Midda's Chronicles - le Cronache

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8 anni... tanti auguri, amica mia.

E' un peccato che la gioia di questo anniversario sia offuscata dal dolore per la perdita di un grande.
Attendici in cielo, uomo delle stelle...

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Sean, 11 gennaio 2016

domenica 3 gennaio 2016

RM 009


Purtroppo, se vi era una lezione che l’investigatrice privata aveva imparato nel corso degli anni, tale avrebbe avuto a non dover mai fare affidamento sulla buona sorte perché, a dispetto di quanto molti avrebbero potuto credere nel conoscere la sua storia, nel corso della sua vita, tutto ciò che aveva avuto occasione di conquistare, nel bene e nel male, non avrebbe avuto a poter essere ricondotto a un mero discorso di fatalità, di fortuna, quanto, e piuttosto, di applicazione, impegno e costanza, da vedersi, anzi e addirittura, dedicati in completo contrasto alla sventura che, al contrario, sembrava volerle restare da sempre al fianco, caratterizzandone ogni istante della propria vita, da quelli più banali a quelli più critici. Così, laddove ella avrebbe potuto sperare in un po’ di benevolenza da parte del destino, nella risoluzione di quello stallo prima dell’arrivo del treno o, quantomeno, nello stesso istante dell’arrivo del medesimo, concedendole di mantenere la situazione di vantaggio che, solo merito della propria abilità, ella era riuscita a riservarsi qual propria; ciò su cui non avrebbe esitato a scommettere sarebbe avvenuto, e avvenne, fu propriamente lo scenario a lei più antagonista, nell’arrivo del convoglio metropolitano e, di conseguenza, nella necessità di scegliere fra un discreto disimpegno dai propri inseguitori, rinunciando in tal modo a conoscerne le intenzioni, e un più aperto confronto con essi, rischiando di compromettere la propria posizioni in termini ancora del tutto da esplorare.

« Dannazione… » imprecò a denti stretti, non tollerando l’idea di essere posta, in tal maniera, con le spalle al muro, non potendo evitare di desiderare, almeno una volta ogni tanto, senza esagerare, un minimo di misericordia in proprio favore, fosse anche a considerarsi a titolo di compensazione per quello sgradevole accanimento continuo.

Pochi secondi, pertanto, furono quelli a lei concessi nel momento in cui ebbe a dover scegliere se frammischiarsi nella folla e fuggire a bordo del treno, oppure restare lì dove si trovava e affrontare a viso aperto il Grosso e lo Smilzo. E, per quanto, una vocina dentro di lei stesse allora non semplicemente sussurrando, ma addirittura gridando un palese invito a levarsi di torno quanto prima, rinunciando a un confronto che, nel migliore dei casi, le avrebbe comportato un’accusa di aggressione mentre, nel peggiore, l’avrebbe potuta veder uscire da lì sotto all’interno di un sacco di plastica nera da obitorio; prestando attenzione alla propria esperienza, ella non volle concedere a quei due ulteriore possibilità di perseguitarla, o, peggio ancora, di poterla prendere di sorpresa in un successivo momento, consapevole, dopotutto, di quanto allora avrebbe potuto considerare la propria qual una posizione di sostanziale vantaggio, nell’avere la libertà di decidere come agire anziché ritrovarsi semplice spettatrice o, peggio, vittima di scelte altrui.
Presa, alfine, la propria decisione, ella strinse appena il braccio sinistro contro il torace, in un gesto per lei divenuto ormai automatico, inconscio, e pur non fine a se stesso, quanto e piuttosto utile a concederle una rapida verifica nel merito della presenza dell’unica arma con la quale si concedesse di girare dal giorno della riconsegna del proprio distintivo da detective e dell’arma di ordinanza. E incontrata, in tal maniera, la solida presenza dell’unico alleato nei confronti del quale avrebbe potuto fare affidamento in quel momento, e nel caso in cui la vicenda fosse degenerata; ella non poté fare altro, per occupare gli ultimi fuggevoli istanti di tempo ancora garantitile, che concedersi qualche profondo respiro, utile a svuotare la mente e a calmare il corpo un attimo prima del segnale di partenza, non diversamente da come si era abituata a fare, a metà fra le buone abitudini e la scaramanzia, prima dell’inizio di ogni competizione a cui avesse preso parte quand’ancora gareggiava, negli anni della sua carriera scolastica e atletica.
Il segnale di partenza, forse meno palese rispetto a quelli del suo passato, e, ciò non di meno, del tutto privo di possibilità di ambiguità, risuonò, allora, incredibilmente chiaro nella sua mente nel momento in cui, iniziate a defluire le persone verso il treno, gli sguardi dei sue due inseguitori si spostarono, inizialmente in maniera interrogativa, nella sua direzione, estemporaneamente incapaci a riconoscerla, allora, non tanto per la presenza del cappellino o degli occhiali, quanto e piuttosto per la sorpresa di trovarla lì, immobile, rivolta proprio verso di loro. Un quieto interrogativo, quello dei due, che si trasformò in una non più tacita esclamazione nel momento in cui ella, a escludere qualunque possibilità di fraintendimento, si levò gli occhiali da sole e li ripose all’interno della tasca da cui li aveva estratti, per poter, in tal maniera, indirizzare inequivocabilmente l’azzurro ghiaccio delle proprie iridi all’attenzione della coppia.

