, e a pagarlo, ovviamente, in sempre variegate sequele di improperi a discapito suo, della sua famiglia e, finanche, dei suoi avi, con un certo, particolare livello di attenzione a tutte le sue progenitrici.
In ciò, quindi, ella aveva sviluppato un certo livello di indifferenza alle offese da parte di terzi, nel ben comprendere quanto, in fondo, non avrebbe potuto attendersi nulla di diverso da parte di chi, pur in maniera effimera, le aveva precedentemente concesso un pur minimo attestato di fiducia, salvo poi, alfine, arrivare a scoprire la verità dei fatti. Motivo per il quale, anche l’esplosione isterica di Faccia D’Anatra non ebbe a ferirla in misura particolare, non, laddove, per lo meno, nulla di diverso si sarebbe potuta attendere dalla stessa, comprensibilmente tradita nelle proprie emozioni, nei propri sentimenti, in un momento estremamente particolare della sua vita, qual quello dell’accettazione della propria sessualità. Malgrado ciò, tuttavia, qualcosa, in un angolo remoto della mente della donna, non sembrava in grado di ovviare a ripensare, ostinatamente, a quanto accaduto, in quello che ella non avrebbe potuto tradurre in altro modo se non in senso di colpa, benché, in fondo, nulla di particolare avrebbe avuto a doverla farla sentire coinvolta nella faccenda. Per quanta comprensione, per quanta empatia, ella avesse infatti dimostrato nei riguardi di Keira, nel mentre in cui ella si era impegnata ad aprirsi, a confidarsi con lei, Midda non aveva mai avuto dubbio alcuno nel merito della propria sessualità, avendo da sempre apprezzato quanto la compagnia di un uomo avrebbe saputo offrirle sotto ogni aspetto, ragione per la quale in alcun modo ella avrebbe dovuto provare un rimorso più o meno marcato, per quanto accaduto, in paragone con altri eventi assimilabili appartenenti a casi passati. Qualcosa, però, obiettivamente la tormentava e, che ella potesse apprezzarlo o no, non poté ovviare a giungere a una sgradevole conclusione… ossia che, ancora una volta, alla base dei malesseri più intimi della propria esistenza, altro non avrebbe avuto a doversi riconoscere se non Desmair.
Sebbene, infatti, ella non fosse una strizzacervelli, né avesse mai sognato divenirlo, non ci sarebbe stato bisogno di qualche particolare corso universitario per comprendere quanto l’essersi ritrovata al centro di una tale sfuriata, accusata, più o meno indebitamente, di aver tradito la fiducia della propria sostanzialmente sconosciuta interlocutrice attraverso delle pur giustificabili frottole, avrebbe potuto facilmente essere posto in connessione con il suo passato, con il suo passato riguardante, in particolare, il suo ex-marito e, soprattutto, con il suo passato e il suo ex-marito che, sottobraccio, poche ore prima erano tornati a far capolino nella sua vita, nel suo presente, attraverso l’ancor non digerita, e probabilmente non digeribile, informazione offertale dal capitano Lange Rolamo. Che la sua mente, quindi, stesse somatizzando il trauma derivante da tutto ciò anche nel farla sentire emotivamente più coinvolta nella questione sentimentale fra Keira e Carsa di quanto ella non avrebbe avuto ragione di considerarsi, probabilmente, non avrebbe avuto a doversi considerare nulla di sorprendente… ma soltanto fastidioso. Incredibilmente fastidioso, giacché, per l’appunto, non sembrava volerle offrire tregua.
Qual modo migliore, tuttavia, per dimenticare un problema se non quello di cercarne dei nuovi?
Così, non dimentica del fatto che, oltre al caso Anloch, anche un altro, ancor misterioso caso, avrebbe potuto meritare la sua attenzione, ella ebbe a cercare di accantonare la questione in quello stesso angolo della propria mente al quale, ostinatamente, essa sembrava volersi aggrappare, per rigettarsi in metropolitana e, forse in termini tutt’altro che originali, dirigersi nuovamente verso Brooklyn e, in particolare, verso Bushwick… ma non, banalmente, per cercare un nuovo contatto con il signor Kipons, il quale, alla luce delle informazioni ottenute quella stessa mattina dal suo avvocato avrebbe potuto essere momentaneamente posto da parte, sicuramente soggetto informato dei fatti, sicuramente testimone di interesse tanto per il dipartimento di polizia, quanto per il Bureau, e, ciò non di meno, per lei allor forse non più così indispensabile. Non quanto, piuttosto, avrebbe potuto esserlo un’altra possibile fonte di informazioni, un’altra possibile, e inconsapevole, testimone, dalla quale, se fosse stata abbastanza brava, avrebbe potuto ottenere qualche dettaglio in più rispetto a quanto, la pur deliziosamente disponibile Ja’Nihr non fosse stata in grado di riferirle.
Tornata a Bushwick, e atteso il tramonto in un tranquillo localino di periferia, ove approfittò anche per consumare una cena quanto più frugale possibile, Midda ebbe a controllare di avere abbastanza soldi nel portafoglio, prima di dirigersi nuovamente in direzione dell’isolato ove sorgeva il negozio della famiglia Kipons, in questa occasione, tuttavia, non dirigendosi alla ricerca di una qualche via di accesso al medesimo, quanto e piuttosto al lampione lì di fronte, dall’altra parte della strada, dove, con il favore delle tenebre, aveva già preso servizio un volto per lei non nuovo e, in verità, quella sera addirittura ricercato…

« Salve di nuovo! » ebbe a salutare, in direzione della stessa prostituta con la quale aveva scambiato quattro chiacchiere solo il giorno precedente.
Questa, voltandosi verso di lei, non ebbe a manifestare particolare sorpresa per la sua ricomparsa, quanto e piuttosto un certo fastidio, nell’aggrottare la fronte e nel chiederle, senza troppi preamboli: « Sei ancora in cerca di rogne, rossa? Sarai anche amica di qualche ragazza, ma se credi che noi si trascorra le nostri notti a chiacchierare con i passanti, non hai ben compreso il concetto di base… » commentò, scuotendo appena il capo « E’ meglio se torni a casa… o, a farmi perdere tempo, potresti attirare qualche attenzione indesiderata. E, credimi, non sarebbe bene per te… »
“Come volevasi dimostrare…” ebbe a congratularsi, con se stessa, l’investigatrice privata, essendosi sospinta sino a lì con l’idea, o forse con la speranza, che, quella donna, non fosse un’indipendente e che, in questo, avrebbe potuto essere effettivamente una fonte di informazioni utili nel merito di quanto stava allor accadendo.

Così, con buona pace per la sua conclamata eterosessualità, per la seconda volta in due giorni ella ebbe a doversi fingere interessata a un ben altro genere di mercanzia rispetto a quella con la quale avrebbe potuto avere altresì piacere a destreggiarsi, nell’estrarre il portafoglio e nel tirare fuori, dallo stesso, due banconote da cento dollari, sottratte all’anticipo concessole dai federali, per mostrarle alla propria interlocutrice assieme a un ampio sorriso, nel quale si impegnò, il più possibile, a dimostrarsi animata da qualche lussurioso interesse, immaginando, per aiutarsi in tal senso, di essere posta di fronte, in ciò, al proprio amato Ma’Vret e non a una prostituta di Brooklyn…

« La scorsa notte mi è parso di comprendere che, per il giusto prezzo, saresti stata disponibile a trascorrere del tempo in mia compagnia… » dichiarò, facendo sventolare i due piccoli ritratti di Benjamin Franklin, a dimostrare la sincerità del proprio approccio « … e ti do la mia parola che non intendo parlare del signor Kipons, questa sera. » soggiunse, a escludere immediatamente un suo qualche interesse a insistere in tal senso, laddove il messaggio comunicatole in occasione del loro precedente incontro avrebbe avuto a doversi considerare più che chiaro a tal riguardo.