« Ma che diamine… » commentò il Grosso, forse non proprio in quei termini, per quanto, ormai, Midda fosse diventata sufficientemente abile a leggere il labiale delle persone « Credo che ci abbia visto. »
« Davvero?! » replicò, con evidente sarcasmo, lo Smilzo, fulminando il compare con un’occhiata che, se solo avesse potuto uccidere, avrebbe visto l’altro ridotto a un mucchietto di cenere fumante « E da cosa l’hai dedotto, genio? »

La volontà di agire, e di agire immediatamente, approfittando di quell’effimero momento di smarrimento da parte di un tanto eterogeneamente assortito duo, si palesò con forza nell’investigatrice privata, chiedendole a gran forza di muoversi, attaccando prima di poter essere attaccata, aggredendo prima di poter essere aggredita e ponendo, quanto prima, la parola fine a tutto ciò, protrattosi, per i suoi gusti, anche troppo a lungo. Ella, tuttavia e anche in contrasto a se stessa, a quell’istintiva richiesta del suo io più violento, riuscì comunque a mantenere un certo autocontrollo e, in ciò, a restare immobile, esattamente dove era, nel non sprecare quel lieve vantaggio sui propri avversari, così come soltanto sarebbe avvenuto acconsentendo a precipitarsi, stolidamente, in un attacco privo di qualunque cognizione di causa, quanto, e piuttosto, nell’attendere che fossero loro stessi a palesare le proprie risorse e, in conseguenza di una simile esposizione, a garantirle la possibilità di rispondere in maniera appropriata alla minaccia che ne sarebbe derivata.
Una scelta, quella da lei in tal modo abbracciata, che forse, in un’epoca remota, ai tempi del selvaggio west o prima ancora, avrebbe potuto rivelarsi insalubre, nel veder sprecato, in tal maniera, un momento presumibilmente propizio per risolvere quel duello ancora prima di incominciarlo. Una scelta che, attualizzata ai tempi moderni, la vide altresì genuinamente premiata per la propria pazienza, per la propria freddezza, per il proprio raziocinio, laddove, così come le sarebbe stato chiaro solo un istante più tardi, ella avrebbe rischiato di incorrere non in una semplice accusa per aggressione, ma…