domenica 25 giugno 2017

RM 175


« … sì… » annuì la giovane, chinando lo sguardo « … ma, per quanto Carsa desiderasse poter vivere la nostra storia senza sotterfugi, non trovando ragione per la quale doversi vergognare di noi… io non me la sono sentita. E le ho chiesto di darmi tempo… tempo per riflettere, tempo per comprendere se tutto ciò fosse reale oppure no. » confessò, palesemente colma di rimorso, di rimpianto per la pavidità che l’aveva spinta a sottrarsi al sentimento destinatole dalla compagna.
« E lei come ha reagito…? » tentò di indirizzare il discorso l’investigatrice, non desiderando forzare eccessivamente la mano e, ciò non di meno, neppur volendo disperdere eccessivamente il discorso, smarrendosi nel travaglio emotivo della propria interlocutrice, soprattutto laddove, forse, tutto quello avrebbe potuto condurre alla conclusione del non meno spiacevole travaglio emotivo del signor Anloch o, forse e peggio, tutto quello avrebbe finito per non portare a nulla… e, in tal senso, a dimostrarsi soltanto una lunga perdita di tempo per lei e per la scomparsa, la quale, difficilmente, in quel momento non avrebbe potuto ottenere qualcosa a proprio favore dalla tardivamente maturata consapevolezza della propria amante nel merito dei propri sentimenti.
« Come avrebbe potuto reagire? » sorrise amaramente Keira, per un istante concedendo alla sua interlocutrice apparente conferma dell’esistenza di una qualche connessione fra la sua scomparsa e il loro rapporto, nell’ipotesi, dalla sera precedente più volte formulata, di una qualche crisi sentimentale sino ad allora esclusa da chiunque, dal padre della stessa così come dai detective assegnati al caso, tutti inconsapevoli nel merito dell’esistenza di un qualche genere di rapporto affettivo nella vita della giovane.
Prima, però, che Midda potesse avere occasione di complimentarsi con se stessa per essere giunta alla svolta decisiva nel caso, l’altra continuò nella propria esposizione, smontandone completamente qualunque aspettativa, qualunque speranza nel porla a confronto, piuttosto, con una realtà ben diversa: « Carsa è una donna straordinaria… e, in ciò, ha reagito in maniera assolutamente consona alla propria figura, accettando, semplicemente, di concedermi tutto il tempo di cui io avrei mai potuto avere necessità, e di mantenere la nostra relazione segreta sino al giorno in cui, anche io, non sarei stata pronta a rivelarla al mondo. »

Midda, in tutta onestà, avrebbe voluto allor scoppiare in una risata isterica: dopo tutto quello che, quel confronto, era sembrato prometterle, era sembrato garantirle, ecco lì, di fronte a sé, un meraviglioso muro di gomma, contro il quale andare, alfine, a rimbalzare, ritornando con incredibile energia, e altrettanta frustrazione, esattamente al punto iniziale.
Da figlia degli anni Ottanta, ella era cresciuta leggendo e giocando con librogame, antesignani delle avventure testuali e, poco dopo, dei meravigliosi videogiochi della LucasArts, nello sviluppo dei quali una semplice mossa sbagliata avrebbe potuto costringerti a ritornare da capo, mandando all’aria lunghe ore di appassionanti combattimenti e ancor più coinvolgenti scelte attraverso dozzine e dozzine di bivi diversi. Ma, sempre da figlia degli anni Ottanta, ella aveva anche presto imparato a trovare soluzioni forse poco ortodosse, ma non per questo meno efficaci, al rischio di perdersi nella labirintica follia di un librogame, tenendo traccia dei percorsi precedenti allo scopo, nel momento nella sventurata scelta errata, di ovviare a dover ricominciare tutto da capo, con tutte le imprecazioni che, da ciò, sarebbero derivate. Purtroppo, ella aveva presto avuto modo di scoprire che nella vita di tutti i giorni, simili trucchi non sarebbero serviti a molto e che, sovente, una scelta sbagliata, una svolta errata a un bivio, avrebbero potuto condurre, drasticamente, alla propria fine o, meno tragicamente, ma non per questo più piacevolmente, a veder bruciato l’impegno, il lavoro, di decine e decine di giorni.
Nulla di cui sorprendersi, quindi, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto in quanto lì occorso… se nonché, quell’indizio, quella pista, per quanto scoperta solo la sera precedente, solo poche ore prima, era improvvisamente divenuta, per lei, una delle tracce più importanti su cui confidare, al quale rivolgere le proprie speranze, in misura tale, addirittura, da arrivare a disturbare il proprio ex-capo per domandargli un aiuto a tal riguardo. Speranze che, tuttavia, erano così state appena, violentemente, spazzate via dalla rivelazione di quanto, come già sospettato, come già più volte confermato da altre testimonianze, da altre fonti, Carsa fosse in fondo una brava… una bravissima ragazza, tale da non riservarsi neppure la possibilità di una qualche scenata nel confronto con l’indecisione dimostrata dalla propria amante nell’ammettere il proprio orientamento sessuale e, ancor più, l’esistenza di un rapporto fra di loro.
E così, come nel primo librogame della sua vita, quand’ancora non aveva maturato sufficiente malizia da ricorrere a qualche trucco per evitare il peggio, ella si era vista catapultata nuovamente all’inizio della storia, al principio di quel caso, senza ancora nulla in tasca, senza ancora la benché minima idea su quale destino potesse aver strappato Carsa Anloch alla propria quotidianità, alla propria famiglia e, persino, alla propria amante e amata…