« Ms. Bontor? » domandò il bruno, levando le mani a dimostrare, da parte propria, la più totale assenza di ogni volontà belligerante nei suoi riguardi, a dispetto dell’inseguimento promosso, esattamente a suo discapito, sino a quel momento « Midda Namile Bontor…?! »
« Direi che già sai chi io sia, Smilzo… » commentò la donna, implicitamente confermando, in tal maniera, l’identificazione richiestale « … peccato che io non vi conosca e che, se la memoria non mi inganna, vi siano gli estremi per una denuncia per stalking contro entrambi, per la dedizione con la quale mi avete seguita nelle ultime ore. »
« Però… è brava davvero. » asserì il biondo, osservandola quasi con entusiasmo nel ritrovarsi posto innanzi all’evidenza di quanto, gli sforzi compiuti in quel pedinamento, fossero stati tanto semplicemente banalizzati dalla loro interlocutrice.
« Ti ringrazio, Grosso. » annuì ella, appena, in segno di riconoscenza per quell’apprezzabile complimento lì destinatole « Vorrei poter dire di essere la migliore in quello che faccio… ma, poi, una certa casa editrice potrebbe citarmi in giudizio per violazione dei diritti d’autore. » puntualizzò, sorridendo sorniona « E ora, prima che io chiami i miei ex-colleghi al distretto per sporgere denuncia e farvi arrestare, potreste dirmi perché mi stavate seguendo? Perché, a dispetto delle apparenze, il mio intuito mi suggerisce che voi non siete due dannati maniaci sessuali… »

sabato 2 gennaio 2016

RM 008


Preso congedo dalla sorella, dopo quasi cinque minuti di ferrea contrattazione al termine della quale, comunque, Nissa non era stata in grado di strapparle la benché minima promessa nel merito di un nuovo pranzo insieme in tempi sufficientemente brevi da contemplare ancora la presidenza Obama, Midda si ritrovò nuovamente a ridiscendere le scalinate della stazione della metropolitana a lei più prossima e, nel mentre di ciò, si ritrovò anche e ancora, nuovamente, a offrire ascolto alla propria paranoia, o sesto senso che dir si volesse, intenta a suggerire alla sua attenzione l’esistenza di qualche sguardo poco discreto nei propri confronti. E se, complice tanto la cicatrice presente sul suo viso così come, in misura non meno appariscente rispetto alla stessa, la sua dirompente circonferenza toracica, la donna avrebbe potuto dirsi più che abituata ad attirare l’attenzione, anche e soprattutto di perfetti sconosciuti, gli sguardi che in quel momento percepiva non avrebbero avuto a doversi considerare in relazione a tutto ciò, quanto, e piuttosto, a motivazioni ben diverse. Motivazioni che, invero, ella avrebbe avuto piacere di conoscere. Motivazioni che, ovviamente, ella non avrebbe allora ulteriormente rimandato di scoprire.
Attraversati i tornelli di ingresso alla metropolitana, l’investigatrice accelerò leggermente il passo, senza mettersi a correre così come, ineluttabilmente, avrebbe posto in allarme i propri possibili pedinatori, ma impegnandosi a offrire, piuttosto, l’impressione di non voler perdere il treno in arrivo. E, mischiandosi con attenzione nella folla, approfittò di una svolta, e dei pochi secondi di copertura che, in grazia di ciò, le sarebbero stati garantiti, per gettarsi a sedere in terra, proprio accanto a un mendicante già lì intravisto un’oretta prima, al suo precedente passaggio, pur in senso opposto, per quegli stessi corridoi sotterranei.

« Salve… giornata trafficata, non è vero?! » commentò, con tono di voce moderato, in direzione del proprio nuovo, ed estemporaneo, compagno, tendendo verso di lui un biglietto da dieci dollari a titolo di risarcimento per il disturbo che, eventualmente, avrebbe potuto arrecargli « Questo è per un panino e una bibita più tardi, se non ti offendi… »

E l’uomo, un anziano senzatetto dalla folta e incolta barba, lunga abbastanza da ridiscendere sul petto, dai vestiti necessariamente più consunti di quelli di Midda, e dal passato, sicuramente, più travagliato di quello di lei, per essere giunto sino a quella conclusione, non proferì verbo nel riconoscere, chiaramente, una situazione palesemente problematica, limitandosi a intascare la banconota offertagli e ad attendere l’evolversi degli eventi.
Eventi che, innanzi allo sguardo attento dell’investigatrice, ebbero opportunità di evolvere in tempi decisamente rapidi, quasi in contemporanea al dialogo proposto al mendicante, concretizzandosi, nella fattispecie, nelle sagome di una coppia di uomini, un biondo dalla statura media e dalla corporatura massiccia e muscolosa e un nord-africano, egiziano forse, dalla statura elevata e dalla corporatura più snella, che, fra le tante persone lì di passaggio, si arrestarono di colpo svoltato l’angolo, nell’evidente sforzo da loro rivolto a cercare di ritrovare contatto con quei rossi capelli che, improvvisamente, sembravano svaniti nel nulla. E quando, dopo quel fuggente attimo di esitazione, i due ripresero a camminare, decisi a recuperare il terreno perduto in un modo o nell’altro, la rossa da loro desiderata offrì un sorriso al proprio complice, a titolo di ringraziamento per l’aiuto concessole con la propria ospitalità e il proprio silenzio, prima di risollevarsi e, con straordinario controllo sul mondo attorno a sé, trasformarsi da inseguita a inseguitrice, nella più totale inconsapevolezza delle proprie prede. Fosse stata ancora una detective della polizia, probabilmente quello sarebbe risultato per lei il momento migliore per avvicinarsi ai due, mostrare il proprio distintivo e chiedere loro di fermarsi e di favorirle i propri documenti, risolvendo la questione in maniera aperta e trasparente, avendo dalla propria, del resto, la legge. In qualità di investigatrice privata, al contrario, ella avrebbe dovuto preferire un approccio più quieto, modesto, misurato, non potendo permettersi di affrontarli a meno di non voler rapidamente scadere in una rissa, oppure qualcosa di peggio. Ben consapevole di ciò e delle proprie ridotte possibilità rispetto a un tempo, proseguendo nel proprio pedinamento la donna estrasse dalla tasca del giubbetto di pelle un cappello di lana nera, calandoselo in testa a meglio confondersi fra la folla, e inforcò un paio di occhiali da sole con lenti nere e rotonde, a cercare di dissimulare, quanto più possibile la propria cicatrice, in maniera tale che, anche nel caso in cui uno dei due si fosse voltato verso di lei, speranzosamente il suo sarebbe riuscito ad apparire qual un volto fra i tanti nel traffico pedonale della metropoli.
Trucchi apparentemente di poco conto, quelli dei quali si stava servendo in quel momento, e che pur, aveva avuto modo di constatare già da tempo, avrebbero potuto vantare una propria efficacia. Così come, a dispetto di qualunque possibile dubbio, pocanzi adeguatamente comprovato da quello che l’aveva veduta cercare, e trovare, riparo accanto al mendicante, in un posto in direzione del quale, la maggior parte delle persone, evitano di volgere il proprio sguardo, in un misto fra pudore, perbenismo, egoismo e, sicuramente, tanta indifferenza. Trucchi apparentemente di poco conto, quindi, e grazie ai quali, comunque, ella si guadagnava abitualmente di che vivere, avendo fondato la propria quotidianità sul muoversi in maniera quanto più possibile anonima parimenti in una moltitudine di persone qual quella, così come in vicoli sostanzialmente deserti, al pari di quelli in cui, difficile a credersi, in molti apparentemente rispettabili mariti e padri di famiglia andavano a sovente a sfogare i propri più istintivi pruriti… e non sempre con prostitute di sesso femminile. Nulla di sorprendente, quindi, nel fatto che il Grosso e lo Smilzo non si resero conto dell’inversione di ruoli lì avvenuta. Né, parimenti, nulla per cui entrambi avrebbero potuto rimproverarsi, avendo comunque a che fare, loro malgrado, con una professionista del settore, al di là di quanto il suo modesto reddito non avrebbe potuto testimoniare.
Giunti alla banchina, i due si ritrovarono, quindi, a essere ancor più smarriti, osservandosi attorno e trattenendo, a denti stretti, qualche, altrimenti sonora, imprecazione, nel non riuscire a comprendere ove ella potesse essere finita. E sebbene si impegnarono, e si impegnarono con attenzione, nella ricercare della donna, ella si riservò una posizione utile a mantenerli sotto controllo senza, per questo, lasciarsi vedere, risultando, obiettivamente, un viso fra diverse dozzine che, in quel momento, colmavano quasi integralmente lo spazio li presente.