« Quindi… andava tutto bene, fra voi, prima della sua scomparsa…? » domandò alfine, trattenendosi dall’urlare tutto il proprio disappunto e, ciò non di meno, non potendo neppure celare, del tutto, il medesimo, finendo, in ciò, proprio malgrado, con l’apparire ormai quasi completamente disinteressata alle questioni personali della propria interlocutrice.
« … c-certo… » annuì, non senza lieve sorpresa, l’altra, non aspettandosi, evidentemente, una simile domanda, nel non aver mai preso in esame l’idea dell’esistenza di qualche problema fra loro o, ancor peggio, di un qualche proprio personale coinvolgimento nella sua sparizione « Perché me lo chiedi…? » le chiese, in risposta, riguadagnando, in tal senso, maggiore controllo su se stessa e sulla propria emotività, in misura tale da riscoprire qual ancora irrisolte tutte le proprie questioni nel merito di quell’interlocutrice, alla quale aveva alfine rivelato anche fin troppo di sé, senza, ciò non di meno, sapere nulla di lei « Chi sei realmente…? E in che modo sei coinvolta con Carsa…?! »

E Midda, non avendo più ragioni per mistificare la propria identità, estrasse da sotto la propria giacca la propria licenza da investigatrice privata, mostrandola a Keira, quasi come, un tempo, avrebbe fatto con il proprio distintivo, in un gesto, invero, quasi automatico e non volto a cercare di riservarsi una qualche maggior importanza rispetto a quella fondamentalmente inesistente per lei propria.

« Mi chiamo Midda Bontor… e sono stata assunta dal signor Anloch, il padre di Carsa, per ritrovare la tua amata e per darti la possibilità di chiarire, con lei, tutto questo discorso. » sancì, nel ricercare, in tal maniera, di recuperare psicologicamente in minima parte il rapporto di complicità, di confidenzialità, stolidamente perduto nella propria ultima uscita, in quell’espressione, tanto spontanea, quanto probabilmente inappropriata, di disappunto, a margine di un discorso nel quale, pur, non avrebbe dovuto rientrare.
« … un’investigatrice privata…? » domandò, dimostrando un certo smarrimento a confronto con quella rivelazione, evidentemente tutt’altro che attesa.
« Ti chiedo scusa per non avertelo detto sin da subito… ma spero che tu possa comprendere quanto abbia a dover essere considerato mio interesse il ritorno a casa di Carsa. E non sapendo, non immaginando neppure, l’esistenza di una relazione fra voi, per me non vi sarebbe stata ragione alcuna per offrirti spiegazioni… » dichiarò, con un certo livello di sincerità in tale presa di posizione, sperando, così facendo, di dimostrare la correttezza delle proprie azioni, anche nella menzogna riservatale, motivata, in ciò, da uno scopo più elevato.
« E così hai pensato che avrei potuto essere io la causa della sua sparizione…?! » protestò Keira, strabuzzando gli occhi « E’ per questo che mi stai seguendo…? E’ per questo che mi stai perseguitando…? Da quanti giorni mi stai pedinando…? Da quanti giorni ti aggiri attorno a me…?! » esplose, quasi isterica, or osservandola rabbiosa e spintonandola all’indietro, lontano da sé, quasi facendola cadere dallo sgabello sul quale era seduta « Lurida cagna schifosa… vattene! Vattene e non farti più rivedere, o te la vedrai con la polizia, dannata stalker…! »