« Dai, belli… datevi una mossa. » sussurrò, parlando fra sé e sé e, ciò non di meno, incitando i propri predatori, e prede, a prendere una decisione « E’ evidente che non sono qui… tornatevene a casa. » lì incalzò, temendo che quell’eccessivo temporeggiare avrebbe potuto ritorcersi contro di lei all’arrivo del treno.

Diversamente da un abituale pedinamento, infatti, nel momento in cui fosse arrivato il convoglio, i due non avrebbero avuto ragione di salire a bordo e, in questo, ella avrebbe potuto ritrovarsi in una posizione di eccessiva visibilità ove, nel desiderare comprendere di più nel merito di quella coppia, a propria volta si fosse rifiutata di seguire il corso del fiume umano lì presente, e che, necessariamente, si sarebbe altresì riversato all’interno dei vagoni.
Un azzardo ben compreso, quello nel quale la donna si era ritrovata coinvolta, conseguente nella propria totalità dalle mosse che i due avrebbero deciso di compiere e dalla fermezza che ella stessa avrebbe saputo dimostrare innanzi al proposito reso proprio di comprendere che diamine stesse accadendo, metaforicamente e letteralmente, alle proprie spalle. Un azzardo che avrebbe potuto risolversi in maniera ampiamente positiva nel momento in cui essi avessero deciso di lasciare la banchina, permettendole di proseguire il proprio pedinamento; in maniera né positiva né negativa nel momento in cui essi non si fossero mossi ed ella avesse scelto di rinunciare ai propri intenti, continuando a mescolarsi alla folla e, in essa, salendo sul treno; oppure in maniera spiacevolmente negativa nel momento in cui essi non si fossero mossi, ella neppure, e un’esplicita resa dei conti si fosse, quindi, imposta qual inevitabile fra loro.
Un azzardo ben compreso e che, comunque e a prescindere dalla propria conclusione, di lì a pochi secondi, avrebbe avuto soluzione, nell’imminente arrivo della metropolitana…

mercoledì 30 dicembre 2015

RM 007


Il pranzo delle gemelle Bontor proseguì in maniera sufficientemente serena, nel vederle entrambe impegnate a evitare accuratamente ogni qual genere di argomento ipoteticamente troppo sensibili per l’occasione, preferendo concentrarsi, piuttosto, su questioni meno rischiose, se pur, non per questo, prive del proprio valore o del proprio interesse.
Fra una fetta di ottimo manzo e qualche sorso di vino, in tal modo, Midda ebbe possibilità di essere aggiornata dalla sorella nel merito dei progressi scolastici delle proprie nipotine, nonché dell’ultima promozione del cognato, ancora impegnato in trasferta a D.C. ma speranzosamente di ritorno entro le successive feste invernali; mentre Nissa ebbe occasione di essere informata nel merito dell’ultimo giro al pronto soccorso da parte della gemella, fortunatamente non in qualità di degente, ma qual semplice accompagnatrice di un paio di ragazze trasferitesi nell’appartamento accanto al suo soltanto due settimane prima, e liberate dagli spiacevoli abusi del loro protettore nel giro di un paio di giorni, ovviamente in conseguenza a un premuroso intervento da parte della stessa investigatrice incapace a restare indifferente di fronte a quanto, attraverso le troppo sottili pareti della loro palazzina, aveva avuto occasione di ascoltare stesse avvenendo a pochi metri da lei. E se Midda non poté negarsi indubbia soddisfazione, nonché un certo livello d’orgoglio, innanzi al resoconto delle avventure delle piccole, che adorava forse in misura persino maggiore rispetto a quanto non avrebbe potuto riservar loro neppure nel caso fossero state figlie sue; Nissa non mancò di provare quieto entusiasmo di fronte a quella vicenda che, sicuramente, avrebbe ulteriormente scandalizzato la loro genitrice, ma che, ciò non di meno, offriva nuova e meravigliosa conferma all’immagine che, da sempre, ella aveva della sorella nel proprio cuore, più prossima a una straordinaria eroina di altri tempi, figlia di una qualche dea della guerra, che a una comune mortale.