sabato 24 giugno 2017

RM 174


Nel considerare i propri trascorsi e, in particolare, nel prendere in esame la tutt’altro che piacevole storia del suo matrimonio con Desmair, difficilmente Midda avrebbe potuto considerarsi la persona più adatta per esprimere giudizi sui rapporti di chicchessia, anche nell’eventualità, tutt’altro che tale nel confronto con una vita da sempre vissuta in maniera estremamente liberale, che ella avesse a trovare opportuno esprimere giudizi sui rapporti di chicchessia. E obiettivamente, e in realtà, ella, in quel frangente, non avrebbe avuto a doversi considerare a proprio agio nello spendersi in maniera così impietosa sulla propria interlocutrice, arrivando, addirittura, a tentare di porla con le spalle al muro, costretta, in tal senso, a uno sgradevole interrogatorio, e un interrogatorio volto, addirittura, non soltanto a farle confessare l’esistenza di un rapporto con la scomparsa Carsa Anloch ma, anche e ancor più, il proprio personale orientamento sessuale, argomento che, nel confronto con i più intimi principi dell’investigatrice privata, avrebbe avuto a dover essere rispettato qual indiscutibilmente privato e, in ciò, estraneo a qualunque genere di possibilità di pubblica discussione, di plateale dibattito qual, purtroppo, quello era chiaramente divenuto.
Ciò non di meno, e con buona pace per i propri principi personali in ascolto ai quali non si sarebbe mai osata spingersi tanto in là con la propria interlocutrice, il vero nocciolo della questione, la reale ragione dietro a tutto quello, non avrebbe avuto a doversi considerare il suo orientamento omosessuale o bisessuale che potesse essere, quanto e piuttosto, senza opportunità alcuna di distrazione, la sparizione della sua amante segreta, la scomparsa di Carsa Anloch: una sparizione, una scomparsa, che forse, addirittura speranzosamente sotto certi aspetti, avrebbe avuto a doversi considerare del tutto estranea a quel particolare; ma che forse, tuttavia, avrebbe avuto a doversi riconoscere altresì connessa in qualche modo, anche soltanto, nell’eventualità che dietro a tutto ciò avesse a doversi riconoscere semplicemente una fuga, nella motivazione alla base della stessa, potenzialmente riconducibile, a livello di pura elucubrazione, a una qualche spiacevole lite fra loro.
Così, il fatto che quell’impegno a porre sotto torchio la giovane, e forse confusa, donna di fronte a lei, non avesse a doversi riconoscere qual piacevole, non avrebbe impedito all’investigatrice privata di insistere in tal direzione, e di insistere fino a quando, alla fine, ella non avrebbe ceduto… o non l’avesse, eventualmente, denunciata per molestie.

« … sì… » ammise alfine Keira, annuendo appena « … è così… » dichiarò, tornando a sedersi e, in quel gesto, dando corpo alla propria resa, in un’azione estremamente più significativa finanche delle parole appena pronunciate.

Ancora un laconico intervallo fu quello che ella volle riservarsi, prima di proseguire, prima di riprendere con la propria ammissione, in un’obbligata presa di coscienza di se stessa, mai cercata sino a quel momento, forse neppure voluta, e nel confronto con la quale, lì, si stava ponendo suo malgrado costretta, suo malgrado obbligata, nel seguire la perentoria guida di quella sconosciuta interlocutrice, nel confronto con la quale era stata sì la prima ad arrogarsi la volontà di una comunicazione più esplicita, più diretta, in una richiesta che pur, mai, ella avrebbe potuto attendersi arrivasse alfine a concludersi in quella maniera, rigirata, completamente, a suo discapito.
In quel silenzio, quindi, ella forse ebbe meglio valutare la propria affermazione, a soppesare quanto dichiarato e quanto, da tale dichiarazione, sarebbe necessariamente derivato per sé, per il proprio presente e per il proprio avvenire, laddove, a prescindere dalle ragioni per le quali fosse giunta a tale affermazione, indubbia avrebbe avuto a dover essere considerata l’importanza della medesima soprattutto per se stessa, un passo avanti compiuto nella propria esistenza innanzi al quale ella non avrebbe più potuto tornare indietro, non avrebbe più potuto far finta di niente… non, quantomeno, nel confronto con la propria coscienza. Perché, allora, fingere che nulla fosse accaduto, che certi sentimenti, certe emozioni, non le appartenessero, avrebbe sol significato mentire non tanto al mondo, quanto a colei la cui immagine avrebbe potuto ritrovare, in qualunque momento, osservandosi allo specchio: e se, innanzi al mondo, ancor facile, ancor possibile, sarebbe stato nascondersi, meno lo avrebbe potuto essere da se stessa.
Nel rispetto di ciò, di tale, comprensibile, necessità, Midda Bontor ovviò a prendere nuovamente parola, concedendo alla propria interlocutrice spazio sufficiente per elaborare l’accaduto e, soprattutto, per scendere a patti con la propria coscienza, con il proprio cuore e il proprio animo, nel riconoscere quanto, allora, qualunque ulteriore insistenza avrebbe rappresentato, semplicemente, un abuso ingiustificato da parte sua, là dove, già, forse sin troppo in là si era spinta sino a quel momento.