« Ovviamente questo resta fra noi… » le aveva raccomandato l’investigatrice, al termine del resoconto e a seguito dei complimenti espressi dall’interlocutrice, necessariamente più che graditi « Non ho proprio intenzione di fornire a nostra madre nuovi spunti per criticare il mio stile di vita, la mia abitazione o le mie frequentazioni. »
« Brucerò all’inferno per averlo detto… » premesse l’amministratrice delegata, aggrottando la fronte a quell’ultimo commento da parte della propria controparte « … ma ti assicuro che l’unica differenza che sussiste fra la maggior parte delle mie abituali frequentazioni e le tue è che, per lo meno, le tue sono meno ipocrite nel definire la propria professione. »
« E’ un modo velato per insinuare che sei circondata da uomini e donne di dubbie qualità morali…?! » suggerì Midda, sorridendo maliziosa in conseguenza di quella nota a pié di pagina che la sorella aveva desiderato porre in evidenza.
« No no. » scosse il capo, storcendo le labbra verso il basso nel pensare a una buona porzione dei propri colleghi, sia uomini, sia donne, e al loro più assoluta assenza di qualunque morale, sia in campo professionale, sia in campo personale, almeno a fronte degli eventi dei quali erano soliti vantarsi, schernendola in maniera non propriamente implicita tanto per il proprio meritato successo nel lavoro, quanto per la propria, a loro dire inconcepibile, fedeltà coniugale « Intendo dire che sono veramente delle pu… »
« … pulzelle. » censurò l’altra, sorridendo divertita innanzi a quello slancio volgare da parte della gemella, abitualmente tanto moderata e controllata nel proprio modo di porsi, spontaneamente diplomatica come ella, altresì, non era mai riuscita a proporsi neppure nei momenti più quieti della propria esistenza, caratteristica a lei del tutto estranea « Ricordati che qui ti conoscono, tesoro. Ed è anche uno dei tuoi ristoranti preferiti. » la volle porre in guardia, non desiderando che, inavvertitamente, potesse ritrovarsi in una situazione di imbarazzo per qualche opinione espressa con troppa sincerità.
« Toh... questa è nuova! » osservò Nissa, colta in contropiede da quell'insolita inversione di ruoli fra lei e l'altra, abituata più a moderare che a essere moderata.
« Lo dico per te... » puntualizzò la prima, intuendo i pensieri della gemella e non desiderando lasciar adito a dubbi « Per quanto mi concerne, poi, possiamo parlare tranquillamente delle meretrici con cui lavori, uomini e donne indistintamente, e di tutte le loro più sfrenate perversioni sessuali. » incalzò, a offrire riprova della propria più assoluta indifferenza alla questione « E per inciso, trovo ridicola tutta questa passione che si sta diffondendo nei confronti del sadomasochismo, da parte di persone che non immaginano neppure l'esistenza del marchese De Sade e del vero significato della parodia che si entusiasmano a rappresentare con qualche manetta di pelouche e un frustino giocattolo. »
« Sei una peste! » scoppiò a ridere la sorella, innanzi alla sfacciataggine dell'interlocutrice, per la quale, pur, non avrebbe potuto dirsi sorpresa.
« Almeno non ti lascerò bruciare all'inferno da sola! » si giustificò Midda, stringendosi fra le spalle e rievocando, in tal modo, il destino che si era autonomamente profetizzato la controparte « Dopotutto non vorrai liberarti di me nell'aldilà, spero bene. »