« E’ tutto come tu hai detto… » riprese voce, alfine, riprendendo la questione da dove lasciata in sospeso, dalla propria ammissione « Con Carsa… è iniziato tutto quasi per gioco. » dichiarò, iniziando a offrire maggiore sostanza alla propria argomentazione, nel silenzio e nell’attenzione più assoluta da parte dell’investigatrice privata « Era arrivata da poco in ufficio e, ovviamente, avevano iniziato a girare dei pettegolezzi del tutto privi di fondamento su di lei, come sempre accade fra persone che, con tante ore da passare insieme, alla fine non sanno più di cosa parlare. E, non ricordo neppure chi, iniziò a suggerire l’eventualità che potesse essere omosessuale. »
In silenzio, Midda si limitò ad annuire, a offrire evidenza di star seguendo il discorso, senza, tuttavia, esprimere alcun commento, non desiderando interrompere l’esposizione dell’altra.
« Come talvolta accade, una battuta scandita a voce un po’ più alta ebbe a giungere alla sua attenzione e, benché tutti ci attendessimo, allora, qualche reazione stizzita da parte sua, ella, con serenità assoluta, con candore straordinario, ebbe ad ammettere la verità della cosa… » continuò Keira, sorridendo dolcemente e, contemporaneamente, scuotendo il capo amaramente a quel ricordo « Rammento quanto tutto ciò mi colpì: per carità… non era la prima omosessuale che incontravo ma, per come ella reagì, per come ella ebbe a commentare la cosa, ebbe a conquistarmi. Forse e anche perché, in fondo, ella stava incarnando, innanzi al mio sguardo, quanto anch’io avrei voluto essere, senza pur riuscirlo ad ammettere neppure con me stessa. »
« Se ella, comunque, ebbe allora a intuire qualcosa, forse nel mio sguardo, forse nell’espressione sul mio volto, non lo diede comunque a vedere… non è che iniziò a infastidirmi, o a provarci insistentemente con me… anzi, in effetti, fui io che la avvicinai per la prima volta. » precisò, continuando a raccontare, a rievocare l’inizio del loro rapporto « La invitai a unirsi a noi per bere qualcosa dopo il lavoro… e fu così che iniziammo a uscire insieme anche agli altri che hai già conosciuto ieri sera: un appuntamento privo di particolare significato, semplicemente un’occasione per socializzare fra colleghi… » puntualizzò, quasi a giustificare l’accaduto « Se nonché, una sera, Anne-Marie non si sentì molto bene e Jacob si offrì di accompagnarla a casa, nel timore che potesse peggiorare strada facendo. Così Carsa e io restammo sole e, un po’ come nella canzone di Katy Perry, le chiesi se sarebbe stato tanto sbagliato, per me, provare a baciarla… così, solo per provare a capire che sensazioni avrebbe potuto offrire. »
« Mossa coraggiosa… » commentò l’investigatrice privata, sincera a tal riguardo, dal momento in cui, in un tale contesto, l’altra avrebbe potuto legittimamente reagire in malo modo.
« … o semplicemente sconsiderata. » minimizzò Keira, non desiderando vedersi attribuire una baldanza che, chiaramente, non le apparteneva « Comunque ella scoppiò a ridere, non animata da qualche malizia, quanto, e semplicemente, da puro divertimento per quella domanda, che ebbe a commentare essere stata la maniera più assurda con la quale, chiunque, in tutta la sua vita, avesse mai provato a ottenere un bacio da lei… ragione per la quale, forse, quel bacio me lo sarei potuto meritare davvero. »
« E così avete iniziato a frequentarvi… » volle soprassedere sui dettagli Midda, per semplice pudore nei confronti di qualcosa di così intimo, di così privato, che preferì potesse restare tale fra le due amanti e che, del resto, nulla avrebbe aggiunto alla sua indagine.