Solo quando i piatti furono svuotati e, a completamento del pasto, fu servito anche il dolce, strudel di mele con panna montata per Nissa e una coppa gelato per Midda, le due commensali decisero di concedersi possibilità di parlare di lavoro, giungendo alle informazioni promesse all'investigatrice in cambio della sua partecipazione a quel momento conviviale.
L'amministratrice delegata della "Rogautt Enterprises", pertanto, estrasse dalla propria borsetta, in pelle bianca per intonarsi all'uniformità del candore dei suoi abiti, una memoria USB e la consegnò alla propria ospite, insieme a un dolce sorriso carico di gratitudine per quel momento concessole. E seppur quest'ultima avrebbe indubbiamente dovuto dimostrarsi grata alla sorella per l'aiuto offertole, nell'accogliere la memoria USB non riuscì a negarsi l'ennesima provocazione all'indirizzo della propria anfitrione...

« Grazie per il tuo aiuto... ma... sarebbe stato troppo chiederti di stampare le informazioni e consegnarmele in un mai superato fascicolo cartaceo?! » protestò, con tono che pur, a dispetto delle parole, non avrebbe mai bramato sollevare la benché minima polemica nei suoi riguardi « Cioè... fantastica la tecnologia, grandiosa la virtualizzazione delle informazioni... ma... ora devo passare in una copisteria a farmi stampare tutto quanto, se voglio leggerlo senza tornare a casa. »
« Retrograda! » la apostrofò Nissa, scuotendo il capo « Non abbia a esser interpretato mio desiderio quello di sconvolgere le poche certezze alla base della tua esistenza... ma è da qualche lustro che esistono dei luoghi chiamati Internet cafè, dove potrai usufruire di un computer. Visto che, palesemente, pretendere da parte tua l'adozione di un tablet equivarrebbe l'abbandono dello scorso millennio, con tutti i conseguenti rimorsi all'idea di quella povera epoca dimenticata. »
« Ti riferisci agli anni '80, con tutto il loro straordinario carico di emozioni e ricordi?! »
« 1880? Sì certo! » confermò la prima, sorniona « Che periodo straordinario l'Epoca Vittoriana! » la canzonò, confondendo volutamente i due secoli passati per evidenziare maggiormente la distanza esistente fra l'interlocutrice e il presente.
« Ricordi quando poco fa ho detto di adorarti? » rievocò Midda, accigliandosi « Ecco. Mi ero sbagliata. In verità ti odio profondamente, vipera che non sei altro. » si corresse, mostrando subito dopo la lingua alla sorella, in un gesto decisamente poco maturo, per quanto trasparente della volontà di gioco così espressa.

Malgrado la critica in tal modo sollevata nei riguardi della gemella, e la conseguente presa di posizione in sua avversione, l'investigatrice fece sparire rapidamente la memoria USB nel taschino dei propri jeans e, nel far ciò, si levò in piedi, pronta a prendere congedo da quella comunque gradevole tavola, al di là di tutte le obiezioni da lei inizialmente sollevate in contrasto all'affettuoso ricatto subito.

« Immagino che domani non avrai tempo per tenermi ancora compagnia a pranzo, vero? » chiese, sostanzialmente in maniera retorica, Nissa, già certa che quel miracolo non avrebbe avuto possibilità di ripetersi fatta eccezione per esigenze esplicite da parte della sorella.